Il Sorvegliato Speciale

Agonia della sinistra: Epifani alleato con la destra sociale dei piloti, come Veltroni con Di Pietro.

21 Settembre, 08 · 3 Commenti

By Sorvy

Marco Follini, oggi alto esponente del centrosinistra, ha definito la Cgil “irresponsabile” e non ha certo torto, ma sarebbe un errore giudicare casuale, o solo legata alla segreteria dell’ondivago Guglielmo Epifani, la demenza senile dell’ex sindacato comunista. C’è di più e di peggio, nel percorso che ha portato quello che amava definirsi “sindacato di classe”, a fare da sponda decisiva non al sindacato, ma alla “associazione professionale”, di quei piloti che hanno un reddito medio di 120.000 euro l’anno, infiniti privilegi e una solida tradizione corporativa, per usare un eufemismo. Questo connubio contro natura, che ha per esito ricercato e voluto il fallimento dell’Alitalia, inimmaginabile sotto la leadership di un Luciano Lama o un Bruno Trentin, ha una precisa ragione politica –la tara di un comuinismo mai elaborato- ben ancorata alla sua base sociale di riferimento. La Cgil, da anni, ormai, non è più un sindacato dei lavoratori. Tutto qui. E’ un sindacato dei pensionati: tre milioni su 5.700.000 iscritti. Tra questi, una percentuale elevatissima sono quelli per anzianità, andati in pensione ben prima dei 60 anni. La Cgil difende dunque non già un ideologia “laburista”, ma il diritto parassitario al “non lavoro”. Questo fenomeno, in misura minore, riguarda anche Ul e Cisl, che però godono di un vantaggio enorme: hanno una tradizione e un gruppo dirigente riformisti. La dirigenza delle Cgil, invece, è tutta ancora impantanata nel fallimento del comunismo. La Cgil, dunque, soffre degli stessi mali del Pd di Veltroni: scarso e confuso impianto in una base sociale produttiva e incapacità assoluta di elaborare una proposta riformista. A questo, si somma il retaggio dell’estremismo pansindacale che fa ulteriormente impazzire la maionese nella testa della leadership, col buon contributo dei metalmeccanici della Fiom. La totale assenza di una proposta programmatica di Veltroni, si intreccia così con il caotico ondivagare programmatico di un Epifani che un anno fa accusò il ministro del Lavoro del Pd Damiano di avere barato, falsando il documento appena firmato sugli straordinari, che ora si allea con i piloti che avevano sino a ieri in An il principale partito di riferimento e che domani romperà di nuovo con Cisl, Uil e Ugl, non firmando il nuovo sistema di contrattazione concordato con Confindustria. Falene che sbattono contro le lanterne, Epifani e Veltroni, portano le loro due organizzazioni verso il nulla politico, accecati dal perenne, demenziale, miraggio salvifico della “piazza” del 25 ottobre. Il tutto, a braccetto non solo dei ricchi piloti di Alitalia, ma anche di quel alleato Di Pietro che è tutto e solo uomo di destra, con i suoi toni –e la sua incerta grammatica- forcaioli, poujadisti e qualunquisti. Una deriva allarmante, perché in tutta Europa –e negli Usa- la sinistra è in crisi, ma solo in Italia –a causa della dissennatezza degli ec Pci- lo sbocco di questo travagli porta a una alleanza con l’estrema ala destra dello schieramento sociale.

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3 risposte finora ↓

  • caposkaw // 26 Settembre, 08 a 11:52 am | Replica

    effettivamente , di fronte alla verità nessuno ha da obbiettare…

  • mauro // 30 Settembre, 08 a 10:35 pm | Replica

    tutto sommato è una goduria vederli mentre si scavano la fossa da soli…

  • Giorgio Milano // 31 Marzo, 09 a 10:19 am | Replica

    Tutela Azionisti vecchia Alitalia.

    La soluzione: warrant ( a titolo gratuito) con sconto del 99,9% sul titolo azionario Ansaldo, già adesso quotato alla borsa valori di Milano (se Cai-Alitalia non ci vuole o non può andare in borsa subito) Questa soluzione è totalmente gratuita per tutte le parti in causa, perché è remunerata dal mercato al momento della conversione che può avvenire non simultaneamente da parte dei possessori di queste opzioni,per non turbare l’andamento del titolo Ansaldo o creare danno a nessuno. Una vecchia azione Alitalia x 1 warrant gratuito con sconto alla conversione del 99.9% (praticamente un concambio paritario). Questa opzione coprirebbe e tutelerebbe al massimo, tutti i tipi di azionisti della vecchia Alitalia. Da quelli che hanno creduto alle promesse elettorali a quelli che sono degli ex dipendenti Alitalia (ora forse Cai) e che hanno questi titoli azionari in carico nel proprio dossier titoli di risparmio a 5-6 euro e oltre, anche in relazione allo sciagurato piano Cimoli che costrinse le persone a convertire le proprie spettanze e retribuzioni in azioni, con l’obbligo di non poter vendere per anni. Questa brutta manleva da parte della vecchia Alitalia, portò cittadini italiani che non hanno colpa (ancora in questo momento) a dare in garanzia-pegno i propri titoli a fronte di un mutuo bancario sulla prima casa in giro per l’Italia. Insomma una tragedia collettiva. La soluzione che propongo, permetterebbe a molto breve tempo e all’abbisogna per alcune persone, la possibilità di avere un sollievo economico, rientrando in parte o in toto del maltolto, che rappresenta una vita di sacrifici e duro lavoro. Tutto questo anche in relazione alla grave situazione economica generale, che eventualmente in caso di un apocalisse per gli azionisti di Alitalia, porterebbe alla già disperazione,anche nella consapevolezza che quasi nessuno avrebbe la possibilità di rientrare o ammortizzare un colpo durissimo di questo tipo.. Credo che sia inutile sovraccaricare poi le strutture di solidarietà dello Stato o le gentili associazioni di volontariato sul territorio. Questa soluzione è applicabile immediatamente, mediante un decreto attuativo da parte del Presidente del Consiglio già previsto in relazione allo sviluppo del comma Tutela degli Azionisti, legge 166 già in vigore oppure tramite un emendamento proposto ed approvato alla prossima conversione di un decreto o di una legge sempre in materia finanziaria. Tutto questo senza aspettare il 31 Maggio o prima e/o anche gravare sui fondi dormienti o altri possibili stanziamenti del caso. Gli obbligazionisti sarebbero rimborsati in totalmente A parte Ansaldo, ci sono altre società più adatte al salvataggio degli az, attraverso società in cui lo Stato ha partecipazioni dirette come ad esempio Eni, Enel e Finmeccanica che si prestano a tale soluzione anche se per applicarla in concreto la società scelta dovrebbe fare un aumento di capitale con motivazione ben più robusta di quella per permettere allo Stato di dare i diritti agli AZA per indennizzarli. Ma è una cosa superabile se l’aumento di capitale è senza sovrapprezzo. Gli altri azionisti non ci rimetterebbero niente.

    Per fare un esempio concreto della Giorgio-Kafka’s Solution! ho scelto tuttavia una società di fantasia che chiamerò ALFA, con dati inventati, poiché lo scopo è quello di far capire come di concreto funziona la soluzione, e i dati inventanti che userò si possono sostituire con quelli concreti di una delle tre società di cui sopra. Ovviamente i dati sono SEMPLIFICATI AL MASSIMO.

    Dati necessari (inventati ma fungibili) per l’applicazione della Giorgio-Kafka’s Solution!

    1 – Valore nominale azioni ALFA = 1 euro 2 – Numero azioni in circolazione = 1.000.000.000 3 – Capitale Sociale = 1.000.000.000 di euro 4 – Quota diretta dello Stato = 50% (500.000.000 azioni) 5 – Flottante in Borsa = 50% (500.000.000 azioni) 6 – Prezzo di Borsa = 5 euro 7 – Capitalizzazione = 5.000.000.000 di euro 8 – Il capitale Sociale viene varato al prezzo di 1 euro (perciò, senza sovrapprezzo) 9 – Il rapporto di conversione è 1-1 10 – Lo Stato ha nel proprio bilancio le azioni Alfa iscritte al valore nominale (1 euro per azione) perciò, stante la quotazione in borsa di 5 euro, possiede 4 euro per azione di plusvalenza inespressa.

    Ecco i calcoli:

    A – Lo Stato, al varo dell’aumento di capitale, riceverà 1 diritto di conversione per ogni sua azione: cioè riceverà 500.000.000 diritti. B – Conseguentemente a tutto quanto sopra, il valore di ogni diritto sarà di 2 euro (calcolo facile!) C – Lo Stato pertanto avrà in mano la cifra potenziale di 1.000.000.000 di euro da usare (in parte…perché ne bastano 600.000.000) per indennizzare le 600.000.000 azioni AZA dei privati che, per comodità di calcolo, supponiamo voglia indennizzare a 1 euro per azione. D – Lo Stato regalerà 1 diritto ALFA del valore di 2 euro ogni 2 azioni AZA E – L’azionista AZA potrà “monetizzare” il diritto vendendolo in borsa oppure convertendolo e pagando le azioni ALFA a 1 euro che in borsa varranno 3 euro (calcolo facile!) F – Lo Stato potrà vendersi i restanti diritti oppure convertirli in tutto o in parte. G – Il governo non dovrà spendere soldi (e, con la nuova legge, giustificarne le fonti di copertura) perché anche il nuovo valore della partecipazione in ALFA, nonostante la diminuita partecipazione percentuale, sarà superiore a quello iscritto in bilancio.

    Adeguando i dati alla realtà di Eni, Enel e Finmeccanica vi accorgerete che ciò è fattibile per tutte e tre le società. Per l’esattezza si prestano meglio data la differenza capitale sociale- capitalizzazione: con conseguente maggior plusvalenza inespressa della quota statale prima ENI, poi Enel, poi Finmeccanica.

    In sintesi: basta un qualsiasi aumento di capitale di una società a partecipazione diretta dello Stato (preferibilmente quotata in Borsa…ma anche da quotare!) che generi un valore di 600 milioni di euro di diritti per poter indennizzare gli AZA.

    Insomma se si vuole fare bene, lo si può fare con az. Grazie per l’attenzione.
    Buona Giornata

    giorgiomilano24@yahoo.it

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