Cacca e piscia, cacca e piscia, cacca, piscia e merda. Ma cos’aveva in corpo, il giornalismo italiano? Apri il Corriere e ci leggi sopra: vaffanculo. La Repubblica: vaffanculo. La Stampa, l’Unità, il Messaggero, il Giornale, il Foglio, tutti pieni di vaffanculo. Beppe Grillo deve aver tolto un bel tappo. I migliori editorialisti godono di nuovo come in prima media: le tasse? Appunto, vaffanculo. Il cinema italiano? Provi a farci una sega. Geymonat e Giolitti? Quel giorno che mandarono a cagare il Pci. Addio, puntini di sospensione, addio al vecchio caro “caz..” di una volta, al tipo cui “giravano le pa…”, o alle dichiarazioni riportate in punta di penna, dal dopoguerra in qua, secondo le quali Tizio diceva di Caio che era al massimo “il solito stro…”. Mai, stronzo. Una rivoluzione è avvenuta. Il linguaggio è importante. La società civile ha messo i piedi in redazione. Pare che un casto bacio al Colosseo sia destinato a diventare un pompino. Mi piace. Mi trovo abbastanza bene. Non vedo l’ora di leggere alla mia nipotina l’edizione aggiornata: “C’era una volta quella vecchia troia di Biancaneve…”.
da IL FOGLIO





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