| Andrea’s version | |
Lo si potrebbe chiamare coordinatore, sentite come suona, “coordinatore del Partito democratico”. O se no organizzatore. O connettore, oppure connettente. Reggente, altrimenti, o sostenente, governante, controllore, conducente, manovratore, o pilota. Pilota viene bene: “Pilota del Partito democratico”. Speaker, in alternativa, portavoce, portaparola, guardaportone, concièrge, viceprimario, portantino, primo assistente, coadiutore, coadiuvante, prima spalla, anche prima spalla è stupendo. “Prima spalla del Partito democratico”. Non seconda, terza, quarta spalla, no, prima. Prima spalla. Bello. Anche fautore, proselito, epigono, apostolo, no, apostolo è meglio di no, ma non va escluso cicerone, vademecum, non tirapiedi, tirapiedi sembra brutto, ma guida sì, sentinella, vedetta, capoposto, damigello, donzello, o se non cardine, maniglia, e perché no staffiere, sentite qui, “staffiere del Partito democratico”. Eh? O palafreniere del Partito democratico. Che se a Prodi sembrasse ancora troppo, potrete sempre chiamarlo col fischio. |
Entries from Maggio 2007
ANDREA’S VERSION del 31.05.2007
31 Maggio, 07 · 5 Commenti
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Where is Casini?
30 Maggio, 07 · 3 Commenti
- Berlusconi e Fini: «Via questo governo»
- Berlusconi: «Al Colle salga Prodi»
- Fini all’attacco: “Prodi ammazza il Paese”
- Bossi:«Io e Silvio andremo al Colle»
- Berlusconi” il voto è democrazia“
- Fini: “Italia un paese malato, Prodi sta uccidendo il paziente”
- Berlusconi: “Il Pd nasce già morto!”
- Bossi: Risultato delle amministrative è una legnata pesantissima …
- Berlusconi: “Via il governo delle tasse”
- Elezioni, Berlusconi-Fini: ”Governo indebolito”
- Berlusconi e Bossi festeggiano
- BERLUSCONI PENSA A UNA NUOVA MANIFESTAZIONE
Non passa una sola ora senza una dichiarazione o di Berlusconi o di Fini o di Bossi.
E Casini?
E’ da lunedì sera che non abbiamo più notizie di Casini.
Where is?
Why not?

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Numbers, no words…
30 Maggio, 07 · 5 Commenti

Si prendano le provinciali: il centrodestra raggiunge il 57,1 per cento, con l’Unione al 38,5. Come dire quasi 20 punti di differenza. La Cdl è cresciuta del 4,7 per cento, il centrosinistra ha perso il 7,1. Drammatico il tonfo dell’Ulivo, cioè il futuro Partito Democratico: calato al 22,4 per cento, meno 8,1 rispetto alla precedente tornata.
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La rinascita della politica parte dal Nord.
29 Maggio, 07 · 13 Commenti

“E’ chiaro che non sono soddisfatto del risultato, al nord del Paese c’e’ un disagio evidente nei confronti della politica”
Romano Prodi
Adesso però smettiamola con sta puttanata della crisi della politica. Se si perdono le elezioni la crisi è solo di chi le perde. Chi prende il 60 o il 70 % nelle città del nord non soffe di crisi della “politica” EVIDENTEMENTE.
E’ in crisi Berlusconi che aumenta i suoi voti? E’ in crisi la Lega che cresce ovunque? E’ in crisi Alleanza Nazionale che conquista città del Centro-Sud (Reggio Calabria, Lecce, Latina, Rieti) con percentuali altissime? Alleanza Nazionale aumenta anche sensibilmente al nord… A parte l’UDC che non fatto scintille (e qui si gode!) tutti i partiti del centro destra sono aumentati in modo considerevole. Al nord moltissimo (con percentuali bulgare e mai raggiunte prima d’ora) ma anche nel centro sud si è avanzato nella media.
La sinistra la deve smettere di impossessarsi di termini che non appartengono a nessuno come “la gente”, “la politica”, “la società civile”. Che idiozia è quella di dire che se il popolo non vota per te ma vota (in massa) per un altro allora “è in crisi”. Ma chi vi credete di essere? Ma smettetela… rosiconi!!!!
La gente, la politica, la società civile non è proprietà di nessuno. Se c’è qualcosa in crisi è questo governo e quella parodia di presidente del consiglio con la faccia da prete sfigato … Ahi capito, mortadellone?
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Caffè ottimo stamattina.
29 Maggio, 07 · 8 Commenti

Al bar dove tutte le mattine, puntuale come un orologio svizzero, prendo il mio caffè e sfoglio il foglio (bisticcio quanto mai gradevole) stamattina assistevo alla più godibile delle scene per i miei 5 sensi di berlusconiano residente nel cuore delle rossissima Romagna. Due signore di mezza età fumavano, rodevano, tossivano, rodevano, gracchiavano, stordite come due corvacci rossi che hanno appena sbattutto sui vetri, non previsti, davanti ai loro nidi:
“…ma com’è possibile che quel bastardo di Berlusconi abbia vinto fino a qua? Alle porte di Forlì.”
Castrocaro e Dovadola sono i due Comuni della Provincia “FC” dove si è votato. Entrambi e per la prima volta espugnate al primo turno dal centrodestra. Due paesini che è come se fossero Forlì tanto le sono attaccate lungo il lato ovest, quello che porta a Firenze, al “muraglione”, alle colline toscoromagnole. Una breccia aperta alle porta di Forlì proprio nel suo lato più Tosco e rosso. Due piccoli centri che rompono il monopolio rosso durato sessanta lunghissimi anni. Saranno pure insignificanti questi due paesi ma la rabbia, la frustrazione delle due signore al bar mi hanno mostrato il senso reale di queste elezioni. Dopo questo governo Prodi niente è più sicuro per la sinistra. Neanche la tenuta nella zona più rossa d’Italia: Forlì.
Che caffè ottimo stamattina. E che soddisfazione salutare le due signore in piena crisi di nervi con la mia manina che stringe LIBERO e con un sorriso a 32 denti dire loro: “…piove signore oggi eh?”
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Nel Nord la sinistra non c’è più.
28 Maggio, 07 · 2 Commenti

E’ ancora presto per commentare, mancano tutti i dati delle liste ma dalle reazioni sia della CDL che della sinistra l’impressione è che il dato esorbitante è nel nord dove sembra che la sinistra ha perso l’ira di Dio. Un esempio? La roccaforte della Provincia di Genova, da sempre prov. fra le più rosse d’Italia va per la prima volta sotto il 50%. In tutto il resto del nord la sinistra perde vistosamente mentre nel resto d’Italia arranca perdendo comunque dappertutto. Spero di non sbagliarmi ma domani ne leggeremo delle belle.
Nota locale: Nella vicina (a me) Castrocaro vince il centrodestra. Brutto segnale per i rossi (anche di rabbia) forlivesi …
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Waiting election’s results
28 Maggio, 07 · 7 Commenti
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Te la do io “la crisi della politica”…
24 Maggio, 07 · 15 Commenti
Troppo facile così. Ce l’hanno menata per anni che la destra al governo faceva mancare il latte ai bambini e che a fine mese la gente moriva per le strade in cerca di cibo (salvo poi pareggiare alle elezioni) ma intanto hanno gridato in tutte le salse alla fine del berlusconismo. Giudicate voi. A me pare che Berlusconi è sempre in auge. Nelle piazze fa il pienone, eppure alle elezioni locali, vince le coppe internazionali, si compra Endemol con gli applausi di tutti (anche di Prodi), fa politica attiva, lo intervistano ogni due per tre su tutti i giornali e i sondaggi danno il suo partito ai massimi storici (tutti i sondaggisti nessuno escluso) … e ovunque vada è al centro della scena, che sia dal Family day o al congresso dei DS.
La sinistra è in caduta libera su tutti i fronti. Il governo Prodi negli ultimi tempo è fischiato da tutti: opposizione (it’s normal), ministri corrucciati (it’s very inusual), sindacati (strange!), laici (Pannella is very furious), cattolici (see Family Day), famiglie laiche e cattoliche, gay (idem), pacifisti, Gini Strada in ritiro dall’Afghanistan, Vescovi presidenti minacciati (Bagnasco) e Vescovi ex amici (Ruini), laicisti accaniti, destri, sinistri, centristi, maoisti, sindaci de sinistra delle città del nord, filosofi veneziani sindaci, elettori siciliani, delusi girotondisti, capezzoniani, consumatori, sportivi del calcio sbertucciati dagli Ucraini, taxisti, parrucchieri, liberi professionisti, pensionati, consumatori di Marjuhana, abolizionisti, fancazzisti, drogati, suore, transessuali, camerieri…..non c’è categoria che abbia soddisfazione da questo governo) ed invece si grida alla fine della politica tout court.
No cari miei. Se qualcosa sta finendo è proprio questa sinistra pavida e indecisa, questo governo inconcludente, questo Prodi che bofonchia la sua nullità e tutti quei ministri e dirigenti poiltici pavidi che tirano a campare giorno per giorno e che nell’editoriale di Giuliano Ferrara sulla prima pagina del Foglio di oggi vengono definiti “istrici e i cinghiali che se ne stanno tutti ben rintanati a giorno pieno” parlando di crisi della politica (un inganno creato ad arte da coloro che vedevano il beberon vuoto di latte due anni fa), non potendo confessare innanzitutto a loro stessi e poi agli italiani una assoluta assenza di leaderhip. Prodi è bollito e nessuno vuole bruciarsi cercando di togliere la patata bollita dalla pentola a pressione che inizia a fischiare la parola FINE.
Ma non prendete più per i fondelli gli italiani. La politica non è in crisi. Dateci le elezioni e ve lo dimostriamo.
Vogliamo una leadership, subito!
Le ciance sulla crisi della politica nascondono la pavidità dei politici
Se ne stanno tutti ben rintanati, come gli istrici e i cinghiali a giorno pieno. Berlusconi è un leader riconosciuto e carismatico, e minaccia dolcemente di sfornare un suo clone femminile just in case. Ma a sinistra fanno orecchi da mercante. Lasciano che maturi, con formidabili interessi, quella rendita d’opposizione massimizzata di cui parla Giulio Tremonti, e per ridurne l’impatto si sono inventati sul Corrierone la crisi generale della politica, l’aria da primi anni Novanta che ritorna. E’ vero che nella loro dispersione e rassegnazione, i gruppi dirigenti della sinistra assomigliano all’ultimo Craxi, quello in difficoltà, quello disperato, quello rinunciatario chiuso nel pentapartito e nel vecchio Psi, ma il conflitto non è più partiti contro società civile cosiddetta, e sotto sotto partiti contro magistratura codina e stampa togata: c’è un’opposizione capace di captare qualunque segnale antipolitico, e un bipolarismo che affida agli elettori, non ai magistrati, la definizione della controversia al cospetto del popolo. E il referendarismo è trasversale, il muro partitocratico lo fanno i piccoli, non i grandi agglomerati politici. Non è da lì che verrà la soluzione. Forse un contributo, e benvenuto, all’accelerazione, alla fine della stasi paludosa in cui la pavidità dei politici di rango sta mettendo il sistema, all’ombra della dissoluzione di ogni leadership dal lato del centrosinistra.
Andiamo al sodo, capi della sinistra, intellettuali della maggioranza, aspiranti guide della società civile che si convoglia nel Partito democratico prossimo venturo. Come leader, e lo sapete tutti, Prodi è bollito. Ha sbagliato analisi dopo le elezioni. Ha scambiato un pareggio per una vittoria. Non comunica, letteralmente non parla, biascica. Sopravvive da anatra zoppa, dopo aver annunciato la rinuncia per la prossima legislatura. Perde voti e consenso. Ha provato a fare grandi operazioni di potere industriale e bancario, la sua specialità, ma anche quello risulta alla fine un processo non guidato da lui, che non fa sistema in suo favore. Riformismo, liberalizzazioni, politica estera, riforma elettorale: tutto si impantana, i poteri economici e culturali si fanno aggressivi, basta vedere le posizioni ormai irridenti di un Mario Monti, la mobilità nervosa di un Montezemolo. Il blocco sociale di centrosinistra non esiste, come dimostrano i sindacati. Qualcosa di buono il governo ha fatto, con il contraddittorio Bersani e con la privatizzazione di Alitalia, ma in politica, cioè nella capacità di offrire un orizzonte concreto, significativo, il governo è bocciato nonostante i frutti della ripresa economica, che ha smentito la balla del declinismo (il “poveri ma ricchi” della falsa propaganda elettorale). Prodi continua a essere un generale senza soldati, un ostaggio al comando di nulla.
La crisi della politica è con ogni evidenza la crisi della leadership nel centrosinistra, non altro. Si prepara sotto pelle la battaglia dei capi del Partito democratico, la lotta per la successione al premier. Ma questa è la fase del rintanamento, delle offerte dalemiane e mariniane di cooptazione consociativa, degli altolà, della fissazione delle regole del gioco per fare il solito gioco delle regole. Veltroni, Bersani, D’Alema, Fassino, Rutelli e tanti altri non scendono in campo, colpevolmente, e al tempo stesso nessuno ha il coraggio di preparare una transizione politicante anche dignitosa, un governo Marini che prepari un dopo e dia tempo al tempo. La palude è qui. E tutti coloro che non lo capiscono o fingono di non capirlo vi rimarranno presi in modo letale. E’ incredibile che i veltroniani, gli ulivisti, i dalemiani, gli intellettuali d’area, il popolo cosiddetto della sinistra e del centrosinistra, la loro tribuna che è Repubblica, siano lì, ammutoliti, a garantire con il loro silenzio il giochino oligarchico senza prospettive. Quella è la crisi della politica, il rifiuto di farla nel confronto di fronte al popolo o, se preferite un concetto sociologico e anglosassone, alla propria constituency. Vogliamo una leadership, subito!
GIULIANO FERRARA IL FOGLIO del 24.05.2007
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La gestione del rifiuto.
24 Maggio, 07 · 9 Commenti
Ora che tutti si scagliano sul governo ( 3 ,dico 3, italiani su 4 lo bocciano impietosamente dopo appena un anno), non saremo noi a maramaldeggiare sul governo che non fa e sul governo che non dice; e D’Alema che fa il pesce in barile e
la Bindi che pesce non è, ma gli viene così bene fare il barile; e Prodi che ride e noi che piangiamo… e bbbasta!
Li vogliamo cogliere i timidi segni di inversione di rotta?
E noi che di cuore tenero siamo fatti, li cogliamo questi timidoni di segni, avendoli sorpresi proprio lì dove il governo è più nella merda, letteralmente e propriamente nella merda.
Urgeva una soluzione per il rifiuto che giaceva al margine del panorama stupendo della città di Rose Iervyline e della regione di Tony Shortline, brutto e lercio, e da quando era stato buttato, col passare dei giorni puzzava, puzzava sempre più. Situazione inquietante come direbbe baffino.
No, non si poteva affrontare la situazione con i soliti mezzi, ci voleva “discontinuità”. Il rifiuto lo richiedeva!
Certo la soluzione classica, eliminarlo, sarebbe stata la migliore; l’ambiente ne avrebbe guadagnato. Anzi per un attimo l’idea di bruciarlo sembrava entusiasmare tutti, soprattutto quei lazzaroni dell’opposizione, e per la verità si era già un pò bruciato.
Ma cosa volete?! Sono fatti così! Coi rifiuti si trovano bene e poi, come si dice, del porco non si butta via niente.
Insomma per farla breve, la novità è questa: la sinistra ha deciso come risolvere l’emergenza delle emergenze! Il rifiuto non si butta ma si coopta nella nuova discarica politica. Detto fatto: Marco Follini, boccuccia nostra, è stato raccolto, differenziato e deposto nella direzione (nientemeno…) del partito democratico. Bravi! E mò, termovalorizzatelo!
Sancho
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Un Generale Speciale fa tremare il governo.
23 Maggio, 07 · 16 Commenti

Generale Roberto Speciale
Comandante Generale della Finanza
«Visco mi ha impartito l’ordine di avvicendare gli ufficiali (perchè un ministro dovrebbe interferire nello spostamento di ufficiali militari da un incarico ad un altro?) senza indicarne le motivazioni (ma guarda caso i quattro ufficiali indagavano sulla Unipol). Visco mi disse che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Alla mia obiezione che sarebbe stato opportuno informare l’autorità giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o farlo successivamente… Poi incontrai il procuratore Minale che mi disse di essere quanto mai sorpreso e allarmato… e mi annunciò l’invio di una sua missiva per chiedere delucidazioni. Il 17 luglio il vice ministro mi disse di non aver rispettato alcuna regola deontologica per non aver dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato».
il Generale della Finanza Roberto Speciale
e non abbiamo ancora visto niente… le procure hanno in mano intercettazioni molto compromettenti dell’attuale ministro degli esteri sull’affare Unipol, ne parlano tutti i giornali ma le procure (per una volta!!!) non fanno trapelare niente. Ma guarda un pò…
Qui i ragazzi si stanno cagando sotto…
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Pubblicità progresso (amministrative del 27 e 28 maggio).
21 Maggio, 07 · Nessun Commento

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Un parlamento di cittadini
18 Maggio, 07 · 8 Commenti
Il Sorvegliato Speciale sostiene la petizione popolare a favore della reintroduzione della preferenza:

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da non perdere assolutamente:
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Sorvy sul settimanale GRAZIA
18 Maggio, 07 · 3 Commenti

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Buon compleanno governo Prodi…
17 Maggio, 07 · 5 Commenti
Il Governo Prodi oggi compie un anno. Ma la sinistra ha veramente troppo poco da festeggiare.

la più bella battuta che ho sentito sullo stato di salute del governo Prodi è di ieri.
Mentre in tutto il mondo si diffondeva la notizia che Gheddafi era in coma, giunge una telefonata dello stesso Gheddafi, fra tanti, proprio al nostro Presidente del Consiglio Romano Prodi:
“Hello, Mr. Prodi? …m’è giunta voce che sei moribondo”.
Un articolo di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera di oggi dipinge un quadro molto meno comico ma molto più “strappalacrime”, tanto è triste, di questo governo allo sbando:
Compleanno senza brindisi
di Pierluigi Battista
«Cara Unione, così non va», è il titolo dell’Unità all’indomani della sconfitta delle elezioni siciliane. Perché «l’Unione e il suo governo sono in difficoltà» e perché, come spiega il direttore Antonio Padellaro, «adesso occorre una spinta in più». Adesso, cioè a un anno esatto dalla nascita del governo Prodi. Adesso, ossia quando la maggioranza di centro-sinistra sembra scricchiolare una volta ancora: vulnerabile, esposta a infinite tensioni, preda di una sindrome ossessiva del litigio e della ripicca, depressa e sfiduciata. Evidentemente quel «così non va» non è solo lo sfogo di un giornale-sismografo intelligente e sensibile degli umori e malumori che attraversano la sinistra.Si tratta di un brutto segno, proprio nei giorni in cui si celebra (senza brindisi) il primo compleanno del governo. E se è vero che il governo Prodi è passato indenne attraverso le più fosche profezie che regolarmente ne hanno pronosticato il collasso (sull’indulto, sul primo rifinanziamento della missione in Afghanistan, sulla Finanziaria), è altrettanto vero che tante e multiformi voci di «così non va» si erano addensate anche alla vigilia del trauma di una non dimenticata disfatta in Senato, nel febbraio scorso. Quel colpo dagli effetti micidiali procurò nell’Unione un sussulto di orgoglio, o almeno il ridestarsi di un sopito istinto di sopravvivenza. Si stilarono in fretta «dodecaloghi», si decretò con imperio che il governo comunicasse con una sola voce, si ascoltarono promesse di concordia perpetua, si siglarono patti che sancissero la difesa della stabilità come prima missione della maggioranza.
E invece, dopo pochi giorni, e incassato il voto salvifico sull’Afghanistan, tutto è ricominciato come prima. Se non peggio di prima. Se si scorre l’elenco delle controversie che hanno tempestato il percorso della maggioranza in questi mesi, se ne ricava l’impressione di una guerriglia logorante e infinita. Si comincia con lo psicodramma dei Dico, che esplode e si placa per poi riesplodere con più fragore. Si prosegue con le defatiganti dispute sull’uso del «tesoretto». Con i contrasti sulla riduzione dell’Ici (addirittura interpretati da Europa, l’organo della Margherita, come il sintomo di uno scontro tra «due diverse idee dell’Italia»). Con le tensioni sulla legge elettorale e sul referendum. Con il palesarsi di visioni contrapposte («due diverse idee dell’Italia» anche qui?)sul rapporto tra Stato e mercato nei dossier economico- finanziari. Con le accuse della sinistra massimalista alla linea del ministro dell’Economia sulla riforma delle pensioni. Con le divisioni sulla Rai. Con il divaricarsi sempre più accentuato sulla frontiera della nuova legge sul conflitto di interessi. Con il deflagrare della questione cattolica. Una lunga e debordante lista di querelles da cui, e non è un paradosso, resta fuori il tema della politica estera, proprio quello su cui la maggioranza si era dissolta.
Litigi e scontri destinati a non sfociare automaticamente in una crisi catastrofica della coalizione. Ma non è detto che questa certezza — il vero punto di forza di un governo che non conosce alternative che non siano il suicidio dell’intera maggioranza — non possa trasformarsi alla lunga in un handicap paralizzante e nella premessa di una stagione di immobilismo rissoso. Se poi i risultati delle prossime elezioni amministrative dovessero risultare severi per la maggioranza, i lamenti sul «così non va» potrebbero moltiplicarsi a dismisura.
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Se questi non sono coglioni…
15 Maggio, 07 · 12 Commenti
Appunto, come scrivevo qui, questi non ci fanno. Ci sono! E sì, come dice l’amor nostro che non ne sbaglia una, neanche quando fa le gaff, “questi qui sono proprio coglioni”. Leggo or ora sul Corriere della Sera on line che Fassino dichiara che sui DI.CO. si andrà avanti e annuncia (addirittura!) la partecipazione in massa del nuovo partito della sinistra (ma prima di dichiarare ciò ne ha parlato con Rutelli prima?) al GAY PRIDE - in funzione anti-Family Day - organizzato in fretta e furia per fine maggio nella stessa piazza della grande discesa in campo del cattolicesimo italiano in versione per-la-prima-volta-nella-storia UNITARIA. Mai era successo prima. I cattolici tutti insieme, tutti i cattolici, contro i DICO.
Non hanno capito a sinistra, come invece si sforzava di spiegare Lucia Annunziata sulla Stampa di ieri, che stanno regalando ( e aggratis!!!) un sacco di voti cattolici alla CDL che della CDL non erano. Anzi. Voti che fino a ieri erano in buona parte di sinistra (Azione Cattolica, Focolarini, francescani e Scout non sono - anzi: non erano - propriamente associazioni vicine politicamente a Berlusconi, fino a ieri ci militavano Rosy Bindi e cattolici adulti, quelli insomma in via d’estinzione). Sbagliare è lecito, ma perseverare nell’errore politico più che diabolico è proprio da coglioni. Ma visto dal lato di quelli che magari sono opportunisti e approfittatori (ma non coglioni!!!), insomma, vista da una posizione di destra, di quelli che cioè non hanno disdegnato di fare passerella sotto il palco di Pezzotta & Roccella, sfilato in mezzo agli applausi di ciellini, catecumenali, focolarini, acr.rrini, scout, preti, suore, parrocchie e scuole cattoliche, volontari dell’Unitalsi e ascoltatori di Radio Maria (prima radio nazionale), ex sinistrorsi della S. Egidio, e i ragazzi di Don Benzi, bè…
ci stanno facendo un regalo grande quanto tutta Piazza San Giovanni in Laterano e probabilmente molto ma molto di più.
Coglioni… grazie di esistere.
Sorvy
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La cdl stravince ma Prodi non ci sta…
15 Maggio, 07 · Nessun Commento
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Sorvy su pag. 8 di Libero
15 Maggio, 07 · 4 Commenti
La mia foto anche su Libero di oggi.
La maglietta ha avuto successo…
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1 Sorvegliato Speciale, 100 magliette, 1.500.000 presenze al Family Day.
14 Maggio, 07 · 8 Commenti
foto scaricata dal sito del Corriere della Sera on line: http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/05_Maggio/12/FAM/23.JPG
da Il Giornale:
“… sono andate a ruba le magliette con la scritta “meno cattolici adulti più bambini cattolici” e quelle con “prodi l’ammazza-famiglie”" (in realtà si tratta sempre delle stesse magliette, le mie, con le diverse scritte sul fronte e sul retro)
da l’Unità:
“Mario, impiegato di Forlì, un impegno vero se l’è preso: pagarsi il viaggio con una singolare forma di autofinanziamento. Vende magliette con una caricatura di Prodi e la scritta “ammazza le famiglie”.
”Un successone”, dichiara, mentre vende l’ultimo pezzo davanti ai miei occhi. “Ne ho vendute 300 in mezz’ora, a dieci euro l’una” (in realtà ne avevo stampate 100 e vendute 95, qualcuna l’ho regalata) …
Il settimanale Grazia mi ha fatto una intervista di almeno un quarto d’ora
Moltissimi mi hanno fotografato. Qualcuno anche a vendita conclusa mentre tenevo Andrea ( il figlio grande) sulle spalle che sventolava la bandiera americana … un bambino “quarda ‘ma, ce stanno pure li americani ar familiddey”… e mio figlio “guarda babbo z’è un’altra bandiera dell’america come la nossztra lì davanti” … “si Andrea, però magari son romagnoli pure loro…” … “A mà nun so ammericani, parleno l’italiano, dicheno che so de ‘Roma”… “romagna” gli dico … ops… gli rispondo.
I neocatecumenali, quelli che nella chiesa figliano più di tutti, pure più dei ciellini, sono dappertutto con le loro orde di bambini, e si sentono, anche perchè fanno un casino che metà basta con tutti quei tamburi, chitarre, nacchere (il loro movimento ha origini spagnole e si vede), scout vestiti da scout, ciellini (te li riconosci lontano un miglio), quelli dell’azione cattolica, piuttosto anzianotti con medagliette al bavero come negli anni ‘50, bambini dell’ACR, focolarini (pochi), carismatici coi foularini, parrocchie coi loro stendardi , tantissime persone comuni, le figone del circolo D-Donna della Santanchè, quelli incravattatissimi del Circolo Giovani di Milano della Brambilla, le suorine della carità, un sacco di preti neri, giovani seminaristi come nei film degli anni cinquanta, vedo passare la Carlucci coi tacchi a spillo (ma quanto minchia è alta?) e più tardi mi scappa di vedere Fini, i miei amici giurano di averlo visto. Corre la voce che sta passando Giuliano Ferrara ma io sono troopo lontano dalle transenne in quel momento, parte un applauso vigorosissimo dai ciellini (ho detto che si risconoscono subito…c’hanno quasi tutti il foglio sotto il braccio).
Bambini ovunque ti giri, di pochi mesi perfino, magliette con la scritta “la famiglia Berti è qui”, una coppia con un bimbo in carrozzina con la scritta sulla maglietta”io, il babbo”, “io, la mamma” ed erano correttamente indossate, sul passeggino perfino: un cartoncino a forma di freccia e la scritta ”fatto con l’amore”.
Esco dalla piazza a fatica alle ore 13,30, un’ora e mezzo prima di quando è iniziata la manifestazione. Cerco un posto al fresco dove mangiare con i miei, lo trovo in una strada a più di cento metri dall’ingresso laterale della piazza. Mangiamo e ci riposiamo al fresco. Dopo il gelato e il caffè mi accorgo che la folla non mi consente più di ritornare in piazza e che tutte le vie intorno a Piazza San Giovanni sono stipate di famiglie. La signora che mi vende la terza birra ( la classica “bibitara” romana) mi dice che mai in passato, in alcuna manifestazione la folla era arrivata fin laggiù e si che son più di trent’anni che vende bibite lì. “Manco quanno se diceva de li duemilioni de la ciggielle”. Vorrà dire, signora, che siamo tre milioni…? “o che alla CGIL se so sbaijati”.
A parte la rabbia di quelli che stavano nell’altra piazzetta anti-FamilyDay, e l’imbarazzo di chi non poteva negare che mai si sarebbe pensato ad un successo così (tutti i giornali di sinistra) un merito questa manifestazione l’ha avuto e bisogna dire grazie a Prodi, ai dico e alla Bindi. Mai i cattolici erano scesi in piazza tutti insieme in massa come ieri.
Niente gelosie, invidie, distinzioni fra movimenti, campanilismi di ogni genere, cattolici di sinistra e cattolici di destra: ieri c’era un unico grande popolo che sulla famiglia si stringe dentro la più grande piazza di Roma e contesta i DICO, la Bindi e Prodi.
Se poi, a sinistra sono così pazzi e autolesionisti (ma diciamo anche: coglioni), dopo avere regalato la piazza a Berlusconi, Casini e Fini, una piazza rappresentativa di tutto il cattolicesimo (e quando dico tutto intendo tutto ad eccezione dei no-global e Stradioli Don Gallo e don Vitaliano della Sala) da volerci provare ancora insistnedo coi DICO …bè allora si accomodino. Non faranno tanto un torto a Ruini e a Bagnasco (ma, diciamolo, anche a questo da loro odiatissimo Papa: il nostro amato Ratzinger) ma un favore immenso a Berlusconi e Fini. Perfino i cattolici di Sant’Egidio e quelli dell’Azione Cattolica (i più left), gli scout e i focolarini che normalmente votano Prodi … come si dice a Roma… “manco cor cazzo o voteranno più …”
Evviva la famiglia, evviva chi ieri c’era, magari opportunista, basso e divorziato, ma c’era.
Sorvy
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Tutti al Family Day - sabato 12 maggio - Roma
10 Maggio, 07 · 10 Commenti
aderiscono:
AGESCI
Associazione italiana guide e scouts d’Europa
AMCI Associazione Medici Cattolici Italiani
ACLI Associazione cristiane lavoratori italiani
AZIONE CATTOLICA
Cammino neocatecumenale
CSI Centro sportivo italiano
CIF Centro italiano femminile
COLDIRETTI
CL Comunione e Liberazione
Comunità di Sant’Egidio
CNAL Consulta nazionale aggregazioni laicali
COPERCOM
FAMIGLIE NUOVE
MCL Movimento cristiano lavoratori
Misericordie d’Italia
MPV Movimento per la vita
Retinopera
RNS Rinnovamento nello Spirito Santo
UCID Unione cristiana imprenditori e dirigenti
UGCI Unione Giuristi Cattolici Italiani
UNITALSI
MANIFESTO DEL FAMILY DAY: Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale. Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i più importanti documenti sui diritti umani qualificano la famiglia come “nucleo fondamentale della società e dello Stato”.
Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell’Occidente - diminuzione dei matrimoni e declino demografico - e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un padre e di una madre, senza un’esperienza di rapporti fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un’identità personale e maturare un progetto di vita aperto alla solidarietà e all’attenzione verso i più deboli e gli anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia. A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito primario per la politica e per i legislatori, come previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al Parlamento di attivare - da subito - un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune.
L’emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile per dare una risposta esauriente alle domande poste dalle convivenze non matrimoniali. Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale.
Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia. Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative.
Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani.
Il Sorvegliato Speciale sarà in Piazza San Giovani in Laterano a Roma con la “speciale” maglietta fatta stampare per l’occasione. Avrete modo anche di comprarne una (ne ho fatto stampare 100). Tutti a Roma !!!
immagine della maglietta (fronte e retro):


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in attesa del family day
7 Maggio, 07 · 18 Commenti
Queste le possibili idee di magliette (ancora da stampare) con la quale manifestare sabato prossimo a Roma contro i dico e per la famiglia.
Aiutatemi a scegliere:
n. 1

n. 2

n. 3

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Nicolas Berluskozy le presidònt.
3 Maggio, 07 · 1 Commento

Gli elettori francesi credono che il candidato presidenziale di centrodestra Nicolas Sarkozy abbia battuto la rivale socialista Ségolène Royal nel confronto faccia a faccia avuto ieri sera in tv, secondo un sondaggio diffuso oggi.Condotto dopo la diretta di ieri, il sondaggio di Opinonway mostra che Sarkozy è stato il più convincente dei due durante il dibattito, convincendo il 53% degli intervistati contro il 31% della Royal.L’ex ministro dell’Interno ha visto salire al 52% la percentuale di persone che sperano che vinca il ballottaggio di domenica prossima dopo il dibattito contro il 48% precedente. Per
la Royal, il dato è salito al 37% dal 36%.Il sondaggio è stato realizzato sulle opinioni di 978 persone che hanno visto il dibattito.
Ma non ditelo ai giornali italiani secondo i quali Sarkozy nel faccia a faccia sarebbe stato fatto a pezzi dalla Royal, la quale, fra l’altro, sicuramente vincerà le presidenziali.
Quanto a noi non ci sono dubbi su chi avremmo votato se fossimo stati francesi.
Berluskozy. Chi altri?
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Giuliano Ferrara, nè ateo nè devoto.
2 Maggio, 07 · 3 Commenti

Il direttore del Foglio racconta l’ultimo libro di Benedetto XVI.
E se stesso, come non ha mai fatto primaDi seguito una parte dell’intervista pubblicata dal settimanale TEMPI:
(…) La mia identità attuale la conoscete, sono stato folgorato sulla via di Regensburg. Ma prima di Regensburg.
Aspetta, Giuliano. C’è un passaggio, quando tu hai detto: «Mi ritirai nel privato dopo l’uscita dal partito comunista, dalla federazione di Torino», che interessa anche a noi. Chi non ti stima nel mondo cattolico, e sono molti, non capisce il tuo legame con uno strano filosofo americano di origine ebraica, Leo Strauss. Perché, al contrario dei vari filoni dello storicismo europeo, tu non ti sei mai risciacquato i panni in Arno con i grandi del pensiero classico tedesco e invece vai a rifondarti davanti a uno sconosciuto filosofo americano? Perchè Leo Strauss?
La cosa non è facilissima. Te la racconto molto volentieri. In una nota nella grande monografia su Niccolò Machiavelli di Gennaro Sasso, che era mio professore e che appartiene alla scuola crociana, liberale, storicista, si parlava di questo Leo Strauss e si riferiva anche di un bellissimo saggio di Arnaldo Momigliano su Strauss. La cosa mi incuriosì perché la nota diceva che Strauss dava un’interpretazione di Machiavelli non dico proprio esoterica, ma con un doppio livello di lettura del suo testo e che questo derivava dal fatto che Strauss lavorava su grandi pensatori arabi ed ebraici che si ponevano il problema del rapporto tra ragione e rivelazione, tra Atene e Gerusalemme, ed elaborava un doppio livello di lettura dei testi. La cosa mi incuriosì intellettualmente e, come ho detto in un’intervista allo Spiegel, avendo io restituito la tessera del partito comunista, presi la tessera del Goethe Institute per studiare l’opera straussiana. Andai a Berlino e a Friburgo per cercare di capire che cosa ci fosse dietro questo pensiero di doppia lettura dei testi. Che è successo? è successo che mi sono proprio innamorato. Ve lo dico in breve: c’è un Leo Strauss famoso sui giornali che è il pensatore che nella Chicago degli anni Sessanta attrasse un’intera generazione di studiosi, molti dei quali si sono poi ritrovati ad essere i famosi neoconservatori americani. Ma questo è il Leo Strauss più superficiale (.). C’è poi uno Strauss più profondo, più vero, poiché Strauss non era un politico, non era un ideologo, ma era un grande filosofo e un ebreo non osservante che aveva un senso molto forte della religione dei padri. Lo Strauss rabbinico, talmudico nel suo modo di sollecitare i testi. Bene, questo stato più profondo l’ho ritrovato - e adesso ne scriverò - nella stupenda premessa del libro di Ratzinger su Gesù. (…)
Io penso che o Ratzinger ha letto Strauss o sicuramente Strauss lesse Ratzinger. E comunque i due hanno letto gli stessi testi e si sono formati dentro uno stesso procedimento di ricerca. Questa cosa in Ratzinger l’ho ritrovata fortissima nei primi sei capitoli del libro che ho letto e mi sono fermato lì e non vedo l’ora di riuscire a finirlo. Dunque Strauss mi ha insegnato a leggere i testi con questa idea: e se avessero ragione? Se Platone avesse ragione? Tu devi leggere un testo di filosofia antica, un testo razionalista o un testo idealista, devi leggerlo con l’idea che ti sia contemporaneo e che tu dialoghi con lui, che non è una parte del passato che attraverso la tua filosofia storicistica tu puoi ricomprendere e superare in ogni momento. No, non è così. Tu devi discutere con autori che devi intendere per come essi hanno compreso se stessi, non per come li comprendi tu dall’alto della montagna dello storicismo. Questo è fondamentale, anche nell’esegesi cristiana, nel modo in cui si accede al messaggio evangelico. Gesù ha detto «io sono la via, la verità e la vita» punto e basta. Non è che si può discutere questa affermazione. La cosa bellissima è che Ratzinger-Benedetto XVI (come lo chiama il cardinal Ruini con grande sapienza mettendo un trattino) insiste su questo punto che per me è straordinario: bisogna evocare la parola antica, ciò che è stato detto nel passato - e questo riguardo al cristianesimo ovviamente solo
la Chiesa può farlo in modo adulto, maturo - bisogna evocare la parola passata come se fosse presente e secondo i criteri che quella parola ha significato per sempre (perché sono i criteri che sono insiti in quella parola), non la si può evocare come un passaggio storico di cui noi oggi possiamo giudicare come meglio preferiamo.
Hai esplicitato un aspetto che ti viene fortemente rovesciato contro. Perché, in quanto “ateo devoto”, Giuliano Ferrara sarebbe nient’altro che l’uso strumentale della religione per scopi politici, la reincarnazione dell’Action francaise di Maurras.
Quell’accusa è stato uno sbotto di cattivo umore del filosofo Pietro Scoppola e, ogni tanto, della scuola di Bologna, Alberigo e altri, generata da equivoci che appartengono a chi si mostra così folle da pensare una cosa del genere. Nel senso che, certo, un dualismo dentro di me c’è, come c’è dentro tutti gli uomini un’incapacità di portarsi a sintesi. Un dualismo c’è, ma non quel tipo di doppiezza politica di cui mi si accusa. Anche perché io non ho ambizioni politiche e non coltivo il corridoio del potere. Neanche quello curiale Vaticano. Ho un atteggiamento di amicizia totalmente disinteressata e speculativa, anche d’azione, nel senso che poi se credo in certe cose cerco di favorirle. Ma c’è questo, non altro. Non ho niente da chiedere e niente da dare alla Chiesa. Se la difendo è perché credo profondamente che nella comprensione del mondo in cui vivo
la Chiesa è un passo avanti alla cultura secolarista. Sulle cose, sulla vita, sui cosiddetti valori o criteri della vita giusta ho incontrato un pensiero che mi affascina, mi suggestiona, mi importa. Quanto all’ateo devoto voglio sempre ricordare un punto: ateo devoto è un modo sprezzante di giudicare coloro che fanno corridoio curiale e si alleano con
la Chiesa come istituzione, ma non hanno una vera fervente fede o anzi sono atei. Questo modo sprezzante di definire questa categoria di persone riguarda una sorta di lotta interna al mondo cattolico ed è stato coniato dal compianto Beniamino Andreatta, che è un cattolico democratico di Bologna, di quell’ambiente a me particolarmente ostile (ma non tutti, molti dialogano con me in modo intelligente). Andreatta usò questa espressione, io la lessi nel libro di Alberto Melloni Chiesa madre, Chiesa matrigna. Era il novembre del 2003 quando feci scoppiare il caso Buttiglione, cioè quando io col mio giornale alimentai una grande campagna, scandalizzato del fatto che si potesse escludere un cattolico che aveva parlato di peccato pur nella distinzione tra peccato e reato. E questo rogo della strega cattolica fu consumato nel pieno di una baldante Europa multiculturale e multietica. Allora andai nel Teatro Nuovo di Milano e feci un discorso ai ragazzi che si erano assiepati lì con Luigi Amicone, con lo stesso Buttiglione, e provocatoriamente mi assunsi questo nomignolo. In realtà io ateo non sono, la mia è una posizione teista. Io non ho una fede personale, non ho questo dono, questa grazia soprannaturale e non ho una confessione praticata e osservante. Io non sto dentro l’ortodossia della Chiesa cattolica, perché pur essendo stato battezzato - credo avventurosamente da ragazzo, i miei genitori si sposarono anche in Chiesa, perché quello era il partito di Togliatti, era nazionalpopolare quindi si faceva quello che facevano tutti - io non ho la fede. E pur essendo culturalmente cattolico, non sono parte della Chiesa, del popolo di Dio.
Ma la mia è una posizione teista. Per quello che ho letto, per quello che ho capito, per quello che ho esperito dell’esistenza, attraverso il mio matrimonio, i miei amori, l’amore che ho portato a mio padre e a mia madre, attraverso la lettura che ho fatto della società. Io ho una posizione che praticamente è quella richiamata da Ratzinger parafrasando Ugo Grozio: quella di vivere come se Dio esistesse. Cioè io non penso come essere umano generico di essere signore della terra. Non penso di essermi creato da solo. Non penso, come anche molti conservatori pensano, che si debba mettere al proprio servizio la vita che sopravviene. Ma, anzi, penso che si deve essere al servizio della vita che sopravviene. Quindi penso che la nostra era è caratterizzata da questo immenso scandalo dell’incontro tragico, sbagliato, sbilenco, col problema dell’aborto. Insomma, penso molte cose cattoliche senza essere cattolico. Ma non sono “un ateo devoto”. Chi mi conosce sa che io sono il contrario di un “devoto”. Sono una persona disciplinata e razionale, ma “devoto” no. Cosa c’entro io con il nazionalismo cattolico? Cosa c’entro io con Maurras, con l’idea di un uso politico della religione? Assolutamente niente. Osservo tra l’altro che questa accusa mi viene sempre fatta da persone che fanno un uso politico quotidiano della religione. Lo fanno legittimamente, eh!

Hai detto che è un atteggiamento di amicizia quello che ti porta verso il mondo cattolico.
(.) Noi pubblicammo già nel 2000 la direttiva della Congregazione per la dottrina della fede su Gesù, quella che fece molto scandalo. Insomma, ho cominciato abbastanza presto a riflettere su queste cose, ma quello era un interesse puramente intellettuale. A me sembrava suggestivo, importante, da far conoscere, un teologo così intelligente, ma non avevo ancora un giudizio perfettamente formato, che spiegava che esiste un diritto a rivendicare una propria via di salvezza e la sua unicità. Altrimenti la religione non esiste più, la religione cattolica non esiste più, la dottrina non esiste più. Certo, la si può esperire in modi diversi, non è un dogma fondamentalista, diciamo così, però è un dogma. È una cosa di fondo che appartiene alla definizione dell’identità e io sono sempre stato affascinato dal tema dell’identità. Però, appunto, questo era un interesse ancora solo intellettuale. Quando ho visto il caso Buttiglione, la questione bioetica, una legge assolutamente non barbara, non medievale né violenta contro le donne, ma che cercava di salvaguardare e tutelare con dei piccoli divieti, mi è proprio venuta una rabbia contro una concezione del mondo profondamente intollerante. Cioè il liberalismo, la tolleranza e tutti i grandi miti dell’Illuminismo, che pure sono stati importanti per
la Chiesa, che Ratzinger rivendica come un elemento importante di ricostruzione della Chiesa moderna che si è separata dal temporalismo eccetera. Ecco, questa roba qui è diventata invece ideologia intollerante, dogmatismo. Devi vivere in quel modo per forza, devi considerare assolutamente normale fare come a Blacksburg, cioè mettere gli embrioni l’uno in fila all’altro e squartarli e farlo in nome di un desiderio che diventa diritto.
Insomma, studiando questi problemi, entrandoci dentro, ho cercato, facendo questa campagna inventata insieme ad Amicone “Fratello embrione sorella verità”, di mettere in contatto questi grandi temi etici con una offensiva o guerra di tipo culturale di fiancheggiamento aperto di una posizione che era la posizione della Chiesa, ma non per questo era meno di una posizione. Era una posizione che avrei preso comunque in rapporto al tempo in cui vivo. Ed è stata un’esperienza straordinaria, perché, naturalmente, ho scoperto un’Italia di cui non conoscevo neanche lontanamente l’esistenza. Un pubblico di minoranza, ma curiosamente molto folto. Tanta gente, sempre. Un pubblico molto attento, molto capace di parlarmi oltre che di ascoltarmi (io non credo solo nell’ascolto universale, tutti stanno zitti e tutti ascoltano, queste sono cose da guru di religioni cosmiche). L’ascolto è importante perché c’è qualcuno che parla e viceversa, il dialogo si fonda sulle identità che si incrociano, non sulla mistica dell’ascolto. E, quindi, io ho trovato proprio una realtà, una forza morale, una psicologia interessante, diversa dal solito. Non i soliti che hanno visto tutti gli stessi film e letto tutti gli stessi libri. Ecco: ho trovato gente fuori dalle mitografie del moderno e invece molto dentro una cosa molto salda e molto affascinante per chiunque come è il cristianesimo.

Noi viviamo in quella realtà italiana - penso a Enzo Bianchi della Comunità di Bose, alle testimonianze delle comunità di base di Firenze dopo la morte di Padre Balducci, a cose anche bolognesi - che pensano il postconcilio in termini di “solidarietà”, che poi si trasforma tante volte in statalismo. Come primo punto, dunque,
la Chiesa sarebbe la grande organizzatrice della solidarietà dei poveri. Che però è una parola seria, Giuliano, non può essere solo confusa con i cascami del cattolicesimo democratico. Ecco la “questione antropologica”. Tu, da amico che dialoga con la questione della ragionevolezza della fede, come l’hai vissuta anche esistenzialmente? Questa rottura, questa polemica che sappiamo tutti esserci anche nel Sacro collegio, c’è nei cardinali, nei vescovi, nelle scuole di teologia, è feconda, ma ci blocca anche come mondo cattolico. Qui bisogna parlare fuori dai denti. Tante volte anche Radio Maria è ostacolata perché difende la centralità culturale e poi anche politica del problema della vita. Vorrei che questo blocco che ruota attorno alla questione antropologica e al tema “vita” sin dal suo concepimento ce lo descrivessi tu, da “esterno-interno”.
Cerco di farlo, per quanto posso. Ieri ho presentato alla Lateranense insieme a monsignor Stanislaw Rylko, a monsignor Giampaolo Crepaldi e a monsignor Rino Fisichella il libro di Camillo Ruini che è stato pubblicato adesso dall’editore Cantagalli e che contiene sia una bellissima lezione sul pensiero di Ratzinger tenuta al clero romano dopo il discorso di Ratisbona, sia un saggio portante sulla nuova questione antropologica. Quindi sono preparato.
Ruini cita due bellissime frasi di Karl Lowith , pensatore e filosofo di straordinaria energia, un libro della prima metà degli anni Quaranta che si chiama Da Hegel a Nietzsche, cioè come si è andati dalla razionalizzazione assoluta del mondo e dalla filosofia dello spirito, al nichilismo nietzsciano. Lowith non è un cattolico, è un ebreo, ha avuto anche rapporti con Leo Strauss, epistolari famosi che sono stati pubblicati, ed è un osservatore molto acuto. Cosa dice? Una cosa molto semplice: guardate che il fatto che siamo tutti esseri umani, tutti uomini, non è naturale, non nasce nel mondo naturale generico, nasce nel mondo cristiano. Questo riconoscimento della universale dignità della persona nasce nel mondo cristiano. E poi aggiunge drammaticamente: con l’affievolirsi della forza del cristianesimo e della sua presa sul mondo, con l’indebolirsi, come dice Ruini, dell’attesa di salvezza, si è indebolita anche questa percezione dell’umano. è tutta qui la nuova questione antropologica. Il problema non è di rispolverare dalle biblioteche i testi dell’umanesimo, ma è di guardarsi in faccia. Allora, se possiamo selezionare la vita in modo eugenetico - e questa è una caratteristica che il mondo contemporaneo ha avuto sia nelle social democrazie laiche del nord o protestanti, sia nel mondo anglosassone e in America, diciamo nel mondo liberale, sia nel nazismo, lo sperimentalismo e la concezione dell’uomo come oggetto e il razzismo del Terzo Reich. Quindi, se possiamo fare questo, e lo possiamo fare in modo sempre più certificato e tecnicamente avanzato nei nostri laboratori, se possiamo permetterci un miliardo di aborti negli ultimi trenta anni, se possiamo permetterci una nozione della vita per cui l’uomo è solo corpo, solo i suoi referti clinici, le sue malattie, le sue carotidi otturate, il suo bisogno sessuale oggettivato in matrimoni che falliscono uno dopo l’altro, e questa sua ansia d’amore si disperde nel dualismo tra il suo io sempre più debole e il suo corpo sempre più forte, sempre più possente (e qui segnalo un racconto di Philip Roth che si chiama Everyman). Se il cristianesimo si è indebolito, se il primato del corpo insieme ai progressi della tecnoscienza stanno facendo di noi quello che stanno facendo di noi, cioè una civiltà decadente, in profonda e radicale crisi in relazione ai criteri che distinguono il bene dal male. bè la questione va affrontata, va presa per i capelli e va riproposta a tutti gli uomini di buona volontà e va trattata, discussa, pensata nel fuoco delle grandi battaglie contemporanee che sono anche battaglie sulle leggi, sulla dimensione pubblica dell’esistenza, su ciò che si può e non si può fare. In questo senso,
la Chiesa, che non è un agente politico, come ha ben detto Ratzinger a Verona, è però l’unica tribuna dalla quale si può ripensare civilmente e politicamente la condizione del mondo contemporaneo a partire dal fatto che è fortemente offuscata una nozione credibile dell’uomo. Cioè quell’incontro di ragione, libertà e fede, o verità.
Allora non è vero quello che tempo fa Ezio Mauro ha scritto su Repubblica: che Ruini porterebbe Dio a destra.
Ma no, questi sono paradossi, sono boutade giornalistiche. Loro hanno questa grande preoccupazione mondana. Siccome non hanno curiosità vera per la radice ontologica o metafisica dell’esistenza, a loro interessa sapere come si mettono le pedine sullo scacchiere. Vogliono sapere se questa insistenza eroica della Chiesa nel tentativo di rispiegare agli uomini anche ascoltandoli, anche comprendendo i loro scismi, le loro deviazioni, vedendo i segni dei tempi perfino nel male, però tenendo la testa alta sopra il pelo dell’acqua, non cedendo al relativismo assoluto, può favorire i loro avversari politici. Ma sono sciocchezze, cosa vuoi che favoriscano! Qui abbiamo il capo della destra di Alleanza Nazionale che ha votato tre sì e un no al referendum. Berlusconi che vagola tra la libertà di coscienza. Insomma, sul piano politico è una partita che non si gioca nemmeno. Se c’è una cosa che non mi interessa è il contatto tra queste idee, questi problemi e grandi questioni di cui ci occupiamo e la politichetta politicante di tutti i giorni.
Come vedi una possibilità, non dico di continuare solamente a dialogare, ma di approfondire questo tema della questione antropologica?
Amicizia totale. Io sono assolutamente a disposizione, come lo sono stato nel referendum sulla procreazione assistita. Le idee sono fatte di una sintesi di vita, l’esperienza è maestra anche per pensare il mondo. Con quel riserbo che penso possa servire di più alla battaglia comune. è inutile che io sia una specie di legionario in servizio permanente ed effettivo di una presunta Chiesa militante (tra l’altro
la Chiesa deve fare tante cose, i battesimi, le cresime.
la Chiesa è una cosa mostruosamente vasta e noi siamo un piccolissimo giornale di 20, 25 mila lettori che ha certamente un radicamento in una cultura di tipo laico). Stare nella battaglia da vero amico con le sue idee, senza presunzione, senza voler insegnare né ai parroci né ai vescovi. Ecco, da questo punto di vista sono più devoto di Alberigo, ho meno la presunzione di insegnare al Papa il suo mestiere. La cosa importante è che ci sia un clima di amicizia.
Quindi il 12 maggio sarai con noi in piazza san Giovanni a Roma?
Ovvio. Su questo non ci sono dubbi!
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Il più assolto degli italiani
2 Maggio, 07 · Nessun Commento
| Il più assolto degli italiani | ||||
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| Mentre i mozzorecchi dilagano in tv al canale due, con il loro uso criminoso, codino, qualunquista e volgare del mezzo, ma ormai molto noioso e irrilevante, il Cav. si conferma il più assolto degli italiani. Di ieri è la splendida sentenza Sme, assolto per non aver commesso il fatto, sentenza tanto più importante in quanto il processo era stato riaperto in fretta e furia dopo che la maggioranza di centrosinistra aveva liquidato la più bella e sana delle riforme della scorsa legislatura, l’impossibilità per l’accusa di chiedere un nuovo processo d’appello contro un cittadino assolto. E’ ovvio che un’assoluzione in giudizio impedisce poi, in qualunque grado, di condannare chiunque “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E’ logico, no? Se un giudice o una giuria hanno assolto una volta, un dubbio resterà per sempre, cribbio. Bene, quella pubblica accusa dovrebbe al perseguitato in giudizio, e a noi cittadini espropriati di una giusta possibilità di autogovernarci a mezzo della politica democratica per via di questa campagna politico-giudiziaria, una pubblica offerta di scuse, ma non lo farà. Lo stesso avvenne per le tangenti Mondadori alla guardia di Finanza, origine del famoso mandato di comparizione che favorì il ribaltone del governo Berlusconi del ’94. Il fatto che il più assolto degli italiani si sia poi rivelato anche il più amato, e che abbia potuto governare dopo sette anni di traversata nel deserto per ben cinque anni, abbandonando la postazione l’altr’anno senza fare il temuto “golpe del Caimano”, non ci esime dal dovere di dire: bravo giudice a Berlino, cattivi giudici a Milano, e peggiori di loro i molti mozzorecchi che li hanno sostenuti e incoraggiati per bassi scopi politici. Viva il Cav.
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