Il Sorvegliato Speciale

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15 Ottobre, 08 · 1 Commento

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Agonia della sinistra: Epifani alleato con la destra sociale dei piloti, come Veltroni con Di Pietro.

21 Settembre, 08 · 4 Commenti

By Sorvy

Marco Follini, oggi alto esponente del centrosinistra, ha definito la Cgil “irresponsabile” e non ha certo torto, ma sarebbe un errore giudicare casuale, o solo legata alla segreteria dell’ondivago Guglielmo Epifani, la demenza senile dell’ex sindacato comunista. C’è di più e di peggio, nel percorso che ha portato quello che amava definirsi “sindacato di classe”, a fare da sponda decisiva non al sindacato, ma alla “associazione professionale”, di quei piloti che hanno un reddito medio di 120.000 euro l’anno, infiniti privilegi e una solida tradizione corporativa, per usare un eufemismo. Questo connubio contro natura, che ha per esito ricercato e voluto il fallimento dell’Alitalia, inimmaginabile sotto la leadership di un Luciano Lama o un Bruno Trentin, ha una precisa ragione politica –la tara di un comuinismo mai elaborato- ben ancorata alla sua base sociale di riferimento. La Cgil, da anni, ormai, non è più un sindacato dei lavoratori. Tutto qui. E’ un sindacato dei pensionati: tre milioni su 5.700.000 iscritti. Tra questi, una percentuale elevatissima sono quelli per anzianità, andati in pensione ben prima dei 60 anni. La Cgil difende dunque non già un ideologia “laburista”, ma il diritto parassitario al “non lavoro”. Questo fenomeno, in misura minore, riguarda anche Ul e Cisl, che però godono di un vantaggio enorme: hanno una tradizione e un gruppo dirigente riformisti. La dirigenza delle Cgil, invece, è tutta ancora impantanata nel fallimento del comunismo. La Cgil, dunque, soffre degli stessi mali del Pd di Veltroni: scarso e confuso impianto in una base sociale produttiva e incapacità assoluta di elaborare una proposta riformista. A questo, si somma il retaggio dell’estremismo pansindacale che fa ulteriormente impazzire la maionese nella testa della leadership, col buon contributo dei metalmeccanici della Fiom. La totale assenza di una proposta programmatica di Veltroni, si intreccia così con il caotico ondivagare programmatico di un Epifani che un anno fa accusò il ministro del Lavoro del Pd Damiano di avere barato, falsando il documento appena firmato sugli straordinari, che ora si allea con i piloti che avevano sino a ieri in An il principale partito di riferimento e che domani romperà di nuovo con Cisl, Uil e Ugl, non firmando il nuovo sistema di contrattazione concordato con Confindustria. Falene che sbattono contro le lanterne, Epifani e Veltroni, portano le loro due organizzazioni verso il nulla politico, accecati dal perenne, demenziale, miraggio salvifico della “piazza” del 25 ottobre. Il tutto, a braccetto non solo dei ricchi piloti di Alitalia, ma anche di quel alleato Di Pietro che è tutto e solo uomo di destra, con i suoi toni –e la sua incerta grammatica- forcaioli, poujadisti e qualunquisti. Una deriva allarmante, perché in tutta Europa –e negli Usa- la sinistra è in crisi, ma solo in Italia –a causa della dissennatezza degli ec Pci- lo sbocco di questo travagli porta a una alleanza con l’estrema ala destra dello schieramento sociale.

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Alitalia. CGIL e piloti applaudono alla loro fine.

18 Settembre, 08 · 22 Commenti

By Sorvy

A Fiumicino i piloti esultano  per la chiusura dell’Alitalia.

La CGIL affossa i lavoratori, l’azienda mentre loro, i dipendenti, esultano. Brindano. Saltano di gioia. Come abbiamo visto nelle immagini da Fiumicino.

Speriamo solo che dopo che gli sarà passata la sbornia da suicida-al-bordo-del-ponte-con-la-bottiglia-in-mano non si suicidino in massa sul serio quando si renderanno conto dove li ha portati Epifani e la CGIL nella realtà dei fatti.

Pensano che tutto deve essergli regalato gratis, come è accaduto in 50 di potere democristian-comunista.

Quanto ad Epifani, c’è poco da scherzare, la responsabilità è tutta sua. CISL, UIL e UGL erano daccordo col CAI. Lui no. Lui ha rotto. Ha provocato gli acquirenti in ogni modo. Ha cercato di chiedere sempre nuove cose. Nuovi incontri. Nuove richieste. Nuove follie. Ha avvelenato il clima. Ha creato la sua indisponibilità di fatto ad ogni possibile accordo. E non solo a questa ipotesi. Lo fece già col governo Prodi con la tentata svendita ad AIRFRANCE che solo Epifani fece fallire. Berlusconi non aveva potere di veto. Quindi non trovino scuse quelli del vecchio governo e non festeggino anche loro per cose di cui hanno piena responsabilità. 

Questa sinistra, questi sindacati, questi personaggi d’altri tempi sono quelli del NO. Del NO a tutto e a tutti. Anche se questo causa il fallimento di un’azienda. Anche se da domani 20.000 famiglie saranno sul lastrico.

Ma Epifani si è solo dato una zappa sui piedi che gli costerà carissima. A lui e quel covo di bolscevichi ammuffiti che risponde al nome di CGIL.

Da domani i piloti si riprenderanno dalla sbornia. Cisl e Uil romperanno la confederazione con la CGIL visto che la CGIL fa sempre il bastion cpntrario anche con loro. Il governo non tratterà nulla più con loro. Lo scontro che hanno voluto creare è solo l’inizio della fine. Ma la loro fine. E’ un pò la storia della sinistra. Chiede la pace dagli altri ma fa la guerra con mezzi subdoli e sulla testa della gente.

Requiem eternam. Amen.

Sorvy

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Così il comandante Bush ha vinto la guerra in Iraq (e a Washington)

13 Settembre, 08 · 54 Commenti

New York. Le quattrocentonovanta pagine del nuovo libro di Bob Woodward, il leggendario cronista del caso Watergate e vincitore di due premi Pulitzer, sono un documento straordinario per conoscere, capire e valutare le scelte di George W. Bush sull’Iraq, ma anche il carattere e l’eredità della sua presidenza. “The war within – A secret White House history 2006-2008”, uscito questo lunedì negli Stati Uniti, è il quarto libro di Woodward sulla presidenza Bush. Il primo era molto favorevole, il secondo così così, il terzo molto contrario, in sintonia con l’andamento dell’opinione pubblica americana. In questo quarto e ultimo libro su Bush, Woodward racconta la guerra intestina combattuta negli ultimi due anni dentro l’Amministrazione repubblicana e nella capitale politica del paese.
Il succo è questo: per vincere la guerra in Iraq, Bush si è affidato alle strategie militari dei suoi generali e del suo segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, impostate sull’idea di addestrare velocemente le forze di sicurezza irachene in modo da affidare ai locali la gestione del territorio e ridurre di conseguenza il contingente americano. Ma quando, nel 2006, la situazione in Iraq è peggiorata sensibilmente e i militari e Rumsfeld continuavano a insistere su una strategia che non dava i risultati sperati, Bush ha avviato dietro le loro spalle una revisione strategica orchestrata dal suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Stephen Hadley, che ha portato alla sostituzione del capo del Pentagono, del capo di stato maggiore, dei generali impegnati sul campo e dei piani per pacificare l’Iraq. Così è nato il famoso “surge”, ovvero l’invio di nuove truppe e con nuovi compiti, elaborato dal generale in pensione e consigliere di Rumsfeld, Jack Keane, e dal giovane studioso dell’American Enterprise Institute, Frederick Kagan, sulla base dei loro studi e dell’esperienza irachena di un colonnello, H.R. McMaster, che nel marzo del 2006 aveva agito di testa sua ed era riuscito a pacificare la città di Tall Afar puntando sulla sicurezza dei cittadini, anziché sull’addestramento degli iracheni.
Due funzionari della Casa Bianca, Meghan O’Sullivan e Jack D. Crouch, sono stati i primi a cercare una strada alternativa, quella del “surge”, in un ambientino che – all’interno della stessa Amministrazione, per non parlare di cosa si diceva fuori – considerava l’idea quantomeno azzardata. Donald Rumsfeld era contrario, così come Condoleezza Rice, i vertici militari, quelli diplomatici e l’establishment di sicurezza nazionale di Washington e, per motivi diversi, il mondo politico. Dick Cheney, sostiene Woodward, non ha avuto nessun ruolo in questa vicenda del “surge” (secondo Woodward, il peso di Cheney nell’Amministrazione è sovrastimato). Il vicepresidente si è limitato a esprimere il suo disaccordo sulla sostituzione di Rumsfeld e a sostenere l’idea del “surge” decisa dalla Casa Bianca.

La svolta del “surge”
Bush s’è fidato del suo istinto e la sensazione è che Woodward abbia cominciato a scrivere un libro che avrebbe dovuto demolire definitivamente la sua presidenza, raccontando la solitudine di un comandante in capo che, in perenne stato di negazione della realtà (titolo del suo precedente libro su Bush), è arrivato a contraddire i suoi stessi generali e i suoi stessi collaboratori per tentare di raddoppiare la posta – inviando altri soldati in Iraq, anziché ritirarsi – e quindi condurre l’America al più grande disastro degli ultimi quarant’anni. E’ successo, invece, che la nuova strategia bushiana ha funzionato benissimo, consentendo agli Stati Uniti di ribaltare una situazione sul campo molto critica e quindi di pacificare e stabilizzare l’Iraq. Lo ha riconosciuto anche Barack Obama, confermando un paio di giorni fa, che il “surge ha funzionato al di là delle più rosee aspettative”. Obama, racconta Woodward, non solo aveva votato contro il finanziamento della nuova strategia bushiana, ma aveva anche detto che non credeva potesse funzionare, anzi era certo che avrebbe peggiorato la situazione. Quella era la posizione comune a Washington, a cominciare dalle indicazioni del rapporto della Commissione indipendente Baker-Hamilton che alla Casa Bianca suggeriva un cauto ritiro dall’Iraq, anche se almeno due membri di quel gruppo, Robert Gates, e il democratico Charles Robb, invitavano a considerare l’ipotesi contraria, ovvero quella di mandare più truppe. Soltanto due senatori, John McCain e Joe Lieberman, hanno sostenuto la nuova strategia lanciata da Bush tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007 e affidata al generale David Petraeus (un protetto di Keane) e dal neonominato al Pentagono, Robert Gates.
(segue dalla prima pagina) Come già nei suoi precedenti libri, in “The war within” Bob Woodward usa in modo superbo i suoi consolidati rapporti nel mondo di Washington che conta e l’aperta disponibilità a collaborare delle fonti ufficiali, compreso George W. Bush e la sua squadra di sicurezza nazionale. Woodward ricostruisce come in un romanzo, con tanto di dialoghi virgolettati a cui però non ha assistito, la storia segreta e avvincente della lotta di potere che ha portato alla decisione di cambiare strategia in Iraq.
Il filo narrativo scelto da Woodward svela la natura della presidenza Bush. Il presidente repubblicano, il primo della storia degli Stati Uniti ad avere un master in business admnistration, ha impostato la complessa questione della gestione della guerra in Iraq, spiega Woodward, tenendo bene in mente la lezione negativa del Vietnam. In quell’occasione, ha detto lo stesso Bush a Woodward, la Casa Bianca e il segretario alla Difesa Robert McNamara hanno cercato di gestire loro stessi la guerra, invece che affidarsi ai generali. E il risultato è stata la disfatta.
L’impostazione di Bush, peraltro non solo sulle questioni militari, ma a maggior ragione in tema di guerra, è quella di indicare un obiettivo strategico e poi di dare fiducia alle tattiche dei generali che lui stesso ha scelto per guidare l’apparato militare americano. A un certo punto, però, ha cambiato linea e ha scelto di non ascoltare più i suoi generali, visto che continuavano a proporre la stessa strategia che non funzionava e malgrado a loro ripetesse che potevano contare sulla sua fiducia.
Alla fine, Bush ha avuto ragione e quasi tutta Washington torto, al punto che la cronaca di un annunciato fallimento epocale della sua presidenza si è involontariamente trasformato in un elogio della leadership bushiana e della sua capacità di prendere decisioni giuste, anche se scomode e impopolari.
A Woodward non è rimasto che contestare a Bush alcuni aspetti importanti, ma minori rispetto alla decisione che ha cambiato l’esito della guerra irachena. Intanto la delega troppo ampia affidata al suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Stephen Hadley, in questo delicato processo di revisione della strategia irachena, cioè l’accusa di non essersi occupato direttamente e personalmente della questione più importante della sua presidenza. Questo, però, è esattamente il metodo business oriented di Bush e in questo caso, grazie ai modi felpati di Hadley e dei suoi assistenti Crouch e O’Sullivan, è andata bene. Woodward, però, contesta alla Casa Bianca di non aver accelerato la procedura di revisione della strategia irachena per ubbidire a logiche partitiche. Alla fine del 2006 erano in programma le elezioni di metà mandato e gli uomini di Bush si sono convinti che se all’esterno si fosse saputo che la Casa Bianca stava considerando di cambiare rotta in Iraq, avrebbe implicitamente ammesso lo stato fallimentare della guerra in Iraq, garantendo ai democratici la conquista del Congresso. Bush e i suoi, racconta Woodward, sapevano che a Baghdad la situazione era pessima, ma al pubblico continuavano a dire che andava tutto secondo programma e che bisognava soltanto essere pazienti. A chi gli chiedeva di cambiare rotta – cioè di ritirarsi, ma c’era anche quei pochi analisti neoconservatori che gli chiedevano di mandare più truppe – Bush rispondeva che aveva piena fiducia nei suoi generali, e in particolare del capo della forza multinazionale in Iraq, George Casey, e che loro non facevano nessuna richiesta di questo tipo. Casey è il personaggio che, insieme con Rumsfeld e il generale John Abizaid, esce peggio dal libro di Woodward, malgrado l’autore sia chiaramente dalla sua parte. Casey è il più convinto sostenitore della strategia volta a tenere gli americani lontani dalle strade, ad addestrare gli iracheni e a ritirarsi il più presto possibile.

Il rapporto del dipartimento di stato
Accanto alla revisione avviata dalla Casa Bianca, e alle iniziative esterne come quella della Commissione Baker e dell’American Enterprise Institute, a metà del 2006 anche altri settori dell’Amministrazione hanno cominciato a ripensare la strategia irachena. Woodward racconta di un rapporto interno al dipartimento di stato, affidato dalla Rice a Philip Zelikov, che portava alle stesse conclusioni della Commissione Baker, ma anche di un comitato segreto del Pentagono creato ad hoc dal capo del Joint chief of staff Peter Pace, su suggerimento dell’ideatore del “surge”, Jack Keane, che ha radunato un gruppo di colonnelli, compresi Petraeus e il McMaster della battaglia di Tall Afar, noti per le loro capacità intellettuali e strategiche. Il gruppo di colonnelli è arrivato alle stesse conclusioni della revisione avviata da Hadley, rivelatesi poi utili una volta che Bush ha deciso di rivoluzionare il Pentagono e la gestione della guerra irachena.

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11.9.2001/11.9.2008 – never forget.

11 Settembre, 08 · 22 Commenti

 

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“Maledetti ciellini, ci sconfiggerete. Anzi ci avete già battuti.”

8 Settembre, 08 · 3 Commenti

Vi segnaliamo l’articolo di Giampaolo Pansa “Quel Meeting ci batterà”, pubblicato sull’ultimo Espresso. Il 27 agosto ha partecipato all’incontro del Meeting dal titolo “Passione per la storia”, con lo scopo di discutere dei suoi libri sulla guerra civile italiana.

L’esperienza del Meeting è stata per lui una vera e propria scoperta. “Il primo choc – ha confidato nell’articolo – è stato di trovarmi di fronte a una platea di mille persone, venute per capire che tipo sono. (…) Che scoperte ho fatto quella sera e il giorno successivo, nel vagare per il Meeting? Soprattutto tre. La prima che lì c’era un popolo, ossia una folla sterminata di gente comune, però non qualunque. Spesso di condizioni modeste e a famiglie intere. E tutti avevano nel cuore il desiderio di stare insieme, ma anche di incontrare persone diverse da loro.

La seconda scoperta è stata che questa gente non ti chiedeva da dove venivi, ma voleva soltanto comprendere dove stavi andando. (…) Era il mio percorso umano che volevano scrutare, con lo sguardo attento dell’amicizia: il mio viaggio alla ricerca della verità e di me stesso. E ogni volta mi sono sentito ascoltato e mai giudicato. Non mi era mai successo.

La terza scoperta sono stati i giovani che lavoravano al Meeting, dalla mattina sino a tarda sera.”

Infine, conclude riprendendo un motto dell’ex presidente francese Mitterrand e definendo il popolo di cl come “Una calma forza tranquilla” che sconfiggerà le vecchie sinistre italiane: “Ripenso al Meeting di Rimini e concludo: maledetti ciellini, ci sconfiggerete. Anzi ci avete già battuti.”

Qui tutto l’articolo.

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Neanche.

3 Settembre, 08 · 3 Commenti

Il Vaticano: «La morte cerebrale non basta per sancire la fine di una vita».
Neanche per la sinistra?

by la Jena

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Sarah Palin è la carta vincente.

1 Settembre, 08 · 32 Commenti

Ci scommetto che in America vincerà la coppia repubblicana Mc Cain – Palin con buona pace del diluvio di articoli su Obama che ci propinano i giornalisti nostrani i quali, si sa, sull’America non ne azzeccano una.

Sorvy

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La solita America, per fortuna

14 Agosto, 08 · Lascia un Commento

Al dunque, quando serve davvero l’arrivo della Cavalleria, c’è solo l’impresentabile, ignorante e arrogante cowboy texano George W. Bush a difendere gli indifesi, ad aiutare i derelitti, a sostenere la democrazia e la libertà ovunque siano in pericolo. Gli altri chiacchierano, cincischiano, si interrogano se, signora mia, sia meglio andare in gita a Pechino oppure no e si atteggiano a pensosi seguaci di dottrine di Realpolitik che non conoscono e che usano soltanto per mascherare la loro cronica incapacità di schierarsi dalla parte giusta della storia.
Sì, una parte giusta della storia esiste, c’è sempre, in particolare quando di mezzo c’è la libertà di espressione, religiosa e di movimento. E si tratti di abbattere le dittature nel mondo, di finanziare i programmi anti Aids in Africa, di denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina, di impegnarsi per la libertà di culto in Asia, di sfamare pachistani ed egiziani, di proteggere Israele dalle minacce apocalittiche nucleari, di ricostruire questa o quella regione e di aiutare le giovani democrazie ex sovietiche a non farsi fagocitare dal bonapartismo di Vladimir Putin, l’unica voce che non stona mai è quella del presidente americano Bush.
Di certo non si sente la voce dei cosiddetti pacifisti, sempre pronti a fare da scudo umano per i despoti del mondo con le loro sempre coloratissime e allegrissime e buonissime manifestazioni contro l’America tutte le volte che si impegna, con hard o soft power (non importa), ad abbattere un dittatore, ma che sono altrettanto costantemente incapaci di criticare un regime autoritario che prima sobilla e poi bombarda uno stato libero, sovrano e bene intenzionato ad affrancarsi dalle catene del neozarismo del Cremlino.
Ieri, al Giardino delle Rose della Casa Bianca, Bush ha detto nel modo più chiaro possibile che la Russia deve porre fine a questa crisi, esattamente come la settimana scorsa aveva detto ai leader cinesi di rispettare i diritti dell’uomo e come durante il suo tanto contestato doppio mandato alla Casa Bianca ha sempre chiesto ai mullah iraniani di liberare il loro popolo e agli iracheni, ai libanesi, ai georgiani, agli ucraini e ai dissidenti di tutto il mondo di tenere duro perché prima o poi, statene certi, un qualche tipo di cavalleria arriverà. A breve il Settimo Cavalleggeri non sarà più guidato da Bush, ma da uno tra John McCain e Barack Obama. Ma sono americani anche loro.

Da Il Foglio, 13 agosto 2008

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An international blowjob for Mr President Silvio Berlusconi: MIRACLE IN 100 DAYS.

14 Agosto, 08 · Lascia un Commento

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Cinque anni da Sorvegliato Speciale.

12 Agosto, 08 · Lascia un Commento

21AGOSTO 2003 - 21 AGOSTO 2008

Fra pochi giorni questo blog compie 5 anni.

Il Sorvegliato Speciale su Splinder in tre anni è stato visitato 197.688 volte.

Il nuovo su wordpress invece in soli due anni 175.066 (nel momento in cui scrivo).

Dal primo giorno ad oggi oltre 370.000 visite sonto state contate dalle statistiche del blog.

Ed ogni anniversario che si rispetta ha i suoi ricordi: la nascita del blog con il primo post. E soprattutto la biografia del Sorvegliato che è stata negli anni una sorta di manifesto del blog descrivendone bene il carattere.

In cinque anni questo blog non è cambiato per niente.

Tranne il fatto che, come il bambino di Norman Rockwell (la cui immagine è stata scelta per questo blog fin dall’inizio), cinque anni adesso il blog ce li ha sul serio!

Sorvy.

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Miracle in 100 Days.

12 Agosto, 08 · 19 Commenti

 

Per chi non conosce l’inglese è uno dei pompini giornalistici migliori mai pubblicati al’estero sull’Italia. Alla faccia della stampa estera critica con Berlusconi. Rosicate sinistri, rosicate. Il più alto gradimento che un governo italiano abbia mai avuto nei primi 100 giorni. Più alto del gradimento di inglesi, francesi e spagnoli verso i loro governi. Se non è luna di miele questa …

How Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next.

da Newsweek di oggi 12 agosto 2008.

In his first 100 days in office, Silvio Berlusconi may have done the impossible: to a degree unprecedented in modern Italian history, he asserted control over this seemingly ungovernable nation. The opposition parties are mired in squabbling, and Berlusconi, now prime minister for the third time since 1994, has an approval rating of 55 percent—higher than Britain’s Gordon Brown, France’s Nicolas Sarkozy or Spain’s José Luis Rodríguez Zapatero.

That anyone in Italy has managed to be so successful is surprising. More than most Western European countries, Italy has long been bedeviled by corruption and a system that gives disproportionate political weight to small parties. Berlusconi’s predecessor, Romano Prodi, was stymied by his center-left party’s tiny Senate majority and the government’s fractious nine-party coalition. But Berlusconi, the 72-year-old media mogul, cannily exploited a 2005 electoral law that wiped out these small parties to win a surprise landslide victory from which the opposition is still trying to recover.

His center-right party now has 174 seats in the Senate (versus the left’s 132) and while he enjoys something of a honeymoon period with the electorate, he has also wasted little time in consolidating his authority. One of his first acts: pushing through a bill that gives the top four national officeholders, including the prime minister himself, immunity from prosecution while in office. The bill passed overwhelmingly last month, and put an end to outstanding criminal proceedings against Berlusconi (which he and supporters say were politically driven).

That this new law was a possible conflict of interest did not go by unnoticed, but Italians are feeling too poor to pay it much attention. After 10 years of near-zero economic growth—Bank of America predicts 0.5 percent growth this year—they are demanding security, financial and otherwise. And Berlusconi is delivering, with an iron-fist-in-velvet-glove competence. Emblematic has been his ability to clean up Naples, buried for months under trash in part because the surrounding communities simply did not trust the government to manage the landfills. Ever the showman, Berlusconi held cabinet meetings in Naples—fulfilling a campaign promise to do so until the trash was cleared—and appointed a “garbage czar” to fix the problem. In July, Parliament approved Berlusconi’s plan to open new landfills and incinerators, and permit soldiers to protect temporary landfills from angry residents. Days later Berlusconi said 50,000 tons of trash had been removed.

With a similar resolve he tackled the perception that violent crime is on the rise (despite data showing otherwise), and that foreigners are to blame for it. In July, the government declared a state of emergency to fight illegal immigration and proposed a law mandating fingerprinting for all Roma living in camps in Italy. Berlusconi softened the plan in the face of opposition from human-rights groups and the European Union. But in early August, he deployed thousands of troops throughout Italy in a bid to crack down on immigration and petty crime.

Such tough tactics could give Berlusconi the cover to tackle some of Italy’s deeper issues. Italians now pay some of the highest taxes in Western Europe, at 43 percent, and have some of the lowest salaries—leading to widespread tax evasion. Public debt remains at more than 100 percent of GDP; servicing it costs Italy 5 percent to 6 percent of GDP annually, says Bank of America’s Gilles Moec. Berlusconi has pledged to reduce spending (in contrast to his first term), but doing so will make it harder to fulfill a pledge to cut taxes or to stimulate growth. Yet Berlusconi must figure out a way. Italians like him now, but what they really want is economic stability. Cleaning up trash and harassing immigrants won’t be enough.

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Cormac mcCharthy non si smentisce mai.

10 Agosto, 08 · Lascia un Commento

Ho appena finito di leggere l’ultimo libro di Mc Carthy. Sunset Limited. Pubblicato in Italia dall’Einaudi.

Diversissimo dagli altri suoi libri (soprattutto dai suoi capolavori: Non è un paese per vecchi, La strada).

E’un libro spettacolare. Lo si legge in poco più di un’ora ed è un crescendo.

Qui una recensione molto ben fatta su TEMPI.

Vi riporto le prime due pagine del libro:

La scena si svolge in una stanza di un caseggiato popolare in un quartiere nero di New York. C’è una cucina con dei fornelli e un grosso frigorifero. Una porta che dà sul pianerottolo e un’altra che presumibilmente dà sulla camera da letto. La prima è dotata di una bizzarra serie di spranghe e chiavistelli. Nella stanza c’è un tavolo di formica da quattro soldi con due sedie di metallo e plastica. Il tavolo ha un cassetto. Sul tavolo ci sono una Bibbia e un giornale. Un paio di occhiali. Un taccuino e una matita. Su una delle due sedie (quella di destra) è seduto un nero corpulento, sull’altra un bianco di mezza età con un paio di pantaloni della tuta e scarpe da ginnastica. Ha indosso una T-shirt, mentre la giacca – che fa il paio con i pantaloni – è appesa dietro di lui allo schienale della sedia.

NERO Allora, professore, che cosa devo fare con te?
BIANCO Perché dovrebbe fare qualcosa?
NERO Te l’ho detto. Io non c’entro niente. Quando stamattina sono uscito di casa per andare al lavoro tu mica c’eri nei miei programmi. E invece eccoti qua.
BIANCO Non significa nulla. Niente di quello che succede significa qualcos’altro.
NERO Mm hm. No, eh?
BIANCO No, infatti.
NERO E allora che significa?
BIANCO Non significa nulla. Capita di incontrare delle persone e capita che qualcuna di queste sia nei guai per un motivo o per l’altro, ma non significa che dobbiamo assumercene la responsabilità.
NERO Mm hm.
BIANCO E comunque, chi è sempre pronto a occuparsi dei perfetti sconosciuti molto spesso non si occupa delle persone di cui dovrebbe occuparsi. Per come la vedo io. Se uno si limita a fare ciò che dovrebbe, non diventa un eroe.
NERO E io sarei un tipo così.
BIANCO Non lo so. È un tipo così?
NERO Be’, ci può anche essere un fondo di verità in quello che dici, non dico di no. Ma in questo caso specifico, sta’ sicuro che io non sapevo proprio di che tipo di persona mi dovevo occupare, o cosa fare quando la trovavo. In questo caso specifico, mi sono basato su una cosa sola.
BIANCO E cioè?
NERO Cioè sul fatto che vedo un tizio lassù in piedi. Lo guardo e posso pure dire: Mah, a prima vista non sembra mio fratello. Però sta lì. Forse è il caso che lo guardo meglio.
BIANCO E così ha fatto.
NERO Be’, era un po’ difficile far finta di niente. Fammi dire che il tuo approccio è stato un bel po’ diretto.
BIANCO Non è stato un approccio. Non l’avevo neanche vista.
NERO Mm hm.
BIANCO Adesso è meglio che me ne vada. Sto cominciando a darle sui nervi.
NERO No, non è vero. Non farci caso a me. Sembri uno a posto, professore. In realtà quello che non capisco è come hai fatto a metterti in un casino del genere.
BIANCO Eh già.
NERO Ti senti bene? Hai dormito, stanotte?
BIANCO No.
NERO Quando hai deciso che oggi era il gran giorno? Cos’è, ha qualcosa di speciale?
BIANCO No. Be’, guardi. Oggi è il mio compleanno. Ma che reputi la cosa speciale, proprio no.
NERO Allora buon compleanno, professore.
BIANCO Grazie.
NERO Insomma, hai visto che stava arrivando il tuo compleanno e hai pensato che era il giorno più adatto.
BIANCO Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti di tutta l’America.
NERO Mm. Il che non depone molto a favore del Natale, giusto?
BIANCO Il Natale non è più quello di una volta.
NERO Su questo ti do senz’altro ragione. Al cento per cento.
BIANCO Adesso devo andare.

Si alza e prende la giacca dallo schienale della sedia, se la mette sopra le spalle e poi ficca tutte e due le braccia nelle maniche, invece che infilarsela una manica per volta.

NERO T’infili sempre le giacche in quel modo?
BIANCO Cos’ha che non va il modo in cui mi infilo la giacca?
NERO Non ho detto che ha qualcosa che non va. Volevo solo sapere se è il metodo che usi sempre.
BIANCO Non è che abbia un metodo, me la infilo e basta.
NERO Mm hm.
BIANCO Che c’è, è da effeminati?
NERO Mm.
BIANCO Che?
NERO Niente. Me ne sto solo qua seduto a studiare il comportamento dei professori.
BIANCO Sì. Be’, adesso devo andare.

Il nero si alza.

NERO Ok. Aspetta che prendo la giacca.
BIANCO La giacca?
NERO Sì.
BIANCO Dove va?
NERO Vengo con te.
BIANCO In che senso? Viene con me dove?
NERO Vengo con te nel posto dove stai andando.
BIANCO No che non viene.
NERO Sì invece.
BIANCO Ma io sto tornando a casa.
NERO Benissimo.
BIANCO Benissimo? Guardi che lei non ci viene a casa mia.
NERO Eccome se ci vengo. Aspetta che prendo la giacca.
BIANCO Ma non può venire a casa mia.
NERO Perché no?
BIANCO Perché no.
NERO Come sarebbe? Tu puoi venire a casa mia e io non posso venire a casa tua?
BIANCO No. Cioè, no, non è questo. È solo che voglio tornarmene a casa.
NERO Abiti in un palazzo col portiere?
BIANCO Sì.
NERO E allora? I neri non possono entrare?
BIANCO No. Cioè, certo che possono entrare. Senta. Basta con questi giochetti. Devo andare. Sono molto stanco.
NERO Be’, spero che non ci piantano grane quando vedono che salgo con te.
BIANCO Dice sul serio?
NERO Eddai che l’hai capito. Sì che dico sul serio.
BIANCO Non può dire sul serio.
NERO Serio come un attacco di cuore.
BIANCO Perché sta facendo tutto questo?
NERO Io? Io non ho nessuna scelta.
BIANCO Certo che ce l’ha.
NERO No invece.
BIANCO Chi l’ha nominata mio angelo custode?
NERO Aspetta che prendo la giacca.
BIANCO Risponda alla domanda.
NERO Tu lo sai chi è stato. Non te l’ho mica chiesto io di saltarmi in braccio stamattina mentre aspettavo la metro.
BIANCO Non le sono saltato in braccio.
NERO Ah no?
BIANCO No.
NERO E allora come hai fatto ad arrivarci?

Il professore resta in piedi a testa china. Guarda la sedia e poi si volta e ci si va a sedere di nuovo.

NERO Be’? Non usciamo più?
BIANCO Lei pensa davvero che in questa stanza ci sia Gesù?
NERO No. Non lo penso.
BIANCO Ah no?
NERO Lo so che c’è Gesù in questa stanza.

Il professore congiunge le mani sul tavolo e china la testa. Il nero prende l’altra sedia e si risiede.

NERO Tutto sta in come uno lo dice, professore. È come se ti chiedo se pensi di avere addosso quella giacca. Capisci cosa intendo?
BIANCO Non è la stessa cosa. È una questione di consenso generale. Se io e lei diciamo che ho addosso una giacca e Cecil dice che sono nudo e ho la pelle verde e la coda, allora ci conviene pensare a un posto dove ricoverare Cecil, per il suo bene.
NERO E chi è Cecil?
BIANCO Non è nessuno. È solo un ipotetico… Non esiste, Cecil. È solo un personaggio che ho inventato per spiegarmi meglio.
NERO Inventato.
BIANCO Sì.
NERO Mm.
BIANCO Non vorrà mica ricominciare, eh? Non è la stessa cosa. Il fatto che ho inventato Cecil.
NERO Però l’hai inventato.
BIANCO Sì.
NERO E il suo modo di vedere le cose non conta niente.
BIANCO Esatto. È per questo che l’ho inventato. Ma avrei anche potuto metterla in un altro modo. Avrei potuto dire che era lei quello convinto che non avessi la giacca.
NERO E che era verde, e cazzi vari.
BIANCO Sì.
NERO Però mica hai detto così.
BIANCO No.
NERO Hai scaricato tutto su Cecil.
BIANCO Sì.
NERO Ma Cecil non si può difendere, perché dato che non è d’accordo con tutti gli altri, quello che dice lui non vale niente. A parte poi il fatto che te lo sei inventato tu, che è verde e tutto il resto.
BIANCO Non è lui, quello verde. Sono io. Ma dove vuole andare a parare?
NERO Sto solo cercando di capire meglio questo Cecil.
BIANCO Non mi pare proprio. Lei lo vede, Gesù?
NERO No. Non lo vedo.
BIANCO Però ci parla.
NERO Ogni santo giorno.
BIANCO E lui parla con lei.
NERO Mi ha parlato. Sì.
BIANCO Ma lei lo sente? Sente proprio la sua voce?
NERO No, non sento la sua voce. Non sento neanche la mia, se è per questo. A lui però l’ho sentito.
BIANCO Be’, allora Gesù non potrebbe essere soltanto nella sua testa?
NERO Infatti è nella mia testa.
BIANCO Allora non capisco cos’è che sta cercando di dirmi.
NERO Lo so che non capisci, zuccherino. Sta’ a sentire. La prima cosa che devi tenere presente è che io, nella testa, non ho manco un pensiero originale. Se non ha dentro la scia del profumo della divinità, allora non mi interessa.
BIANCO La scia del profumo della divinità.
NERO Esatto. Che te ne pare?
BIANCO Non è male.

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What a warm… (Minchia che caldo …)

7 Agosto, 08 · 1 Commento

Stare in città in questi giorni di afa è veramente durissimo.

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Approvata la manovra del miglior governo Repubblicano. Per la prima volta si tagliano gli sprechi!

5 Agosto, 08 · Lascia un Commento

Ha un peso di quasi 37 miliardi lordi, contiene una correzione netta di 30,9 miliardi nel triennio, di cui 17,1 nel solo 2009. Robin tax. Social card. Piano casa per giovani coppie e single con figli. Abolizione del ticket sull’assistenza specialistica. Ma soprattutto obiettivo della manovra triennale è quello di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011.

Senza aumentare le tasse di un millesimo di punto ma unicamente con i tagli agli sprechi ai quali ci hanno portato sessant’anni di democristiani e comunisti nei governi nazionali e locali.

Infatti circa 15 miliardi, su 29 complessivi nel triennio, arriveranno da tagli ai budget dei ministeri. A seguire, i maggiori sacrifici dovranno essere fatti dagli enti locali: i tagli complessivi ammontano a oltre 9 miliardi, di cui circa 4 a carico delle Regioni. Ma la manovra d’estate contiene anche misure per lo sviluppo e aiuti ai consumi. A cominciare dall’introduzione della social card, dedicata alle fasce più povere.

Robin tax Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.

Pubblica amministrazione Otto miliardi di “risparmi” già quest’anno, ai quali si aggiunge un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004).

Precari No all’assunzione ma solo un indennizzo economico pari a 2,5-6 mesi di stipendio per i precari che hanno già presentato un ricorso per richiedere l’assunzione ai datori di lavoro.

Assegni sociali stretta per i lavoratori immigrati. Per usufruire degli assegni bisognerà avere il requisito di 10 anni di soggiorno legale continuativo sul territorio italiano.

Social card Per i meno abbienti, 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.

Ticket Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.

Questo è veramente il governo dei fatti.

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Come dare torto a questo video?

5 Agosto, 08 · Lascia un Commento

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Anche i miei figli si sono fatti il blog.

31 Luglio, 08 · 2 Commenti

Andrea (9 anni) è il PIRATA SPECIALE.

Giulia (7 anni) è la FARFALLA D’ORO.

Maria (3 anni) per ora ha altri interessi.

Sorvy

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Pensieri estivi.

29 Luglio, 08 · 4 Commenti

Una volta questo blog era prevalentemente un diario. Abitavo su splinder, tutto era più casereccio, semplice, spontaneo soprattutto. Non si era nemmeno un centesimo dei blog che ci sono adesso. Facilissimo era formare delle comunità di blogger. Mi ricordo che il primo nucleo di gemellaggio fra blog “AMICI DEL SORVEGLIATO” era  composto dal medesimo, dallo SPINO NEL QLO, dal GRISO e dal BUROGGU. Ci incontrammo perfino una domenica di dicembre a Padova.

Poi vennero varie trasformazioni del blog fino a passare all’epoca della nascita di Tocqueville e poi di Right Nation.

Ma soprattutto questo blog riluceva di immagine propria. Qualche link ma per il resto tutto era farina del mio sacco. Magari materiale modesto ma sempre ironico, aggressivo, schietto e PROPRIO. Poi questioni i lavoro e soprattutto familiare mi hanno costretto a diventare un semplice fotocopiatore di scritti altrui.

Il tempo è quello che è; scarso assai. Le letture di un tempo sono diminuite ai minimi termini. Il Foglio lo compro solo al sabato. Gli altri blog e chi li legge più…

Ma la voglia di scrivere qulacosa di mio si fa sempre più prepotente. Oggi fra gli urli dei figli intorno, Andrea che mi sta addosso sul divano, il padre in carrozzina davanti che finalmente è uscito dal pericolo di vita degli scorsi mesi, e la tv al massimo volume, nell’appartamento che mia mamma occupa da quando mio padre ha avuto l’ictus che lo ha costretto a mesi terribili in ospedale, oggi, con tutta la precarietà del mio nuovo quotidiano regime di vita, vi ho voluto donare qualche pensiero estivo di un blog che non vede l’ora di ricominciare ad essere il Sorvegliato Speciale di sempre.

Sorvy

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Barack Obama incanta l’Europa? Bè allora è deciso: perderà l’America.

28 Luglio, 08 · 3 Commenti

Chiunque conosca un po’ gli americani e le loro solide istituzioni non ha esitazioni nell’affermare che il bagno di folla passatista di Barack Obama a Berlino, la contrizione ostentata a Gerusalemme, la competenza posticcia mostrata in Afghanistan, l’omaggio tardivo riservato al generale Petraeus, uno che la guerra la sta vincendo, altro che ritiro, in Irak, non hanno portato neanche un voto. Non dei suoi sostenitori liberal, i quali lo accusano di marcia indietro imbarazzante rispetto alle posizioni oltranziste e pacifiste mostrate fino al ritiro dalla competizione di Hillary Clinton, insomma, come ha detto l’ex capo delle Pantere Nere, «un finto negro»; non degli indecisi, elettori swing e Stati swing, in altalena tra l’opzione per un partito o per l’altro, i quali detestano l’idea che un candidato vada in Europa o in Medio Oriente a far campagna elettorale, invece di andare in giro di contea in contea a spiegare loro che cosa intenda fare se eletto, e hanno in odore di eresia le rock star, vere o aspiranti, quando si tratta di governo.
L’Europa cosiddetta pacifista, a caccia di idoli freschi che le ridiano vitalità, può anche fingere di eleggerlo Presidente, ma la realtà delle cose sta ben riassunta in una frase di piombo che giovedì John McCain, candidato repubblicano, ha detto agli elettori in Ohio: «Mi piacerebbe fare un discorso in Germania o un discorso al quale il popolo tedesco fosse interessato, ma preferirei di più farlo da presidente degli Stati Uniti, piuttosto che da candidato alla presidenza». È la pura verità: il sempre troppo osannato John Kennedy fece quel discorso da presidente, e lo fece contro i comunisti, altro che unità e volemose bene, Ronald Reagan lo fece, nell’Europa che lo detestava, da statista che aveva sconfitto i comunisti. Che c’entra con loro Obama Barack, e il suo messaggio da giovane santone che veste capi su misura? Niente.
Tanto è vero che basta leggere i giornali americani invece che subire gli entusiasti articoli dei corrispondenti italiani, almeno la maggior parte di loro, per venire a sapere qualche notizia. I sondaggi non sono sfavillanti per il senatore dell’Illinois. In Minnesota e in Colorado, due importanti «swing states», il democratico continua a perdere terreno rispetto al candidato repubblicano. Nel primo, secondo una rilevazione condotta dalla Quinnipiac University, ha perso otto punti, riducendo a un due per cento il vantaggio su McCain (46 a 44%). Nel secondo, è lui a dover inseguire il senatore dell’Arizona, che ha il 46% contro il suo 44. La convention di fine agosto dirà infine quanto il senatore dell’Illinois si porta dietro del partito, nel quale, dopo un’iniziale infatuazione, più che altro dovuta all’odio e all’invidia per Hillary Clinton, crescono i dubbi sull’inesperienza e le gaffe di Obama Barack. Tanto che gli ex finanziatori e sponsor della signora Clinton, che gli avevano offerto collaborazione, ora dicono apertamente che è inadeguato, presuntuoso e che copre la sua incapacità di programma con i viaggi all’estero e le esibizioni mediatiche.
Tra i suoi fans più sfegatati il candidato viaggiatore annovera gli italiani, veltroniani e via a scendere fino al girotondo, quanto è bello il mondo. Gli avrebbero fatto chissà quali feste, ma lui non è venuto. Nemmeno in Spagna, dove José Luis Zapatero già si preparava pettinandosi i sopracciglioni, invece gli è toccato Chavez.

Io non so se alla fine di questa troppo lunga campagna elettorale in anno di crisi economica Obama Barack sarà eletto, anche se credo che non accadrà. Quello che so è che gli americani raramente sbagliano presidente; l’ultima volta gli capitò con Jimmy Carter, e la ferita brucia ancora.
Maria Giovanna Maglie

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Celentano: «Tante bottiglie d’acqua per far crescere in noi un dubbio».

17 Luglio, 08 · Lascia un Commento

Dal Corriere della Sera di oggi la lettera di Adriano Celentano.

«E se, contrariamente all’apparenza, Eluana fosse in uno stato di serenità?»

 
 

Caro Direttore,
certo non è difficile immaginare il grande disagio del padre di Eluana e il dolore che, giorno dopo giorno, ha potuto devastare il suo cuore nel vedere una figlia in quello stato. Dopo sette anni di dure battaglie per liberarla dalla morte, rassegnato all’impotenza, soprattutto da parte della scienza, la disperazione lo porta a iniziare una nuova battaglia, ma stavolta non contro la morte. Contro la vita. Quella vita che senza alcuna pietà tiene imprigionata la sua amata Eluana da 16 anni. Quella vita che non vuole cessare, ma che poco per volta fa morire di dolore chi gli sta intorno. Ed è proprio questo dolore così grande, troppo grande, che spinge il padre di Eluana a combattere perché qualcuno lo aiuti a liberare la figlia. Quella figlia che in un lontano giorno gli strappò una promessa: quella di interrompere ogni trattamento di sostegno, nel caso si fosse trovata nella situazione in cui, purtroppo ancora oggi, giace dopo 16 anni.

Una battaglia quella di Beppino Englaro che racchiude una contraddizione spaventosa, ma al tempo stesso, forse, il più grande gesto d’amore che un padre possa fare per una figlia. È chiaro che, per quanto mi riguarda, essendo un credente, nel senso che do per scontato che il nostro, qui sulla terra, nel bene e nel male, non sia che un misero microscopico passaggio in confronto a quella che sarà la vera Vita! Quella vita che Dio ci ha preservato nell’eterna Bellezza. E se poi penso alle parole di Gesù quando disse che «l’uomo non è padrone neanche di uno solo dei capelli che porta in testa», non posso che essere d’accordo con chi la difende, la vita.

 
Le bottiglie per Eluana davanti al Duomo di Milano (Andrea Delbo)

Ammiro quindi Giuliano Ferrara per le sue battaglie a favore della vita e spero, pur comprendendo il suo stato d’animo, signor Englaro, che le bottiglie d’acqua in piazza del Duomo aumentino

. (Il video) Aumentino per far aumentare il dubbio. Il dubbio in coloro che credono di non avere dubbi e quindi di scartare a priori la possibilità di un’altra vita oltre quella terrena. Una vita diversa dove non ci sono bugie e incidenti ma solo gioco e Amore. Quell’amore che la sua amata figlia non ha fatto in tempo a conoscere. E qui, solo per un attimo, vorrei mettermi nei panni di chi non crede ed è amareggiato per la triste sorte di una figlia. Così mi chiedo se qualche volta, specie in casi come questi, a uno che non crede possa venire il dubbio, che magari potrebbe esserci davvero un qualcosa che va oltre l’aridità di questo attimo fuggente trascorso sulla terra. E allora, come padre, mi domando: forse Eluana vuol dirmi di non prendere in considerazione ciò che mi chiese in un momento di spensierata giovinezza?… Forse nei luoghi dove si trova ora non soffre e magari già intravede le meraviglie del cielo?… E se, contrariamente all’apparenza, si trovasse invece in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste? O forse, chissà, di un ritorno a questa, di vita?… E poi ancora, la cosa che più di tutti mi domanderei: e se fossi proprio io a rattristare il suo animo, per il gesto che suo padre sta per compiere?… Certo mi rendo conto che è facile parlare per chi è al di fuori della tragedia, e io mi scuso per questo, signor Englaro. Ma la mia vuole essere in qualche modo una parola di aiuto, per chi si trovasse nella sua situazione. A volte i miracoli succedono proprio quando meno te l’aspetti. Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli. Si dice che la fede è un dono. Perché solo attraverso la fede succedono le cose più grandiose, e io dirò una preghiera per lei.

Adriano Celentano

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Fatti, non pugnette!

16 Luglio, 08 · 2 Commenti

Ecco le Foto pubblicate dal Corriere della Sera.

Merito di Silvio. Prodi a quest’ora ci avrebbe tenuti ancora nella merda….

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Il Democratico Del Turco arrestato per tangenti, corruzione, associazione a delinquere. Quelli moralmente superiori…

14 Luglio, 08 · 11 Commenti

Alla faccia della superiorità morale del PD.

Non possono neanche scaricare Del Turco come il solito socialista visto che da due anni era confluito nel PD nel quale ricopriva un ruolo di rilievo della direzione nazionale del Partito di Veltroni. Invece dopo Genova e lo scandalo della Giunta ligure ora tocca agli Abruzzi. Un vero terremoto politico.
Mezza giunta regionale rossa è indagata, moltissimi gli arrestati e accuse gravissime.

Minchia…! Ma non erano i moralmente superiori questi delinquentelli e corrotti del Partito Democratico?

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Carlo Panella is cool.

13 Luglio, 08 · 1 Commento

Si va a periodi. Da qualche mese mi capita di andare a vedere subito il blog di Carlo Panella. In televisione non mi aveva mai colpito particolarmente, anche perchè ha sempre fatto l’intervistatore e mai il commentatore. Sul suo suo blog invece mi risulta straordinariamente acuto nel giudizi. Mi ci ritrovo al 101%. Negli ultimi giorni ad esempio ha inanellato un post più bello dell’altro. Leggere per credere:

11/07/2008 13.02.01  
Eluana: lo strazio dell’agonia durerà per un mese. Uccidetela piuttosto!

Dunque, secondo il suo anestesista, Eluana può sopravvivere anche 30 giorni quando le sarà tolto il sondino: morirà infatti di fame e di sete. Non di altro, perché nel suo corpo c’è ancora vita, non c’é nessun accanimento terapeutico, non viove grazie a cure, viva da sola, solo che non può mangiare e bere.
I suoi boia, però le daranno sedativi per calmare il dolore. Sono perfetti, spaventosi, eredi di Cartesio che spiegava che il pesce preso all’amo, la bocca squarciata dall’acciaio, non soffre ”perché non ha coscienza di sé”.
Lo spaventoso abisso di orrore del laicismo è misurato tutto dal padre di Eluana, che ci appare drammaticamente certo di fare così il bene della sua bambina, in totale, assoluta, buona fede.
Il delirio della ragione a tanto arriva: a farli desiderare, a combattere per imporre una agonia terribile, nella faustiana presunzione di sapere che Eluana non sente, non è cosciente in un qualche modo che sfugge alla nostra scienza.
C’è una prova a cui con tutta umiltà e pietas chiediamo al padre di Eluana di sottoporsi. E’ disposto a ordinare ai medici di ucciderla, di ordinare, per il bene di sua figlia, una vera e propria esecuzione rapida, immediata?
Se è pronto, abbia almeno il coraggio di farlo. Perché l’agonia a cui un tribunale di dementi ha condannato Eluana è intollerabile scempio.

10/07/2008 16.25.22  
D’Alema faccia di bronzo: se la Forleo lo accusa di reati è eversiva, Berlusconi invece deve farsi processare

Il discorso di D’Alema alla Camera ha dell’incredibioe sia dal punto di vista politico che culturale. D’Alema è quel signore che ha chiesto e preteso che il Gip Forleo fosse messa alla gogna mediatica -e del Csm- per aver sostenuto in un atto di giustizia che lui aveva commesso gravi reati nel pasticcio bancario Unipol. Tutti ricordiamo le sue dichiarazioni al fiele, e il tono da madonna insidiata del Lider Màximo di quei giorni.
Comprensibile.
Oggi, però. a fronte del lodo Alfano, che meglio è chiamare ”lodo Napolitano” per l’impronta che gli ha dato il capo dello Stato, D’Alema ha la faccia tosta di sostenere che mentre lui è naturaliter al di sopra di ogni sospetto e che quindi ogni insinuazione al riguardo va perseguita, Berlusconi, invece, deve sottoporsi alla volontà dei giudici: ”Berlusconi affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta. Lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo anche in parte della maggioranza. Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, e le finzioni non aiutano. Il lodo Alfano è una soluzione pasticciata e confusa. È una leggina che è un errore politico volto a tutelare l’interesse per presidente del Consiglio e lo espone al dibattito umiliante di questi giorni.
Il solito, vecchio, arrogante comunista: questo è l’unico commento possibile.

 

09/07/2008 16.35.15  
Veltroni, dsitratto, si accorge solo ora che Di Pietro è volgarazzo e forcaiolo

Straordinarie le prese di distanze, le sdegnate condanne, le irritazioni, le abiure che tutti i dirigenti del Pd si sono sentiti in dovere di fare dopo la manifestazione di piazza Navona.
Ma chi ha portato in Parlamento quella Idv che nei suoi comizi augura al papa di essere sodomizzato da diavoletti froci?
Chi ha salvato dal quorum quella Idv che lascia che Grillo sputtani Napolitano?
Chi ha presentato agli elettori come un alleato -l’unico alleato- quel Di Pietro che lascia che la Guzzanti parli dei pompini di una ministra?
Si sa, è stato Walter Veltroni, che per di più, nel nome di questo fantastico asse, ha ucciso i socialisti, negando loro dignità di alleati.
Veltroni, insomma ha deciso a suo tempo che il suo Pd doveva fungere da megafono perché Di Pietro potesse urlare più forte -e con una denza pattuglia di parlementari- le volgarità politiche di piazza Navona.
Scelta demente.
La prima di molte altre.
 

08/07/2008 14.26.29  
Veltron-Tafazzi in preda al vino: rincorre Di Pietro e offende Napolitano

Nessuno ha salvato il ‘’soldato Ualther” e così continua a farsi male da solo.
L’ultima è di stamane. Da giorni, Napolitano, sta tessendo una sottile e complessa tela di trattative per ricostituire un clima di dialogo in Parlamento. Solo un coglione non poteva non capire che la scelta di anticipare l’esame parlamentare del ”Lodo Alfano”, e la conseguente morte della ”ammazzaprocessi” era stata appunto l’esito di questa attività personale di Napolitano.
Bene, Fini -a norma di regolamento- fa quel che deve fare un presidente della Camera: propone ai capigruppo un ordine dei lavori che permetta al ”metodo Napolitano” di concretizzarsi.
A questo punto, Veltroni attacca a testa bassa Fini per questa scelta, poco ci manca che gli dia del fascista e blatera, blatera, blatera, un occhio, anzi due, anzi tre a quella piazza Navona che da sempre -incredibilmente- somatizza la cattiva coscienza dei dirigenti del Pd (Ds-Pds-Pci…).
Dal Quirinale trapela una ufficiosa contrarietà, una malcelata irritazione nei confronti di Veltroni. Niente, il soldato Ualther in pieno delirio alla Tafazzi continua a darsele di santa ragione sugli zebedei.
Una pena.
 

07/07/2008 16.17.47  
La curia di Milano: girotondini filosilamici

Ma come si permette monsignor Bottoni di dare del ”fascista” a un ministro della Repubblica che fa il suo dovere? E perché monsignor Bottoni preferisce stare dalla parte di chi pratica e propaganda una versione -questa sì- fascista dell’Islam, come quella della mosche di viale Jenner di Milano, invece di quegli islamici che contrastano questo fondamentalismo?
La risposta è semplice e drammatica: perché nella Curia di Milano si è imposta una componente che fa del relativismo -tanto criticato dal Papa- la sua caratteristica, che dialoga e protegge i peggiori Imam dell’Ucoii e del fondamentalismo e che si scatena contro chi li contrasta.
Pure, lo stesso presidente di sinistra della provincia di Milano, Penati, sa e dice che quella di viale Jenner è una ferita nel cuore della città e oggi arriva sino a prospettare una multa per coloro che pregano occupando strade e giardini della città.
In ballo, a viale Jenner, c’è la pretesa dei musulmani, di alcuni musulmani, di imporre la ”loro” legge, la legge coranica, di fare quel che piace e pare a loro, di occupare in 4.000 ogni venerdì la sede stradale, trasformando il quartiere in un caos, perché così vogliono, perché così hanno deciso.
E in Curia c’è chi dà loro più di una mano.
E’ un vero e proprio scandalo, che ha visto dare protezione e aiuto allo scandalo della scuola islamica di via Quaranta -in cui si ammanivano rogrammi osceni in arabo ai piccoli musulmani- in nome di dun ”dialogo interreligioso” che altri non è se non l’accettazione dell’Islam più fondamentalista, antidemocratico -la mosche di viale Jenner è stata incubatrice di terroristi e kamikaze- e di uno spirito ”postconciliare” assolutamente demenziale.
Sarebbe bene se la Cei si prendesse carico di questo scandalo e se il cardinale Tettamanzi cessasse di dare copertura a questi monsignori girotondini. Non lo farà, naturalmente, e ne verranno guai.

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Libri dell’estate.

10 Luglio, 08 · Lascia un Commento

Ieri sono andato alla libreria Mondadori di Forlì a fare scorta di libri per l’estate. Sono soddisfattissimo di aver trovato quasi tutto quello che cercavo. Estate all’insegna dello spirito di frontiera. Alcuni mi sono stati consigliati dal mitico collaboratore del blog Estiqaatsi.

     

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Sabine e diavoli.

9 Luglio, 08 · 4 Commenti

Sabina Guzzanti iri a Piazza Navona: ”Tra venti anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi”

Io sono sicuro di no. Ratzinger sarà in paradiso insieme a G.P.II

Probabile che Sabina per contrappasso sarà all’inferno con due diavoloni con la faccia di Berlusconi e lei, la moralista de sinistra,  tanto moralista quanto ipocrita, dovrà fare il servizietto della Carfagna aggratis e per molto ma molto tempo al diavolo nano berlusconiano.

Poi la Sabina ha detto che “La Carfagna ha succhiato l’uccello a Berlusconi … bisogna cacciarla via dal ministero delle pari opportunità”.

Un giorno dal paradiso dove i peccatori non moralisti vengono sovente ben accolti, chissà se la Carfagna pietosamente ne sorriderà con Ratzy.

Sorvy

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Andrea’s version del 9.7.08

9 Luglio, 08 · Lascia un Commento

Ma quale antipolitica. Avere il privilegio di poter ascoltare dal palco di piazza Navona che la deriva è nata col porcellum e dalla legittimazione dei ragazzi di Salò, o che è in corso un’operazione attraverso la quale distruggere il giornalismo e il diritto di cronaca; o che la P2 sta governando e il torbidume viene creato apposta per manovrare nel losco, e che le elezioni sono state una truffa, o che, d’ora in avanti, le quattro più alte cariche dello stato potrebbero violentare la moglie, stuprare bambini e uccidere chiunque senza pagare pegno; e poter ascoltare che siamo tutti avviati verso un orizzonte di silenzio e di censura, un orizzonte dominato da fucilatori di partigiani, grassatori, estorsori, ladri, truffatori, rapinatori delle casse dello stato; aver avuto il privilegio di poter ascoltare dal palco di piazza Navona analisi così pacate, puntuali e lucide, lascia pensare che si sia passati dalla fase infantile dei girotondi a quella più matura della mosca cieca.

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Le solite facce da guerra civile.

9 Luglio, 08 · Lascia un Commento

Quella che cala dalle terrazze per scendere in piazza, quella che è scesa ieri in piazza Navona, a Roma, chiamata da Micromega, la rivista filosofica di Paolo Flores d’Arcais, è l’Italia sedicente migliore. È l’Italia di Umberto Eco che è il migliore. Quella di Andrea Camilleri, poi, che è il più migliore assai. Quella di Moni Ovadia, quindi, il migliorissimo. Quella di Ascanio Celestini infine, un altro raffinato attore di quelli da spremuta di cervello che proprio fa tenerezza nel proporsi ancora – come si propone – con l’estetica dell’impegno: una lagna adoperata per alzare l’attenzione che il maestro spalma sulla barbetta come Little Tony, meritatamente, distende e spalma gel e brillantina per tenere desto il suo proverbiale ciuffo.
E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.
E alla sinistra, infatti, tutti i potenti testimonial del No Cav Day fanno grave danno. Alla sinistra sottraggono consensi e forza. E della sinistra fanno una caricatura perché forse – con rispetto parlando – loro stessi che sono così migliori, così consapevoli della superiorità intellettuale e morale, così onesti, così perbene, sono macchiette fuori tempo massimo. Sono le scimmie di un Sessantotto che si perpetua nelle loro fisime, come quelli di un tempo, infatti, quelli che avevano un nemico apparente contro cui manifestare – il fascismo inesistente o lo stato borghese – mentre il regolamento dei conti vero lo facevano contro il Pci, così questi fanno la guerra a Berlusconi per sfasciare quello che resta della sinistra. Per regolamento di conti. Con interessi.
Certo, quelli, avendo alle spalle la copertura di massa, poi degenerarono nella lotta armata, questi che se la risolvono con lo slogan «la Carfagna, che cuccagna», fortunatamente non possono che sbracare nella nostalgia da insegnanti precari costretti a scimmiottare i loro studenti con qualche goliardia consolatoria e alti strilli compiaciuti.
Saranno pure l’Italia migliore, sostenuti dai più affascinanti tra gli artisti, tra i più geniali dei letterati, si torna sempre alla trappola dell’Italia che piace alla gente che piace ma si ripetono nei tic, nei modi e negli anatemi. Sono professori, sono colti ma sono proprio troppo fuori tempo massimo, egemoni solo nel fare danni al Partito democratico proclamando i precetti e i toni. L’apertura della campagna elettorale a Catania, per dire, giusto per fare l’esempio di una città dove la sinistra non è riuscita ad arrivare neanche seconda, grazie ai professori, ai colti e agli artisti, è stata fatta all’Arena Argentina con la proiezione del film Palombella rossa. Poteva mai il povero Giovanni Burtone, navigato eroe della migliore Democrazia cristiana, candidato del Pd, riuscire a vincere lungo via Etnea avendo addosso tutti questi vecchi arnesi dell’eterno Sessantotto?
Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra. E forse è anche un diabolico gioco delle parti che si consuma nel palcoscenico d’Italia se si pensa che il vero beneficiario del travaso dalla terrazza alla piazza non è il futuro della sinistra, non Pancho Pardi, non i Girotondi, neppure Beppe Grillo furbo al punto di ritagliarsi la giusta fettina di marketing, ma Di Pietro, un formidabile arcitaliano, uno che starebbe a destra un minuto dopo che da destra se ne fosse andato via Berlusconi. Così come Marco Travaglio, un degno erede delle migliore tradizione giornalistica liberale, costretto a sorbirsi la folla plaudente di gruppettari invece che quella di cari galantuomini dell’Italia borghese a lui più consoni, per sensibilità e stile. Ma quello che dalle terrazze arriva in piazza è la schiuma di un ribollire mai sopito: le stesse parole messe in libertà dal palco – dalla nuova P2 allo Psiconano, dalla solita Resistenza alla Costituzione fino al consueto dileggio del Papa – evocano un canovaccio certamente usurato ma malevolo giusto al punto di mantenere vivo l’odio, il cieco odio, l’eterna guerra civile che separa l’Italia dei migliori e quella degli italiani persi nel torto, al punto tale che se un galantuomo vuol rivendicare il diritto di essere non-berlusconiano, e molti da destra lo sono, figurarsi da sinistra, come può rischiare di confondersi poi con questa terrazza precipitata in piazza, questa élite delle Fiorelle Mannoia grondanti indignazione? Benedetto quel Pci degli anni passati che sapeva fare fronte alle derive estremistiche, poveretta questa sinistra di oggi pensionata dalla magia furbacchiona (è il caso di dirlo) del radicalismo di successo, quello dei professori, dei colti e degli artisti. È proprio significativo che il ceto dei letterati, ancora una volta, abbia deciso di planare dalla terrazza alla piazza.
Ma pare che l’intransigenza glamour paghi, prova ne sia che Sandro Bondi – un serio ministro, una persona mite ed educata, uno che lavorerà per i Beni Culturali e per il patrimonio artistico dell’Italia, sia essa quella dei migliori che quella dei peggiori – abbia dovuto subire al suo ingresso alla Milanesiana i fischi del pubblico (verosimilmente fatto di colti e di artisti) e un’infastidita stretta di mano di Umberto Eco, proprio quell’Eco che è l’orgoglio e il vanto dell’Italia nel mondo. Che porca Italia doveva esserci nella mano di Bondi? Voleva significare questo Eco tra tutti i segni semiotici dei significanti? Ho letto che Sandro Veronesi, un autore che ammiro, uno scrittore che certamente ha mietuto pubblico tra i lettori di questo quotidiano, travolto dalle sue stesse parole, ha testualmente detto: «Qualsiasi giornalista integro non lavorerebbe nemmeno sotto tortura per il Giornale». Ecco caro direttore, non me ne frega di Berlusconi (non lo voto), non me ne frega del No Cav Day (non ci vado), mi frega molto l’Italia e giusto per far ricredere Veronesi ti chiedo l’ospitalità oggi. Senza farti perdere tempo con la tortura.
Pietrangelo Buttafuoco

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Antò, fa caldo…

2 Luglio, 08 · Lascia un Commento

Lascio la rovente Romagna (35°) per cinque giorni in Val di Fassa.

Ci rivediamo martedì.

Sorvy

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Silvio genio del crimine.

2 Luglio, 08 · 2 Commenti

Provo ad azzardare. E se Berlusconi in realtà fosse il grande manovratore della magistratura? Se dietro a tutta questa immonda ed apparentemente inutile polemica ci fosse la mano  – a questo punto sicuramente diabolica – del cavaliere di Arcore? Altrimenti non si spiegherebbe come mai la magistratura italiana continui a regalare, con le sue decisioni, calci di rigore a porta vuota al nostro Silvio.

Non si spiegherebbe il meccanismo mentale che ha portato il Gip di Verona Girgio Piziali, in merito alla vicenda degli otto nomadi fermati dalla polizia con l’accusa di aver costretto i figli a compiere furti in abitazioni, a non convalidarne il fermo in quanto “Il delicato istituto” del fermo è stato “piegato ad altri fini, tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale”.

Trattandosi di nomadi – e visto quanto sia facile identificarli - l’astuto magistrato ha poi sostenuto che “L’assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto sia stato piegato ad altri fini, che – precisa – non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali che presiedono la libertà personale”.

Ma arriviamo al capolavoro del pensiero integralista sull’ integrazione ed il rispetto delle altrui radici culturali. La Polizia ha intercettato alcune telefonate in cui alcuni adulti dicono ai bambini che li avrebbero picchiati se non fossero tornati con la refurtiva e che avrebbero fatto violentare le bambine. Secondo il Gip, si tratta di ”mere espressioni linguistiche rudi e volgari (delle imprecazioni per intenderci – scrive -) utilizzate con funzione aggressiva e intimidatoria, ma senza che si possa dire, in questa fase e con i dati fin qui acquisiti – a parere del Gip – che siano frasi cui si potevano ritenere seguissero condotte corrispondenti”.

Silvio caro fattelo dire: sei proprio un genio del crimine!

La notizia completa su TGCom

Sancho

by grande bugia

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Questa è la volta buona.

2 Luglio, 08 · 4 Commenti

Lo scontro fra magistratura e parlamento è lo scontro fra corpi dello Stato che fino ad oggi e da ben 15 anni combattono ad armi impari. La magistratura pone veti all’organo legislativo, blocca le leggi, indaga con un accanimento che non ha paragoni con nessun altro paese del mondo ogni uomo di governo che non si piega al suo dictat, tiene sotto schiaffo ministri, sottosegretari, parlamentari, capi di governo, segretari di partito che non sono della propria parte politica. Perchè la magistratura è un partito politico, ma non si sottopone al giudizio degli elettori. E’ una casta con poteri immensi, che in Italia fa  disfa qualsiasi cosa. In nessun paese al mondo un giudice può andare in televisione e a reti unificate fare dichiarazioni come quelle che fece Di Pietro nel 1994. In nessun paese al mondo magistrati che distruggono una intera classe politica poi si candidano a sostituirla in parlamento (vedi gli anni di tangentopoli). In nessun paese al mondo un uomo corrotto come Di Pietro che si fa regalare una mercedes da un suo inquisito e una scatola di scarpe piena di soldi (mazzetta per corrompere il magistrato), viene assolto da altri magistrati in difsa della casta.

Ma pare che questa volta come Capo dello Stato non c’è un massone schifoso come Scalfaro, c’è un comunista largamente più onesto di Scalfaro.

Questa volta Berlusconi ha fatto tesoro delle esperienze di governo precedenti. Questa volta è irremovibile. Riportare la magistratura ad uno Stato di diritto. Basta fascismi, dittature e caste. La magistratura deve rispondere dello scempio e dello schifo che rappresenta.

Magistrati, questa volta non ci sarà pareggio. O rospi da ingoiare. Questa è la volta buona.

Sorvy

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