oggi 25 aprile, festa della liberazione. Gli americani ci hanno liberato dalla dittatura e dai tedeschi. Così io e la mia famiglia siamo rimasti a casa e sul nostro balcone sventola la bandiera dell’America!
Andrea, 9 anni (figlio di Sorvy)


oggi 25 aprile, festa della liberazione. Gli americani ci hanno liberato dalla dittatura e dai tedeschi. Così io e la mia famiglia siamo rimasti a casa e sul nostro balcone sventola la bandiera dell’America!
Andrea, 9 anni (figlio di Sorvy)


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«O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione, rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse, che siamo riuniti oggi in questo luogo, scenario di incredibile violenza e dolore. Ti chiediamo nella Tua bontà di concedere luce e pace eterna a tutti coloro che sono morti in questo luogo - i primi eroici soccorritori: i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia, addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti, vittime di questa tragedia solo perché il loro lavoro e il loro servizio li ha portati qui l’11 settembre 2001. Ti chiediamo, nella Tua compassione di portare la guarigione a coloro i quali, a causa della loro presenza qui in quel giorno, soffrono per le lesioni e la malattia. Guarisci anche la sofferenza delle famiglie ancora in lutto e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia. Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza. Ricordiamo anche coloro che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania. I nostri cuori si uniscono ai loro mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza. Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della terra. Volgi verso il Tuo cammino di amore coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall’odio. Dio della comprensione, sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, cerchiamo la Tua luce e la Tua guida mentre siamo davanti a eventi così tremendi. Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate di poter vivere in modo che le vite perdute qui non siano state perdute invano. Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e concedici la saggezza e il coraggio di lavorare instancabilmente per un mondo in cui pace e amore autentici regnino tra le Nazioni e nei cuori di tutti».
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La prima visita di un Pontefice alla Casa Bianca, è stata “una splendida giornata per Washington”. Così ha commentato George W. Bush il secondo giorno di visita pastorale di Papa Ratzinger negli Stati Uniti. In 13 mila hanno salutato il Pontefice assiepati sul prato davanti alla facciata principale della residenza presidenziale. “Viva il Papa”, gridavano in lingua italiana molti dei presenti, sventolando bandierine a stelle e strisce e gialle e bianche, colori del Vaticano. Ventun salve di cannone hanno salutato il Papa mentre nell’aria risuonavano gli inni nazionali. Non sono mancate le contestazioni soprattutto per la spinosa questione della pedofilia in seno al clero americano. “I preti cattolici sono pedofili” era scritto su uno striscione eretto da un gruppo di 200 manifestanti.
Ma la festa è continuata. Oggi era l’ottantunesimo compleanno del Pontefice. Una pasticceria di Washington ha offerto a Benedetto XVI una torta a forma di piazza San Pietro, una replica dolce alta 50 centimetri e larga 75 con il colonnato del Bernini e la facciata della basilica.
Insieme al presidente americano, alla moglie Laura e alla figlia Jenna, il Pontefice ha recitato una breve preghiera in favore della famiglia ma nello studio ovale, Benedetto XVI e il leader americano hanno parlato a lungo mostrando un impegno comune in difesa della vita, sulla necessità di educare le nuove generazioni, tutelare i diritti umani e la libertà religiosa. I due leader hanno inoltre sottolineato l’urgenza di favorire uno sviluppo sostenibile nei paesi più poveri e di condurre una battaglia contro la povertà e le pandemie, specialmente in Africa. In merito a questo il pontefice si è congratulato per i sostanziali contributi finanziari degli Stati Uniti in questa area. Ad accolgie il Pontefice alla Casa Bianca c’erano oltre ai coinugi Bush, il vice presidente Dick Cheney, il segretario di Stato Condoleezza Rice e la speaker della Camera, la cattolica Nancy Pelosi, che gli ha baciato la mano. “L’America - ha detto George W. Bush rivolto al Papa - è commossa per la sua decisione di trascorrere il suo compleanno con noi. Il mondo ha bisogno del suo messaggio per respingere il messaggio del relativismo. L’America crede nella libertà religiosa, l’amore per la libertà e la legge morale comune”.
Dopo Bush ha preso la parola il Pontefice, che senza parlare esplicitamente delle prossime elezioni presidenziali, ha chiesto al popolo americano di trovare nella propria fede religiosa un criterio di “discernimento e di ispirazione” di fronte alle sempre “più complesse questioni politiche ed etiche”.
Nessun riferimento esplicito, da parte di Ratzinger, neppure alla guerra in Iraq. Il Papa si è limitato ad esprimere la sua fiducia che la “preoccupazione americana per l’ampia famiglia umana, continuerà a trovare espressione nel sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia internazionale volti a risolvere i conflitti e a promuovere il progresso”. Concludendo il suo storico intervento sul prato della Casa Bianca, prima del percorso nelle strade tra due ali di folla, il Pontefice ha quindi benedetto gli Stati Uniti. “Dio Onnipotente - ha detto - confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e della pace. Dio benedica l’America”.
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Una canzone che esprime meglio di ogni parola il mio stato d’animo il giorno dopo della storica vittoria di Berlusconi.
“Somewhere over the rainbow” (”da qualche parte sopra l’arcobaleno”) il cielo è sempre più blu.
Gli arcobaleni sono tramontati per sempre. I casini/Casini messi all’angolo. I Veltroni mielosi e appiccicaticci fatti scendere dalle nuvole di zucchero filato dell’Isola che non c’è. Prodi nessuno vuole neanche sentirlo nominare. Boselli, chi era costui? Pecoraro, phoff…
Il cielo d’Italia mai è stato così azzurro come oggi.
Sorvy
Alcune strofe della stupenda canzone di sopra. Adesso capite come mi sento… semplicemente beato.
Well I see trees of green and
Red roses too,
I’ll watch them bloom for me and you
And I think to myself
What a wonderful world
Well I see skies of blue and I see clouds of white
And the brightness of day
I like the dark and I think to myself
What a wonderful world
Beh vedo gli alberi del prato e
anche le rose rosse
le guarderò mentre fioriscono
per me e per te
e penso tra me e me
“che mondo meraviglioso!”Beh vedo cieli blu e nuvole bianche
e la luminosità del giorno
mi piace il buio e penso tra me e me
“che mondo meraviglioso!”
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Una vittoria straordinaria, fantastica, di gran lunga superiore alle migliori previsioni. Berlusconi è stato l’unico ad indovinare l’esito, ripetendocelo fino alla noia: “dieci punti di distacco e almeno trenta senatori”.
L’amor nostro non ne sbaglia una!
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La sinistra arcobaleno scompare dal parlamento. Per capirsi: niente più Bertinotti, Luxuria, Pecoraro Scanio, la Palermo per 5 anni. Il PD di Veltroni + il mozzorecchi analfabeta Di Petro quasi dieci punti sotto al PDL + Lega a dimostrare che Berlusconi non racconta balle e che i sondaggi diffusi sino ad oggi (tranne quelli di Berlusconi) sono inaffidabili. A Veltroni l’onore delle armi. Fra lui e Prodi c’è un abisso. Il vero omicida della sinistra è stato Romano Prodi. Mai governo fu più disastroso per le sorti della nazione e della coalizione che lo sosteneva. E poi, massima soddisfazione, Casini entra in parlamneto con un pugno di mosche. Il mio amico Greg adesso me la pagherà la famosa cena al Ristorante “Al Sorso preferito” di Bari?
Sorvy
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Lazio
xxxx 39,8 / xxxx 39,9 / xxxx 6,3 / xxxx 5,6 / xxxx 4,3 / xxxx 1,9
Piemonte
xxxx 45,9 / xxxx 36,9 / xxxx 6,8 / xxxx 4,0 / xxxx 1,9 / xxxx 2,2
Emilia Romagna
xxxx 36,5 / xxxx47,4 / xxxx 7,0 / xxxx 3,5 / xxxx 1,3 / xxxx 2,0
Marche
xxxx 39,3 / xxxx 40,2 / xxxx 7,8 / xxxx 5,7 / xxxx 2,0 / xxxx 2,3
Umbria
xxxx 36,3 / xxxx 40,8 / xxxx 9,5 / xxxx 4,6 / xxxx 2,3 / xxxx 3,0
Toscana
xxxx 33,4 / xxxx 45,5 / xxxx 9,7 / xxxx 4,0 / xxxx 1,7 / xxxx 2,5
Basilicata
xxxx 37,1 / xxxx 38,8 / xxxx 6,2 / xxxx 9,6 / xxxx 2,2 / xxxx 3,8
Lombardia
xxxx 53,8 / xxxx 30,9 / xxxx 5,7 / xxxx 3,6 / xxxx 1,6 / xxxx 1,8
Veneto
xxxx 54,0 / xxxx 29,7 / xxxx 4,8 / xxxx 5,3 / xxxx 1,6 / xxxxx 1,5
Friuli
xxxx 50,2 / xxxx 34,0 / xxxx 5,5 / xxxx 4,4 / xxxx 2,1 / xxxx 1,7
Liguria
xxxx 42,5 / xxxx 40,0 / xxxx 7,6 / xxxx 3,5 / xxxx 1,4 / xxxx 2,4
Abruzzi
xxxx 39,5 / xxxx 40,0 / xxxx 6,0 / xxxx 6,2 / xxxx 3,6 / xxxxx 2,6
Campania
xxxx 43,5 / xxxx 36,4 / xxxx 6,2 / xxxx 6,5 / xxxx 2,5 / xxxx 2,5
Puglia
xxxxx 44,3 / xxxx 35,3 / xxxx 5,7 / xxxx 6,7 / xxxx 2,7 / xxxx 3,2
Calabria
xxxx 39,1 / xxxx 36,3 / xxxx 6,3 / xxxx 7,6 / xxxx 3,0 / xxxx 4,7
Sicilia
xxxx 50,3 / xxxx 31,4 / xxxx 5,0 / xxxx 8,1 / xxxx 2,3 / xxxx 1,3
Sardegna
xxxx 39,0 / xxxx 38,4 / xxxx 6,6 / xxxx 6,5 / xxxx 2,5 / xxxx 2,0
è solo una corsa di cavalli,

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«Non credo che il governo Prodi meriti tutte le accuse e le offese che ha ricevuto! Prodi è l’uomo che per due volte ha dato al Paese un governo serio!».
Se lo dice lei, allora…
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Un voto non è solo un voto.
Serve per affermare e serve per opporre.
Dice, anche se non completamente chi sei e a chi tieni. Dice cosa vuoi e che cosa non vuoi; in un qualche modo ti esprime.
Dice anche cosa ti aspetti dalla politica e quindi se la tua vita dipende dalla politica.
Se l’ironia ti accompagna è già segno che la politica non è tutto. Se non odi il ‘ principale esponente del partito a noi avverso’ è segno di sanità. Se pensi come dice il volantino di CL:
(…)
Alla politica non chiediamo la salvezza, non è da essa che l’aspettiamo, per noi e per gli altri.
La tradizione della Chiesa ha sempre indicato due criteri ideali per giudicare ogni autorità civile così come ogni proposta politica:a) la libertas Ecclesiae. Un potere che rispetta la libertà di un fenomeno così sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umana. Il riconoscimento del ruolo anche pubblico della fede e del contributo che essa può dare al cammino degli uomini è, dunque, garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani.
b) il «bene comune». Un potere che si concepisce come servizio al popolo ha a cuore la difesa di quelle esperienze in cui il desiderio dell’uomo e la sua responsabilità – anche attraverso la costruzione di opere sociali ed economiche, secondo il principio di sussidiarietà – possono crescere in funzione del bene comune, ben sapendo che da nessun programma esso potrà venire realizzato in termini definitivi, a causa del limite intrinseco a ogni tentativo umano. (…)
Allora puoi votare e far votare tranquillamente chi NEI FATTI favorisce, con tutti i limiti anche enormi presenti in quello schieramento, una impostazione di libertà e di bene per tutti.
Non è vero che sono tutti uguali.
Il resto è voto inutile.
Sancho
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Impedire lo svolgimento di una campagna elettorale è “fascsismo”. Oggi il fascismo è di sinistra.
Non basta esprimere una falsa solidarietà. Occorre denunciare i fascisti. Libere elezioni significa che chi impedisce con la violenza ad una candidato alle elezioni di parlare in un pubblico comizio deve rispondere penalmente come un reato gravissimo contro la democrazia. Immaginate se sotto un comizio di Veltroni si fossero verificate delle intimidazioni fasciste come queste.
Sorvy
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Sullo scandalo delle schede elettorali che portano gli elettori a sbagliare il voto, sollevato da Di Pietro ne Berlusconi, Amato continua a dire: ”è tutto secondo la legge”, ”é tutto secondo la legge” e ha ragione, ma il problema che la legge sia sbagliata non lo sfiora nemmeno. La legge era calibrata sulla situazione elettorale del 2006, quando c’erano due coalizioni e solo un partitino che si presentava da solo. L’elettore aveva di fronte a sé due rettangoloni contenenti 8-10 simboli di partito e capiva subito che doveva barrarne solo unoNel 2008, invece, ci sono 16 partitini e solo due coalizioni, fatte però solo da due partiti, cosicché la disposizione orizzontale porta l’elettore sia del Pdl che del Pd a fare una croce sul mini rettangolo che contiene tutti e due i partiti affiancati, invalidando così il voto. E’ quello che vuole Amato. No? Ma non vuole rendersi conto che deve fare qualcosa, non vuole ammettere che, al solito, i suoi uffici si sono dimostrati inadeguati, farraginosi, privi di idee. Amato continua a sbandierare le schede del 2006 e del 2008 e non si rende conto che ci fa la figura del fesso.
Guardandole, al primo colpo d’occhio, ci si accorge che ha ragione di Pietro. Bastava una disposizione verticale dei simboli e nessun equivoco sarebbe stato possibile. Ms Amato fa le orecchie da mercante, persino di fronte a Napolitano. Poi alla fie, dovrà cedere, spenderà qualche milione di euro in più e farà la figura consueta della sinistra italiana di oggi: incompetente.
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New York, 6 apr. (Apcom) - Il New York Times dedica un graffiante servizio alle elezioni italiane, nell’edizione a stampa di oggi, e in particolare a uno dei protagonisti della campagna elettorale, Giuliano Ferrara.
Ferrara spicca, secondo il quotidiano newyorchese pur in un panorama politico “indecifrabile” per chi non sia avvezzo sulle abitudini italiane, nel quale “gli stessi politici vanno e vengono, promettendo riforme e finendo per mantenere lo stesso stallo, se non addirittura declino”, in un panorama dominato dal “carismatico miliardario” Silvio Berlusconi e dal “baby-boomer che ama il rock’n'roll” Walter Veltroni.
Ma Ferrara “comunista diventato conservatore”, direttore di giornale, ministro, talkshow host, “è diverso da tutti gli altri”. “La vita politica italiana è sempre stata assurda, ma i colpi di teatro di Ferrara sono il segnale di qualcosa di più profondo. E’ un barometro culturale, in grado di captare la disperazione nello spirito nazionale. A differenza del politichese dei candidati principali, Ferrara insiste sulle idee, tocca il nervo delle paure degli italiani sul futuro dell’Europa, sulla perdita delle identità nazionali, sull’immigrazione, il declino degli ideali Cristiani”.
“Nella sua ultima incarnazione, Ferrara si candida per il Parlamento su una questione su tutte ‘la difesa del diritto alla vita”: chiede non un bando, ma una moratoria dell’aborto, in nome del diritto alla vita.
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In campagna elettorale la sinistra usa metodi “democratici” che neanche il peggior fascismo.
Accaduto oggi a Cremona:

by Sorvy
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Il giorno dopo il lancio di uova e pomodori in piazza a Bologna, per Giuliano Ferrara, promotore della lista «Aborto? No grazie» si è registrato uno largo fronte di solidarietà politica. Ma ci sono state anche altre due contestazioni di piazza a Pesaro e ad Ancona da parte degli stessi no global che l’avevano contestato mercoledì e due poliziotti sono rimasti feriti. Il Presidente Napolitano «mi ha scritto un biglietto personale molto affettuoso », racconta il direttore del Foglio. Gli hanno telefonato il Presidente del Senato, Marini, il premier Prodi («Le offese a lei mi colpiscono due volte, come uomo di governo e come cittadino bolognese») e il vicepremier Rutelli, il leader del Pd Veltroni, Bettini («Coraggioso e a mani nude, le violenze sono inaccettabili»), il sindaco di Bologna, Cofferati. «Mi dispiace quanto è accaduto — ha detto subito Bertinotti — nessuno può accettare una contestazione così sprezzante e violenta ». Ma nella sinistra arcobaleno non tutti concordano. Manuela Palermi arriva a dire «hanno fatto bene. Mi auguro che capiti in tutte le piazze d’Italia».
Ma anche Occhetto ed alcuni dirigenti locali di Rifondazione giudicano Ferrara un provocatore: «Lui va in televisione, alle donne chi ci pensa?». Ci sono stati invece gli attestati di Casini («Amo Ferrara e gli sono solidale»), e nel Pdl di Cicchitto, Pera, Formigoni, Lupi. Adriano Sofri ha affermato che «in piazza c’è stata un’intolleranza indegna di Bologna». «Grave» l’ha definita il ministro Pollastrini. «Benvenuto nel club dei fascisti, con Montanelli e Ratzinger», ha scritto Daniela Santanché. «Onore alla senatrice Palermi» ha commentato Mantovano di An, «in un coro di ipocrite e sinistre prese di distanza». «Hanno fatto bene» ha ripetuto Flavia D’Angeli di Sinistra critica. Boselli (Socialisti) teme che la lista si rivitalizzi, Di Pietro invita a «lasciare che parli al muro». In serata a Pesaro, Ferrara è dovuto uscire da una porta sul retro. Ad Ancona, in piazza una grande gallina di carta pesta: «Non siamo le tue incubatrici». A Bologna, «ai cattivi e ai violenti che non sono riusciti a linciarmi, non ho mostrato l’altra guancia», ma Pesaro, ha detto Ferrara, a chi gli gridava «Assassino, assassino» ho risposto: «Ti perdono, perché non sai quello fai».
Estiqatsi
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L’uomo più cattivo del mondo, si sa, è Dick Cheney, il vice di George W. Bush, il Darth Vader dei due mondi, l’uomo considerato più a destra di Genghis Khan. In questi giorni infuocati di campagna elettorale americana, mentre i candidati democratici si accusano a vicenda di nascondere le proprie dichiarazioni dei redditi, lo studioso Arthur Brooks ha scovato un particolare mica male: Cheney e sua moglie hanno versato in beneficenza oltre sette milioni e ottocentomila dollari. Non è un refuso. Da quando è stato eletto, Cheney ha donato quasi otto milioni di dollari, in gran parte provenienti dalle stock option della Halliburton e dai proventi dei libri scritti da sua moglie Lynne. Soltanto nel 2006, i Cheney hanno donato sei milioni e novecentomila dollari, il 77 per cento dei guadagni suoi e di sua moglie. Una cifra e una quota spaventose, considerando che solitamente la legge prevede un tetto massimo alle donazioni del 50 per cento del proprio reddito. Ma quello è stato l’anno di Katrina e Bush ha tolto i limiti per facilitare la raccolta di fondi privati per New Orleans. Ovviamente sui blog più radicali, le mega donazioni di Cheney facilitate dal nuovo regime fiscale sono state l’ennesima prova della malvagità del personaggio. Eppure, quell’anno, la coppia vicepresidenziale ha versato due milioni e settecentomila dollari al Cardiothoracic Institute of George Washington University Medical Center, dove Cheney è stato più volte operato di cuore. Un milione e trecentomila dollari al Capital Partners for Education, un fondo di Georgetown che aiuta gli adolescenti dell’area a pagarsi l’istruzione nelle scuole private. Infine, due milioni e settecentomila dollari sono stati versati all’Università del Wyoming. Negli anni precedenti e in quello successivo, senza il riscatto delle azioni Halliburton e senza diritti d’autore, i Cheney hanno versato meno del dieci per cento del loro reddito. A giorni, dopo il 15 aprile, saranno noti i dati del 2007. Nello stesso periodo, Barack Obama e sua moglie hanno donato meno dell’1 per cento del loro reddito (tra il 2000 e il 2004), il 5 per cento nel 2005 e il 6 nel 2006.
Categorie: Shark · The Right Nation
E’ stato Giuliano Amato a creare il pasticciaccio brutto che ieri ha portato all’incredibile pronunciamento del Consiglio di Stato che -se applicato- obbligherebbe a spostare di 15 giorni le elezioni. Non contento del malfatto, oggi Amato -invece di prendere tempo- ha addirittura dichiarato che effettivamente la prospettiva del rinvio del voto è possibile (là dove era suo dovere, quantomeno, prendere tempo e consultarsi col Capo dello Stato e col premier Prodi, titolari costituzionali della decisione definitiva sulla data del voto).
Un corto circuito, un caos istituzionale che ha un’origine precisa in una prevaricazione di cui è pieno responsabile politico Giuliano Amato: il Viminale, infatti, due settimane fa ha bocciato il simbolo della Dc di Pizza, sostenendo che ingenerava confusione rispetto al simbolo della Udc di Casini.
Una decisione politico-burocratica, che aveva il gravissimo torto di prevaricare delle precedenti sentenze emesse dal Consiglio di Stato che avevano stabilito esattamente l’opposto: tra i due simboli non vi era confusione possibile.
Da questo atto di arbitrio ministeriale, da questa pretesa di ignorare precise sentenze della più alta magistratura amministrativa, è nata l’incredibile sequela di conseguenze che ora minacciano seriamente uno spostamento di due settimane delle elezioni.
Alle 16 e 29 di mercoledì 2 aprile la situazione è dunque questa: la Dc di Pizza deve attendere che il Tar della Campania decida la sua ammissibilità alle elezioni; la stessa Dc di Pizza ha chiesto che il simbolo dell’Udc di Casini venga ritirata dalle schede; il ministro degli Interni ha dichiarato al apese che non è affatto certo che verrà chiamato al voto il 13 aprile, ma che forse…
Nel frattempo, per appesantire la farsa, gli italiani all’estero hanno già iniziato a votare, su schede su cui, naturalmente, non hanno trovato il simbolo della Dc di Pizza.
Una follia, una prova di incompetenza che ha dell’incredibile, la dimostrazione finale che il problema della ”casta” non sono gli stipendi dei parlamentari, ma il totale scollamento dalla realtà e dagli stessi principi di basilare correttezza istituzionale di uomini della sinistra come Giuliano Amato.
Categorie: 294605
Il capo dello stato (minuscola voluta) è il rappresentante di tutti. E’ un po’ come uno zio, parla, sente, ascolta, ahinoi consiglia e in teoria non dovrebbe contare niente.
Giura e spergiura che per lui i nipoti sono tutti uguali; ma come tutti gli zii alcuni nipoti li ama alla follia e altri gli sono invisi.
Si può dire? No, in Italia no. In Italia todos superpartes.
Dopo aver arrotato tutte le loro RRRRR e manipolato date e calendari ad uso e consumo di quella parte della famiglia, appena finisce il settennato ( un eternità) vanno subito a stampellare, senza pudore, agonici governi.
Mai un intervento fuori linea, sempre devoti al loro dio ( sempre minuscolo) retorico e de sinistra ( they can).
Discorsi retorici così ovvii da far pena nella loro tautologia ( tipo il bello è bello e il brutto è brutto, il dolce preferibile all’amaro e via cazzeggiando): da edema scrotale cronico. Se appena possono organizzano un percorso ad ostacoli per i nipoti cattivi , magnanimi invece con quelli buoni. Per il bene del paese, ben s’intende.
E le esortazioni! Che belle esortazioni!: Siate buoni! Il bene dell’Italia, ricordatevi del bene dell’Italia ( spiegare che Prodi era il bene dell’Italia, ammetto è stato un compito durissimo; ma avete visto imbarazzi voi?). Dialogate o meglio non disturbate i miei nipotini preferiti: non vedete come si sforzano anche se non hanno maggioranza!?
Non avete senso delle istituzioni si dirà. Si dirà: la Costituzione ( notata la maiuscola?) . La Costituzione va bene.
Davanti alla Costituzione ci fermiamo anche noi, che diamine!
Spalmatela di vasellina almeno.
Sancho
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”Moscio”, D’Alema non usa mezze parole e così stronca lo slogan voluto da Walter Veltroni per questa campagna elettorale: ”Quel ”Si può fare” non è uno slogan giusto, suona moscio, vago. Sarebbe stato meglio tradurre letteralmente l’originale ”Yes, we can” ”Sì, possiamo”. Non vorrei aprire una disputa linguistica, ma il sì, con l’accento, suona meglio”.
Va letto e gustato tutto l’articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere, in cui appare questa stilettata che preannuncia future bufere; con un D’Alema in evidente imbarazzo e irritazione a cena con intellettuali napoletani tanto di sinistra qanto tutti antibassoliniani naturalmente in un ricco attic; con il Lìder Maximo che sgomma tra trincee di rifiuti, che cerca il modo di dbarazzarsi di Bassolino, magari facendogli indicare la data delle dimissioni prima del voto. Un D’Alema che dunque ha deciso di attaccare Veltroni sin da ora, perché sa che il Pd perderà e vuole fare di tutto per fare lo sgambetto a Ualther e riaprire già a maggio i giochi per il controllo del Pd (anche e soprattutto perché non è affatto d’accordo con la rottura ellettorale con la Sinistra Arcobaleno9.
Un assaggiono al curaro, spedito al destinatario via Corriere, a cui è seguita una irritata, ma sconfortante replica di Veltroni, che si nasconde timidamente dietro i palusi dei publicitari: ”E’ giusto che ognuno abbia le sue opinioni ma difendo questo slogan perche’ anche tutti i pubblicitari hanno detto che si tratta di una grande trovata”.
Fratelli, coltelli.
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Per un politico di lungo corso come certamente è Massimo D’Alema, sono indubbiamente gravi le quattro gaffes che hanno (finora!) punteggiato la sua campagna elettorale. Il ministro degli Esteri ha cominciato la sua marcia verso il voto paragonando Berlusconi a un vecchio sito archeologico. Ora, per carità, sappiamo tutti che nei comizi qualche parola meno sorvegliata può sfuggire, così come è naturale che un esponente della sinistra polemizzi con il leader dello schieramento avverso: ma che sia proprio D’Alema ad accusare Berlusconi di essere una figura della vecchia politica fa per lo meno sorridere. Gioverà ricordare che D’Alema tenne il suo primo “discorso” nel 1958, a nove anni, in divisa da pioniere, dinanzi ad un Togliatti che, secondo un aneddoto mai smentito, avrebbe mormorato: “Ma questo non è un bambino: è un nano”.Poi, e qui veniamo a cose ben più gravi, D’Alema ha pensato bene di fare nuove aperture ad Hamas ed Hezbollah, guadagnandosi la più dura reazione di un ambasciatore di Israele che la politica italiana ricordi, almeno negli ultimi vent’anni. Il rappresentante di Gerusalemme a Roma ha infatti risposto a D’Alema che chiedere ad Israele di negoziare con Hamas è un po’ come chiedere di “negoziare sulle misure della propria bara”. Per l’uomo che si vanta di avere restituito credibilità alla politica estera italiana non mi pare poco… Terza scena. D’Alema (6 marzo, siamo a Bruxelles) apre la sua campagna elettorale da capolista campano del Pd con un altro terrificante autogol, spiegando che la Campania non è solo “qualche sacchetto di spazzatura”. Incredibile ma vero, “qualche sacchetto”: proprio questa è stata l’espressione usata dal capo della Farnesina. Ogni commento mi pare superfluo.
L’ultimo infortunio (ma è il caso di dire che si tratta almeno del penultimo, visto che mancano ancora due settimane al voto) si è registrato sulla mozzarella. Infortunio doppio, direi, visto che prima (e molti - napoletani e non - avranno colto l’occasione per fare gli opportuni scongiuri) ha dichiarato che per la bufala era tutto a posto, e invece, neanche mezza giornata più tardi, è arrivato nientemeno che il blocco del prodotto da parte della Cina, e poi ha aggiunto che “adesso bisognerà fare controlli a tappeto”. Il verbo è al futuro, come si vede: e quindi prima non erano stati fatti? Dinanzi a questa sequenza tafazziana, resta un solo mistero (ammesso che sia opportuno parlare in questi termini: di misterioso c’è poco, a ben vedere): possibile che la stampa italiana si dedichi ogni giorno alle gaffes vere o presunte di Silvio Berlusconi, e non trovi mai il tempo di sottolineare quelle di D’Alema, che invece viene regolarmente presentato (a reti e testate unificate) come un centravanti che non sbaglia mai un gol?
Categorie: ELEZIONI POLITICHE 2008