Il Sorvegliato Speciale

Post da Ottobre 2007

Italiano.

31 Ottobre, 07 · 15 Commenti

“Io sono italiano non per i meriti del conte di Cavour o del Comitato di Liberazione Nazionale, né in grazia della Costituzione repubblicana. Io sono italiano perché sono italiano; e nessuno può farci niente, nemmeno io. L’italianità è qualcosa di antecedente e di eccedente: è più grande degli ultimi due secoli della storia d’Italia, che pure sono meritevoli di rispetto e di giusta attenzione .  (Giacomo Biffi)

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ANDREA’S VERSION del 29/03/2007

29 Ottobre, 07 · Lascia un Commento

Non c’è il minimo dubbio che si tratti di piccola cosa, a fronte del can can che c’è in giro, tra governi che cadono eppure non cadono, presidenti del Consiglio che esigono, magistrati che esternano, altri che tramano, e i D’Avanzo che si pentono col culo degli altri. Ben pochi l’avranno notata. Però noi sì. E’ successo ieri l’altro al Senato. Mentre era in gestazione il bailamme che si sa, si teneva una votazione, considerata “tranquilla”, per eleggere presidente e vicepresidente della commissione Diritti umanitari di Palazzo Madama. Candidato alla vicepresidenza era Furio Colombo. I senatori votarono, tutto sembrava a posto, quando, contate le schede, non solo la tranquillità se n’è andata a ramengo perché gli uomini del centrosinistra non sono passati, ma risultò una scheda più del dovuto. Morale, il senatore Colombo viene bocciato. Amaro destino, per un signore che avrebbe già potuto essere un candidato autorevole alla direzione del Partito democratico e neanche venne ammesso alla candidatura. Ed ecco che ora capita di nuovo. Bene. Noi protestiamo. Che Furio Colombo sia madame Verdurin, questo è un fatto, ma guai se diventasse un buon motivo per trombarla a piacimento.

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Assolto? Why not…

26 Ottobre, 07 · 2 Commenti

Assolto

 Why not?

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Suicidio dal ponte.

25 Ottobre, 07 · 2 Commenti

ROMA – L’Aula del Senato ha respinto l’emendamento della commissione Bilancio che prevede la liquidazione della società Ponte Stretto di Messina Spa. L’emendamento aveva il parere favorevole del relatore di maggioranza Natale Ripamonti mentre il governo si era rimesso all’Aula. Italia dei Valori ha votato contro l’emendamento insieme alla Cdl.

BATTUTA - In Senato la maggioranza è stata battuta dal voto contrario dei quattro senatori dell’Italia dei Valori e di Roberto Barbieri (Costituente Socialista) che avevano annunciato il voto contrario. Il risultato infatti ha registrato 145 sì, 160 no e 6 astenuti. Questi 5 voti della maggioranza si sono uniti a quelli della Cdl. Tecnicamente il governo non è stato battuto perché si era rimesso alla votazione dell’Aula dopo le difficoltà incontrate in commissione Bilancio: tra mercoledì e giovedì mattina l’esecutivo aveva provato a ritirare l’emendamento in commissione, ma l’Idv aveva premuto – insieme alla Cdl – per sottoporre la norma alla votazione del Senato. Il risultato della votazione è che la società che deve gestire la progettazione dell’opera rimane attiva.

MAGGIORANZA IN ORDINE SPARSO – A mandare la maggioranza a fondo anche i voti di astensione di Lamberto Dini, del diniano Natale D’Amico e del senatore a vita Emilio Colombo: si ricorda che al Senato l’astensione equivale al voto contrario. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, non ha partecipato alla votazione sull’emendamento: Mastella era presente stamani in aula, ma dal tabulato delle votazioni su questo emendamento, su cui il centrosinistra si è diviso, figura tra i non partecipanti, insieme al presidente della commissione Affari costituzionali, Enzo Bianco. Al momento del voto erano assenti anche i senatori a vita Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Pininfarina. Assente anche il senatore indipendente Luigi Pallaro. Rita Levi Montalcini ha votato a favore dell’emendamento presentato dalla commissione Bilancio.

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Un altro giorno …

24 Ottobre, 07 · 9 Commenti

Una nazione i cui giornali per mesi titolano, quasi fosse una cosa normale, “anche oggi non è caduto il governo” è una nazione che ha qualcosa di patologico. Quanto a lungo può durare un accanimento terapeutico?

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ANDREA’S VERSION del 23.10.2007

23 Ottobre, 07 · 1 Commento

Non ha sfilato contro il suo governo, “Io sono comunista, non sono mica scemo”, ha tenuto a precisare Oliviero Diliberto. Non è la prima volta che lo dice. Un’altra volta lo disse a Vicenza, erano i giorni in cui Prodi aveva detto sì alla base americana e Diliberto mobilitava contro. Manifesta contro il suo governo?, gli domandarono. “Io sono comunista, non sono mica scemo”. E se ne andò. E’ un concetto che Diliberto ripete molto volentieri. Un’altra occasione per esprimerlo, e per esprimerlo col malcelato compiacimento con cui ogni volta lo comunica, gli venne fornita nel contesto di una polemica su Cuba, su Castro, sui prigionieri politici e sui diritti umani che in quella benedetta isola di tanto in tanto incespicano. Il segretario dei comunisti italiani, subito dopo aver premesso: “Io sono comunista, non sono mica scemo”, spiegò come lui stesse, contemporaneamente, col comunismo e con la libertà, con la dittatura del partito unico e con i diritti politici, col castrismo e col suo opposto. E allora non era meglio: “Io sono scemo, non sono mica comunista”?

DA IL FOGLIO DEL 23.10.2007

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few words

18 Ottobre, 07 · 22 Commenti

Pare che Fassino, in vista del riposo che l’attende, abbia chiesto a Consorte: “Abbiamo una panca?”.

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Hic Rhodus, hic salta! (ma c’è dell’altro…)

17 Ottobre, 07 · 24 Commenti

 

by Estiqaatsi  

Siccome alcuni simpatici blognauti mi hanno dato fra le righe dell’antidemocratico, ritorno a parlare di politica correttamente e vi dico la mia sul partito democratico (anche perchè sul tragico argomento i sorvegliati tacciono).

Stamattina sul Foglio la consueta lucidissima analisi di Antonio Polito mi ha trovato quasi totalmente d’accordo.

Incassata la soddisfazione per il “metodo primarie”, ghignato perfidamente sulla certificata fine del dossettismo con il pessimo risultato della Bindi, Polito esce allo scoperto dicendo: adesso però basta festeggiare, damosè da fa. Mica si può pensare che Veltroni passi i prossimi tre anni a scrivere articolesse sull’Italia di domani, mentre Mortadellone disfa quotidianamente quella di oggi.

Immagina quindi che Veltroni possa fare tre mosse alternative.

O fare il Brown, e subentrare in corsa al premier: ma Prodi non è Blair (eh no, proprio no…) e in Senato non si reperirà una maggioranza diversa.

O fare il Forlani e guidare il governo dall’esterno come segretario del partito di maggioranza relativa: ma Forlani poteva interloquire con il Pri e il Psi, mica con personaggi folcloristici del calibro di Giordano e Diliberto.

Non resta allora che fare il Sarkò e mangiarsi il Prodi-Chirac da dentro la coalizione, apparendo agli elettori come un’alternativa all’attuale governo pur senza esser passato dall’opposizione.

Per questo però, dice Polito, ci vuole subito una legge elettorale che garantisca la vittoria al partito più forte. E qui si giocherà da subito il valore di W.

Verissimo ed assai condivisibile, caro Polito, ma non è tutto.

Ci sono tanti, troppi problemi da chiarire in chiave politica prima ancora che in chiave elettorale o di governo. E in particolare ce n’è uno.

Premetto che non sono solo scettico, ma resto convinto che questa del Pd sia una monumentale presa per il culo; come due anni fa, le primarie si sono rivelate una buffonata non per le cifre (ed anzi, anche se fosse andato un milione di persone sarebbe un risultato di tutto rispetto) ma per l’inesistenza di un confronto reale (guardate le primarie USA e ditemi voi se c’è un paragone con le percentuali bulgare de noantri… in America se lo sognavano Bersani che “rinuncia per la ditta”).

E tuttavia:

- sono abbastanza curioso per la possibile evoluzione del quadro politico;

- sono convinto che per qualcuno la scelta sia stata dolorosa e quindi reale (mi hanno colpito le lacrime di Fassino);

- non mi dispiacerebbe una semplificazione del quadro politico complessivo.

Detto questo, però, un grosso nodo politico resta irrisolto.

Ed è legato alla “convivenza delle anime”.

Non è un problema riducibile allo schema laici-cattolici (su cui Franceschini si masturba da otto mesi): anche in Forza Italia (Lega o AN) laici e cattolici convivono senza sostanziali problemi e il correntismo, nella storia italiana, è una costante tutto sommato accettabile dei grandi movimenti.

È piuttosto un problema di convivenza forzata fra due visioni della società, e quindi anche della politica.

Da una parte la visione statocentrica per cui non esistono persone ma cittadini, quella per cui i diritti derivano dalla legge, quella per cui in fondo si concepisce una società divisa fra buoni e cattivi, secondo regole prestabilite che si applicano a tutti (così ci sono i ricchi buoni e cattivi, i poveri buoni e cattivi, le famiglie buone e cattive, ecc…) e si dà alla politica il compito di scrivere le regole perché uno stia da una parte o dall’altra, con il dichiarato obiettivo di eliminare tutti i cattivi dalla società.

Si tratta di una visione di chiara derivazione marxista che però in Italia ha trovato un inaspettato brodo di coltura in buona parte del cattolicesimo post-conciliare, lesto a produrre una folta progenie di politici ed intellettuali.

Dall’altra parte c’è una visione che mette al centro la persona e che pone la società e la legge al suo servizio: teorizza, dunque, uno stato debole o appena necessario, non si scandalizza di considerare come il cuore della vita sociale l’iniziativa umana (soprattutto economica), e di scrivere o cambiare le leggi a seconda delle esigenze di quest’ultima, perché sa, in fondo, che non esiste una legge perfetta in quanto imperfetto è anche l’uomo.

È una concezione liberale della società, non necessariamente cattolica (ma notevolmente arricchita proprio dal pensiero cattolico-liberale).

La vera sfida del partito democratico starà dunque, io credo, non nella convivenza fra queste due impostazioni (che non è possibile, salvo drammatici fallimenti) ma nella prevalenza dell’una rispetto all’altra.

E guardate che non si tratta di concetti astratti; chiunque mastichi un minimo di vicende europee,  oggi, sa ad esempio che all’Europarlamento la prima visione si traduce in “PSE” e la seconda in “PPE”.

E dunque: all’Europarlamento, dove si siederanno W e i suoi amici?

by Estiqaatsi  

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Né coglione, né cattivo, ovvero: in difesa di “Epurator”.

15 Ottobre, 07 · 31 Commenti

 Non me ne vorrà Sorvy, ma vedo che anche qualche altro sorvegliato è d’accordo con me, e allora ribadisco: Francesco “Epurator” Storace è il migliore di tutti. 

Non vorrei dilungarmi in fatti personali, ma ho anche avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, e di vedere in lui un uomo totalmente integro ed innamorato della verità. Anzi, consiglio a chi volesse sapere che razza di ragazzo era, e che uomo è rimasto, di leggersi il bellissimo libro Cuori neri di Luca Telese, dove la storia personale di Storace (ed altri pochi eroi) fa da contraltare a quella bigia e meschina di altri giovani di pseudodestra fra cui “Er Caghetta Gianfranco Fini. 

Lo sappiamo, è fascista. E non si vergogna di dirlo: anzi, aspettando di essere ricevuto nell’anticamera del suo studio da presidente della regione Lazio, vidi che su un tavolino faceva bella mostra di sé un bel capoccione predappiese. E quindi? Qualcuno vuole seriamente sostenere che quest’uomo costituirebbe un serio pericolo di restaurazione del Regime? Di quel regime? Ma va là. 

Il vero regime è quello degli intoccabili della repubblica, dei campioni della doppia morale, dei depositari della tolleranza e del garbo istituzionale, degli eletti bagnati nel Giordano della democrazia. Come Santoro, che a chi critica la sua vergognosa trasmissione risponde: “Accetto le critiche ma tu non puoi criticarmi”. Cioè, io sono democratico, ma voi non provatevi a rompermi i coglioni. O come il guitto Dario Fo, che davanti al suddetto Santoro, dopo che il suddetto Storace ha spiegato perché nelle moschee italiane bisognerebbe predicare in italiano, dice: ma stiano zitti i cattolici che il Papa ha imposto loro la messa in latino, e giù applausi e risa del pubblico prezzolato, e vignette e sorrisetti dei giullari di corte.

 Balle e violenza.

Quel porco di Fo mise addirittura in giro la voce che Storace era in realtà nipote del gerarca Achille Starace, e per vergogna aveva fatto cambiare la vocale del cognome.

E la di lui moglie, ve la ricordate? Vedendo Francè in Senato disse: non gesticoli tanto e impari a tenere le mani ferme, che deve abituarsi alle manette. Roba da impallidire, ma nessuno fiatò: in fondo, la vecchia Rame è una paladina della democrazia, della cittadinanza, della libera espressione del pensiero, cribbio!

Balle e violenza. 

Ballista e violento: questo è il vero totalitarismo dell’intellighenzia progressista, laicista ed elitaria a cui nessuno, dico nessuno, ha mai avuto il coraggio di dire fino in fondo: andate a farvi fottere.

Bene, sentite adesso di cosa stiamo parlando.

Sul suo blog Storace.it (pensate un po’, su un blog… come quei cento blog italiani in cui si scrive che il ministro della giustizia è un farabutto e un figlio di mignotta, per non parlare dei blog sul premier Berlusconi, ma vuoi mettere…), il Nostro pubblica: In modo goliardico i nostri giovani stanno recapitando delle stampelle nelle abitazioni dei senatori a vita. Ormai è un dato di fatto che siano delle stampelle della maggioranza e che il paese, e il futuro dei giovani, sia nelle loro mani. Gliele stiamo recapitando anche con l’auspicio che le usino in occasione delle votazioni e per non essere così veloci a soccorrere un governo in crisi, in barba a ogni comportamento super partes che dovrebbero tenere”.

In verità, nessuno si caga (giustamente) siffatta uscita, ma la vecchia Montalcini non ci sta, e sull’house organ del pensiero unico (Rep), scrive una lettera in cui, con la consueta retorica, scarica l’asso:

esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché queste manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria.

Questo è il punto; nessun commento al merito, neppure di una battuta, ma il solito messaggio: zitto, fascista di merda!

Ma è il Nostro a non lasciarsi intimidire, ed a rispondere (sempre via blog, perché di quotidiani al servizio suo non c’è più nemmeno Il Secolo):

Non pretendiamo che alla nobile e veneranda età di 98 anni ci sia capacità di ironia, pur se nel pieno delle facoltà mentali, come rivendica oggi Rita Levi Montalcini, chiamata da Repubblica a difendersi da stampelle inesistenti. Questa gagliarda signora non è solo la ricercatrice che abbiamo conosciuto, bensì si è trasformata nello strumento micidiale di sostegno del governo Prodi, diventando, così, persona di parte. Perciò, anche lei dovrà tenersi tutte le critiche più dure. Tra i privilegi dei senatori a vita non è prevista l’immunità per essersi schierati pregiudizialmente da una parte. La democrazia (udite! udite!) è consenso. Questo governo non ha il consenso dei cittadini, ma lo estorce in Parlamento, grazie a questi signori. Altro che totalitarismo”.

Scandalo, bufera, guerra civile: come osa il fascista di merda sostenere che la Scienziata farebbe da stampella al governo Prodi? È mai successo che al Senato ci sia stata la maggioranza per un voto dei senatori a vita? E allora come si permette questo indegno rappresentante del popolo che in realtà è diretto discendente del regime “di triste memoria” di sollevare la manina ed obiettare? E il capo dello Stato, quello che non dice una parola di fronte al Senato fermo da nove mesi (controllare sul sito internet la data dell’ultima legge approvata), si straccia le vesti con un pezzo da novanta del miglior repertorio da sceneggiata napoletana.

Che schifo!

 Per fortuna, ieri Storace non ha risparmiato le ulteriori repliche, né alla pletora dei democratici veri, né al coniglio bianco in campo bianco, né agli sdegnati senatori a vita; ma il vero dramma è che nessuno, dico nessuno, si è levato in difesa della sua libertà di parola. Ed anzi, abbiamo assistito a pagine che dovrebbero far ridere se non ci fosse da spararsi un colpo in fronte: come Bertinotti che dichiara che Storace è estraneo allo spirito della Repubblica (e quale sarebbe questo “spirito”? Quello che lui predicava sul sito resistenze.org, andatevelo a leggere…) o Emilio Colombo che sul Corsera di oggi dichiara: ma quali stampelle, io vado avanti benissimo da solo (eh già, lo sappiamo bene come fai a tirare avanti!).

Ma è meglio ridere, e non scandalizzarsi; come diceva Alfonso de’Liguori, la sola virtù dell’uomo è l’ironia, e dunque, per chiudere con ironia, beccatevi tre monumentali uscite di Storace che resteranno scolpite, come pietre miliari, nella storia politica di questo Paese che per fortuna è ben più grande dell’Italietta sussiegosa ed egualitaria che vorrebbero darci da bere lorsignori. 

1)     Elezioni 1994. Alla giornalista di Samarcanda che insinuando divisioni nel Polo gli chiede con fare saccente Cosa succede domattina? lui risponde serafico: “Succede che Santoro se deve cerca’ un lavoro”.

2)     Primavera 2002. Maggioranza di centrodestra in fibrillazione per i frequenti voti contrari della Lega, capitanata dal capogruppo Marco Cè. Storace alle agenzie: “Mo’ ‘sto Cè m’ha rotto i cojoni. Se continua così, fra un po’ dovranno chiamarlo C’era”.

3)     Maggio 2007. L’Annuncio di un giorno nuovo: Walter Veltroni si candida a nuovo capo del partito democratico. La giornalista piazza il fatidico microfono al Nostro e chiede: che prevede? Il mitico: “Prevedo che se ne resta in Italia, dunque grandi feste in tutta l’Africa”.

Daje, Francè!   Estiqaatsi

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Fascisti o cialtroni…?

12 Ottobre, 07 · 8 Commenti

 

Magari è pure vero che non c’è nostalgia del manganello, ma scivolare fino all’esaltazione della stampella non pare una grande evoluzione della specie (politica).

Storace dimostra di essere fermo agli anni 70, forse agli anni 30.

Riesce perfino a far passare per vittima quella stronza della Montalcini. Ha il merito incredibile di farsi fare la ramanzina dal presidente co a pummarola ngroppa, nel senso del rosso che cola  (quello che da comunista non si vergognò di stare dalla parte dei carri armati russi che sparavano sulle folle in Ungheria).

Non si è mai capito nella storia se i fascisti siano più coglioni o più cattivi. 

“Both” direbbero gli inglesi…

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ANDREA’S VERSION del 12.10.2007

12 Ottobre, 07 · Lascia un Commento

Si può? Sarà consentito, per una volta, solidarizzare con Prodi che si ritrova tra i piedi anche lui quei rompiballe, quei tecnocrati, quei succhiabilanci a tradimento della Commissione europea? Quelli che Berlusconi non va bene, Tremonti non va bene, Padoa-Schioppa non va bene, e gli andasse bene mai qualcuno? Per una volta sì, solidarizziamo con Prodi. Perché mica si campa, con quelli sempre addosso. Adesso, con sopra il collo il fiato di Barroso, figurarsi tra l’altro, un portoghese, e prima di lui il fiato di quell’altro, che manco ci si ricorda più che nome avesse, ma sì, quell’italiano senz’arte né partito che avevano mandato là per non tenerlo qua. Insopportabili. Traffichini. E insistenti. E l’Europa, e l’Europa, e al diavolo l’Europa. Ci lascino lavorare, ha detto bene Prodi. Ci lascino lavorare, che il governo dopo tutto è ancora il nostro, e per il resto la questione è dura. E’ dura con la Russia. E’ dura con gli Stati Uniti d’America. Negli ultimi tempi sta diventando durissima con l’Europa, per l’appunto. E meno male che ci resta l’Iran.

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ANDREA’S VERSION del 11.10.2007

11 Ottobre, 07 · Lascia un Commento

Non ci pare di avere la fissa di Serra, è che il mirabile Michele si supera, talora. Attualmente, egli è molto seccato per gli accostamenti a Tangentopoli quando si parla di Mastella. Esagerati, protesta. Nel senso della maggiore sobrietà che contraddistinse i padri, se paragonata a quelli che Serra considera i grotteschi starnazzamenti del politico di Ceppaloni. Non parliamo di Berlinguer, il quale “preferì morire sul palco piuttosto che dire ‘mi sento male’ in pubblico”, e che con Tangentopoli non ebbe nulla a che vedere. Ma perfino Bettino Craxi. Il quale Craxi “condannato e detronizzato”, così la ricorda Serra, “da quell’omone che era si limitò a dire che aveva ragione lui e salutò la compagnia abbottonandosi la giacca”. Non andò precisamente così, ma non è questo il punto. E magari Mastella esagera, ma il punto è un altro ancora. Il punto è che quella di fare i froci col culo degli altri l’avevamo già sentita. Ma ci voleva l’eleganza di Serra, per fare il frocio col culo dei morti.

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Otorini.

10 Ottobre, 07 · 1 Commento

 

Ieri sera la mia secondogenita prima di andare a letto mi chiede:

“papà, ma perchè tu il dottore lo chiami dottorino?

ed io: “no, Giulia, il dottore dal quale siamo andati stamattina si chiama otorino. Sono quei dottori che curano il naso, la gola e le orecchie…”

Giulia: “ah, ho capito!”.

Dopo trenta secondi di silenzio di nuovo Giulia: “Papà, ma anche lo zio di Brindisi è un dottore del naso?”

Per la cronaca, lo zio di Brindisi si chiama Teodoro, ma tutti lo chiamano Teodorino.

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ANDREA’S VERSION del 10.10.2007

10 Ottobre, 07 · 2 Commenti

Ormai è diventata una mania. Premessa: il ministro Alfonso Pecoraro Scanio non ci è particolarmente simpatico. Se mai il contrario. Ma non è possibile assistere passivamente all’ennesima aggressione alla sinistra nel nome del taglio degli sprechi, delle spese esagerate, dei privilegi della cosiddetta casta. L’ultima è quella sui consulenti di Pecoraro Scanio. Troppi, si dice. Cinque per il suo gabinetto personale, otto per i sottosegretari, sette per la direzione generale “Qualità della Vita”, cinquantaquattro per il servizio “Protezione della natura”, centosette per la “Ricerca ambientale”, centotrentotto per la “Difesa del suolo”, quattordici per la “Salvaguardia ambientale”, più cinque dirigenti-consulenti di fascia più alta, più altri sei non si è capito bene a quale titolo. Morale: tagliare, tagliare, trecentoquarantaquattro consiglieri-consulenti per Pecoraro Scanio, insomma trecentoquarantaquattro teste che lo aiutano a ragionare sarebbero troppe. Siamo alla pura demagogia. Chiunque abbia sentito Pecoraro esprimere anche un solo concetto, sa che sono ancora drammaticamente poche.

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Do you remember Prodi…?

10 Ottobre, 07 · Lascia un Commento

Anno 2027. In piena quarta Repubblica, Bar dello sport. Qualcuno cita un nome: Romano Prodi. Gli astanti strabuzzano gli occhi e muovono la mano su è giù con le dita congiunte a forma di fico maturo…”e chi minchia è Prodi…?!?!”.

Nessuno ricordava più chi fosse stato il Presidente del Consiglio Romano Prodi.

E il tipo: “…ma si, uno ai tempi di Silvio Berlusconi… mi pare all’inizio del secolo, fra il terzo e il quarto governo Berlusconi. Governò per un anno o forse due quando ancora esistevano i comunisti. Lui era un famoso cattocomunista, uno degli ultimi. Era quello delle TASSE BELLISSIME.” Tutti ricordarono, o fecero finta di ricordare chi era Romano Prodi. Ma fu per via della frase.

Quando qualcuno doveva offendere qualcun’altro nell’anno 2027 gli diceva infatti ”vai a pagare le bellissime tasse!”. Il “vaffanculo” era infatti scomparso nel lessico volgare dalla italica penisola.

VINCINO

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Viva la Repubblica.

9 Ottobre, 07 · 10 Commenti

 

Il giornale-tribuna della sinistra rende ormai obsoleto il nostro fogliuzzo

La vecchiaia dei giornali porta consiglio, e se avremo la forza di continuare è probabile che anche noi scriveremo, tra una ventina d’anni, che Berlusconi era ineleggibile per via del conflitto di interessi, Craxi un ladro di polli e Andreotti un mafioso con la coppola incastrato da eroi in toga. Può essere ci tocchi anche scrivere che la guerra in Iraq è stata una carneficina inutile, che Dio non esiste e i preti sono tutti pedofili, che la ministra Pollastrini era un genio politico, il Benigni dello shoah-comics un profeta ispirato da Elia, e quel Mordecai Richler della Versione di Barney uno scrittore minore che voleva farci ridere con le barzellette sugli scozzesi. Nell’attesa, e cercando di tenerci sempre giovani, assistiamo con rispetto, e anche una punta di venerazione, alla gioiosa vecchiaia di Repubblica, divenuto un giornale davvero saggio, al punto di rendere spesso obsoleto il nostro fogliuzzo. Ogni giorno ha la sua rivelazione. L’antipolitica giustizialista di Grillo è monnezza, per esempio, firmato Scalfari e Mauro, fondatore e direttore. La tv di Santoro è barbarie, un marchingegno in tutto simile alla gogna che intrappola i suoi fedeli spettatori nella festa degli inganni, anche quando difende i giudici eroi dalle minacce di trasferimento di un Mastella. Firmato D’Avanzo, che non è il fratello di Sandro Ruotolo, ma fa lo stesso. Quel Travaglio, poi, ha un ego smisurato, e Scalfari se la prende con i suoi corsivi antipiduisti. Ollallà, deve essere successo qualcosa, e non parliamo né di nemesi né di ruotola, come preferisce Andrea Marcenaro.
La faccenda si ingentilisce ulteriormente, e l’aura di saggezza repubblicana si fa spessa e densa, si tocca con mano, quando Scalfari ci concede a sorpresa, come è avvenuto domenica, l’impensabile. Ricorderete il pool di Milano che va in tv e affonda con un pronunciamento da repubblica delle banane il decreto Biondi, l’ultima seria decisione politica presa da un governo italiano, consistente nel vietare la custodia cautelare in carcere usata come tortura per sradicare un sistema democratico con mezzi giudiziari. Bene, il fondatore del giornale riconosce che l’appoggio concesso a quei magistrati star dell’ingiustizia fu un “errore”, e con questo è riscritta la storia recente del nostro paese in uno dei suoi passaggi decisivi. Sull’uso criminoso della giustizia e della tv siamo dunque a una virtuale unificazione di Repubblica e del Foglio, e nell’attesa di invecchiare con saggezza anche noi, ci godiamo la serena vecchiaia degli altri.

EDITORIALE DE IL FOGLIO DI OGGI

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Berlusconi? No, Rosy Bindi.

9 Ottobre, 07 · 1 Commento

 

Massima vigilanza sul risultato delle primarie il 14 ottobre del Partito Democratico.

C’è un forte ‘rischio-brogli’. Alla chiusura “dovremo vigilare, perchè il peccato originale esiste”, a sinistra c’è una esperienza di sessant’anni di gestione degli spogli col “vizietto”. O “peccato originale”….

Rosy Bindi.

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“Pagare le tasse è bellissimo!!!” T.P. Schioppa

8 Ottobre, 07 · 3 Commenti

… ricoveratelo!!!

Tutte le reazioni politiche al ministro delle finanze più impopolare di sempre.

L’unico personaggio che riesce a superare perfino Romano Prodi nel giudizio negativo degli italiani. Eppoi non dite che non aveva ragione Berlusconi a dire che solo un coglione poteva votare per un governo così. Speriamo che finisca presto questa “follia al potere”…

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ANDREA’S VERSION del 06.10.2007

6 Ottobre, 07 · 1 Commento

Tre le dichiarazioni. Prenderle. Prendere dichiarazione numero uno, di Clemente Mastella: “Sono un capro espiatorio. O il Consiglio d’amministrazione Rai dà regole certe che valgano per tutti, o attiveremo strumenti parlamentari per sfiduciare questo Consiglio d’amministrazione. Saremo leali fino in fondo, ma se saltiamo noi salta il governo”. Prendere poi dichiarazione numero due, di Michele Santoro: “I politici possono parlare in qualsiasi momento. Accetto gli insulti, le critiche, tutto: l’unica cosa che non accetto è il vittimismo”. Prendere infine dichiarazione numero tre, di Romano Prodi: “Ho letto i resoconti sulla trasmissione Annozero. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione la quale si riferisce alla giustizia”. Scegliere ora, tra le tre, quella del deficiente il quale ancora non ha capito che, se vuoi far credere di voler fare il culo a Santoro, altro che da Roma, tradizione vuole che lo dichiari almeno dalla Bulgaria.

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Per i lettori forlivesi.

4 Ottobre, 07 · 2 Commenti

 

venerdì 5 ottobre 2007, ore 21,15 presso la Sala S. Caterina in via Romanello incontro dal titolo

“Famiglia: cuore dell’educazione”.

Interverranno:

 ASSUNTINA MORRESI Docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia Collaboratrice de “Il Foglio”

 ADELE TELLARINI, Neuropsichiatra infantile responsabile di una casa d’accoglienza per minori a Castelbolognese.

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La Perugia-Rangoon.

4 Ottobre, 07 · 21 Commenti

 Al pacifista doc scappa il tic antisraeliano pure se marcia per la Birmania.

 Non pensiamo sia il caso di farsi illusioni sull’annuale marcia per la pace Perugia-Assisi, o meglio, su quel che rimane dell’appuntamento ideato dal nonviolento Aldo Capitini all’inizio degli anni Sessanta. La kermesse organizzata da professionisti del pacifismo a senso unico, in programma per domenica prossima, fin dagli anni Ottanta – quando la parola d’ordine era la lotta contro l’installazione degli euromissili – è diventata un appuntamento ritualmente antiamericano e antisraeliano, oltre a occasione di visibilità per qualche politico in cerca di mostrine che lo accreditino presso i “movimenti”. Quest’anno, la Tavola della pace (coordinamento della pletora di sigle e di enti locali che organizzano la marcia) dichiara di voler mettere al centro dell’iniziativa le cruente vicende birmane. Si annunciano più di “cinquecento manifestazioni di solidarietà con la protesta nonviolenta dei monaci e del popolo birmano” in questi giorni che precedono la marcia, e si invitano i partecipanti a vestirsi di rosso, domenica 7 ottobre, in segno di appoggio alla lotta per la democrazia a Rangoon. Il compito è facilitato, c’è da dire, per il fatto che il simbolo ufficiale della marcia è una t-shirt rossa con la scritta “Tutti i diritti umani per tutti”. Poi, però, leggiamo nel comunicato di Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori della Tavola della pace, l’invito a marciare “per il popolo birmano e per tutti quei popoli che ancora oggi sono brutalmente oppressi come quelli palestinese, ceceno e tibetano”. Il tic antisraeliano è così duro a morire che non ci si vergogna a mettere nello stesso mazzo, uniti nella stessa riprovazione del pacifista doc, la giunta militare assassina di Than Shwe e un paese democratico in lotta per la sopravvivenza come Israele. Nelle ultime edizioni della Perugia-Assisi, ogni slogan, ogni scritta antisraeliana, ogni bandiera bruciata sono state fatte passare per incidenti di percorso. Stavolta, l’avallo lo troviamo nel comunicato di convocazione. A meno che non ci sia qualcuno che voglia ricordare che a Gaza i palestinesi sono oppressi da Hamas.

Editoriale del Foglio del 04/10/2007

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Le due Birmanie.

3 Ottobre, 07 · 10 Commenti

DAL BLOG DI ENZO REALE :

Le due Birmanie. La prima è quella reale, della violenza e dell’intimidazione, dei morti sull’asfalto, dei sequestri, dello stato-carnefice, del lamento silenzioso. Questa Birmania è destinata a scomparire presto dalle prime pagine dei giornali e dai pensieri dei molti improvvisati sostenitori della causa. La seconda è quella immaginaria, dell’ONU e dei suoi inviati, della diplomazia da salotto, del cinismo e del compromesso con gli aguzzini di un popolo stremato. Questa è la Birmania che prevarrà, tra simposi e tavole rotonde, tra inviti alla moderazione e destructive engagement.
Oggi, siccome né Than Shwe né Maung Aye avevano tempo, hanno portato Gambari in gita:

Mr. Gambari along with high-ranking military officers arrived at the 105 miles border trade centre point this morning, seven miles southwest of Muse by a military helicopter from Laisho in northern Shan State.
The special flight carrying Mr. Gambari landed in Laisho. He then proceeded to 105 miles. He is expected to return to Laisho tonight and will attend a pro-junta rally in the largest city of northern Shan State tomorrow, the sources said.
The authorities ordered sending delegates ranging from civil servants, junta sponsored organizations and local people for a series of rallies in Shan State .
“Almost every townships in north Shan State are being told to send participants,” Sein Kyi said.

Siamo certi che lo spettacolo grottesco delle adunate pro-regime aiuterà il rappresentante ONU a farsi un’idea più precisa del paese in attesa di stringere la mano ai mandanti della repressione (forse domani, martedì).
Torniamo alla Birmania reale, quella che non si vede.
Quella del terrore nei monasteri:

For one instance, the monastery at an obscure neighborhood of Yangon, called Ngwe Kyar Yan (on Wei-za-yan-tar Road, Yangon) had been raided early this morning.
A troop of lone-tein (riot police comprised of paid thugs) protected by the military trucks, raided the monastery with 200 studying monks. They systematically ordered all the monks to line up and banged and crushed each one’s head against the brick wall of the monastery. One by one, the peaceful, non resisting monks, fell to the ground, screaming in pain. Then, they tore off the red robes and threw them all in the military trucks (like rice bags) and took the bodies away.
The head monk of the monastery, was tied up in the middle of the monastery, tortured , bludgeoned, and later died the same day, today. Tens of thousands of people gathered outside the monastery, warded off by troops with bayoneted rifles, unable to help their helpless monks being slaughtered inside the monastery. Their every try to forge ahead was met with the bayonets.
When all is done, only 10 out of 200 remained alive, hiding in the monastery. Blood stained everywhere on the walls and floors of the monastery.


Rileggetelo
.
I monaci detenuti nel corso delle manifestazioni e dei raid dell’esercito, molti dei quali si trovavano fino ad oggi nel Yangon Institute of Technology, stanno per essere trasferiti in località remote:

1974 monks and nuns who are currently being detained in InnSein GTI (General Institute of Technology) will now be transferred to Ka Baw Valley (which is a kind of prison) in Sagaing, in order to suppress their movement completely.

A Yangon non si vedono più religiosi per le strade:

Thousands of monks detained in Burma’s main city of Rangoon will be sent to prisons in the far north of the country, sources have told the BBC.
About 4,000 monks have been rounded up in the past week as the military government has tried to stamp out pro-democracy protests.The atmosphere in Rangoon is tense, the reporter said. Local people are well aware that the monks have been locked away and are afraid that they will be next.

Il corpo di un monaco che galleggia in acqua è oggi l’immagine emblematica del massacro in corso. Un ex ufficiale dell’intelligence birmana denuncia una vera e propria carneficina:

Thousands of protesters are dead and the bodies of hundreds of executed monks have been dumped in the jungle, a former intelligence officer for Burma’s ruling junta has revealed.
The most senior official to defect so far, Hla Win, said: “Many more people have been killed in recent days than you’ve heard about. The bodies can be counted in several thousand.”
Mr Win, who spoke out as a Swedish diplomat predicted that the revolt has failed, said he fled when he was ordered to take part in a massacre of holy men. He has now reached the border with Thailand.

Sono dati che è impossibile confermare visto l’isolamento in cui si trova il paese ma altre fonti dell’esilio parlano di

(…) hundreds of monks had simply “disappeared” as 20,000 troops swarmed around Rangoon yesterday to prevent further demonstrations by religious groups and civilians.
Word reaching dissidents hiding out on the border suggested that as well as executions, some 2,000 monks are being held in the notorious Insein Prison or in university rooms which have been turned into cells.
There were reports that many were savagely beaten at a sports ground on the outskirts of Rangoon, where they were heard crying for help.
Others who had failed to escape disguised as civilians were locked in their bloodstained temples.

Le prigioni birmane, raccontate dai sopravvissuti.

C’è chi dice che dall’incontro di domani con Gambari si potrà capire qualcosa di più sugli attuali equilibri di potere all’interno della giunta ma finora tutte le supposizioni (che continuano) su possibili divergenze ai vertici si sono rivelate prive di concretezza. La realtà sul campo è che la repressione è stata ordinata ai più alti livelli e, nonostante qualche defezione tra i comandi intermedi (come già era successo nell’88), nessun episodio in grado di far cambiare il corso agli eventi si è finora manifestato. Lo scenario più probabile è che la giunta porterà a termine la sua missione di ristabilimento dell’ordine senza spaccature rilevanti:

It was reported that during the quarterly meeting Than Shwe and his deputy, Gen Maung Aye, army chief, had reached a compromise by appointing their close associates to key positions.
Observers believed that Maung Aye and his loyalists have been sidelined and his influence may be on the wane. Some diplomatic sources said that Maung Aye, former regional commander in Eastern Shan State, has been slow in making any move against his boss. If he does, he is sure to fail and will be purged.

The hands of those two men unleashed the hounds of hell in Rangoon and are now stained by the blood spilt in the carnage on the streets of the former capital and elsewhere in Burma.

Tranquilli, c’è sempre la Birmania immaginaria. <!– –>

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Introvabile.

2 Ottobre, 07 · 2 Commenti

WILLY MASON

Where The Humans Eat

(Virgin) 2005

Cosa posso farci se mi piacciono gli autori sconosciuti?

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ANDREA’S VERSION del 02.10.2007

2 Ottobre, 07 · 2 Commenti

Rick Atkinson deve essere uno scrittore molto bravo se vinse il premio Pulitzer nel 2003 con il libro “Un esercito all’alba: la guerra in Nordafrica 1942-1943”. Ora ne ha scritto un altro, il molto atteso “The Day of Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944”. Lo anticipa con entusiasmo Repubblica. Atkinson, che è stato reporter per il Washington Post a Baghdad, pensa questo dell’intervento alleato in Italia: “Io direi che a portare qui gli Alleati dal Nordafrica fu una catena di improvvisazioni. Ci si era chiesti: che ne facciamo di un milione di soldati che hanno finito di combattere in Tunisia? E se non fossero andati in Italia, dove sarebbero potuti finire?”. La sofisticata ricostruzione storica ha acceso l’entusiasmo di Repubblica, la quale ha titolato: “Il premio Pulitzer Atkinson: tanti massacri inutili nel ’44. A Cassino come a Baghdad, ne valeva davvero la pena?”. Ecco una domanda destinata a rimanere senza risposta. A Baghdad c’avevano Alì. E noi sempre qui, sotto il tallone del feroce Mastella il Chimico.

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Pacifisti … pacifistiiiiiii… pacifistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii… !!!!

1 Ottobre, 07 · 38 Commenti

Dove sono finiti i pacifisti con le bandierine sui balconi?

Pacifisti … pacifistiiiiiii… pacifistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii… !!!

yohouuuu pacifistiiiiii … dove siete????

Pacifiiiiistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ……

C’è nessunooooooooo ….

 

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ANDREA’S VERSION del 29.09.2007

1 Ottobre, 07 · Lascia un Commento

 

Nella Grecia classica esisteva sia la prostituzione maschile che femminile. Le prostitute, che vestivano con abito distintivo e pagavano le tasse, potevano essere indipendenti ed erano donne influenti. Solone istituì il primo bordello ad Atene nel VI secolo a.C. A Cipro e Corinto, secondo Strabone, c’era una sorta di prostituzione religiosa nei templi, con decine di ragazze. La prostituzione maschile era molto comune, in Grecia. Era spesso praticata da adolescenti, giovani schiavi lavoravano nei bordelli di Atene, mentre un adolescente libero, nel caso avesse venduto i propri favori, rischiava di perdere i diritti sociali e politici una volta diventato adulto. Il diritto romano regolava con diverse leggi la prostituzione che veniva praticata nei lupanari, edifici fuori dalla città aperti soltanto nelle ore notturne. Le prostitute, o meretrici, erano schiave o appartenevano ai ceti più bassi. Nel medioevo la prostituzione era comune e tollerata nei centri urbani. Gli statuti di molte città la regolavano. Era, ad esempio, vietata vicino alle mura o nelle aree prossime agli edifici di rappresentanza. Comunque. Abbiamo parlato oggi della prostituta perché a parlare di continuo della casta si diventa scemi.

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