Il Sorvegliato Speciale

Entries from Gennaio 2007

Dio, che uomo!

31 Gennaio, 07 · 15 Commenti

 

La lettera di risposta di Silvio Berlusconi alla moglie è la cosa più romantica che io abbia mai letto. Anticipato quest’anno di ben diciotto giorni la festa degli innamorati.

Ecco cosa scrive l’innamorato d’Italia. Sono così commosso che … se non fossi già sposato e non fossi un uomo… vorrei essere sua moglie.  :-)

«Cara Veronica eccoti le mie scuse.

Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso ma anche orgoglioso.

Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l’esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati.

Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno.

 Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere.

Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sè, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell’incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente.

Ma la tua dignità non c’entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento.

Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno.

Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d’amore. Uno tra tanti.

Un grosso bacio Silvio ».

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Desperate housewives all’italiana.

31 Gennaio, 07 · 9 Commenti

 

Chi l’ha detto che certi “eccessi” accadano solo in America?

Oramai siamo la nazione più vicina al cuore dell’impero e il merito è ancora una volta lui.

Ditemi qualcosa di anche lontanamente paragonabile a quello che è successo stamattina nei sessant’anni di storia repubblicana. Una donna fa una normalissima scenata di gelosia , come avvengono in pressochè tutte le famiglie italiane, quando lui fa il galletto con un’altra lei, solo che questa volta tutta l’Italia si ferma (letteralmente) a parlarne: con gli sms, i tam-tam che rimalzano da una radio ad un’altra, le battute davanti alla macchina del caffè, nei blog, nelle aperture dei giornali on line, durante le colazioni al bar, alle file delle poste, nei mercati rionali. Non so voi, ma io dovunque sono andato non ho sentito parlar d’altro per tutta la mattinata. Non era mia successo in Italia una cosa così per una scenata di gelosia fra un marito ed una moglie. Solo in America si possono trovare paragoni possibili. Forse. Una bella moglie rompe la cristalliera perchè gelosa del marito e fra un piatto e l’altro rotto, gli fa un bel dispettuccio. A chi non è successo? Ma che tutta l’Italia ne parli è solo la magia di chiamarsi Silvio Berlusconi e Veronica Lario.

E’ qualcosa che si dovrebbe studiare in termini di comunicazione.

Alla fine gli italiani (di destra o di sinistra) lo sanno che senza l’avvento del berlusconismo, nel bene e nel male, c’è solo  questa noia inguardabile.

Ma volete mettere un lettera incazzata di Veronica con queste letture tristissime 

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Lettera ai cattolici “adulti”.

29 Gennaio, 07 · 152 Commenti

 

Se sei uno di quei cattolici che ha votato Ulivo perché si sente vicino ai poveri e agli ultimi “e Berlusconi non è certo né povero e né ultimo”,se sei uno di quei cattolici che pensano che Papa, Vescovi e cardinali “s’ingeriscono troppo”,

se sei uno di quei cattolici della Chiesa del silenzio e … “Papa Ratzinger è un po’ troppo insistente e poi sui pacs sta esagerando”,

se sei uno di quei cattolici  che “non puoi obbligare chi non è cattolico a fare una famiglia come cazzo gli pare e piace”, 

se sei uno di quei cattolici che “cattolico si,  MA cattolico ADULTO” e che pensa con la propria testa, mica con quella della Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana,

se sei un cattolico che d’istinto sta dalla parte della pace e ci hai pure la bandiera arcobaleno (ormai sbiadita) al balconcino, ma che  se c’è da difendere la vita, la famiglia e l’educazione “mica si può imporre agli altri il proprio pensiero, eppoi: il diritto al vita è soggettivo, il matrimonio tradizionale è relativo… e la scuola che problemi ha?”, 

se sei uno di quei cattolici per cui l’essere cristiani è prima di tutto” un senso di colpa” per i crimini che
la Chiesa ha perpetuato da quando è nata fino a tutto il Concilio Vaticano II,

se sei un cattolico “della pace” e per te andare alla Perugia-Assisi è un must, 

se per te
la Bindi e
la Binetti sono il massimo del cattolesimo in politica…

 allora questa lettera è rivolta a te.

 Ti chiedo particolare attenzione a ciò che sto per dirti.

Continua pure a non ascoltare gli appelli drammatici del Papa sulla vita e la famiglia, non obbedire all’autorità, tappati le orecchie all’Angelus della domenica (il vecchio è troppo ossessivo… pacs di quà … vita umana di là).

 Non perdere tempo a leggere il discorso di Ratisbona sulla ragione .

Non fare lo sforzo di ascoltare il capo dei Vescovi italiani, quel tradizionalista destrorso di Ruini.

Continua, anzi, a pensare con la tua testa di cattolico “adulto”.

Fidati di Prodi e ricordati che  il tuo governo adulto è quello “buono”.

Ma un favore ce lo devi: semplice-semplice.

Esci di casa questa sera, attraversa la strada, apri la portiera della tua macchina, fai un sospiro profondo… poi sbatti la portella con tutte le tue forze, ricordandoti di lasciare almneo tre dita dentro. Fallo ripetutamente”.

Noi cattolici infantili e obbedienti alla Chiesa pregheremo, implorando tutti i santi del Paradiso, affinché il dolore sia lanciante.  

Tuo affezionato, Sorvy 

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Dio (e il suo d.i.) questa sera su LA7. Da non perdere!

26 Gennaio, 07 · Nessun Commento

 

La concezione di un Disegno Intelligente, che ipotizza un agente soprannaturale per la Creazione dell’Universo, contro le teorie evoluzionistiche ha acceso una guerra culturale nel mondo scientifico e religioso.
Si infiamma la polemica sull’insegnamento del darwinismo e lo scontro tra laici e cattolici sulle questioni della bioetica.

Se ne parlerà questa sera, in una puntata speciale di Otto e Mezzo, “Inchiesta su Dio”, condotta da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni, con il filosofo Gianni Vattimo, Telmo Pievani, filosofo della Scienza, Francesco Agnoli, docente di Diritto, Adriana Cavarero, docente di Filosofia della Politica ed il giornalista del Foglio Giulio Meotti.

All’interno verrà trasmesso un documentario inchiesta, ID NON VUOL DIRE IDIOTA di Stefano Pistolini, sull’avvento della Teoria del Disegno Intelligente.

Racconta l’autore dell’inchiesta: “Mi sono avvicinato al tema dell’Intelligent Design per caso fortuito, a fine del 2005, nel corso di un soggiorno di lavoro sulla Costa Orientale degli Stati Uniti. La curiosità giornalistica presto si è trasformata in ossessione, nella convinzione d’aver individuato una via d’accesso alle contraddizioni che agitano il presente americano, destinate a espandersi nel pianeta. Per indagare, approfondire e raccontare i temi - ovvero: l’avvento di una teoria rivoluzionaria che ingloba un risveglio filosofico e uno sguardo fisso alla religione. E poi un ragionamento sulla conflittualità mainstream/minoranza nella cultura del presente, la tolleranza e il dialogo della plausibilità nelle controversie culturali - ho utilizzato gli strumenti del giornalismo: documentazione, ricerca sul campo, narrazione e descrizione“.

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La coop sei tu

26 Gennaio, 07 · 10 Commenti

La Coop vende già giornali dei giornalai, i farmaci dei farmacisti e fra poco, per gentile concessione del governo “amico”, anche la benzina dei benzinai. Con la scusa delle liberalizzazioni oramai le Coop rosse diventeranno la gioiosa “macchina da guerra” di occhettiana memoria, attraverso la quale la “sinistra politica” garantisce gli affari alla “sinistra economica”, col consenso della “sinistra giornalistica”, il plauso della “sinistra intellettuale”, il silenzio della “sinistra satirica”, la copertura della “sinistra giudiziaria”. Ma non chiamatelo per favore “conflitto di interessi”. Dopo le banche “loro” si son garantiti affari d’oro per i supermercati “loro”.

Intanto voglio vedere se l’Italia rimarrà indifferente ai 14 giorni di sciopero dei benzinai. Le vedo già le file chilometriche di macchine davanti ai supermercati, con le commesse in grembiulino rosso addette alle pompe

… dindòn … la scignorina Evelina è desciderata alla pompa scèeei… scì ricorda ai scìgnori clienti che la tescèra coop da diritto ai favoloscì premi… ogni 50 euro di discìel tre etti di mortadella in omaggio … la cooooop scèèèèi tuuuuuuu!

Ma se si riempiono la bocca di liberalizzazioni perchè non le fanno fino in fondo: con tutto il mercato, compreso quello della grande distribuzione (dove assistiamo ad un regime di quasi MONOPOLIO DELLE COOPERATIVE ROSSE , in alcune regioni, come l’Emilia Romagna, la Coop gestisce il 70% del totale dei supermercati. Non vi pare una strana coincidenza?), come in America, e non solo con alcuni settori, già largamente tartassati? E perchè non liberalizzare anche la scuola lasciando che siano i privati a gestire l’educazione dei nostri figli - allo Stato invece il compito di tappare i buchi - magari consegnando ad ogni bambino italiano un buono scuola da spendere dove vuole (pubblico o privato) come avviene nei Paesi liberali, quelli seri? A meno che… vuoi che prima o poi non ci pensino? …. non trovino il modo di mettere banchi e cattedre nelle coop… in fondo alla corsia dei pelati… non lontano dalla scignorina Evelina della pompa scèi.

Cosa che, a conti fatti, non mi dispiacerebbe affatto.

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Martini, ovvero la Chiesa che non dice nulla.

24 Gennaio, 07 · 9 Commenti

E’ la seconda volta in un sola settimana che linko un post dell’ Anarca. Di fronte a una tale intelligenza (perché semplice accusatrice del dato e perciò più grande delle intelligenze degli intellettuali… anche di vecchi cardinali da salotto) non si può rimanere ad osservare. Occorre almeno linkare, segnalare: riportare.Fantastici anche i commenti sul suo blog  sul post in questione. La blogger Iniqua scrive: “Indubbiamente la fede è questione ‘incredibile’, questa è la sua forza e, secondo me, la sua debolezza… Quello che piano piano le sta scavando la fossa” l’Anarca risponde: “… quando l’incredibile scomparirà e tutto sarà credibile, chiuderemo questo blog e ci ritireremo nel deserto a cercare lì le tentazioni… perché a quel punto il mondo non avrà più nulla da dirci.” E poi ancora: “Crisi di consenso nella Chiesa?… strano per una come te che grida sempre all’ingerenza clericale. La forza della Chiesa non si conta nei numeri. 12 Apostoli cambiarono il mondo annunciando uno scandalo e una stoltezza e tu ti preoccupi di qualche vocazione in meno? Spaccatura? Schieramenti? Ehi stai parlando della Chiesa di Roma mica del Partito Democratico…”. Sono duemila anni che la dichiarano morta eppure …

Ogni volta che leggo qualcosa del card. Martini ringrazio lo Spirito Santo di aver vegliato instancabile in quei giorni di conclave di un Aprile in cui tutti ci sentivamo un po’ più soli; lo ringrazio di aver albergato nel cuore di quei santi uomini riuniti e di averli illuminati della Sapienza, così da evitare che ci capitasse Papa uno come Martini.
Io e Welby e la morte,
l’articolo che l’anziano prelato ha pubblicato domenica sul Sole 24Ore, colpisce non per ciò che dice ma per quello che non dice, come quasi tutte le cose che Martini scrive. Quelle colonne sono piene di vuoto. Un vuoto tanto più drammatico e pericoloso perché proviene da un uomo di Chiesa che sa che quel vuoto verrà riempito da interpretazioni arbitrarie e contraddittorie. In quel vuoto c’è l’assenza di una parola ferma che agganci la dottrina ad una interpretazione chiara, priva di fraintendimenti. In quel vuoto c’è il solito, noioso gioco del sottinteso con cui la Chiesa debole prova a dialogare con il mondo sperando di accattivarsi la sua simpatia. Ma un pastore non deve lasciare spazio ai sottintesi ma rivendicare il valore di un’antropologia cristiana che dovrebbe essere premessa ad ogni riflessione. Il card. Martini se la dimentica spesso come fosse un surplus da omettere. Applica un principio di “finanza creativa” all’etica (tolgo di qua, ometto di là) in modo tale che alla fine il bilancio quadri e lo spirito del tempo dei suoi interlocutori ne esca soddisfatto. È il paradosso sta proprio qui: Martini, nel suo articolo, in realtà non lascia spazio all’eutanasia e non critica la decisione della Curia romana di negare i funerali religiosi a Welby. Eppure l’intero mondo laico e progressista lo interpreta così; interpreta le sue affermazioni come aperture ad un pensiero che non è della Chiesa. E questa ambiguità è il segno di un errore che è profondo e radicato nella cultura cattolica progressista: l’errore di fondare il dialogo sulla necessità di farsi accettare, di farsi piacere a tutti i costi evitando di affermare i punti di partenza di una verità che per un cristiano sono irrinunciabili.
Ma il rischio di questo gioco oggi è grande per questo la Chiesa sta cambiando la sua strategia
come ricorda mons. Ravasi: “Viviamo il tempo dell’amoralità. Fino a qualche anno fa l’atteggiamento era: “Seminiamo e qualcosa resterà”. Oggi il seme si disperde, l’operazione che si sta facendo è fendere la nebbia dell’amoralità con luci forti. (…) Non è più tempo soltanto di verità penultime, come l’impegno sociale, ma di annunciare le verità ultime, capitali, decisive e discriminanti: vita e morte, bene e male, giusto e ingiusto, amore e sesso. In questi casi qualche volta anche l’urlato, l’uscita con la punta, per tagliare la mucillagine, è fondamentale. Cosa che non si fa, nemmeno all’interno della Chiesa stessa. Il rischio è sempre che la nebbia ci avvolga”. Già il rischio è quello e il card. Martini è ormai un uomo della nebbia. Le sue parole e i suoi scritti emanano luci opache, toni grigi che si confondono con il mondo, che non orientano.
C’è una parte della Chiesa che ha paura di rompere con lo spirito del tempo; che vuole farsi accettare e amare da tutti; che confonde il dialogo con l’equivoco dei punti di partenza. L’articolo di Martini è emblematico di questa confusione. Martini sa che il suo richiamo all’accanimento terapeutico in riferimento al caso Welby è improprio e ambiguo poiché lo stesso Consiglio Superiore di Sanità,
nel parere del 20 dicembre 2006,
ha affermato che il trattamento cui Welby era sottoposto non configurava il profilo dell’accanimento terapeutico.
Martini sa che il principio dell’autodeterminazione del paziente in bioetica è un principio ristretto che si limita al consenso consapevole dell’atto medico.
Martini sa che per la Chiesa il confine tra una possibile “limitazione dei trattamenti” e l’abbandono terapeutico è un confine labile (come ha ricordato Ruini nella sua
prolusione) e che rischia di legittimare quella cultura necrofila che vuole la morte come unica soluzione alle malattie degenerative e invalidanti. Per questo quell’articolo è uno sbaglio, perché non affronta questi aspetti.

La Chiesa progressista, quella di Martini e di Tettamanzi, quella dei focolarini e della comunità di S.Egidio, quella dei boy scouts con le bandierine arcobaleno e dei teo-dem che mescolano “parrhesia” e ignoranza, è la Chiesa che non vuole capire che per un credente i dilemmi etici non sono incidenti di percorso ma sono il limite e la misura che danno valore alla domanda di senso. Per la cultura laica, definita tra libero arbitrio e progressismo scientifico, il dubbio etico spesso è solo un rallentamento, un inutile ostacolo che la libertà individuale deve provvedere a rimuovere. Lo scientismo (non la scienza ma l’ideologia della scienza) è dogmatico come la religione; si basa anch’esso su un antropologia di partenza che però è esattamente l’opposto di quella cristiana.

La Chiesa di Martini è la Chiesa che piace molto agli intellettuali, ai salotti del capitalismo laico e a quelli radical chic; ma è anche la Chiesa che non piace al popolo di Dio che forse, dai suoi pastori, non si aspetta la nebbia… ma qualche luce forte. Gorge Weigel nel suo libro su Benedetto XVI, ricorda i funerali di Don Giussani a Milano, il 22 febbraio 2005. Giovanni Paolo II volle che fosse Joseph Ratzinger a celebrarli. L’omelia di Ratzinger cominciò così: “Don Giussani era cresciuto in una casa povera di pane, ma riccca di musica e così fin dall’inizio fu toccato, anzi ferito, dal desiderio di bellezza (…) e così trovò Cristo”. L’omelia di Ratzinger durò 20 minuti e alla fine fu accolta da “un’intensa standig ovation di migliaia e migliaia di ragazzi, ragazze, uomini e donne. Poi finita la messa “il cardinale Tettamanzi si alzò per pronunciare alcune parole di commiato e quando finì ci fu silenzio nel duomo”. Il freddo “pastore tedesco” aveva entusiasmato la folla; il cardinale progressista e benvoluto dagli intellettuali laici, l’aveva lasciata indifferente. Una Chiesa che parla senza dire nulla e in quel nulla lascia spazio a tutto, sarebbe meglio stesse in silenzio.
Giacomo Biffi, uno di quei cardinali che non scrive sul Il Sole 24Ore né su Repubblica e che non gli importa di piacere al mondo, ha pubblicato un libro straordinario: “Contro Maestro Ciliegia”, una lettura teologica della favola di Pinocchio carica di umorismo e di ironia. Biffi ricorda che il cristiano, come Pinocchio, è un “disadattato del mondo” e che la Chiesa, come la fata turchina, è una realtà “inaudita” perché “la più viva preoccupazione della Chiesa non deve essere quella di rendersi più credibile – cioè più conforme alla mentalità e alle attese degli uomini- ma al contrario di mantenersi «incredibile», perché solo così può essere riconosciuta come Chiesa e suscitare la fede”.
Chissà se il cardinale Martini ha mai letto la favola di Pinocchio…

 

update: il commento migliore all’articolo del card. Martini l’ho trovato qui, in 3 righe

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Se il problema della sinistra è… la sinistra.

19 Gennaio, 07 · 3 Commenti

Viaggiando nella rete si può incappare in una bellissima analisi di un blog intelligente sulla crisi della sinistra. Impedibile e perciò ve la riporto integralmente. Grazie al blog dell’anarca.

Doveva essere la nuova primavera del Paese, così ci avevano detto quella sera a piazza SS. Apostoli. Dopo neanche un anno la primavera è diventata “l’inverno del nostro scontento” per dirla con Nicola Rossi. Non che noi ci avessimo creduto molto: rondini quella sera non se ne vedevano, qualche beccaccia si ma se una rondine non fa primavera figurarsi le beccacce. Ma questo salto improvviso dalla primavera all’inverno, senza neanche un giorno d’estate per farsi un bagno nel mare proletario di Capalbio o di Sabaudia, ha sorpreso anche noi.
Prima quella storia della Fase 1 che doveva diventare
Fase 2. Ci avevamo sperato, avevamo pensato: “finalmente hanno capito che razza di boiata hanno fatto!”; invece alla fine tratta di qua, rimangia di là, traccheggia di sopra, boccheggia di sotto, la Fase 1 è diventata una Fase 1bis ”Dobbiamo contrastare la caricatura giornalistica della fase 2: non è stata pensata in alternativa alla fase 1 ma per consolidarla” (Piero Fassino, Asca del 9 gennaio 2007). Eppoi, siccome le parole di un leader sono certezze granitiche, sette giorni dopo a Porta a Porta, lo stesso Fassino ha detto: “io penso che da Caserta sia uscita la fase 2″. Nel frattempo mentre Fassino sta ancora cercando di sciogliere l’enigma, i centristi di Formiche scrivono che bisogna passare dal Piano A al Piano B: “è il momento in cui è necessario mettere in campo uno sforzo di fantasia e, se c’è coraggio, un piano B. Il piano A finirà infatti per portare ad esiti imprevedibili e incontrollabili, del tutto opposti a quelli desiderati”. Insomma dal piano A al piano B nella speranza di non finire al piano terra perché poi si deve scendere, il tutto incrociando la fase 1 che, dopo una breve fase 1bis, ha portato alla fase 2 del dopo Caserta. Chiaro no? Talmente chiaro che Nicola Rossi ha capito tutto e si è infilato cappotto e cappello e se ne è andato sbattendo la porta. Anzi no, l’ha lasciata un po’ socchiusa sperando che qualcuno lo seguisse e così è stato; Franco De Benedetti ha detto che “rinnovare la tessera dopo la prova non esaltante di Rutelli e Fassino a Caserta sarebbe ridicolo”. Peppino Calderola ha fatto di peggio: è rimasto ma si è arreso e, giusto per non fare male a nessuno, ci ha scritto sopra un articolo per il Corriere della Sera così che la cosa rimanesse tra pochi.
E il problema dei DS si è allargato al Partito Democratico: la Bresso non è d’accordo sull’impostazione culturale; Fabio Mussi mena fendenti con la mano sinistra (
l’idea del partito democratico è un’idea manifestamente fallita, che procede per inerzia”), Cacciari risponde con la destra (”Questo PD è solo un contenitore“). E quando Repubblica svela la prima bozza del manifesto del futuro PD, dal giornale di De Benedetti (il finanziere non il politico, quello che il futuro Partito Democratico lo avrebbe già comprato) ci si aspetterebbe toni trionfalistici, entusiasmi, enfasi di sorta… e invece l’articolo sembra già un necrologio.
Insomma se i Ds
“evaporano”, come dice Mussi,
il Partito Democratico “fa acqua da tutte le parti” come dice Gavino Angius; manca che “la casa brucia” e “il progetto sta a terra” e i 4 elementi dell’universo ce li abbiamo tutti. La sinistra italiana da europeista diventa presocratica.
In questo frullatore, quello che continua a fare la figura del pirla è sempre il povero Fassino (forse il meno peggio ed il più onesto); è lui che si sacrifica e prende schiaffi. Gli altri lo mandano avanti e gli ridono dietro: uno fa finta di parlare al telefono con Condoleezza. Un altro manda lettere inutili a Repubblica.
Un terzo fa finta di fare il sindaco di Roma e nel frattempo tesse una ragnatela degna di Shelob.

Forse ha ragione il prof. Pasquino quando dice che “ci sono molti leader nel centro sinistra ma non c’e vera leadership cioè capacità di mediare, di guidare e decidere”. O forse il problema è che la sinistra italiana, per diventare veramente riformista, dovrebbe smettere di essere la sinistra italiana: quella straordinaria sinistra che ha fatto la storia d’Italia, la resistenza, la lotta di liberazione (con qualche piccolo eccesso in Emilia e in Toscana, che l’Iraq di oggi sembra un luogo di educande); quella straordinaria sinistra che ha guidato il movimento operaio con un occhio sempre ai padroni, che ha cavalcato la guerra fredda a suon di rubli, che ha inventato l’imbroglio dell’eurocomunismo, che ha governato dietro le quinte il giustizialismo di mani pulite azzerando l’unico vero riformismo che a sinistra si era prodotto in 30 anni… quello craxiano. Ma sopratutto la sinistra che ha costruito, unica in Europa, il sistema di potere clientelare, parassitario, economico-finanziario più forte: quello dei sindacati e delle cooperative. Sistema di potere che ovviamente è anche base di consenso e di voto e quindi, per ora, irrinunciabile.
Perché la questione sta tutta lì, oltre le lenzuolate di Bersani. Quando Sergio Chiamparino dice
“quello che ha fatto Gonzales dopo la caduta di Franco e quello che ha fatto Blair dopo la Tatcher assomigliano più o meno a come io immagino e sogno la nascita del Partito Democratico in Italia”, fa un’analisi giusta e corretta su come alcune sinistre europee sono diventate moderne. Ma il problema italiano è un altro. Ve lo immaginate voi Felipe Gonzáles al telefono con el señor Consorte dire: “¿tenemos un banco?”.

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IL GIULIVO IN FORMISSIMA

19 Gennaio, 07 · 14 Commenti

Il blog satirico più famoso della rete (ebbene si, in rete la satira non è ”de sinistra”) è scatenatissimo. In un solo giorno ha sfornato due pezzi uno più bello dell’altro:

Il bello di tutta la vicenda di Vicenza
e’ che a questo punto o si fa la Base Americana
o cade il Governo,
qualsiasi sia la soluzione e’ comunque graditissima.

MEGLIO CEPU CHE PRODI

Laurea ad Honoris Taxa

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Spiritismi.

18 Gennaio, 07 · 5 Commenti

Cominciò tutto  con Tronchetti Provera e il caso Telecom, era passato appena un mese dall’inizio del governo, e già si sentiva Romano Prodi dichiarare “Non sapevo!”. Dimissioni di Provera e di Angelo Rovati. Poi con l’articolo fantasma della legge finanziaria che depenalizzava i reati degli amministratori: “Non sapevo!”. Poi il caso Alitalia Air France e le dimissioni di Jean Cyril Spinetta. Prodi: “Non sapevo!”. Infine il caso dell’allargamento della base Nato di Vicenza: “Non sapevo!”.

E’ chiaro poi che uno così, per avere notizie, deve fare le sedute spiritiche.

Sancho.

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Il governo “chiacchiello”

17 Gennaio, 07 · 8 Commenti

 

(vignetta di Mauro Biani www.Maurobiani.splinder.com)

  • “Che ci sia il dissenso della sinistra radicale è una cosa normale, ma se il dissenso determina la politica estera del governo allora non va bene perché sarebbe un governo chiacchiello.” Clemente Mastella, leader dell’Udeur 
  • “Rivolgo un appello alle forze americane preposte alla sicurezza delle basi in Italia: non sparate, mantenete la calma, se nelle prossime ore ci saranno delle incursioni nelle vostre basi”. On. Francesco Caruso.
  • “La Rai dovrebbe fare una trasmissione con quiz a premi per indovinare quale sia la politica estera italiana”. Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica
  •  “Il governo ci ha detto solo bugie. Prodi, Parisi e D’Alema ci avevano spiegato che non c’era nessun impegno preso da parte del governo italiano, noi ci opporremo in tutti i modi a questo insediamento militare.”. Laura Fincato della Margherita, Elettra Deiana, Gino Sperandio, Tiziana Valpiana del Prc, Luana Zanella dei Verdi, Lalla Trupia dei Ds e Severino Galante del Pdci 
  • “È pronto un appello firmato già da 35 senatori e da tantissimi deputati. Saremo più di 120 parlamentari” Elettra Deiana (Prc) 
  • “Sulla base di Vicenza Prodi riferisca in aula” Il ministro Alfonso Pecoraio Scanio
  • “In Italia ci sono gia’ troppe basi Nato. L’Alleanza Atlantica e’ ormai anacronistica e superata. Richiede una modifica profonda, le ragione per cui era nata non ci sono piu’, ammesso che ci fossero in passato (sic!!!).” Armando Cossutta
  • “Sono molto deluso, molto dispiaciuto. Posso capire i problemi di Prodi, ma non condivido assolutamente la decisione del governo sull’ampliamento della base Usa a Vicenza. A questo punto chiedo a maggior ragione il coinvolgimento della popolazione e che si faccia subito il referendum”. Oliviero Di liberto
  • “Tutta la questione, e’ stata gestita fin dall’inizio in un mondo inappropriato” il Ministro degli Esteri D’Alema

 Se non è “chiacchiello” questo governo e questa maggioranza, allora ditemi voi…

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Ohmammamia!

16 Gennaio, 07 · 1 Commento

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L’ultimo comunista d’occidente.

16 Gennaio, 07 · Nessun Commento

 A parte Gianni Minà, Oliviero Diliberto, Bertinotti … siamo in tanti ad aspettare il lieto evento.

Lo spumante, of course, è in fresco.

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A Vicenza l’America misura Prodi

16 Gennaio, 07 · Nessun Commento

Romano Prodi è in imbarazzo per la decisione che gli spetta sull’ampliamento della base americana di Vicenza. Sa bene che i rapporti con l’America attraversano una fase assai critica, e che le sue repliche all’attacco di Silvio Berlusconi non avranno alcun peso a Washington se, al momento di dire di sì o di no all’applicazione di un annoso trattato, sceglierà in modo diverso da come hanno fatto tutti i suoi predecessori. In politica estera, infatti, si possono usare tutti gli artifici retorici del mondo, ma viene poi un momento in cui bisogna scegliere con chiarezza. Probabilmente la questione della base veneta non avrebbe assunto tutto il valore simbolico e politico che ha ora se le relazioni transatlantiche dell’Italia non fossero diventate tanto turbolente. L’insistenza dell’Amministrazione americana ad avere una risposta urgente nasce proprio da qui, dalla volontà di sondare fin dove arriva l’influenza dell’ideologia antiamericana nel governo italiano.
Anche Massimo D’Alema deve essersi accorto che la sua ultima provocazione, quella contro l’intervento dell’aviazione americana, su richiesta del governo legittimo, contro le milizie integraliste in Somalia, aveva passato i limiti. Ora spiega che si tratta di un dissenso “circoscritto”, ma per essere convincente dovrebbe citare qualche caso significativo in cui prevale il consenso sull’azione del governo americano. In un’ottica provinciale sembra forse più rilevante l’esigenza di non scontentare i pacifisti a senso unico che fanno parte della maggioranza e del governo di quella di non guastare in modo irrimediabile le relazioni con la più grande potenza e il più importante alleato. Ma l’America non è tanto lontana come sembra e presenta il conto a Vicenza, il che fa saltare tutti gli equilibrismi verbali. A Washington il modo un po’ astruso di ragionare dei politici italiani è sempre parso incomprensibile, almeno secondo Kissinger, già ai tempi di Moro e Fanfani. Però l’Italia era apprezzata perché, sia pure con fumisterie e verbosità, ha sempre tenuto fede con scrupolo ai trattati. Su questo punto non si può giocare su alcuna differenza tra repubblicani e democratici e tanto meno si possono dare lezioncine come quella impartita dal nostro presidente del Consiglio a Bush: “Dovrebbe ascoltare il rapporto Baker”. Ascolti invece Prodi il consiglio di un suo ministro, Giuliano Amato, che sull’ampliamento della base di Vicenza ha detto: “L’Italia farebbe bene a dire di sì perché c’è stato un orientamento già espresso dal precedente governo in tal senso”.

Editoriale de IL FOGLIO del 16/01/2007

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La sinistra affonda miseramente.

15 Gennaio, 07 · 2 Commenti

L’ultimo sondaggio vede crollare ulteriormente la fiducia degli italiani nell’attuale governo e rileva dei dati a dir poco preoccupanti per i partiti della sinistra. Ancora più incredibili sono i rilevamenti sulla fiducia a Prodi. Il 58,5 % degli italiani preferirebbe avere Berlusconi come Presidente del Consiglio. Solo il 30,5 si ritiene soddisfatto dell’attuale capo del Governo. Ma il dato da brivido è la percentuale degli italiani che hanno fiducia in questo governo: il 27,5%. Dire che non si ricordi un governo che sia uno, dal 1948 ad oggi, che si sia trovato una così pesante sfiducia da parte della stragrande maggioranza degli italiani (ben il 72,5%) è dire una cosa che è contro ogni possibile contestazione. Il governo più odiato della storia della Repubblica dovrebbe riflettere un po’ sulla sua incapacità di governare e sulla sua cattivo stato di salute invece di manifestare tutta la sua arroganza dorotea da “balli sul Titanic”. Il governo cattocomunista ha fatto flop da tutti i punti di vista. E intanto giurano che dureranno anni. Non so se ha ragione Silvio Berlusconi a dire che le prossime elezioni di primavera coincideranno con la fine del governo. Sicuramente più durano e più sarà negativa la loro sconfitta. Alcuni dicono che il governo dovrebbe arrivare alla data fatidica per permettere una pensione d’oro ai parlamentari. Sono 735 giorni (due anni e sei mesi) dal 15/05/2006 , giorno di insediamento del governo Prodi II. Stando ai calcoli insomma, il governo cadrà il 21/05/2008. Con buona pace dei pensionati d’oro e con una terribile esperienza di governo per l’Italia. Noi no lo sappiamo se oseranno tanto ma ci poniamo una domanda: se lo meritava l’Italia tutto questo? E intanto se si fosse votato l’8 gennaio 2007 così sarebbero stati i risultati del voto:

32,6 FORZA ITALIA 11,8  A.N.

5,3 LEGA

4,1 UDC

0,9 Alternativa Sociale

0,8 D.C. +  De Michelis

2,2 Altri di centro destra

Totale CENTRO DESTRA 57,7 

26,0 L’ULIVO5,8 Rifondazione Comunista2,3 Italia dei Valori

2,2 Comunisti Italiani

2,0 La Rosa nel Pugno

1,9 Verdi

1,1 Udeur

1,0 Altri di centro sinistra

Totale CENTRO SINISTRA 42,3

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“Un governo anti-americano, servo di Parigi”.

15 Gennaio, 07 · 2 Commenti

«Dobbiamo impegnarci tutti per le prossime amministrative, voteranno 11 milioni di italiani, le amministrative saranno anche elezioni politiche». È un Berlusconi a tutto campo quello che interviene in collegamento telefonico alla festa azzurra di Roccaraso, in Abruzzo. «State tranquilli - rassicura i suoi- mi sento bene, sono determinato e combattivo e potete contare sul fatto che continuerò a combattere affinché Forza Italia continui ad essere un baluardo per la democrazia in Italia».

«SERVI DELLA FRANCIA» - Duro l’attacco del Cavaliere alla politica estera di Prodi e D’Alema, che a suo dire «strizza l’occhio agli Hezbollah» e si è schierata con l’asse franco-spagnolo che persegue una alleanza «euro-araba». «Nei nostri cinque anni di governo abbiamo dato vita a una politica estera leale nei confronti dell’alleanza atlantica». Al contrario, prosegue Berlusconi, «questa Italia di Prodi, servendo l’asse fra Parigi e Madrid, insegue l’ambizione francese in una strategia euro-araba». Una strategia, sottolinea, «che mira ad escludere l’influenza americana e che ha come interlocutori, purtroppo, l’Iran di Ahmadinejad». Come conseguenza di ciò, «l’America ci ha messo ormai nella lista dei paesi non affidabili, una decisione che avrà ripercussioni sul commercio estero dell’Italia». In questo governo, insomma prevale l’atteggiamento della «sinistra antiamericana e antioccidentale».

Da Il Corriere della Sera on line

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ANDREA’S VERSION dell’11.01.2007

11 Gennaio, 07 · 6 Commenti

Dopo un lunga pausa natalizia, che avrei voluto non chiudere mai, si ricomincia a scrivere… bè scrivere è una parola grossa… diciamo a “copycat”tare… così va già meglio. Non è facile ricominciare a scrivere dopo essere stati tanto a lungo fuori dal tunnel. E il mondo REALE, con tutte le sue contraddizioni, rimane comunque il migliore dei mondi possibili. Manco Prodi e/o Pannela riescono a rovinarmelo. Manco i botti tarantini da attacco da prima guerra del golfo. La realtà è più grande più bella delle cazzate ascoltate dal Presidonto italieno in tenuta discorso-di-fine-anno. Come cominciare allora questo 2007?   Copiare per copiare, niente rende meglio di una Andrea’s version fresca di giornata. Giusto per ricordare dove siete: sul SOR-VE-GLIA-TO SPE-CIA-LE!

Because irony, irony… first thing is the irony.

“Non si capisce a quale titolo il portavoce dell’Amor nostro, Paolo Bonaiuti, si permetta di definire “capitale della sceneggiata” la città di Caserta, dove da oggi, si riunisce in conclave l’Unione. Un po’ più di rispetto. Manca un accordo sulla riforma elettorale, questo è vero, ma potrebbe essere il segno di un confronto vivo. Latita l’affinità sui pacs, anche questo è vero, ma non si può negare che tanto Bindi quanto Pollastrini abbiano idee brillanti. Non c’è intesa sulle liberalizzazioni, diciamo pure che è evidente, ma scagli la prima pietra chi è senza peccato. Non si vede armonia sulle pensioni, sul pubblico impiego, sulla mobilità, sulla legge Biagi, sulle prossime leadership, sul Partito democratico, sulle autostrade, sulle strade statali, sulle provinciali, si litiga sulle mulattiere, sulla Tav, sull’indulto, su Israele (questo però di meno), sull’ambiente, sull’università, sulla cultura, sulla collocazione europea, su Chávez e Fidel Castro, sulle banche (questo però di più), su fase due, tre, quattro e sul concetto di accelerazione. Tutto vero. Ma che l’esercito di Franceschiello si ritrovi in una Reggia, questo rimane fantastico.”

 Andrea Marcenaro dal Foglio di oggi.

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