Il Sorvegliato Speciale

Post da Marzo 2008

La mozzarella avvelenata di Prodi e Bassolino.

30 Marzo, 08 · Lascia un Commento

 

Siamo all’emergenza mozzarella. Dopo la Corea, giunge ora notizia che anche il Giappone e la Cina hanno deciso di ritirare la mozzarella campana dagli scaffali dei loro negozi. Un danno immenso d’immagine, che probabilmente creerà un effetto domino, tanto che è già stata istituita -la notizia non è comica, è tragica- una ”unità di crisi per la mozzarella”, come annuncia Franco Consalvo direttore del Consorzio di tutela della mozzarella Dop.
La ragione del clamoroso embargo sulla mozzarella è semplice: conterrebbe diossina a causa della crisi dei rifiuti della Campania di Bassolino e della eliminazione irresponsabile di rifiuti bruciati senza le dovute tutele.
Il danno, ovviamente, non è soltanto economico -alcuni milioni di euro di mancate esportazioni- ma di immagine e coinvolge tutto l’enorme comparto del made in Italy alimentare che negli ultimi anni si era imposto in maniera vertiginosa nel mondo, nelle fasce medio alte dei consumi.
Quando un prodotto tipico, unico al mondo, si rivela velenoso, tutti gli altri ne soffrono.
Prodi e Bassolino hanno fatto dunque anche questo regalo all’Italia.
Veltroni ne prenda atto e corra ai ripari.
Se ne è capace.

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Come Omaha Beach

27 Marzo, 08 · 13 Commenti

Ma perché solo l’America sa cogliere il senso di quattromila soldati morti per il nuovo Iraq?

C’è una cosa che in Italia non è stata spiegata bene sulla guerra in Iraq. E’ questa. Nessun altro avrebbe potuto fare quello che hanno fatto i quattromila soldati americani morti laggiù. Nessun altro appartiene come loro a uno sforzo militare così grande e così organizzato; nessuno come loro aveva un senso così alto di sé e della propria missione; nessuno come loro ha vissuto, lavorato e combattuto a un livello di dignità così alto sul resto delle cose che in America gli avversari politici e i critici più duri dell’Amministrazione Bush e della guerra inorridiscono giustamente soltanto all’idea di offendere l’esercito. Eppure qui i giornali raccontano l’opposto, raccontano di una generazione perduta di soldatini ventenni cascati per sbaglio dentro un errore così più grande di loro, un’operazione militare che secondo i piani si doveva concludere entro pochi mesi e invece si è trasformata in un vortice, in un tritacarne, che risucchia vite di civili e di soldati mese dopo mese, anno dopo anno, attentato dopo attentato. Raccontano di reclute fresche e bisognose, che magari vengono da Portorico o dal Messico e vanno a combattere soltanto per conquistarsi la cittadinanza americana, o sono già americane ma nella vita non hanno più vie d’uscita – anche se hanno soltanto vent’anni – e il modo più veloce per fare dollari passa attraverso il centro di arruolamento più vicino. Raccontano di soldati che muoiono senza avere capito perché stanno combattendo. In realtà sono i giornali a non aver afferrato molto di che cosa succede in questa guerra. Basta dire che pochi giorni fa, all’anniversario del quinto anno, il Corriere ha scritto che i morti civili in Iraq sono più di un milione; e ieri invece il bravo Mario Calabresi su Repubblica, che pure non può essere accusata di simpatie marziali per la missione in Iraq, scriveva “novantamila vittime”: e poi che qualcuno “arriva perfino a parlare di mezzo milione”. Novantamila, mezzo milione, più di un milione. I due più grandi quotidiani italiani non sono d’accordo fra loro sul numero dei morti civili. Eppure se c’è un conflitto trasparente è quello in Iraq (quando la quota simbolica dei quattromila caduti è stata raggiunta le redazioni lo hanno saputo in tempo reale). I soldati americani in guerra sono diversi dal tipo descritto dai giornali, perché un tipo soltanto non c’è: ci sono tutti. C’è tutta l’America. S’incontrano soldati capaci di discutere mezz’ora se l’Economist sia una rivista migliore dell’Atlantic Monthly o se il New Yorker non batta invece tutti e due, mentre sotto di loro il blindato ballonzola sulle piste attorno ad Arab Jabour. S’incontra il parà dell’Airborne che ha mollato il lavoro di pilota civile d’aerei – e un sacco di dollari – per venire in Iraq. S’incontra il laureato in Storia appassionato di baseball e il gangsta latino di Los Angeles che mangiano con le mani a una tavola di poliziotti iracheni. Ci sono pure i soldati freschi da Portorico, in divisa per ottenere la cittadinanza? Sì, in genere sono quelli più contenti di essersi arruolati, c’è tutto, “facciamo anche un corso di lingua”, e dentro l’esercito sono già americani a tutti gli effetti. A Ramadi, nell’ex capitale in mezzo al deserto della guerriglia sunnita, c’è il capitano dei marine Kopka, che si occupa di rimettere in funzione il tribunale della città. Prima di arrivare a Ramadi era avvocato a Boston, la città più snob d’America. Che cosa pensano del paese? Tutti i militari sono ossessionati dal programma di ricostruzione SWET : Sewages, fogne, Water, acqua, Electricity, elettricità e Trash, la raccolta dei rifiuti. “Prima facciamo il lavoro, prima torniamo in famiglia”. I giornali non raccontano il tipo di guerra che si combatte in Iraq: uno schema diabolico. Dentro e fuori. I civili iracheni dentro, a tentare di ricominciare una vita normale all’interno di un perimetro sorvegliato vasto come un quartiere, come una città o come una provincia; e fuori i piccoli gruppi di fanatici, diretti da altri paesi, da capi arabi, egiziani, tunisini, che tentano di infiltrarsi per fare strage con le autobomba, i cecchini, i mortai. In mezzo, in cima al muro di guardia o sotto a pattugliare le strade, i soldati americani e iracheni, unica barriera di separazione tra la vita normale e la morte improvvisa. I quattromila che sono morti in questi cinque anni non sono il risultato imprevisto di uno sbaglio degli analisti di Washington. Non erano geopolitica maldestra. Erano professionisti – affrontavano rischi studiati per tutto il periodo del loro addestramento – e sono stati perduti nella guerra contro squadroni paramilitari della morte che fanno strage di civili. Se non ci fossero stati, nessun altro avrebbe combattuto al loro posto, e con le loro capacità, questa battaglia. Su altri fronti, ci sono soltanto lo stato di Israele e la Gran Bretagna, Europa, ma isolana.

di Daniele Raineri

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Sono (piccole) soddisfazioni.

25 Marzo, 08 · 5 Commenti

I politici di destra hanno capito che l’unico modo per partecipare alle trasmissioni stile Ballarò e Santoro senza farsi prendere per i fondelli è fare caciara, gridare e sovrastare, interrompere e fare gli arroganti.  E lo fanno con ottimi e brillanti risultati. Mi piace.

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The Real Iraq War Story

24 Marzo, 08 · 6 Commenti

Oliver North | March 20, 2008

Five years ago this week 170,000 American and coalition soldiers, sailors, airmen, Guardsmen and Marines launched Operation Iraqi Freedom (OIF). When they commenced their attack they were outnumbered nearly three to one by Saddam Hussein’s military, yet it took U.S. troops just three weeks to liberate Baghdad. No military force in history has ever gone further, faster or with fewer casualties.Despite a lightning-fast victory over the dictator’s Army, Republican Guards and Fedayeen, the challenge of leaving Iraq better than we found it proved to be daunting and dangerous. Unfortunately, few Americans know what their countrymen in uniform have accomplished in the Land Between the Rivers.

On the way to Baghdad, American and allied forces were accompanied by more than 700 print and broadcast reporters. Once the dictator’s capital was liberated, most of the media elites either headed for home – or sequestered themselves inside the “green zone.” There, they bought photos, footage and “news” from cameramen and “reporters” traveling with our adversaries.

As coverage shifted from the warriors to Washington, political controversy, casualties, and missteps – inevitable in any war – became the focus of “war reporting.” Courageous Americans serving in the line of fire found themselves cast as bit-players in a partisan firestorm. Bright, brave young Americans in the line of fire – not our enemies – became the targets for the mainstream media and powerful politicians.

The New York Times described those serving in our military as nothing but “poor kids from Mississippi, Texas and Alabama who couldn’t get a decent job.” A U.S. Senator likened them to those who served Hitler, Stalin and Cambodia’s Pol Pot and a presidential candidate claimed that those who don’t do well in school will “get stuck in Iraq.” In 2005, after the press had been beating Abu Ghraib like a rented mule for a year, Newsweek invented a fictitious story about U.S. military guards flushing a Koran down a toilet – and precipitated riots throughout the Muslim world.

The consistent “spin” for five years has been to “get out of Iraq” – and despite extraordinary gains in the last 12 months, it hasn’t stopped. On Monday, Senator Hillary Rodham Clinton described how she intends to get our troops out of “a war we cannot win.” Two days later Senator Barack Obama claimed that, “our military is badly overstretched” and promised that, “I will immediately begin to remove our troops from Iraq,” and to “remove all of them in 16 months.”

Thankfully America’s soldiers, sailors, airmen, Guardsmen and Marines have generally ignored the press and the politicians. Instead, they have been busy fighting a vicious adversary – and winning. Here are some inconvenient facts about why they believe they can – and must – finish the job in Iraq:

- Despite how they have been portrayed, today’s all-volunteer U.S. military is the brightest, best educated, trained and equipped armed force ever fielded by any nation. More than 1.6 million American military personnel have served in Iraq. Notwithstanding the perception that our armed forces are stretched beyond the breaking point, reenlistments have never been higher and every service is exceeding its recruiting goals.

- Iraq’s police, military and security forces, widely depicted as ineffective or worse, have grown by more than 100,000 in the past year and have assumed responsibility for 9 of 18 provinces.

- In the last 12 months the Interior Ministry has opened 13 new training facilities, the Iraqi military now has 134 active combat, infrastructure and Special Operations battalions with a total of nearly 647,000 Iraqis who have volunteered to serve in uniform.

- After we first reported on the “Al-Anbar Awakening” in December, 2006, the “Sons of Iraq” movement has crossed the Sunni-Shia sectarian divide and now has 91,000 members. In the same time-frame, attacks against Iraqi civilians and coalition forces have dropped by more than 70 percent.

- Since 2004, more than 4,000 civil reconstruction projects – including 325 for electrical distribution and 320 water treatment facilities have been completed. More than 3,000 schools and 75 hospitals, clinics and health care facilities have been renovated or built from the ground up while nearly 3,200 primary health care providers and physicians were being trained.

- There are now more than 100 privately owned radio stations, 31 television stations and 600 newspapers published in Iraq – a nation just slightly larger than California.

- In February, crude oil production exceeded 2.4 million barrels per day and this year the Iraqi economy is projected to grow by 7 percent.

In the half decade since OIF began, our Fox News War Stories team has made nine trips to Iraq – spending months in the field embedded with more than 30 U.S. combat units – from “shock and awe,” to the “thunder runs,” to gunfights in “bloody Anbar,” to “the surge.” The brave Americans we have documented deserve better than what they have gotten from the mainstream media and far too many of our politicians.
LtCol Oliver L. North is a nationally syndicated columnist and the honorary chairman of Freedom Alliance. An educational and charitable foundation, the Alliance was founded in 1990 by LtCol North, who now serves as the organization’s honorary chairman. The committee works to promote freedom and liberty, support the American military and educate American youth on the military.

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Magdi Cristiano Allam battezzato dal Papa.

23 Marzo, 08 · 10 Commenti

 

“Ego te baptizo in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti”. Tra le sette persone adulte cui il Papa ha impartito nella veglia pasquale di questa notte i sacramenti dell’iniziazione cristiana c’é anche il giornalista e saggista di origine egiziana Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera.

E’ questa la sorpresa, tenuta nascosta fino all’ultimo, spuntata nella notte di Pasqua in Vaticano. Allam, dopo averne fatto richiesta, è tra le sette persone – due uomini e cinque donne provenienti da Italia, Camerun, Cina, Stati Uniti e Perù – che hanno seguito il “catecumenato”, cammino di preparazione spirituale e catechetica, a cura del Vicariato di Roma e che stasera hanno ricevuto il battesimo, la cresima e la prima comunione dalle mani del Pontefice.

A fare da padrino a Magdi Allam, ex-musulmano che ha abbracciato così la religione cattolica e che ha assunto il nome di Cristiano, era un esponente di Comunione e Liberazione, Maurizo Lupi, deputato e portavoce di Forza Italia.

 I sette “catecumeni” hanno ricevuto la prima comunione sotto le due specie del pane e del vino. Ed è stato un inno al legame di unità che affratella tutti i battezzati l’omelia pronunciata da Benedetto XVI. Secondo il Papa, le persone battezzate e credenti ”non sono mai totalmente estranei l’uno all’altro. Siamo in comunione a causa della nostra identità più profonda: Cristo in noi. Così la fede è una forza di pace e di riconciliazione nel mondo: è superata la lontananza, nel Signore siamo diventati vicini”.

Ho letto la lettera che Magdi Cristiano Allam ha inviato al Corriere della Sera. Una lettera bellissima, commovente fino alle lacrime. Soprattutto questo passaggio è da brividi:

“Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione”.

Vi prego di leggerla tutta perchè è stupenda.

Sorvy

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Buona Pasqua.

22 Marzo, 08 · 2 Commenti

26° ANNIVERSARIO DI DON GIUSEPPE DOTTI E INAUGURAZIONE DELLA NUOVA CHIESA DI

Questo mondo moderno non è solamente un mondo di cattivo cristianesimo, questo non sarebbe nulla, ma un mondo incristiano, scristianizzato. Ciò che è precisamente il disastro è che le nostre stesse miserie non sono più cristiane. C’era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere ed interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo.
Charles Peguy, Veronique 

Che cosa accade quando io stesso mi faccio cristiano, quando mi sottometto al nome di questo Cristo, approvandolo così come l’uomo modello, come il parametro normativo d’ogni agire umano?
Quale tipo di svolta dell’essere, quale posizione di fronte all’umanità mi assumo io, così facendo?
Quale profondità raggiunge questo processo?
Quale valutazione complessiva della realtà ne scaturisce?
Joseph Ratzinger

Il cammino del Signore è semplice, come quello di Giovanni e Andrea, di Simone e Filippo, che hanno cominciato ad andare dietro a Cristo per curiosità e desiderio. Non c’è altra strada, al fondo, oltre questa curiosità desiderosa destata dal presentimento del vero. Luigi Giussani 

Categorie: Chiesa

Via Crucis / Way of the Cross.

22 Marzo, 08 · Lascia un Commento

Venerdì Santo. Via Crucis in tutto il mondo. Nella foto quella svolta a Brooklyn lo scorso anno, organizzata da Comunione e Liberazione di New York con migliaia di partecipanti.

le foto delle Via Crucis di tutto il mondo.

il sito della Way of the Cross of New York

Sorvy

Categorie: Chiesa

Secondo un sondaggio di Repubblica Berlusconi è il riformista, Veltroni il conservatore.

22 Marzo, 08 · Lascia un Commento

Leggete sulla prima pagina di Repubblica il sondaggio di Demos Coop e avrete uno spaccato politico straordinario dell’Italia di oggi.
La notizia più ghiotta è che la quasi maggioranza assoluta delgi operai, il 46,5%, si identifica nel centrodestra di Berlusconi. Il Pd di Veltroni piace solo a meno di un terzo di operai, il 31,6%. Il vero ”partito operaio” dunque è quello del Pdl, mentre la sinistra non ne rappresenta che marginalmente gli interessi.
Ma non basta. Se si prosegue si scopre che proporzioni simili si hanno tra gli impiegati e i tecnici del settore privato (43,8% a favore di Berlusconi, solo il 37,6% a favore di Veltroni) e che naturalmente queste proporzioni diventano clamorose tra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (57,9% a favore di Berlusconi, solo 22,9% a favore di Veltroni) e tra i liberi professionisti (53,7% a favore di Berlusconi e solo 28,8% a favore di Veltroni).
La controprova, la definitiva certezza che il programma, i leader e i candidati di Veltroni rapresentano la conservazione sociale si ha guardando ai settori sociali in cui Veltroni è magioritario: innanzitutto i pensionati (45,7% per Veltroni, 37,3% per Berlusconi) e soprattutto gli impiegati, i tecnici e i funzionari del setore statale e pubblico (quelli a bassissima produttività), là dove Veltroni riscuote il 51,2% dei consensi e Berlusconi il 30, 7%.
Insomma, in tutti i settori dinamici della società, Berlusconi è straordinariamente in vantaggio, là dove Veltroni raccoglie i coinsensi di coloro che consumano reddito, senza produrne.
Il tutto, condito da un dato altrettanto clamoroso, che dovrebbe dare da pensare al piacione Ualther: il 52,5% delle casalinghe si identifica in Berlusconi, e solo il 29,2% in Veltroni.
Come si vede, la geniale idea veltroniana del 1994 di fare il referendum contro la pubblicità in televisione, lo slogan beota ”no si inerrompe un’emozione”, erano qualcosa di più di idiozie politiche. Testimoniavano una totale, assoluta mancanza di sintonia tra il ”nuovo Veltroni” e le casalinghe.

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Prodi è incapace. O in malafede. Vuole svendere l’Alitalia come fece con la Sme.

22 Marzo, 08 · Lascia un Commento

 

Da mesi, molti mesi, da più parti sono piovute critiche durissime sul modo con cui Prodi ha gestito la crisi Alitalia. Un misto di disattenzione, attesa, un continuo procrastinare le scelte, l’aria di chi non ha fretta.
Il tutto però, sempre con l’obbiettivo chiaro e dichiarato: vendere, o meglio svendere a Air France. La replica di una tattica già dispiegata venti anni fa per svendere la Sme a De Benedetti (con le note conseguenze).
Il risultato finale si è visto, oggi come allore: Air France, così smaccatamente favorita dal leader del Pd, ha fatto una offerta indecente, così come era indecente l’offerta di De Benedetti per la Sme.
Alitalia è decotta -anche grazie al tempo perso da Prodi- ma l’offerta transalpina è comunque impresentabile (come sostiene un ampio fronte che va da Epifani della Cgil a Berlusconi, passando per la Marcegaglia).
Ma perché Prodi si è dimostrato così incapace anche su questo fronte?
Forse perché è incapace, come ha domostrato di essere a fronte dell’emergenza rifiuti di Napoli, che ha lasciato marcire nonostante ne fosse stato avvisato da due anni.
Ma non è una tesi credibile. L’unica cosa che Prodi dovrebbe saper fare sono gli affari, invece…
Sorge il sospetto che vi sia della malizia in questo incaponirsi su Air France.
Brutto sospetto.
Ora, comunque, tocca a Berlusconi. Nel giro di pochi giorni si vedrà se la cordata che lui ha preannunciati ieri si concretizzerà.
Se così sarà -e se non abbiamo capito male lo si vedrà prima del voto- Berlusconi avrà fatto un colpaccio.
E Prodi avrà in Alitalia il monumento della sua incapacità di governo.

da Carlo Panella

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Se questa è una vignetta…

21 Marzo, 08 · Lascia un Commento

Ci uniamo allo sdegno espresso da Perla (http://perlascandinava.wordpress.com/2008/03/17/solidariet-a-fiamma-nire…)
per la vergognosa, infame e razzista vignetta di Vauro contro Fiamma Nirenstein.
Questo è un uomo che si riempe la bocca di amore, solidarietà etc etc, crede che far parte di Emergency basti per sentirsi in pace con il mondo, spara a zero su Ferrara difendendo le femministe che lo hanno denunciato, poi appena si parla di una donna israeliana, forte e capace, lui, da meschino ecco come agisce…

Da parte sua Fiamma Nirenstein aveva già descritto bene il nuovo antisemitismo, ormai tutto spostato a sinistra, in un suo libro scritto qualche anno fa. Vauro lo scemo più scemo di sinistra conferma con una vignetta stile anni ‘30 in Germania, con tanto di stella di Davide e faccia da “ebreo cattivo a prescindere”, almeno finchè non muore.

 

Sorvy

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“GAFFE” LERNER, LA VOCE DEL PADRONE E L’OPERAIO DELLA THYSSEN UMILIATO

16 Marzo, 08 · 3 Commenti

By Shark.

da “Libero” 7 marzo 2008

Non so se Gad Lerner (che torna ad essere per l’occasione “Gaffe” Lerner) si sia risentito quando, nel suo blog, sono arrivati questi messaggi indignati (con lui) per ciò che è accaduto mercoledì sera al suo programma, L’Infedele. Di sicuro deve esserne imbarazzato Fausto Bertinotti (come vedremo).
Prima di leggere alcune di queste mail riassumo l’accaduto. Il titolo della puntata era “Povero Marx imbavagliato!”, con tanto di foto del filosofo barbuto col bavaglio. A essere silenziato e strapazzato in modo imbarazzante da Lerner, però, è stato l’operaio simbolo dell’attuale classe operaia (sedotta e abbandonata), ovvero Ciro Argentino, il giovane lavoratore della ThyssenKrupp, amico dei poveri operai morti in fabbrica a Torino nel rogo del dicembre scorso.
Argentino era stato invitato alla trasmissione insieme con due ospiti politici: Fausto Bertinotti e Matteo Colaninno (figlio di Colaninno), già dirigente di Confindustria e oggi capolista del Pd in Lombardia. Evidentemente l’operaio era stato chiamato lì per dar voce alla rabbia operaia (di questi tempi più che giustificata), ma siccome non si comportava a comando e ha osato per due volte disturbare il signor Colaninno, sovrapponendo la sua voce alla voce del padrone, per lesa maestà ha scatenato la spropositata reazione di Lerner che gli ha intimato – con toni che oggi nessuno usa – di non disturbare più o altrimenti di andarsene. Il povero operaio intimidito, zittito e pallido, non ha più osato “disturbare”, non trovando il coraggio di alzarsi e mandare a quel paese il conduttore.
La scena ha colpito molti. E qualcuno ha scritto subito al blog di Lerner. Giuseppe A. Possedoni, per esempio, ha inviato questa mail: “Caro Collega, nella tua, come in ogni altra trasmissione che diffonde dibattiti in tv, le interruzioni, anche irruente e fatte con toni in grado di innervosire un morto, avvengono continuamente. Solo nel tuo programma di stasera, però, mi è capitato di vedere il conduttore (cioè tu) rivolgersi a un ospite nel modo assolutamente inammissibile che hai usato nei confronti dell’operaio della Thyssen quando ha dato sulla voce all’imprenditore Colaninno”. Un certo Sandro, a sua volta, osserva sarcastico: “E bravo gaddino, lo sapevo che avrebbe fatto carriera, l’ho sempre saputo fin da quando facevo il ‘gabbiottaro’ a Lotta Continua…. ma certe volte riece a sorprendermi per la sua scorrettezza dialettica come quando zittisce l’operaio della Thyssen trattenendo, anzi non trattenendo, lo sdegno per le pressanti domande che mettono in difficoltà il suo ‘protetto’ Colaninno. Poi qualcosa sull’ex ‘prodiano’ Bertinotti: è passato senza soluzione di continuità dal sostegno al moderato liberismo del governo alla sferzante retorica classista (ma ndò stava negli ultimi due anni?)…..non più credibile!!!!”.
Infine un’altra telespettatrice, Silvana Mazzarello, scrive a Lerner: “Ti ho sempre ammirato molto e non mi perdo una tua trasmisione ma….(e qui la mail diventa tutta maiuscola, nda) non permetterti mai più di umiliare ed azzittire nel modo che hai usato stasera una persona come l’operaio che hai bistrattato. C’è modo e modo !!! Capisco che non ti stia simpatico perché probabilmente non vota Pd. Però non ti puoi permettere di riversare su gente che già sta soffrendo una situazione anche la pubblica umiliazione. Chiaro ?!!!”.
Probabilmente è stato più di un incidente. Più di una gaffe. Lerner, nei suoi programmi, ha sempre dedicato molta attenzione al mondo operaio e di recente, dopo la tragedia della Thyssen, ha realizzato pure uno speciale dell’Infedele sugli operai di Torino. La sua è infatti la generazione che è passata da Lotta continua e Potere operaio al Palazzo del potere. E’ l’informazione di Sinistra. Allora come si spiega l’incidente di mercoledì sera? Prima spiegazione: è stata solo una gaffe. Probabile, può capitare a tutti di sbagliare. Ma c’è anche una seconda spiegazione possibile (e se ne trova traccia nel blog di Lerner): si può ritienere che ieri come oggi questi intellettuali di sinistra sempre abbiano pensato gli operai come scenografia e tappezzeria, da far parlare o gridare a comando, all’interno del proprio palinsesto ideologico. Una volta Bertinotti diceva che il Pci aveva insegnato agli operai a non togliersi più il cappello davanti al padrone. Mercoledì si è avuta la sensazione che si sia fatto togliere di nuovo il cappello all’operaio davanti al padrone, capitalista “illuminato” candidato del Partito democratico. E’ stata una scena imbarazzante. Molti hanno avuto la percezione di cosa sia la Casta.

Anche perché al telespettatore veniva da pensare che il debordante conduttore non si permette di rivolgersi con quei toni agli ospiti “importanti”, come certi industriali e banchieri, o D’Alema o Bertinotti. E il compagno Bertinotti – di fronte a quella scena umiliante – non ha sentito il bisogno di intervenire per dire a Lerner che, a quel punto, insieme all’operaio se ne sarebbe andato anche lui.

A meno che mi sia sfuggito qualcosa, è stato lì a guardarsi la reprimenda senza obiettare. Chi tace acconsente. Eguale atteggiamento del resto ha tenuto “la mia saggia amica Lella Costa” (come si esprime Lerner, pratico di salotti sessantottini) e pure “il prete di strada don Andrea Gallo”. Tutti “de sinistra”, a parole, ma incapaci di sollevare la minima obiezione di fronte a una scena avvertita, almeno da certi telespettatori, come un’umiliazione. Il contributo della signora Costa, in tutta la serata, si è sostanziato in una battutella freddina su Fabrizio Corona che non c’entrava niente ed era peraltro assente. Che talento umoristico! Peccato non si sia cimentata sui due ospiti presenti, Bertinotti e Colaninno. O su Lerner e la sua sfuriata.
Probabilmente i presenti neanche si sono resi conto dell’assurdità della scenata perché forse danno per scontato che l’operaio – ancorché chiamato come ospite in un programma – non deve disturbare e deve aprir bocca quando lo decide l’illuminato Conduttore. Quella è la sua parte in commedia. L’operaio deve far casino solo se sono i sindacati o il partito a ordinarglielo. Se invece è il cuore, la coscienza, la dignità a farlo parlare – mettendo così in imbarazzo il signor Colaninno, chiaramente a digiuno di politica, ma schierato a Sinistra – allora la voce del proletariato si può silenziare e poi si può proseguire amabilmente la borghese conversazione salottiera.

Era chiaro che Colaninno, il quale si è sempre presentato in tv come confindustriale e mastica poco di politica, fosse in fortissimo imbarazzo di fronte a chi lo contestava da sinistra e a chi ironizzava sul suo sbarco nel partito di D’Alema e Veltroni. Ma così “scortato” da Lerner ha dato la sensazione di essere molto a corto di argomenti. Ha dato l’impressione di essere l’ultimo rampollo di quella borghesia italiana che si è sempre caratterizzata per la furbizia. Col cuore a sinistra e il portafogli a destra. Solidarietà vivissime dunque a Ciro Argentino. La classe operaia non va in Paradiso, con questa Sinistra, e chissà che non mandi tutti all’inferno.

Antonio Socci

RISPOSTA DI LERNER E REPLICA MIA CARO GAD, ORA ASCOLTA QUESTA STORIA…

da “Libero”, 8 marzo 2008

Io sono figlio di un minatore. E ho una storia da raccontare a Gad Lerner perché non si è affatto pentito dell’umiliante scenata rifilata, mercoledì, nel suo programma, all’operaio della Thyssen. Né chiede scusa, come pure gli è stato suggerito dai lettori del suo blog. Errare è umano, ma perseverare è triste. Mi dispiace che Lerner faccia prevalere l’orgoglio (di professionista famoso e potente) sulla giustizia verso i deboli. E trovo avvilente che Bertinotti e Colaninno abbiano assistito alla scena col loro silenzio-assenso.

Rispondendo al mio articolo di ieri, Lerner dice di “avere zittito Ciro Argentino” (l’operaio della Thyssen) perché “non la smetteva di interrompere Matteo Colaninno”. Che squisita sensibilità per uno che viene da Lotta Continua. Si vede che oggi il suo cuore si intenerisce per il giovin signore bisognoso di coccole (“ma anche” candidato nel Pd come Calearo). In realtà l’operaio non ha prevaricato Colaninno, era lui, il neocandidato, a essere visibilmente inadeguato e in contraddizione con se stesso, come è apparso anche giovedì sera ad “Annozero”. Così Lerner se n’è preso cura.

“L’ho tutelato” aggiunge Lerner “e lo rifarei, paro paro. Come Ciro Argentino ben sa, se ho alzato la voce con lui non è solo perché inceppava la trasmissione, ma semmai per un eccesso di confidenza”. Lerner dice di essere pappa e ciccia con Argentino: “Sa benissimo che io sono un borghese, mica un proletario. Che conosco diversi imprenditori di questo paese, alcuni dei quali sono stati miei editori”.

Mi pare che la risposta migliore a tale ricostruzione sia quella di una sua lettrice, Letizia, che ha scritto al blog di Lerner: “Diciamo che Ciro Argentino stava cercando di interrompere con domande assolutamente in sintonia con quelle che molti si ponevano da casa e lei, signor Lerner, non lo lasciava parlare … Diciamo che gli operai Thyssen le servono, ma meglio che stiano composti e tranquilli mentre gli amici, ai quali non riserva siffatte amorevoli ruvidezze, ci spiegano che è finita l’era dei conflitti…Diciamo anche che ci saremmo aspettati che Bertinotti dicesse qualcosa su questo modo di trattare, saggiamente, gli operai come ‘amici’ e i padroni come, appunto padroni… Diciamo che la ruvida amicizia poteva tenerla per qualcun altro e invece ha preferito fare questa figura imbarazzante per la quale, essendo lei l’ospite, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa…”.

Gad fa capire che da Libero non prende lezioni perché – a suo dire – non daremmo spazio in prima pagina alle “morti bianche”. Intanto non è vero, infatti mercoledì stesso poteva trovare sulla prima pagina di questo giornale l’articolo di Lucia Esposito intitolato: “Quelle assurde morti bianche e gli ispettori che non vedono”. In secondo luogo Lerner usa la polemica (infondata) contro Libero per evitare di rispondere ai suoi stessi lettori. Le mail che ho riportato ieri e oggi sono arrivate al suo blog. Perché non risponde almeno a loro?

Infine, caro Gad, a te che – con sufficienza – ritieni altri non titolati a parlare, rispondo che, per quanto mi riguarda, io – Antonio Socci, firmatario di quell’articolo sulla dignità e il dolore degli operai (che ieri era, anch’esso, in prima pagina) – non prendo lezioni da te in questa materia. Perché gli operai (e soprattutto i minatori) che muoiono o finiscono mutilati sul posto di lavoro non li conosco per sentito dire come lorsignori giornalisti che dall’estremismo rosso sono passati ai mass media della borghesia.

Mio padre dall’età di 14 anni fu costretto, per poter mangiare, a fare il minatore in un bacino carbonifero toscano, fra Monteriggioni e Castellina in Chianti. Gli incidenti erano all’ordine del giorno. Almeno una quindicina furono mortali. Il 2 febbraio del 1953 la campana suonò proprio per mio padre. Era ventottenne. Faceva il terzo turno, alle 2 di notte, stava tagliando dei picchetti di legno, uno gli scivolò e – ricordo il suo racconto – “fu terribile. La mano completamente tranciata, con le dita per terra, un dolore insopportabile, il sangue che usciva a fiotti”. I minatori nelle ore notturne erano totalmente abbandonati. Il telefono funzionava solo di giorno e mio padre stava morendo dissanguato. Fu il ghiaccio di quel febbraio a salvargli la vita: “era un freddo pungente e questo mi salvò da una pericolosa emorragia perché si formò un enorme coagulo di sangue raggrumato dal gelo della notte. L’ambulanza arrivò dopo quattro ore. Arrivammo in ospedale la mattina alle sei, svenni e mi portarono in sala operatoria”.

Da allora mio padre perse la mano, ma se non fosse stato per il freddo siberiano che quella notte congelò il sangue al suo moncone, lui sarebbe morto e io non sarei nato sei anni dopo. Come vedi dunque conosco la materia. A mio padre piaceva dipingere. E io sono cresciuto in una casa dove una sua tela rappresentava proprio due minatori che trasportavano in barella il corpo di un loro compagno. Una scena terribile che lui aveva vissuto. Vinse un giorno anche un premio di poesia raccontando i drammi degli uomini della miniera.
Mio padre era cattolico, militante della Dc fin dalle elezioni del 1948. Era un minatore iscritto alla Cisl in una terra rossa. Leggeva molto ed era anticomunista perché riteneva che il comunismo fosse la peggiore truffa per gli sfruttati, come dimostrava ciò che accadeva nei Paesi dell’Est.

Però nutriva una forte antipatia per i signori, specie nullafacenti, e i figli di papà, soprattutto quando si atteggiavano a rivoluzionari. E quando io ebbi 14 anni e presi a frequentgare un liceo pieno di figli di papà che militavano in Lotta Continua e che sputavano sulla Dc, mio padre con grande durezza e disprezzo verso questi “signorini” mi fece notare che era grazie alla Dc che io a 14 anni potevo studiare e non dovevo fare il minatore come lui e come mio nonno. E aggiungeva: “stai attento, perché questi signorini fanno la rivoluzione sulla vostra pelle. Loro hanno il culo al caldo. Vi distruggono la scuola che è l’unica opportunità dei poveri, perché poi lorsignori, figli di papà, la loro strada ce l’hanno sempre assicurata e ve li ritroverete con la cravatta a comandare, fra dieci anni”.

In effetti è accaduto così. E il vizio di silenziare gli altri è quello antico della generazione Sessantottina. Ricordo i compagni di Lotta continua e affini, di solito borghesi, che nelle assemblee studentesche quando chiedevo la parola, essendo noto come cattolico, mi spiegavano sarcasticamente che io non potevo parlare. I padroncini hanno sempre amato comandare. Zittire i proletari è naturale per chi pensa di dover “dare la linea alle masse”, non ascoltarle. Voi siete la mente, non è vero? Mio padre è morto un anno fa. E’ morto perché la miniera gli aveva rovinato i polmoni. Colpa del carbone. Anno scorso, dopo una caduta, non è più riuscito a respirare. Era un grande. Una straordinaria dignità, il coraggio delle proprie idee, con la sua fede virile e il suo profondo senso della giustizia che lo faceva ribellare davanti a tutti i torti. Seguiva sempre con passione politica i programmi di informazione e mercoledì sera, caro Gad, mi sono chiesto come avrebbe reagito davanti alla tua scenata. Ti avrebbe mandato a quel paese. Come pure il figlio dell’industriale candidato di Veltroni. Lui, che era anticomunista, avrebbe difeso la dignità del comunista Ciro Argentino, incitandolo a non farsi silenziare, ad alzarsi e sputtanare il tuo “progressismo”.

In quella piccola, triste scena dell’Infedele, c’è un po’ la storia d’Italia. Di una borghesia troppo furbetta e inadeguata, di una classe operaia presa per il naso dai Capi comunisti e di un ceto intellettuale arrogante che non conosce la grandezza e la nobiltà del chiedere perdono. Spero che tu, Gad, che sei intelligente e hai una sana inquietudine, possa scoprirle almeno in questa occasione.

Antonio Socci

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Ferrara Sofri e i nuovi “anni trenta”.

16 Marzo, 08 · Lascia un Commento

 

(…) Giuliano Ferrara, uno che probabilmente sta anticipando senza saperlo gli anni Trenta che verranno. Si conservi perciò per altri sentimenti il buon Adriano Sofri che, leggo presentato da Simonetta Fiori su Repubblica, ha scritto un libricino per contestare l’amico nel nome della donna. Sofri dice che l’idea della moratoria è «dissennata» e rimprovera a Ferrara un cambiamento che l’ha condotto nella «comunità dei credenti». Adriano è maschio, ma ha il vezzo di pensarsi al femminile e di rappresentarsi come uomo sensibile al nostro bene. Errore. Adriano Sofri è maschio, Giuliano Ferrara è femminile. Ed è tra i pochi spiriti sensibili che ci siano rimasti nell’epoca dell’imperialismo esercitato sul corpo delle donne. Ecco il mio sms per X: «Tra le due guerre, solo due spiriti sensibili si accorsero del totalitarismo incipiente, Chesterton in Gran Bretagna e Péguy in Francia» (Hannah Arendt).

Luigi Amicone

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Ciò che abbiamo di più caro.

16 Marzo, 08 · Lascia un Commento

“Noi accordiamo la nostra preferenza a chi promuove una politica e un assetto dello Stato che favoriscano quella “libertà” e quel “bene”, e che possano perciò sostenere la speranza del futuro, difendendo la vita, la famiglia, la libertà di educare e di realizzare opere che incarnino il desiderio dell’uomo. Lo facciamo in un momento storico che esige di non disperdere il voto, per non aggiungere confusione a confusione”.

Qui  il volantino di Comunione e Liberazione sulle elezioni politiche 2008.

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Veltroni lancia l’allarme rosso: abbiamo sbagliato in pieno la campagna elettorale.

15 Marzo, 08 · 3 Commenti

Ore frenetiche al loft veltroniano. Il candidato del Pd ha chiamato a raccolta il suo stato maggiore e l’ha obligato a elaborare una netta virata nelle strategie di propaganda: l bluff sui sondaggi non funziona, perché le clamorose rimonte annunciate da tre settimane in qua sono regolarmente smentite anche dai sondaggisti più vicini alla sinistra e soprattutto perché è completamente saltata l’intera impostazione concettuale della strategia di comunicazione studiata da Ualther.
Basta aprire i giornali da una settimana in qua e balza agli occhi il dato di fatto: i titoli di apertura sono tutti e solo per Berlusconi.
Veltroni sa bene che non conta nulla che i media -orientati tutti a sinistra tranne due o tre- parlino male di Berlusconi.
In termini di comunicazione il punto vincente è un altro: parlano di Berlusconi e solo di Berlusconi. Veltroni è relegato ad articolini seriosi sulla barbosa operosità del nord ovest nelle pagine interne: un nulla.
Ciarrapico e la battuta di spirito alla precaria, per di più, indignano solo una ristretta cerchia di politically correct: se si guarda ai grandi numeri, ai milioni, si scopre rapidamente che l’uno e l’altra possono portare anche grandi ventate di simpatia per il leader del Pdl.
La verità è che la campagna di comunicazione del Pd era stata impostata troppo a tavolino, senza prendere le misure all’avversario, senza tenere in conto la strardinaria capacità di spettacolo di cui Berlusconi è capace.
Veltroni ha puntato su due cose: segnare una discontinuità con Prodi e l’Unione e confrontarsi sulla sua presunta gioventù e sul suo programma finalmente moderato e non più influenzato dalla sinistra radicale.
La discontinuità con Prodi è rimasta solo sulla carta, perché le pessime notizie sul livello dei salari e sulla stagnazione stanno lì a dimostrare inconfutabilmente e a livello di massa, che il Pd è composto da forze che hanno fallito al governo.
Della giovinezza veltroniana nessuno parla e tantomeno dei suoi assennati programmi.
Al loft studiano contromosse e preannunciano sorprese.
Vedremo…

dal blog di Carlo Panella

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La rismonta di Uòlter.

8 Marzo, 08 · 8 Commenti

Finisce la rimonta, inizia la campagna elettorale, quella vera, e si rompe il giocattolino democratico. Uòlter scende immediatamente di un punto mentre il PdL cresce. La forbice fra il Pd e il PdL comincia a distanziarsi di nuovo e in modo netto.

qui tutti i sondaggi.

Categorie: ELEZIONI POLITICHE 2008

italia.america@yahoo.it

7 Marzo, 08 · 1 Commento

Il mio nuovo indirizzo di posta elettronica: italia.america@yahoo.it

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Per non perdere la bussola.

6 Marzo, 08 · 4 Commenti

 

La bussola del cristiano di fronte alla politica
di Giorgio Vittadini

In questo inizio di campagna elettorale non appare superfluo ricordare alcuni criteri utili (a un cristiano e non) per muoversi di fronte alla politica. Un vecchio adagio cattolico afferma che la politica, non solo non può e non deve pretendere di dare la felicità, ma neanche pretendere da sola di costruire il bene comune. Come ha detto Benedetto XVI, “anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini a una libera adesione all’ordinamento comunitario” (Spe Salvi, 24 a). Infatti, come disse don Giussani nel 1987 a un congresso della DC lombarda tenuto ad Assago, in queste comunità – realtà sociali, movimenti, mondo associativo – avviene più facilmente quell’educazione al “rapporto con l’infinito che rende la persona soggetto vero e attivo della storia”, capace di generare opere e aggregazioni che esprimono la sua libertà e creatività. Allora, in questo contesto, quale è il ruolo della politica? Come disse ancora don Giussani ad Assago: “Politica vera è quella che difende una novità di vita nel presente, capace di modificare anche l’assetto del potere” in modo da “favorire uno Stato che sia veramente laico, cioè al servizio della vita sociale, secondo il concetto tomistico di bene comune ripreso vigorosamente dal grande e dimenticato magistero di Leone XIII”. Perciò, occorre evitare in politica ogni atteggiamento utopico che per affermare principi morali e ideali non tiene conto delle condizioni reali in cui la politica si esprime, e perciò finisce per permettere l’avvento di sistemi di potere incapaci di facilitare una convivenza libera e pacifica. Oggi, ad esempio, questo autogol può avvenire sostenendo iniziative politico-etiche sacrosante nel contenuto ma che, nei fatti, provocano solo un radicalizzarsi dialettico del dibattito e quindi una minor probabilità di poter intervenire in modo ponderato ed approfondito, oggi o in futuro, su temi non negoziabili in quanto legati alla concezione stessa della persona. Oppure l’errore può esprimersi anche disperdendo i voti e favorendo così involontariamente l’avvento al potere di partiti più lontani dalla propria concezione ideale. Al contrario, considerando la politica non come strumento di salvezza dell’uomo, ma come arte del compromesso virtuoso per il bene comune, e tenendo conto realisticamente delle forme elettorali e degli assetti istituzionali, è preferibile privilegiare quelle scelte volte a favorire assetti di potere che hanno più probabilità di lasciare spazio al libero operare di famiglie, movimenti, associazioni, iniziative economiche e sociali che animano la società, nell’ottica della sussidiarietà. Ancora oggi il principio della libertas ecclesiae et societatis è la vera bussola per il cristiano di fronte alla politica.

 

© Il Giornale

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Terroristi nazislamici compiono una strage in una scuola israeliana.

6 Marzo, 08 · 4 Commenti

 

E’ accaduto poche ore fa in una scuola di Gerusalemme. L’eco degli spari  giungeva dalla biblioteca, un edificio separato da quello dove invece si studia e si prega. Nel collegio rabbinico di Merkaz ha-Rav c’erano stasera circa 300 studenti, in parte abitanti a Gerusalemme e in parte provenienti dalle colonie della Cisgiordania. Nella biblioteca, la maggior parte degli allievi (in prevalenza ragazzi di circa 16 anni) erano disarmati. Per lunghi minuti, forse cinque, forse anche dieci, hanno sparato all’impazzata. Un fucile automatico, che crepitava senza tregua. Hanno falciato tutti quelli che si trovavano all’ interno. Dieci ragazzi morti. Moltissimi feriti.

Il macabro rito dei festeggiamenti nelle strade di Gaza con i caroselli delle macchine e le urla di giubilo.

Basta!

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Si stanno incartando di brutto.

5 Marzo, 08 · 4 Commenti

Leggo dal sito del Corriere della Sera:

Prima le proteste dei radicali. Poi i malumori di Parisi e Cusumano. Per non parlare delle malcelate delusioni per le “quote rosa” e per qualche mancata candidatura (come quella di Giuseppe Lumia in Sicilia). L’ufficializzazione delle liste del Partito democratico in vista delle prossime elezioni politiche sta creando più di un grattacapo a Walter Veltroni e ai dirigenti del partito. In primo luogo, la dura presa di posizione dei radicali che denunciano il «mancato rispetto degli impegni» (tanto che Marco Pannella ha annunciato uno sciopero della sete). (…)
Ma la composizione delle liste del Pd sta creando proteste anche tra altri esponenti del partito. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, afferma che potrebbe addirittura «ripensare» alla sua candidatura. Motivo: le dichiarazioni di Massimo Calearo a “Ballarò” (guarda il video del suo scontro con la Prestigiacomo). «Il capolista del Pd in Veneto – spiega Parisi – avrebbe “santificato” Clemente Mastella che “ha fatto bene al Paese” perché aggiungo io, tradendo il voto degli elettori “ha fermato il governo e adesso c’è un partito come il Pd che ha un programma moderno”. Non riesco a crederci!». E dunque? «Sto riflettendo sul da farsi – ammette Parisi – Ho posto una domanda, una domanda su una questione per me molto rilevante, direi dirimente. È evidente che attendo una risposta. Questa risposta ancora non l’ho avuta». 
Tra le esclusione dalle liste del Pd, ha destato scalpore quella del vicepresidente della commissione antimafia Lumia. Anche Beppe Grillo, dal suo blog, critica duramente la decisione del Pd: «Topo Gigio Veltroni ha messo in lista personaggi con frequentazioni molto disinvolte. Ma quale partito non ne ha? Topo Gigio ha però escluso dalle sue liste Beppe Lumia, vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Lumia è stato a suo tempo condannato a morte dalla criminalità organizzata per le sue attività. Toglierlo dal Parlamento vuol dire trasformarlo in un morto che cammina. Il nuovo Pd di Fassino, D’Alema, Sircana e Bassolino non ha posto per un servitore dello Stato. Si faccia avanti qualcun altro e lo candidi al più presto».
Rosy Bindi. «La presenza delle donne nelle liste del Pd è più formale che sostanziale» afferma il ministro della Famiglia. «Le donne – lamenta la Bindi – sono state messe a condividere posizioni di rischio nelle liste più degli uomini come è successo anche alle minoranze».

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Boccuccia mia fatti barchetta.

2 Marzo, 08 · 3 Commenti

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Attaccataville a o’tram…

2 Marzo, 08 · Lascia un Commento

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Monnezza connection? Yes, We can.

2 Marzo, 08 · Lascia un Commento

Antonio Bassolino, governatore della Campania, iniseme ai vertici della Impregilo ed altre 27 persone, è stato rinviato a giudizio dal giudice Marcello Piscopo, che ha accolto le richieste dei PM Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo che hanno indagato su presunte irregolarità nella gestione dello smaltimento dei rifiuti fino al 2005. Il processo si terrà presso la quinta sezione del Tribunale di napoli e inizierà il 14 maggio.

Nel pomeriggio è arrivata la replica di Bassolino, che ha dichiarato di sentire “il dovere di andare avanti per dare un contributo, al fianco del commissario De Gennaro, per uscire dall’emergenza rifiuti e per combattere a testa alta perché emerga la verità, quella politica e quella giudiziaria. Perchè io non ho fatto nulla di male”.

La “monnezza”, anche se in questo caso è quella “d’annata”, colpisce il vertice della Campania, quasi a voler ribadire, per chi non lo avesse ancora capito, che il problema dei rifiuti c’è sempre stato, non è mai stato risolto, è stato gestito male, ora sembra in modo non corretto in alcune attività legate proprio allo smaltimento e riciclaggio.

Da un punto di vista politico, molto critico Antonio Di Pietro, che ritiene che la vicenda in cui si trova coinvolto Bassolino avrà effetti negativi sul voto, facendo perdere voti al Pd, soprattutto se il Governatore della Campania non si dimetterà. Anche Marco Follini, responsabile nazionale della comunicazione nel Pd la pensa allo stesso modo: “Fossi in Bassolino mi dimetterei; ma io sono uno che ha le dimissioni facili e dunque non pretendo di fare testo”.

Pro Bassolino ovviamente il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, non per altro anche perchè lei in città si trova con la “monnezza” letteralmente sul collo.

Questa vicenda è sicuramente una brutta gatta da pelare per Walter Veltroni, che ora, dopo che per tanto tempo si è parlato di escludere dalle candidature i politici indagati e condannati, di non aver “onorevoli” con condanne definitive seduti in Parlamento, si trova a dover affrontare il problema Bassolino. Molto diplomaticamente il Walter nazionale ha dichiarato, sulle possibili dimissioni del governatore della Campania, che Bassolino “farà la scelta più giusta”. Resta solo da vedere come verrà gestita la vicenda all’interno del Pd, soprattutto per quanto riguarda la ricaduta sulle prossime elezioni.

Ma Bassolino di dimissioni proprio non vuol sentir parlare.

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Yes, we can (lie).

1 Marzo, 08 · 1 Commento

D’altronde chi potrebbe mai mettere in dubbio le promesse del nostro caro Walter?

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Yes, W.C.? No, you can’t.

1 Marzo, 08 · 7 Commenti

Ma volete mettere il programma in 7 punti del P.D.L. (Rialzati, Italia) con quello di W.C.man (WeCanMan)?

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