
”Moscio”, D’Alema non usa mezze parole e così stronca lo slogan voluto da Walter Veltroni per questa campagna elettorale: ”Quel ”Si può fare” non è uno slogan giusto, suona moscio, vago. Sarebbe stato meglio tradurre letteralmente l’originale ”Yes, we can” ”Sì, possiamo”. Non vorrei aprire una disputa linguistica, ma il sì, con l’accento, suona meglio”.
Va letto e gustato tutto l’articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere, in cui appare questa stilettata che preannuncia future bufere; con un D’Alema in evidente imbarazzo e irritazione a cena con intellettuali napoletani tanto di sinistra qanto tutti antibassoliniani naturalmente in un ricco attic; con il Lìder Maximo che sgomma tra trincee di rifiuti, che cerca il modo di dbarazzarsi di Bassolino, magari facendogli indicare la data delle dimissioni prima del voto. Un D’Alema che dunque ha deciso di attaccare Veltroni sin da ora, perché sa che il Pd perderà e vuole fare di tutto per fare lo sgambetto a Ualther e riaprire già a maggio i giochi per il controllo del Pd (anche e soprattutto perché non è affatto d’accordo con la rottura ellettorale con la Sinistra Arcobaleno9.
Un assaggiono al curaro, spedito al destinatario via Corriere, a cui è seguita una irritata, ma sconfortante replica di Veltroni, che si nasconde timidamente dietro i palusi dei publicitari: ”E’ giusto che ognuno abbia le sue opinioni ma difendo questo slogan perche’ anche tutti i pubblicitari hanno detto che si tratta di una grande trovata”.
Fratelli, coltelli.
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Per un politico di lungo corso come certamente è Massimo D’Alema, sono indubbiamente gravi le quattro gaffes che hanno (finora!) punteggiato la sua campagna elettorale. Il ministro degli Esteri ha cominciato la sua marcia verso il voto paragonando Berlusconi a un vecchio sito archeologico. Ora, per carità, sappiamo tutti che nei comizi qualche parola meno sorvegliata può sfuggire, così come è naturale che un esponente della sinistra polemizzi con il leader dello schieramento avverso: ma che sia proprio D’Alema ad accusare Berlusconi di essere una figura della vecchia politica fa per lo meno sorridere. Gioverà ricordare che D’Alema tenne il suo primo “discorso” nel 1958, a nove anni, in divisa da pioniere, dinanzi ad un Togliatti che, secondo un aneddoto mai smentito, avrebbe mormorato: “Ma questo non è un bambino: è un nano”.Poi, e qui veniamo a cose ben più gravi, D’Alema ha pensato bene di fare nuove aperture ad Hamas ed Hezbollah, guadagnandosi la più dura reazione di un ambasciatore di Israele che la politica italiana ricordi, almeno negli ultimi vent’anni. Il rappresentante di Gerusalemme a Roma ha infatti risposto a D’Alema che chiedere ad Israele di negoziare con Hamas è un po’ come chiedere di “negoziare sulle misure della propria bara”. Per l’uomo che si vanta di avere restituito credibilità alla politica estera italiana non mi pare poco… Terza scena. D’Alema (6 marzo, siamo a Bruxelles) apre la sua campagna elettorale da capolista campano del Pd con un altro terrificante autogol, spiegando che la Campania non è solo “qualche sacchetto di spazzatura”. Incredibile ma vero, “qualche sacchetto”: proprio questa è stata l’espressione usata dal capo della Farnesina. Ogni commento mi pare superfluo.
L’ultimo infortunio (ma è il caso di dire che si tratta almeno del penultimo, visto che mancano ancora due settimane al voto) si è registrato sulla mozzarella. Infortunio doppio, direi, visto che prima (e molti – napoletani e non – avranno colto l’occasione per fare gli opportuni scongiuri) ha dichiarato che per la bufala era tutto a posto, e invece, neanche mezza giornata più tardi, è arrivato nientemeno che il blocco del prodotto da parte della Cina, e poi ha aggiunto che “adesso bisognerà fare controlli a tappeto”. Il verbo è al futuro, come si vede: e quindi prima non erano stati fatti? Dinanzi a questa sequenza tafazziana, resta un solo mistero (ammesso che sia opportuno parlare in questi termini: di misterioso c’è poco, a ben vedere): possibile che la stampa italiana si dedichi ogni giorno alle gaffes vere o presunte di Silvio Berlusconi, e non trovi mai il tempo di sottolineare quelle di D’Alema, che invece viene regolarmente presentato (a reti e testate unificate) come un centravanti che non sbaglia mai un gol?
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