La grande Chiesa di Ratzinger e quella piccola e triste di Tettamanzi.

“Meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarsi cristiani senza esserlo”. 

Il Cardinale di Milano Tettamanzi

Quanta differenza con il discorso che ha pronunciato oggi il Papa a Verona. Di fronte alla chiusura (se non alla scomunica) dei giorni scorsi del cardinale di Milano Tettamanzi nei confronti dei cosidetti “atei cristiani” (Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Oriana Fallaci e molti altri), il Papa ha voluto ribadire la sua posizione di apertura e di amicizia nei loro confronti con queste parole che sono l’opposto di quelle di Tettamanzi:

È inoltre sentita con crescente chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede.
La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia.

 

Vi riporto di seguito un estratto del suo importante e lungo discorso ( qui  invece nella sua interezza):

“L’Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà. Nella medesima linea, l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza.

L’Italia però, come accennavo, costituisce al tempo stesso un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana.
La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti, mentre è in atto un grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni, ma ormai sempre più anche alle famiglie. È inoltre sentita con crescente chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà.

Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede.
La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli.

 Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia. Tocca a noi infatti – non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo Spirito Santo – dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo,
la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo,
perché è presente ovunque l’insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo.”

Papa Benedetto XVI a Verona

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23 risposte a “La grande Chiesa di Ratzinger e quella piccola e triste di Tettamanzi.

  1. Da quando è stato eletto, ho subito pensato che Ratzinger sarebbe stato un grande Papa. E mi fa tanto piacere constatare come il suo operato continui a corroborare ciò che era stata inizialmente solo un’intuizione.
    Quella parte della Chiesa che definirei “cattocomunista” ha già cominciato a ricevere degli scossoni salutari e mi auguro che ne arriveranno tanti altri. E’ ora di finirla con l’ipocrisia dei “cattolici adulti” alla Prodi.

    In ogni caso, Benedetto XVI è, e sarà, un grandissimo Papa: ne sono certo.

    Ciao.

  2. il cattolicamente corretto è stato seppellito per sempre. Nella speranza che anche i nostri Vescovi ascoltino e seguino il Papa e la smettino di circondarsi di professori e consulte cattoliche lontane dal popolo cristiano e dalla gente, e da ciò che di buono e vero si agita nella società italiana.

  3. E meno male che Tettamanzi, che era il candidato di Repubblica -N.B.-, non è stato eletto. Sarebbe stato un disastro per le chiese di tutto il mondo.

  4. Benissimo hai fatto a riportare i discorso del Papa, ma la contrapposizione con il discorso di Tettamanzi è un po’ superficialotta.
    Non solo non hai neanche messo un riferimento all’interezza del suo discorso – suppongo tu non l’abbia letto -, ma ti sei accontentato della vulgata che ne han fatto dozzinalmente i giornali, come se il discorso di Tettamanzi toccasse il tema degli “atei devoti” o debba per forza dipendere dai temi che periodicamente i giornali rilanciano fra loro. Il discorso di Tettamanzi non è, naturalmente, niente di speciale, al contrario della quasi totalità dei discorsi pubblici di Ratzinger. Questo però non toglie che prendere una frase staccata dal contesto e ricamarci su, specie su un vescovo che comunque al Papa è unito, non mi sembra una gran prova di capacità critica.

    Comunque la frase che hai attribuito a Tettamanzi, tanto per sapere, non è sua, ma di S. Ignazio di Antiochia.

  5. fantastico, ti ho copiaincollato e, per l’ennesima volta la prima nella nuova veste, linkato!!!

    chissà perchè essere vescovo o cardinale “costringe” a fare discorsi astrusi, astratti e lontanissimi dalla gente???

  6. Quoto Francesco Rinarelli e aggiungo che è difficile che Tettamanzi si riferisse ai cosiddetti “atei devoti”, i quali non proclamano una fede che non hanno. Si riferiva evidentemente ai fedeli, e tra costoro non ci sono quanti si definiscono atei.
    Ciao!

  7. certo è difficile e a volte poco prudente fare l’esegesi dei discorsi cardinalizi.
    Ma un’attenta lettura dell’intervento del Cardinal Tettamanzi e di quella del cardinal Ratzinger ora Papa immediatamente ci raccontano di due sensibilità culturali, di due modalità di giudizio sulla Chiesa, sul laicato, sulla realtà e sul mondo, di due modi diferrenti ma entrambi veri e aderenti alla comunione ecclesiale.
    Non perchè le parole dell’uno sono sbagliate e le altre giuste, o per una diversa aderenza al dettato del cristianesimo e alle cotituzioni della Chiesa, ci mancherebbe!!, o per una diversa interpretazione dei documenti pontifici e dei Concili, non ultimo il Vaticano secondo.
    A mio parere due modi che sono diversi nella forma, ma anche nella modalità in cui dispiegano la realtà. Uno, quello del Cardinale di Milano, un pò malinconico, (il titolo del post coglie bene il sentimento che nasce alla sua integrale lettura) l’altro quello del Papa che spalanca il cuore alla realtà, muove dentro qualcosa, coinvolge e non ti lascia indifferente. Questo basta per dire che sono due interventi diversi ed io mi sento di seguire il Papa ed anche se peccatore e non proprio un ottimo cristiano non ce la faccio a starmene zitto e buono, a tenermi dentro che la speranza del mondo è Cristo, e che il cristianesimo è una possibilità di cambiamento e di intelligenza, con buona pace di Sant’Ignazio che certo non mi giudicherà da lassù se aderisco o no in toto ad un suo scritto tra gli altri, che non è nè un dogma nè la Parola rivelata.

  8. Sì, che la speranza del mondo è Cristo lo dice anche Tettamanzi. E spero bene per Tettamanzi che lui stesso segua il Papa, in quanto vescovo. Ci mancherebbe altro!
    Ma qui il problema non è sul fatto che Tettamanzi abbia una coscienza di fondo “malinconica”, né che ogni persona di buon senso non affiderebbe la Chiesa (o anche l’azienda di famiglia) al suo carisma – posto che comunque i disegni di DIo per la scelta di un Pontefice non devono combaciare con la sensibilità del popolo. No. Qui la questione è un’altra: che a prescindere dal testo, la parola d’ordine è stata “Tettamanzi ce l’ha con gli atei devoti! A morte Tettamanzi!”, quando in realtà non c’è traccia di questo nel suo testo. Non c’è traccia.

    Sulla frase “quella piccola e triste di Tettamanzi”, mi piacerebbe, Fausto, che essa fosse stata motivata nel senso che dici tu. Mi pare invece che, come per quanto sopra, la logica sia stata “mi hanno detto che Tettamanzi vuole fare una Chiesa elitaria e chiusa in se stessa”. Quindi Tettamanzi in verità non è neanche più Tettamanzi, ma è dipinto come l’uomo meschino e invidioso che brama per fare la controchiesa alle spalle di Ratzinger. E di Ferrara, of course: Non bisogna avere letto troppo il Foglio, e il Sorvegliato, per dire che la farina viene tutta dall’editoriale dell’elefantino del 17 ottobre.

    Ora, agli occhi di chi mi conosce poco, sembra da tutto ciò che io sia un fan di Tettamanzi e che sia risultato offeso dalla contrapposizione. Non è così: Ratzinger è, come intellettuale, una o più spanne sopra, ed inoltre è il Papa, il che significa che la Chiesa o è unita con lui o non è. Mi urta invece il fatto che si facciano entrare anche i vescovi, che con il papa sono uniti in modo speciale, nel teatrino della contrapposizione tutta giornalistica tra “atei devoti” “cristiani non devoti” e cattocomunisti, specie quando sono autori di testi del tutto innocui come quello di Tettamanzi alla prolusione. Tra l’altro, anche nella tradizione del movimento non ci si è mai permessi di attaccare così un vescovo, anche in presenza di ostilità ben peggiori. Amore all’unità, anzitutto.

  9. grazie benedetto XVI:

    che smerdata si è preso quel panzone di tettamanzi!!!!!

  10. grande benedetto XVI:

    che smerdata si è preso quel panzone di tettamanzi!!!!!

  11. Orsù, mio caro Frinarelli, dimmi: ma che necessità c’era per Tettamanzi fare un discorso tutto chiuso e curialissimo alla apertura del Convegno di Verona? Perchè con tutti i problemi dell’Italia e della Chiesa Italiana ha voluto puntare tutto sulla contrapposizione fra la Chiesa del silenzio (meglio i cristriani che non dicono di esserlo) e la Chiesa dei cristiani che non lo sono ma dicono di esserlo???? Ammesso e non concesso che non si fosse riferito agli atei cristiani (non ci credo nemmeno un pò) che problema è mai questo per la Chiesa? “Meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarsi cristiani senza esserlo”. MAH!!!!
    Meglio la pera col formaggio che i fichi secchi con la mostarda.
    Bella scoperta… Ma che bisogno c’era di mettersi a fare i discorsi da prete di campagna nel discorso di apertura al Convegno che si fa ogni dieci anni sullo Stato della Chiesa Italiana?????
    Leggi il discorso del Papa e ti senti spalancare il cuore. Leggi Tettamanzi e se va bene ti addormenti con tutto quel “SILENZIO”.
    Carismi diversi. Io debbo obbedienza al Papa e al mio Vescovo. Tu tieniti pure il tuo. Io ringrazio Dio che si trovi a Milano (trecento km dalla mia Forlì) e mi sento molto più felice di non dovergli nulla.
    Peggio di Tettamanzi c’è solo il suo predecessore. L’unità della Chiesa si fonda su Gesù e permette che ci siano anche dei pirloni (c’è posto per tutti). L’importante che rimangano sempre a Milano e che non mettano piede a Roma.
    Sorvy

  12. @ Parsifal

    Credo che maggiore rispetto nei confronti del Card. Tettamanzi sia doveroso. Ognuno è libero di trarre le proprie valutazioni in merito alla sua prolusione & C., ma senza ricorrere all’insulto!

    Si tratta sempre di un vescovo di Santa Romana Chiesa, al quale personalmente – da ambrosiano – gli debbo rispetto ed obbedienza. Pur non condivendo talvolta la sua impostazione pastorale. Non stiamo parlando di Incrocinew(SX) e compagnia cantante! A buon intenditor…

    Grazie!

    alef

  13. Domenicotis

    Sono d’accordo con te Alef, solo che leggere queste notizie mi lascia davvero perplesso :
    http://giudamaccablog.splinder.com/1160316165#9496525

  14. Mario,
    se mi chiedi quale sia la necessità di una prolusione come quella di Tettamanzi, sposti il problema che anche tu hai posto. Il 99% delle prolusioni di qualsiasi evento sono noiosissime, dalla giornata di inizio anno al Politecnico di Milano, all prolusioni nelle Giornate Gondiali della Gioventù, a qualsiasi altra cosa. Per me la chiave interpretativa della scelta di Tettamanzi è proprio questa. Se devo fare una prolusione senza colpi di scena o grandi staravaganze, anch’io lo sceglierei. Tettamanzi è tranquillamente negli accettabilissimi limiti dell’ortodossia, e non dice certamente che è meglio la chiesa del silenzio. Che poi la sua ricetta sia opinabile sai bene che non posso negarlo. Ma tu lo fai direttamente eretico ed io questo ti contesto: stai attento a non buttare in politica, anche di alto livello, una cosa di questo genere. Rischi di svilire, e di fatto svilisci, l’unità della Chiesa, oltre alla comunità di Milano.

    Nessuno ti chiede, neanche io lo faccio, di essere d’accordo con il discorso di Tettamanzi. Ma tu gli dai direttamente del pirla, per una frase estrapolata dal contesto.

  15. Ciao!
    Simpatico il tuo blog. Io sono una nuova blogger su questo sito, e non ho ancora nessun lettore…
    passate a trovarmi!
    G.

  16. @sorvy: OT, un post da me che probabilmente ti puo’ interessare. ciao – v.

  17. e poi c’è la chiesa piccolissima di sorvyet

  18. il card. tettamanzi sarà pure un semplice…i suoi discorsi spesso da Parroco….
    ma ha una grande umanità, e non è gelido (o col sorriso stereotipato)….di Martini poi non si può che dir bene : ma era vino prezioso, che pochi possono bere….
    Era fatto per un cristianesimo molto profondo, non per i soliti catto-embedded della Compagnia delle varie opere…
    che amano una religione che più materialista non si travi in terra…
    Martini per criticarlo occorre prima conoscerlo (circa 240 titoli di suoi libri) e poi, diciamolo, occorre capirlo… (e non c’è Ratzinger che tenga!
    con le solite tiritele della legge naturale e del relativismo: uno stupido ritornello da terza liceo… ce non impressiona più nessuno)
    E’ scavando nella profondità biblica che si sente Dio, un Dio non scontato, che non mira certo a stabilire egemonie, nè culturali nè clericali, Signori miei, e men che meno impastare affari e fede…. in modo quasi-simoniaco.
    Aprire gli occhi: la fede non è cecità….
    “ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è nulla per ridurre a nulla le cose che sono!” o meglio che hanno la presunzione di essere! (San Paolo- senso letterale)
    E dunque…. la vittoria che vince il mondo è la nostra fede , dice S. Giovanni, mica i razionalismi, nè tedeschi nè polacchi, portati in ambito di fede….
    e la fede non è botte da orbi a tutti, o voglia di sopraffare gli altri…tutt’altro : è stare nel cuore di un Vangelo che non canta vittorie, qui e ora, ma che pone la sua forza nella promessa del Signore…. (” Non abbiate paura, Io ho vinto il mondo!”- Vangelo di Giovanni.)
    credere di stabilire una “civitas Dei” quaggiù, o far diventare la fede cristiana una specie di “religione dell’ordine terreno”, una sorta di “religione civile” (in concorrenza con l’Islam ad esempio) …è una vera bestemmia di Cristo (mai aveva pensato a questo….!)
    ” I capi delle nazioni comandano su di esse e spadroneggiano , ma per voi non sia così! Vangelo di Giovanni)
    La fede è stare nella sua impotenza umana che salva , la sua grazia, che è mistero di salvezza, il resto, progetti diversi, in nome suo, sono mire politiche o religiose di uomini….
    destinati a fallire, sempre….
    pochetto pochetto

    + Joannis Climacos, Vescovo

    p.s. un po’ più di rispetto poi per un Pastore, sarebbe testimonianza di senso ecclesiale per che si dice “cristiano”. Credo

  19. PARSIFAL
    sei un blogger volgare, cui si dovrebbe proibire di scrivere!
    lo dico senza rancore….
    le regole vanno rispettate :merd… lo usi a casa tua non qui!
    Vescovo Joannes Climacos

    e per
    Sorvegliato Speciale :
    scrive anch’esso con un tono da Osteria o da scaricatori d porto…
    per favore: la Chiesa non è un postribolo!

    + Joannes Episc.

  20. Quel monsignore che ride di fianco al Papa Ratzinger e’ il famigerato mons. Franco Camaldo, cerimoniere o “faccendiere” pontificio, di cui hanno parlato diffusamente le cronache dei giornali, un colluso con la cricca romana che ha portato in carcere vari personaggi poco raccomandabili…

  21. assuntinamorresi@yahoo.it

    patetici, grazie al segretario di woytila la congrega cattolica sta franando sempre più… mai un gesto di umiltà, mai un “abbiamo sbagliato”, sempre a difendere i più forti e i loro privilegi, magari accanendosi con chi non si può difendere (leggi legge testamento biologico). dovete solo pregare che il dio dell’amore, di cui predicate l’esistenza, non esista, altrimenti al suo ritorno saranno per voi cazzi acidi

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