Il Sorvegliato Speciale

Post da Ottobre 2006

Il peggior partito di governo.

31 Ottobre, 06 · 10 Commenti

Il Satrapo vecchiardo s’è mangiato l’ultima sua creatura, l’ennesima di una lunga serie. Non è un partito quello. E’ una setta. Delle più squallide, purulente, nauseanti e impresentabili.

Ma voi ve lo immaginate se invece che allearsi con la sinistra si fosse alleata con la destra? Ci avrebbe fatto vincere di sicuro ma a che prezzo? E il governo con quelli dentro  quanto avrebbe retto? Molto, ma molto meglio stare alla larga da quelli lì. Si starà pure all’opposizione ma con la soddisfazione di non allearsi con i migliori alleati dei peggiori avversari (leggi: i peggiori di tutti).

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E’ come sparare sulla croce rossa…

30 Ottobre, 06 · 12 Commenti

 

Parlar male di Tocqueville è veramete operazione facile. Si fanno del male da soli già da sole. E che male. Manco fossero il governo Prodi.

No. Non c’è più gusto. Mi sembra come sparare sulla croce rossa. Volano gli stracci da mesi. Parole grosse. Articoli sui giornali. Srl, quote societarie, notai e consulenti giuridici a far da cornice. E fin qui ve l’avevamo raccontato in più occasioni. Ma temo che al fondo di questa brutta storia del tentivo di crare in rete un aggregatore antidentitario nel nome del ”CON-FUSINISMO DESTRO-RADICALE” non c’è mai fine e prima o poi, ne sono certo, si sfideranno anche dentro i tribunali. Del resto sono 50 anni che lo rivediamo in tutte le salse. Dove ci sono i radicali ci sono guai di ogni genere. Noi ne siamo sempre stati convinti. Ma qualcuno ai massimi vertici di TV per oltre due anni ha voluto inisistere in nome del ”Fusionismo” più confuso. Ma cosa c’è di più velleitario del voler tenere insieme, sulla stessa barca, agnelli cattolici e leoni rosapugnanti, capre di sinistra e cavoli di destra, preservativi gonfiati iperlaicisti ultraprogressisti e fichi d’india conservatori. Prima o poi sarebbe sorto un conflitto generale, dove LE GIUGGIOLE radicali avrebbero avuto gustato meglio il LORO BRODO. E’ il loro habitat naturale (vedi l’attuale governo Prodi, vedi la ex Rosa nel Pugno, vedi tutti le alleanze dei radicali con chiunque …non è colpa loro, poverini: è che sono radicali. Se ne tieni dentro anche uno solo, son cazzi per tutti!!!).

Fin qui è storia risaputa. Ma…

 Ma non avremmo mai creduto, proprio mai, che il responsabile degli aggregatori di tocqueville per otto mesi, il vice del capo supremo, lo “sguattero”, come lui stesso si è definito, l’uomo fedelissimo, quello che ha sempre fatto il lavoro sporco per conto del signorotto che decide autarchicamente ogni cosa, facendo il fintodemocratico, andasse via incazzato e sbattendo la porta

Leggere per credere:

C’è veramente da divertirsi.

Una sola incertezza: cadrà prima il “confuso” governo Prodi o chiuderà prima l’altrattanto “confusa” Tocqueville?

Sono entrato nella redazione di TocqueVille nell’ottobre 2005 come semplice aggregatore. Dal febbraio 2006, poi, mi è stato affidato il compito di gestire e coordinare la redazione. Per otto mesi ho ricoperto questo ruolo tutti i giorni, dalle 11 di mattina fino a mezzanotte, sollevando dall’incombenza altre persone che si limitavano a prendersi il merito del lavoro altrui. Non me ne pento. Lo rifarei.Ma arriva un momento in cui la misura è davvero colma e non puoi più trattenerti dal dire ciò che pensi. Come molti di voi sapranno, TocqueVille sta per diventare una Srl e i signori soci (tra i quali c’ero anche io) in questi giorni si stanno accapigliando per decidere i membri del CdA. La bizzarria è la seguente: l’azionista di maggioranza, che già esprime due consiglieri su tre, si è preso il lusso di “suggerire” anche il terzo nome, portando a fatto compiuto le pochi voci discordi e facendo leva sui “Sì” smodati e caricaturali dei nani e ballerine che popolano la redazione.C’è chi ha abbozzato una protesta; chi, da vero ed encomiabile idealista, crede che le cose si possano ancora aggiustare; e chi, come me, alla fine è sbottato. E il motivo di questo “scazzo” è anche, e soprattutto, di natura personale. Per 8 mesi sono stato lo sguattero del suddetto azionista di maggioranza, godevo della sua piena fiducia e il “giocattolo” TocqueVille mi era stato affidato al 100%. Avevo mani libere su tutto, non ero censurato né limitato nello svolgimenti del mio ruolo. Un mese fa, però, qualcosa cambia. Cambia il fatto che io ho deciso di accettare un’offerta professionale molto importante per la mia carriera giornalistica, abbandonando, dunque, il ruolo di coordinatore della redazione di TocqueVille.
Ecco lo spartiacque. Il signor socio di maggioranza non l’ha presa bene, evidentemente. Perché da quel giorno in poi molte cose sono cambiate:
1. Il sottoscritto non è più considerato socio del gruppo di maggioranza come invece si era stato detto durante la riunione di Roma
2. Il sottoscritto diventa immaturo (te ne sei accorto adesso, ipocrita?) e non adatto a ricoprire ruoli di reponsabilità. E guarda caso sono le stesse parole del Richelieu di TV, l’azzeccagarbugli “consulente giuridico” che ormai è davvero l’eminenza grigia della città.
3. Il sottoscritto viene BOICOTTATO dal suo ex superiore nella corsa al posto in CdA.
Questa è la fiducia che il signor socio di maggioranza nutre nei confronti di chi ha gestito TV per 8 mesi COMPLETAMENTE DA SOLO, mentre lui si limitava a godersi i bagni di folla. Questo duro post non potevo fare a meno di pubblicarlo. Mi tengo dentro queste cose da troppo tempo e per troppi mesi ho continuato una pubblica difesa d’ufficio del suddetto signore, anche a costo di andare contro quello che pensavo. Per questo motivo forse dovrei scusarmi con molte persone che avevano capito prima e meglio di me le sue vere mire. Mi scuso con loro, pur continuando a non condividerne il metodo
Sia chiaro. La redazione è composta da gente per bene, che non ha secondi fini. E non ce l’ho con loro. Alla quasi totalità degli aggregatori va il mio più sincero grazie per avermi aiutato in questi mesi duri, quando chi doveva aiutarmi sul serio se ne infischiava altamente.Mi sembra superfluo aggiungere che in questo momento io esco da TocqueVille perché c’è un limite a tutto. Se qualcuno ha voglia di mettersi sotto i piedi la propria dignità, lo faccia pure. Domenico Naso ha deciso di smetterla. Schiena dritta e via per la mia strada. A TESTA ALTA!

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poca voglia di scrivere…

30 Ottobre, 06 · Lascia un Commento

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In relax… ma noi l’avevamo detto.

27 Ottobre, 06 · 9 Commenti

Oggi godetevi un VIDEO .

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ANDREA’S VERSION del 26/10/06

26 Ottobre, 06 · Lascia un Commento

Andrea’s version

Prima constatazione. Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs, l’altroieri a Firenze ha detto: “Il quotidiano che si piega alla spinta, all’impropria pressione di questo o quell’azionista, è un giornale messo fuori gioco dallo stesso mercato”. Seconda constatazione. Il Corriere della Sera ha impiegato una mezza paginata per un sontuoso pompino a Giovanni Bazoli, “diventato banchiere per caso” e “orgoglioso di aver tutelato dal 1982 a oggi l’indipendenza del Corriere della Sera”. Terza constatazione. Non è il primo servizietto del giornale a chi gli tutela l’indipendenza, si ricorda per esempio di recente un’intervista fantastica. Con ciò. Qui non si sta insinuando che il Corriere sia per Bazoli come la Pravda per Breznev, il Granma per Fidel, che assomigli a ciò che il Renmin Ribao fu per Mao Tse Tung o il Foglio per l’Amor nostro. Assolutamente. Avevamo solo in mente Famiglia Cristiana perché, da atei devoti, ci è capitato di scorrerla l’altro giorno. Dio non voglia che il giornale dei preti moderni scriva di punto in bianco su Benedetto XVI manco fosse il Papa, ci siamo detti. Non si scrive sotto tutela. Con un fioretto, però, potrebbe anche trattarlo di quando in quando come il suo Bazoli.

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Uno che ha capito tutto di Tocqueville (e a cosa serve un blog).

24 Ottobre, 06 · 12 Commenti

Un altro blog che va via da Tocqueville , oramai è uno stillicidio. In modo garbato come io non potrei mai fare (chi mi conosce lo sa), dice quello che io dico da sempre ma facendosi capire benissimo. Forse perchè lo dice senza urlare e senza dimenticare una sola virgola, ma nessuno dei tantissimi che conosco ha mai così bene spiegato le motivazioni della profonda crisi di Tocqueville. Ne ha raccontato la storia dal suo punto di vista. Con ironia. Senza troppo prendere sul serio se stessi e la realtà dei blog.

Sarà un caso ma come tanti altri che sono andati via da Tocqueville, hanno scelto di ricominciare l’avventura della RIGHT NATION come era alle origini.

Dove siamo già a quota 204. 

Fantastico il passaggio finale del post di Vincenzo Fiorentini :

Col passar del tempo ho realizzato che il problema di TV e’ il fusionismo a tutti i costi, che da un lato sconfina (per definizione: perche’ si cerca di contemperare visioni incompatibili) nel relativismo sociale, politico, religioso che molti – certamente io – vorrebbero combattere; e dall’altro, per contrappasso, in una piccola “dittatura” di minoranza d’ elite – di cui a me giungono solo echi, ma echi udibilissimi, che magari si esplica (pare, dicono, sembra) in una costituzione societaria scritta da una oligarchia. Oligarchia che peraltro rispecchia molto approssimativamente le posizioni e il peso della maggioranza (di solito) silenziosa della right nation italiana: maggioranza, forse, in TV, ma soprattutto nel mondo reale. Comunque, mi pare che spesso non rifletta le posizioni mie. A tutto questo, legittimo e ragionevole quanto si vuole, io non riesco ad affezionarmi e, quindi, non voglio dare endorsements espliciti o impliciti: altro motivo per non restare.Ancora: per me partecipare a TV e’ stato per qualche (breve) tempo anche l’illusione di poter contribuire in qualche modo – forse illusorio, solo futuribile, solo embrionale – a raddrizzare questo paese miserando. In un post scoraggiato post-elezioni scrivevo Mi viene da pensare che il governo di cdx, lungi dal cambiare migliorare desinistratizzare deradicalchic-izzare, in realta’ riusciva appena appena a contenere l’onda dell’idiozia. Ora il guano travalica gli argini e spazza via tutto. Eppure anche contenere l’onda era – e’ – qualcosa che andrebbe coltivato e promosso. Come diceva Calvino, cercare quel che tra noi non e’ inferno e farlo crescere e dargli spazio. Io ora in TV – sia la sua nuova struttura visuale, sia la sua struttura interna ancora non definita (almeno vista da qui), siano le defezioni di gente cui ero affezionato, sia banalmente il mio feeling in proposito – questa speranza confusa e imprecisa ma sincera e potente non ce la sento piu’. Un po’ per tutto questo, direi, e’ ora di andare.

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La grande Chiesa di Ratzinger e quella piccola e triste di Tettamanzi.

19 Ottobre, 06 · 21 Commenti

“Meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarsi cristiani senza esserlo”. 

Il Cardinale di Milano Tettamanzi

Quanta differenza con il discorso che ha pronunciato oggi il Papa a Verona. Di fronte alla chiusura (se non alla scomunica) dei giorni scorsi del cardinale di Milano Tettamanzi nei confronti dei cosidetti “atei cristiani” (Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Oriana Fallaci e molti altri), il Papa ha voluto ribadire la sua posizione di apertura e di amicizia nei loro confronti con queste parole che sono l’opposto di quelle di Tettamanzi:

È inoltre sentita con crescente chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede.
La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia.

 

Vi riporto di seguito un estratto del suo importante e lungo discorso ( qui  invece nella sua interezza):

“L’Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà. Nella medesima linea, l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza.

L’Italia però, come accennavo, costituisce al tempo stesso un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana.
La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti, mentre è in atto un grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni, ma ormai sempre più anche alle famiglie. È inoltre sentita con crescente chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà.

Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede.
La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli.

 Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia. Tocca a noi infatti – non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo Spirito Santo – dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo,
la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo,
perché è presente ovunque l’insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo.”

Papa Benedetto XVI a Verona

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Perfino Rep.

19 Ottobre, 06 · Lascia un Commento

E se lo scrive Repubblica vuol dire che è perfino peggio di così!

Quasi, quasi c’è da augurarsi che duri ancora pò Mortadellone, e che non lo facciano cadere. Giusto per farli arrivare ai minimi storici…

Sorvy

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Il lungo, il corto e il pacioccone.

19 Ottobre, 06 · 5 Commenti

 

“Il lungo, il corto e il pacioccone” è il titolo di una canzone che gracchia tutte le mattine dal mangianastri di mia figlia, che la ascolta quando si veste.

È roba di uno Zecchino d’Oro di tanti anni fa, che io ascolticchio come d’abitudine da sotto la doccia senza nemmeno far caso a cosa dice.

Stasera però mi è tornata in mente mentre, nel pollaio quotidiano della mia cena serale, alle prese coi bimbi, la moglie e tutto l’ambaradam di sempre, mi è capitato di sentire i titoli del Tg.

Il lungo stava sul primo titolo, quello che parlava di Roma e dell’incidente sul metrò.

Il lungo è proprio lui, è Walter Veltroni, che con la consueta espressione di chi sta dicendo qualcosa destinato a rimanere scolpito nei cuori di tutti commenta i fatti, i risultati delle inchieste, gli ennesimi progetti della sua amministrazione, già pronti come se fossero sempre stati lì in un cassetto.

Si sa che Veltroni è così.

È bravo ad annusare l’aria e a dire quel che la gente vuol sentirsi dire per scrollarsi subito il problema di dosso; e biascica quelle parole trite e false con l’aria sacerdotale di chi sta dicendo qualcosa che tutti assorbiranno come spugne, e tra cinque minuti si ricorderanno solo del suo nome: “Veltroni”, sempre lui, quello delle figurine e dell’Africa e del cinema e di Kennedy e di tutto l’armamentario del luogo-comunismo imperante.

È un campione di retorica.

Anni fa sull’Unità che dirigeva attaccò “Il Giornale” perché aveva pubblicato l’indirizzo di Violante. Non si fa così, disse, non si diffonde l’indirizzo di un bersaglio della mafia. E aggiunse testualmente: “troppi sono stati, in questi anni, i rosari di morti”.

Ma va’ là. Come se la mafia, per imparare certe cose, avesse bisogno di leggerle sul “Giornale”.

E anche stavolta Walter ricalca la parte.

Poi però d’improvviso muta espressione. Si fa come più sincero, più turbato, ma stavolta davvero, e non parla né dell’incidente, né dei morti, né della città.

Gli chiedono delle polemiche e lui non rintuzza saccente come fa sempre, ma se ne esce con questa frase: non mi aspettavo tutto questo livore su di me.

Per una volta, forse, Walterino ha visto lungo.

Ha sentito forte il fiato degli avvoltoi (“meno feste, più sicurezza”) ma non ha opposto il solito finto scandalo, la solita supponenza retorica.

Ha capito, tutto d’un tratto, forse davvero per la prima volta, che a un sacco di gente Veltroni sta proprio sulle palle.

Il corto stava sul secondo titolo, e si chiama Marco Follini.

Premetto che settimana scorsa l’ho incrociato a Roma. Camminava lungo via Barberini e- giuro- procedeva talmente sbilenco che da lontano l’avevo scambiato per un paraplegico o roba del genere. Probabilmente era fritto nei suoi pensieri (fra l’altro ho perfettamente capito il Berlusca che non poteva accettare i suoi diktat: già prende sì e no il 4%, in più sembra un mezzo mongolo…).

Bene, il suddetto stasera ha finalmente fondato l’Italia del Mezzo, il suo partitone senatoriale che punta a “dare voce a una parte grande dell’Italia che soffre uno schiacciamento della tenaglia di questo bipolarismo”.

Di per sé, ammettiamolo, è un grande idea.

Il problema è che ha il respiro corto, cortissimo.

Altro che contro il bipolarismo: è una garbata ma subdola via d’uscita per una lenta annessione alla banda ulivista.

Insomma, più che l’Italia del Mezzo pare l’Italia del Mezzuccio.

Infine, il pacioccone.

Non vi dirò chi è, ma stava sul terzo titolo.

È un genio che sta facendo le grandi sorti del paese con ogni dichiarazione, e quella di oggi si commenta da sé: benissimo le donne islamiche col velo, purchè si veda la faccia.

Cazzarola! Non ci avevamo pensato.

(E la sua? Quand’è che non la vedremo più?)

By Estiqatsi

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E’ partito il Partito Della Boccuccia

19 Ottobre, 06 · 1 Commento

Nasce l’Italia di Mezzo e non poteva non avere come simbolo una bella boccuccia a culo di gallina … una boccuccia tutta tricolore. Si era pensato in un primo momento di mettere la foto del fondatore, Marco Follini, come simbolo ma nella foto non si vedeva bene la boccuccia. E che partito dell’Italia di mezzo è senza una gigantografia della boccuccia”?

Sorvy

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La RIGHT NATION italiana sta per partire!

18 Ottobre, 06 · 6 Commenti

The Right Nation, la scelta giusta…
…tu da che parte stai?

Se volete saperne di più su di noi o volete essere inseriti nel blog roll di The Right Nation scriveteci

 qui

The Right Nation... The right choice

 

The Right Nation, la scelta giusta.

The Right Nation“The Right Nation” è il titolo del libro pubblicato nel maggio del 2004 da John Micklethwait e Adrian Wooldridge. Dopo aver letto quel libro è nata l’idea di mettere on line un punto d’incontro fra blog, siti internet e lettori assidui o occasionali della rete che nella Right Nation si ritrovano, e desiderano importarla in Italia.

Siamo rimasti affascinati da questo movimento spontaneo nato negli U.S.A., così ben descritto nel libro di J. Micklethwait e A. Wooldridge.

La “Right Nation” rappresenta una vera rivoluzione della società americana. Sa organizzarsi dal basso e coinvolge tutti gli aspetti della società: politica, economia, cultura e religione. E’ un movimento che sa di appartenere ad una grande nazione e fieramente insegna ai suoi figli a ripetere tutti i giorni a scuola la Pledge of Allegiance:

“I pledge allegiance to the Flag of the United States of America, and to the Republic for which it stands, one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all”.

Noi non siamo americani. Ma a loro guardiamo, per imparare ad amare noi stessi, amarsi come fanno loro, riscoprire la nostra identità e le nostre innegabili ed inestirpabili radici giudaico-cristiane.

Noi siamo italiani. E in quanto tali ci sentiamo profondamente legati all’America, per quel vincolo di amicizia rinsaldato negli anni, che ha origine nella grande lotta di liberazione dal Nazifascismo, alla quale sacrificarono molte vite, e per aver costituito nel tempo una diga materiale e morale all’avanzante comunismo. Un’amicizia che si rinnova oggi, nella lotta al terrorismo internazionale e a tutte le forme di integralismo islamico, che proprio il Presidente Bush ha chiamato “nazi-islamismo”. Un’amicizia per la libertà.

E ai nostri amici Americani guardiamo per imparare ad essere come loro, una Right Nation.

Ma per raggiungere questo obiettivo è dentro noi stessi che dobbiamo guardare, cominciando a combattere la nostra mollezza interiore, dando vita a una battaglia culturale contro il pensiero debole, il relativismo della mentalità dominante. Impegnandoci a fondo per estirpare dalle nostre radici l’arrendevolezza della sinistra italiana di fronte alla sfida dell’integralismo islamico. A questo compito saremo prima o poi chiamati, per evitare di dover rispondere della nostra passata cedevolezza, prima o poi. Diciamo no oggi, forte e chiaro, al nichilismo culturale, per non trovarci un domani nudi e impassibili di fronte a un nemico armato fino ai denti.


La Scelta Giusta
Abbiamo voluto chiamarci così perchè è meglio partire da un luogo e da una esperienza che ci affascinano e ci coinvolgono, piuttosto che coltivare un progetto ideologico ed utopistico. In altre parole: vogliamo costruire nel nostro piccolo e dal basso una Right Nation Italiana, prendendo spunto da “ciò che c’è” e non da “ciò che dovrebbe esserci”. Da ciò che Siamo.

Siamo un gruppo di blog e siti di area moderata e liberale che si riconoscono vicini alle idee del centrodestra, ma che intendono andare oltre la definizione meramente “politica”. Il nostro è un progetto che guarda alla cultura, al pensiero umano. Per questo ci rivolgiamo alle personalità più interessanti, più vive, che già da tempo indicano la strada e il lavoro da fare: il Presidente Marcello Pera, Magdi Allam, Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci, il professor Claudio Risè, André Glucksmann, Alain Finkielkraut e da ultimo, ma non per questo meno importante il Professor Ratzinger. Attingeremo a piene mani da loro perché di queste radici, di questa Europa, ci sentiamo figli. Guardiamo all’America per imparare ad essere Europei. Con la consapevolezza che potremo commettere errori, ingenuità, ma con la convinzione, altrettanto netta, che la strada da percorrere è quella giusta. La Scelta Giusta.

Appello sull’educazione

Manifesto per l’Occidente
di Marcello Pera

Fede, ragione e università.
Ricordi e riflessioni.

Discorso del Santo Padre
Aula Magna dell’Università di Regensburg
Martedì, 12 settembre 2006

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“GOVERNARE IL PAESE E’ COME FARE LE MOZZARELLE”

16 Ottobre, 06 · 6 Commenti

 

Governare questo Paese comporta tempo, pazienza … è  «come quando si fanno le mozzarelle» (fonte: ART. 21).  La dichiarazione del Paese-come-le-mozzarelle campeggiava sulla prima pagina della Stampa di Torino. Gli altri giornali hanno glissato per imbarazzo o forse per pietà. C’è qualcosa che suscita tanta pena, imbarazzo misto a commiserazione, rossere e vergogna nel sentirlo parlare quell’uomo da circo, presidente del consiglio per caso.

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RE TRAVICELLO

11 Ottobre, 06 · 2 Commenti

RE TRAVICELLO (by Sancho)

  Il Pierferdi vuol dire garanzia; quando uno è statista lo fa capire anche da piccole iniziative.E’ di oggi la notizia che Casini propone che se si vuole entrare in parlamento bisogna fare il test per le droghe “è la risposta necessaria alla crisi di credibilità del Parlamento”.Da questo si capisce che Pierferdi non si fa le canne; perché se si dovesse passare ad altri attributi necessari per un parlamentare… chessò… la fedeltà per esempio (alla moglie, alle promesse, agli alleati…), come la mettiamo?E siamo sicuri che non sia necessario anche un test per la sifilide? E un controllo sui siti visitati da parlamentari? (vogliamo escluderli i pedofili dal parlamento o no?).Metodi educativi sui figli? Igiene personale? Amici con precedenti penali? Infrazioni del codice stradale? Consumo di alcol? Scaccolamenti al semaforo?Meglio controllare tutto di tutti; che statista l’aspirante capo alla casa delle libertà.Pierferdi è fatto così: la travona nel suo occhio lo rende un po’ presbite.FORA DAI BALL PLEASE!Sancho

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ROBINIK E’ IL SESTO BLOG “PIU’ INFLUENTE D’ITALIA”

11 Ottobre, 06 · 12 Commenti

Dal Corriere della Sera di oggi questi sono i dieci blog più influenti d’Italia.

La prima cosa che mi è venuto in mente alla notizia - dopo ovviamente essermi felicitato col mio amico Roberto (al quale ho già dato la notizia via sms) - è che … The Right Nation batte Tocqueville 1 a 0.

E tutto questo prima ancora che The Right Nation esordisca ufficialmente … fra pochi giorni.

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Stamattina una “Right Nation” debutta alla Camera dei Deputati

10 Ottobre, 06 · 2 Commenti

Martedì 10 ottobre 2006 alle h 10,00 presso la Camera dei Deputati verrà presentato il volume “La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU486″ di Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella, edito da Franco Angeli. Introdurrà i lavori la Presidente della Fondazione Sublacense Vita e Famiglia On. Luisa Santolini. Dopo gli interventi delle autrici e dell’On. Marisa Nicchi (Ulivo) si aprirà il dibattito, a cui parteciperanno tra gli altri l’on Prestigiacomo (Forza Italia) e l’on. Lussana (Lega Nord).

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FUGA DA TOCQUEVILLE (da Alexis a Giacinto).

9 Ottobre, 06 · 6 Commenti

Continuano le fughe dalla ex città dei liberi.

La fuga eccellente di oggi è quella degli “strani cristiani”. Il famosissimo sito “STRANAU” che è diventato oramai un punto di riferimento imprescindibile di tantissimi cattolici e laici (quelli aperti e tolleranti)  che trovano nella giornalista e pubblicista Assuntina Morresi (scrive su Il Foglio e Avvenire) e nel suo interessantissimo sito, un’autorevole spunto di approfondimento dei temi di attualità ed in particolare quelli relativi al rispetto della vita umana in tutte le sue espressioni.

Non fatichiamo a capire il motivo per cui i maggiori siti cattolici, uno alla volta si stiano cancellando dall’ufficio anagrafe della città che, nata come città dei liberi, aperta inizialmente a tutte le espressioni liberali e conservatrici, si è ormai ridotta ad essere la città dei radicali che se ne sono sempre più “impossessati” tanto da farla diventare, senza diritto di voto, una società srl espressione della cultura relativista e nichilista più accesa e intollerante del nostro Paese: quella di JimMomo (leggi Pannella e Rosa nel Pugno) e di Cantor.

Sono felice di vedere l’adesione di “StranaU” al nuovo aggregatore liberalconservatore e cristiano THE RIGHT NATION, l’unico ormai che permette un vero dialogo fra laici e cattolici che si riconoscono su una comune identità  culturale, quella giudaico-cristiana,  che è fondante il nostro Occidente. Solo partendo dalla propria identità si può combattere il relativismo culturale ed il nichilismo imperante, che sia da sinistra (soprattutto) quanto da destra (purtroppo non indenne), sta disarmando l’Occidente. Pericolo tanto più grave in quanto siamo di fatti in guerra con un altro nichilismo: quello nazi-islamico che sulle nostre debolezze culturali ed identitarie conta, direi con successo, di trasformarci in Eurabia.

Moltissimi della rete Samzdat sono oramai passati alla The Right Nation. Altri si apprestano a farlo.

L’avevamo capito bene noi quando siamo andati a Sestri Levante. Ce lo aveva detto a chiare lettere Taradash in un intervento: non c’è più spazio nella “nuova Tocqueville” per posizioni “ultraclericali”, intendendo con quell’aggettivo includere non solo i cattolici “non adulti” ma anche tutti quei laici come Marcello Pera, Magdi Allam, Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci, Andrè Gluksmann, Alain Finkielhraut. Invocò Taradash al convegno di Sestri più liberalismo e meno conservatorismo. Facendo capire chiaramente che la Right Nation (quella originale, cioè americana) era di troppo a Tocqueville. Così sta accadendo. Il bannerino col Papa da difendere solo sulla base del principio della “libertà di parola” ne è la migliore testimonianza. La resa ai radicali è più che lampante. Ma abbiano almeno il coraggio di dire le cose come stanno!!! Avvisino tutti i cittadini con delle mail, di cui pure sono in possesso. Altro che ”una testa un voto”. I radicali si muovono sotto traccia ma con ottimi risultati.

Noi costruiamo qualcosa di assolutamente diverso. Forse opposto alla “nuova” Tocqueville. Soprattutto noi diciamo, senza ipocrisie, infingimenti e “confusionismi” cosa stiamo costruendo. Loro negano di fare quello che stanno facendo. Non si spiegherebbe perchè l’operazione “manu militari” sia nata in una riunione romana fra una dozzina di persone di cui due membri della Direzione Nazionale dei Radicali Italiani (Luigi Castaldi , più noto come Malvino e Federico Punzi, più noto come JimMomo) . Grazie ad un articolo del giornale Libero di Feltri ne siamo venuti a conoscenza. I radicali sono bravissimi in queste cose.

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America Alone n. 3

6 Ottobre, 06 · Lascia un Commento

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Dall’11 settembre 2001 viene trasmesso un solo disco in Europa: “Decapitateci e i nostri leader andranno alla moschea più vicina a dire che l’islam è una ‘religione di pace’. Pearl Harbour viene attaccata? Ordiniamo sushi. Uccidete i sodomiti e mutilate i genitali femminili? i gruppi gay marcieranno insieme a voi contro Bush e Blair. Il multiculturalismo sembra quella barzelletta della Guerra fredda, incui un americano dice a un sovietico, ‘ehi,nel mio paese siamo liberi di criticare il nostro presidente’. Il sovietico risponde, ‘lo stesso da noi, nel mio paese siamo liberi di criticare il vostro presidente’”.

Mark Steyn

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CHE FATICA PER TOCQUEVILLE “STARE COL PAPA”.

5 Ottobre, 06 · 12 Commenti

NO. NUN CE VONNO STA.

Anche quando dicono di “starci”, nun ce vonno stà.

Loro stanno col Papa, al massimo per una questione di ”libertà di parola”. E certo. Quella libertà non si nega a nessuno. Neanche al proprio peggior nemico.

Noi stiamo col Papa per quello che pensa, per quello che dice e per quello che rappresenta.

Il discorso del Papa a Ratisbona è perfino uno dei cinque manifesti fondanti la Right Nation (gli altri 4 sono: l’appello sull’educazione, il manifesto per l’Occidente di Marcello Pera, il libro “Io amo l’Italia” di Magdi Allam, il libro di F. Revel “L’ossessione antiamericana”).

Loro no!

Tant’è che dopo quasi un mese dal discorso di Ratisbona si sentono costretti, e solo per una “paziente battaglia di Gino“, a raggiungere un compromesso “digeribile” per tutti:

modificare il banner originale (quello del gruppo di blog aderenti a Samizdat, a cui Gino appartiene, e che pure rappresenta una parte importante dei cittadini di Tocqueville)

da così:

a così:

E l’unico modo per chiarire che loro stanno col Papa… ma  solo “per la libertà di parola” che deve essere riconosciuta a chiunque. Pare che sia proprio l’unico motivo di solidarietà quello del diritto di parola. Ma non entrano dentro quella parola. Dentro quel “Logos”. Il discorso più importante che sia mai stato pronunciato negli ultimi decenni sull’Occidente, sul rapporto fra fede e ragione, sul perchè la fede non è nemica della ragione ma anzi ne è la maggiore alleata.

Dimostrazione di ciò è il continuo maldipancia nel gruppo di redazione. Il tardivo bannerino opportunamente modificato non ha infatti evitato i distinguo e le precisazioni della leadership ”anticlero” della redazione (pare che tutti gli anticlericali di Tocqueville si concentrino infatti in redazione). Leggere per credere: JimMomo (il viscelarissimo anticlericale), Inyqua (l’anticlericale morbida, idem), Daw (che scrive “chi vuole capire capisca”… e chi deve capire? … cosa bisogna capire? ) e impensabilmente anche il mio mito numero uno, che non cito e non linko per il rispetto e la stima che gli porto da quando lo leggo e lo amo (cioè da sempre), ma ahimè ha linkato il peggio della produzione propagandistica di Radio Radicale . Praticamente mancava solo la presa di distanza di Andrea Mancia (con la sua fettona della torta) e oplà , il 100 della srl di Tocqueville e bell’e dissociata dalla iniziativa di Tocqueville stessa (o di Gino e basta?).

Il distinguo alla solidarietà – già tardiva, già di facciata, già maldigerita - è molto peggio della mancata solidarietà.

Tutto questo per ribadire che il Sorvegliato e gli oltre cento blog di The Right Nation stanno col Prof. Ratzinger ancora prima che col Papa, per lo stesso motivo per il quale a Tocqueville “nun ce vonno sta”. La condanna del relativismo culturale e la condanna del nichilismo e del rifiuto della sacralità della vita . Questo ai redattori proprio non va giù!

Tocqueville non si sa cosa è, nè verso dove sta andando (senza più ideazione come garante e punto di congiunzione, chi sa più che cosa è? La cosa di Mancia & JimMomo, Di Inyqua & Cantor? Una cosa che non si sa cos’è ma certo è radicaleggiante, relativista e fortemente nichilista).

Bisognerebbe avere il coraggio di dire quello che si è. Dire di che pasta si è fatti, a quale cultura si appartiene, quali maestri si hanno, a quale identità si tende.

Loro “nun ce vonno sta”?

Noi si!

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America Alone n. 2

4 Ottobre, 06 · 2 Commenti

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“Gli europei si stanno intrattenendo con la morte e pongono il mondo civilizzato alla mercé di forze, come il culto jihadista della morte e la nuclerizzazione free lance, che stanno reprimitivizzandointere parti del mondo. Vai in qualunque negozio per bambini ad Amsterdam o Marsiglia,Vienna o Stoccolma. Guarda le donne in burqa o in velo. Quello è il futuro!

MARK STEYN

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AMERICA ALONE n.1

3 Ottobre, 06 · 1 Commento

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“Quando una bandiera viene bruciata non è segno della sua debolezza, ma di forza”.Mark Steyn

(Mark Steyn è considerato l’erede di Mordechai Richler, l’autore di “Barney’s version”, canadese come lui, è a mio modesto parere il più irriverente scrittore vivente, il nemico numero numero uno del politicamente corretto, da oggi sul Sorvegliato Speciale ci sarà una frase quotidiana tratta dal suo ultimo libro “America Alone” . Non ancora pubblicato in Italia, è disponibile nella versione inglese).

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America Alone n. 1

3 Ottobre, 06 · Lascia un Commento

“Quando una bandiera viene

    bruciata

non è segno della sua debolezza, ma di forza”.

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FINANZIARIA MACELLERIA, ANCHE I POVERI PIANGERANNO!

2 Ottobre, 06 · 1 Commento

Per quanto si tenti di guardarla con occhio benevolo, per quanto ci si sforzi d’interpretarla in maniera positiva, per quanto si tenti di soppesarla con cautela, si è costretti ad ammettere che la nuova finanziaria sta nascendo sotto una cattiva stella.Romano Prodi nelle vesti di novello Robin Hood è poco credibile, troppo sovrappeso e troppo poco incline ad imprese eroiche, così come inclini a ben altro genere d’imprese sono Little John Fassino e gli altri suoi compagni. L’Italia come rappresentazione della foresta di Sherwood non convince, deturpata dalle infrastrutture e dall’inquinamento propone più piloni di cemento armato che alberi. Gli Sceriffi di Nottingham sono troppi e quando espropriano le case per fare passare il TAV, per costruire un inceneritore o una circonvallazione raccontano di farlo per il bene dei poveri.Il tutto è ancora in fase di discussione, di concertazione, di confronto fra le parti ma fra le pieghe del brusio di questo conciliabolo qualche indicazione di massima sembra emergere e prestarsi a qualche sia pur prematura considerazione.
Innanzitutto l’entità della manovra sembra attestarsi definitivamente sui 33 miliardi di euro, una grossa cifra che imporrà giocoforza altrettanto grossi sacrifici per tutti a prescindere dalla logica con la quale si è inteso ripartirla.
Il primo sacrificio in ordine d’importanza riguarda il taglio dei finanziamenti agli enti locali, nell’ordine dei 5 miliardi di euro. Questo taglio si ripercuoterà automaticamente su servizi essenziali quali sanità e scuola ed indurrà le amministrazioni a recuperare almeno parzialmente il minore gettito attraverso l’introduzione di nuove tasse e l’innalzamento delle aliquote di quelle che già esistono.
A questo riguardo è probabile l’introduzione del ticket sul pronto soccorso (fatti salvi i casi più gravi) sulle ricette, l’aumento di oltre il 10% dei ticket sulla diagnostica e sulle prestazioni specialistiche, l’introduzione della “tassa di scopo” e la devoluzione del catasto a partire da Febbraio 2007.
E’ bene sottolineare come il taglio dei finanziamenti agli enti locali e tutte le sue conseguenze in termine di decadimento del servizio e aumento della tassazione colpirà in maniera indiscriminata tutti i cittadini a prescindere dall’entità del loro reddito, rivelandosi in proporzione maggiormente gravoso per coloro che hanno scarsa disponibilità finanziaria e non possono oltretutto permettersi a livello sanitario e scolastico l’alternativa privata.
Dopo le accese discussioni delle ultime settimane le pensioni non dovrebbero essere oggetto d’interventi sostanziali, tranne un ritardo nei tempi “di uscita” per coloro che andranno in pensione il prossimo anno.
Sarà però anticipata al 2007 la riforma del TFR che da tempo suscita forti perplessità. In questo ambito l’intenzione sembra quella di destinare all’INPS al fine di “ossigenarla” una quota del TFR che precedentemente restava immobilizzata nelle aziende.
In campo IRPEF è previsto un modesto innalzamento (da 7500 a 8000 euro) del vergognosamente basso limite di reddito sotto al quale non si pagano le tasse, tale da consentire al massimo il recupero dell’inflazione. A questo proposito credo sia doveroso sottolineare come il vero problema che affligge chi deve sopravvivere con un reddito di 600/650 euro al mese non risieda certo nelle tasse ma nell’impossibilità di mettere tutti i giorni qualcosa sotto i denti e dotarsi di un riparo contro le intemperie. Dovrebbe (anche se le discussioni a questo riguardo sono ancora molto accese) salire al 43% l’aliquota per i redditi superiori ai 70.000 euro e diminuire leggermente quella per i redditi inferiori ai 40.000 euro, intervento che se sarà confermato si manifesterà, insieme all’aumento degli assegni famigliari per i redditi medio/bassi, come l’unico di tutta la finanziaria vagamente ispirato all’eroe popolare inglese.La tassazione delle rendite salirà al 20% uniformandosi agli altri paesi europei, anche se si ventila che da questa operazione potrebbero essere esentati i nuovi “bond-infrastrutture” verso i quali si vuole evidentemente indirizzare l’attenzione del risparmiatore.Saranno aumentati i contributi dei lavoratori autonomi e parasubordinati, colpendo anche in questo caso in maniera indiscriminata milioni di contribuenti dalla componente estremamente eterogenea. Non esistono infatti affinità di reddito fra un ricco notaio e il ragazzo che guida il camion dei gelati, il titolare di un grande magazzino e un rappresentante di prodotti per cartoleria, un farmacista e la signora che sopravvive dentro una piccola merceria.Sono previsti svariati interventi per sostenere il mezzogiorno, dal deja vu del bonus automatico per le imprese che assumono e fanno investimenti, al progetto d’importazione francese che consiste nell’individuazione di alcune aree nelle quali sarà possibile avviare nuove piccole attività imprenditoriali con sgravi fiscali e contributivi, fino al creativo escamotage di destinare le risorse stanziate per la costruzione del Ponte di Messina alla costruzione nel meridione di quelle infrastrutture basilari che attualmente mancano.Sarà introdotta una supertassa per i SUV nel tentativo incomprensibile di colpire le categorie più ricche solamente in funzione del fatto che viaggino su un fuoristrada anziché in coupè o sullo station wagon. Per pareggiare il conto saranno esentati dal pagamento del bollo di circolazione per 5 anni coloro che dal primo gennaio 2007 acquisteranno un’auto euro4. Un provvedimento di falso spirito ecologico volto da un lato a favorire il monopolista italiano delle automobili, dall’altro a penalizzare le categorie meno abbienti che oltre al danno consistente nel non potersi permettere di cambiare l’auto, subiranno anche la beffa di pagare un balzello dal quale i redditi più alti (sempre che non incorrano nell’errore di acquistare un SUV) saranno esentati.Il pubblico impiego è oggetto di feroci singolar tenzoni fra le varie parti dello stesso governo e le organizzazioni sindacali.
Le risorse destinate al rinnovo dei contratti allignano ancora nell’imponderabile mentre sembra sarà preso per buono l’assurto in virtù del quale sarà possibile assumere un lavoratore ogni 5 effettivi che per pensionamento o altro usciranno dal lavoro. Una condizione che porta automaticamente a riflettere sulle prospettive di occupazione che s’intendono dare ai giovani in questo paese.
Sarà riproposta la (spesso ventilata dal governo Berlusconi) polizza obbligatoria per i danni dovuti a calamità naturali. Un provvedimento finalizzato a preservare lo Stato da grandi esborsi in caso di terremoti, alluvioni ed altre catastrofi il cui costo ricadrà inevitabilmente sulle spalle dei cittadini proprietari di un immobile (la stragrande maggioranza degli italiani) con un peso inversamente proporzionale alla loro capacità di reddito.Il tanto pubblicizzato taglio del cuneo fiscale del 5% dovrebbe avvenire in due tempi e favorire per il 60% le imprese e per il 40% i lavoratori. Ben lontano dal manifestarsi come una panacea per tutti i mali che affliggono il nostro paese avrà con tutta probabilità effetti trascurabili (del tutto inadeguati a compensare le conseguenze delle nuove tasse) sul reddito dei lavoratori, avrà riscontri di una certa rilevanza solo per le grandi imprese con molti dipendenti ed è molto improbabile che costituisca elemento di traino della tanto agognata quanto invisibile ripresa economica.Il resto della manovra dovrebbe riguardare l’ormai abituale “buona azione annuale” consistente nella diminuzione dell’indennità per coloro che svolgono contemporaneamente il ruolo di ministro e parlamentare, incentivi e sgravi non meglio definiti e quantificati per le imprese che trasformano i contratti a termine in occupazioni stabili, altrettanto ectoplasmatici provvedimenti a favore dell’ambiente e l’immarcescibile lotta all’evasione fiscale che ogni qualvolta ci si trova dinanzi ad una manovra finanziaria sembra l’uovo di Colombo in grado di risolvere tutti i problemi.Purtroppo i problemi sono molti e ben lontani dalla prospettiva di una risoluzione. Questa finanziaria che farà molto parlare di sé nei prossimi mesi sembra essere lontana anni luce da qualunque atto di eroismo e totalmente inadeguata ad interpretare quel fantomatico ruolo di redistribuzione della ricchezza del quale si è tentato d’investirla.
Si tratta di una finanziaria pesante che imporrà sacrifici pesanti ad ogni categoria sociale, anche a quelle che durante la campagna elettorale venivano identificate come composte da individui e famiglie non più in grado di arrivare alla fine del mese.
Taglia drasticamente la spesa sociale, non propone rimedi seri al problema del precariato, non costruisce prospettive d’incremento del reddito delle famiglie e si limita a raschiare il fondo del barile come le manovre precedenti, sempre che un fondo il barile lo abbia ancora. 

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