Il Sorvegliato Speciale

Le immagini della vergogna.

6 Aprile, 08 · 15 Commenti

Impedire lo svolgimento di una campagna elettorale è “fascsismo”. Oggi il fascismo è di sinistra.

Non basta esprimere una falsa solidarietà. Occorre denunciare i fascisti. Libere elezioni significa che chi impedisce con la violenza ad una candidato alle elezioni di parlare in un pubblico comizio deve rispondere penalmente come un reato gravissimo contro la democrazia. Immaginate se sotto un comizio di Veltroni si fossero verificate delle intimidazioni fasciste come queste.

Sorvy

 

 

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Lo scheda-gate di Amato: la sinistra di governo ha l’Alzheimer

6 Aprile, 08 · 4 Commenti

Sullo scandalo delle schede elettorali che portano gli elettori a sbagliare il voto, sollevato da Di Pietro ne Berlusconi, Amato continua a dire: ”è tutto secondo la legge”, ”é tutto secondo la legge” e ha ragione, ma il problema che la legge sia sbagliata non lo sfiora nemmeno. La legge era calibrata sulla situazione elettorale del 2006, quando c’erano due coalizioni e solo un partitino che si presentava da solo. L’elettore aveva di fronte a sé due rettangoloni contenenti 8-10 simboli di partito e capiva subito che doveva barrarne solo unoNel 2008, invece, ci sono 16 partitini e solo due coalizioni, fatte però solo da due partiti, cosicché la disposizione orizzontale porta l’elettore sia del Pdl che del Pd a fare una croce sul mini rettangolo che contiene tutti e due i partiti affiancati, invalidando così il voto. E’ quello che vuole Amato. No? Ma non vuole rendersi conto che deve fare qualcosa, non vuole ammettere che, al solito, i suoi uffici si sono dimostrati inadeguati, farraginosi, privi di idee. Amato continua a sbandierare le schede del 2006 e del 2008 e non si rende conto che ci fa la figura del fesso.
Guardandole, al primo colpo d’occhio, ci si accorge che ha ragione di Pietro. Bastava una disposizione verticale dei simboli e nessun equivoco sarebbe stato possibile. Ms Amato fa le orecchie da mercante, persino di fronte a Napolitano. Poi alla fie, dovrà cedere, spenderà qualche milione di euro in più e farà la figura consueta della sinistra italiana di oggi: incompetente.

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Per il New York Times è Giuliano Ferrara l’unica novità delle elezioni italiana.

6 Aprile, 08 · 1 Commento

New York, 6 apr. (Apcom) – Il New York Times dedica un graffiante servizio alle elezioni italiane, nell’edizione a stampa di oggi, e in particolare a uno dei protagonisti della campagna elettorale, Giuliano Ferrara.

Ferrara spicca, secondo il quotidiano newyorchese pur in un panorama politico “indecifrabile” per chi non sia avvezzo sulle abitudini italiane, nel quale “gli stessi politici vanno e vengono, promettendo riforme e finendo per mantenere lo stesso stallo, se non addirittura declino”, in un panorama dominato dal “carismatico miliardario” Silvio Berlusconi e dal “baby-boomer che ama il rock’n'roll” Walter Veltroni.

Ma Ferrara “comunista diventato conservatore”, direttore di giornale, ministro, talkshow host, “è diverso da tutti gli altri”. “La vita politica italiana è sempre stata assurda, ma i colpi di teatro di Ferrara sono il segnale di qualcosa di più profondo. E’ un barometro culturale, in grado di captare la disperazione nello spirito nazionale. A differenza del politichese dei candidati principali, Ferrara insiste sulle idee, tocca il nervo delle paure degli italiani sul futuro dell’Europa, sulla perdita delle identità nazionali, sull’immigrazione, il declino degli ideali Cristiani”.

“Nella sua ultima incarnazione, Ferrara si candida per il Parlamento su una questione su tutte ‘la difesa del diritto alla vita”: chiede non un bando, ma una moratoria dell’aborto, in nome del diritto alla vita.

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La sinistra “democratica” brucia l’effige di Ferrara in piazza.

6 Aprile, 08 · Lascia un Commento

In campagna elettorale la sinistra usa metodi “democratici” che neanche il peggior fascismo.

Accaduto oggi a Cremona:

by Sorvy

Categorie: 294605

Ti perdono perchè non sai quello che fai.

6 Aprile, 08 · Lascia un Commento

Il giorno dopo il lancio di uova e pomodori in piazza a Bologna, per Giuliano Ferrara, promotore della lista «Aborto? No grazie» si è registrato uno largo fronte di solidarietà politica. Ma ci sono state anche altre due contestazioni di piazza a Pesaro e ad Ancona da parte degli stessi no global che l’avevano contestato mercoledì e due poliziotti sono rimasti feriti. Il Presidente Napolitano «mi ha scritto un biglietto personale molto affettuoso », racconta il direttore del Foglio. Gli hanno telefonato il Presidente del Senato, Marini, il premier Prodi («Le offese a lei mi colpiscono due volte, come uomo di governo e come cittadino bolognese») e il vicepremier Rutelli, il leader del Pd Veltroni, Bettini («Coraggioso e a mani nude, le violenze sono inaccettabili»), il sindaco di Bologna, Cofferati. «Mi dispiace quanto è accaduto — ha detto subito Bertinotti — nessuno può accettare una contestazione così sprezzante e violenta ». Ma nella sinistra arcobaleno non tutti concordano. Manuela Palermi arriva a dire «hanno fatto bene. Mi auguro che capiti in tutte le piazze d’Italia».

Ma anche Occhetto ed alcuni dirigenti locali di Rifondazione giudicano Ferrara un provocatore: «Lui va in televisione, alle donne chi ci pensa?». Ci sono stati invece gli attestati di Casini («Amo Ferrara e gli sono solidale»), e nel Pdl di Cicchitto, Pera, Formigoni, Lupi. Adriano Sofri ha affermato che «in piazza c’è stata un’intolleranza indegna di Bologna». «Grave» l’ha definita il ministro Pollastrini. «Benvenuto nel club dei fascisti, con Montanelli e Ratzinger», ha scritto Daniela Santanché. «Onore alla senatrice Palermi» ha commentato Mantovano di An, «in un coro di ipocrite e sinistre prese di distanza». «Hanno fatto bene» ha ripetuto Flavia D’Angeli di Sinistra critica. Boselli (Socialisti) teme che la lista si rivitalizzi, Di Pietro invita a «lasciare che parli al muro». In serata a Pesaro, Ferrara è dovuto uscire da una porta sul retro. Ad Ancona, in piazza una grande gallina di carta pesta: «Non siamo le tue incubatrici». A Bologna, «ai cattivi e ai violenti che non sono riusciti a linciarmi, non ho mostrato l’altra guancia», ma Pesaro, ha detto Ferrara, a chi gli gridava «Assassino, assassino» ho risposto: «Ti perdono, perché non sai quello fai».

Estiqatsi

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