
Questo mondo moderno non è solamente un mondo di cattivo cristianesimo, questo non sarebbe nulla, ma un mondo incristiano, scristianizzato. Ciò che è precisamente il disastro è che le nostre stesse miserie non sono più cristiane. C’era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere ed interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo.
Charles Peguy, Veronique
Che cosa accade quando io stesso mi faccio cristiano, quando mi sottometto al nome di questo Cristo, approvandolo così come l’uomo modello, come il parametro normativo d’ogni agire umano?
Quale tipo di svolta dell’essere, quale posizione di fronte all’umanità mi assumo io, così facendo?
Quale profondità raggiunge questo processo?
Quale valutazione complessiva della realtà ne scaturisce?
Joseph Ratzinger
Il cammino del Signore è semplice, come quello di Giovanni e Andrea, di Simone e Filippo, che hanno cominciato ad andare dietro a Cristo per curiosità e desiderio. Non c’è altra strada, al fondo, oltre questa curiosità desiderosa destata dal presentimento del vero. Luigi Giussani

Leggete sulla prima pagina di Repubblica il sondaggio di Demos Coop e avrete uno spaccato politico straordinario dell’Italia di oggi.
La notizia più ghiotta è che la quasi maggioranza assoluta delgi operai, il 46,5%, si identifica nel centrodestra di Berlusconi. Il Pd di Veltroni piace solo a meno di un terzo di operai, il 31,6%. Il vero ”partito operaio” dunque è quello del Pdl, mentre la sinistra non ne rappresenta che marginalmente gli interessi.
Ma non basta. Se si prosegue si scopre che proporzioni simili si hanno tra gli impiegati e i tecnici del settore privato (43,8% a favore di Berlusconi, solo il 37,6% a favore di Veltroni) e che naturalmente queste proporzioni diventano clamorose tra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (57,9% a favore di Berlusconi, solo 22,9% a favore di Veltroni) e tra i liberi professionisti (53,7% a favore di Berlusconi e solo 28,8% a favore di Veltroni).
La controprova, la definitiva certezza che il programma, i leader e i candidati di Veltroni rapresentano la conservazione sociale si ha guardando ai settori sociali in cui Veltroni è magioritario: innanzitutto i pensionati (45,7% per Veltroni, 37,3% per Berlusconi) e soprattutto gli impiegati, i tecnici e i funzionari del setore statale e pubblico (quelli a bassissima produttività), là dove Veltroni riscuote il 51,2% dei consensi e Berlusconi il 30, 7%.
Insomma, in tutti i settori dinamici della società, Berlusconi è straordinariamente in vantaggio, là dove Veltroni raccoglie i coinsensi di coloro che consumano reddito, senza produrne.
Il tutto, condito da un dato altrettanto clamoroso, che dovrebbe dare da pensare al piacione Ualther: il 52,5% delle casalinghe si identifica in Berlusconi, e solo il 29,2% in Veltroni.
Come si vede, la geniale idea veltroniana del 1994 di fare il referendum contro la pubblicità in televisione, lo slogan beota ”no si inerrompe un’emozione”, erano qualcosa di più di idiozie politiche. Testimoniavano una totale, assoluta mancanza di sintonia tra il ”nuovo Veltroni” e le casalinghe.
Da mesi, molti mesi, da più parti sono piovute critiche durissime sul modo con cui Prodi ha gestito la crisi Alitalia. Un misto di disattenzione, attesa, un continuo procrastinare le scelte, l’aria di chi non ha fretta.
Il tutto però, sempre con l’obbiettivo chiaro e dichiarato: vendere, o meglio svendere a Air France. La replica di una tattica già dispiegata venti anni fa per svendere la Sme a De Benedetti (con le note conseguenze).
Il risultato finale si è visto, oggi come allore: Air France, così smaccatamente favorita dal leader del Pd, ha fatto una offerta indecente, così come era indecente l’offerta di De Benedetti per la Sme.
Alitalia è decotta -anche grazie al tempo perso da Prodi- ma l’offerta transalpina è comunque impresentabile (come sostiene un ampio fronte che va da Epifani della Cgil a Berlusconi, passando per la Marcegaglia).
Ma perché Prodi si è dimostrato così incapace anche su questo fronte?
Forse perché è incapace, come ha domostrato di essere a fronte dell’emergenza rifiuti di Napoli, che ha lasciato marcire nonostante ne fosse stato avvisato da due anni.
Ma non è una tesi credibile. L’unica cosa che Prodi dovrebbe saper fare sono gli affari, invece…
Sorge il sospetto che vi sia della malizia in questo incaponirsi su Air France.
Brutto sospetto.
Ora, comunque, tocca a Berlusconi. Nel giro di pochi giorni si vedrà se la cordata che lui ha preannunciati ieri si concretizzerà.
Se così sarà -e se non abbiamo capito male lo si vedrà prima del voto- Berlusconi avrà fatto un colpaccio.
E Prodi avrà in Alitalia il monumento della sua incapacità di governo.
da Carlo Panella