Per gli illusi.

 

Queste elezioni non determineranno nessun cambio significativo nella politica estera Usa. Il partito della dottrina neoconservatrice diverrà ancora più forte da domani negli Stati Uniti. Volete un esempio? E’ stato accertato che oltre il 70% dei candidati democratici è fieramente daccordo con l’intervento in Iraq e rifiuta categoricamente il ritiro immediato dall´Iraq, anzi, non vuole sentir parlare nemmeno di un calendario di ritiro. Una parte importante di loro sono stati rigidamente selezionati nell´ambito dei “Democratici per la Sicurezza Nazionale”. Questa è molto più di una corrente di destra del partito. Questi sono ne più ne meno dei neocon dentro il partito Democratico. E´ la faccia democratica del “Progetto per il nuovo secolo americano”, che appoggia le guerre, incluso quelle preventive, chiede al partito che rivaluti la propria evoluzione critica rispetto alla guerra del Vietnam, e riconosca l´ “eroismo” di dirigenti repubblicani come Ronald Reagan. I democratici, quando criticano George Bush, la sua inazione,  inefficienza, più che criticare la guerra da questo voluta, vorrebbero una guerra fatta meglio di come la sta facendo Bush, assolutamente mai il ritiro.

Hillary Clinton, la più probabile candidata democratica alla presidenza del 2008, ha più volte attaccato Bush per avere scelto l´”appeasement” verso l´Iran anzichè il pugno di ferro e magari una minaccia esplicita di un intervento militare “preventivo” contro il regime iraniano.

Per gli illusi: Bush, lo sapete già, è il nostro preferito. Se fossimo stati americani lo avremmo votato senza dubbi. I motivi li sapete già se frequentate anche saltuariamente questo blog. I Repubblicani hanno perso le elezioni di medio termine e questo è un dato. Non ancora quelle presidenziali, e questo è un altro dato. Fra due anni alla Casa Bianca potrebbe sedere un repubblicano oppure un democratico. Questo oggi non lo sappiamo. Quello che sappiamo, oltre ogni ragionevole dubbio, è che l’America non cambierà nè oggi nè fra due anni. E questo è una dato ancora più certo!

 Poveri illusi, tutti quelli che ci speravano e ci sperano ancora.

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18 risposte a “Per gli illusi.

  1. condivido da capo a piedi questo post!
    come mi diverto a sentire i sinistrorsi italiani che pare abbiano vinto loro le elezioni e si permettono pure di pontificare senza conoscere niente nè del sistema americano, tantomeno della cultura politica degli States.
    mi consola piuttosto che l’America, come dici tu, non cambia: forse anche perchè non ci sono i comunisti…forse demplicemente perchè davvero sono la più grande democrazia nel mondo e l’unico interesse per tutti sono proprio… gli USA!

    un saluto

    Marco

  2. La tua analisi è dozzinale; il tifo ti chiude gli occhi alla realtà. L’America è già cambiata (come altre volte nella sua storia di grande democrazia); le tue idee ora sono minoranza; increbile a dirsi, se n’è accorto anche il Foglio, resti solo tu. Leggi quello che ha dichiarato il futuro speaker democratico del Congresso (cioè della maggioranza degli americani) e pensaci su.
    La guerra preventiva è finita, l’unilateralismo è finito, una classe politica incapace, corrotta e – qual che è peggio – pericolosa per la sicurezza del modo interno è stata pregata – democraticamente, of course – di accomodarsi alla porta della Storia…

  3. Emanuele, povero illuso!

    Marco (il pensatore), pare che abbiamo molte cose in comune noi due… a partire dal Template. Anche quello è un indizio di affinità “elettive”. Un saluto
    Sorvy

  4. Eh si Sorvy…di sicuro ci intendiamo…altrimenti non saresti tra i miei blogger preferiti…

  5. @Ema: molto altisonante, la porta della storia.

    unilateralismo ? a parte che in effetti risale a 150 anni fa e certo non a Bush jr, il guasto del medesimo e’ stato proprio di essere troppo multilaterale. A parte l’Irak, questo e’ stato ed e’ il problema con la Corea del nord.

    Sul resto, Sorvy, sono abbastanza d’accordo, ne ho scritto anch’io su TRN. Un po’ questo e’ un voto di protesta su vari temi, e un po’ i Dems si sono spostati a destra nettamente in campagna elettorale, e se provano a fare i paraculi come Prodi si tengono presidenti repubblicani fino all’arrivo del Mahdi 😉

    Poi se guardiamo il voto sulle propositions non c’e’ trippa per gatti: l’America e’ piu’ a destra (whatever that means) comunque, e meno male. Altrimenti non saprei dove scappare, almeno mentalmente 😉

    ciao – v.

  6. “I hope the departure of Mr. Rumsfeld will mark a fresh start toward a new policy in Iraq,” Pelosi said.

    Scusate il cut and paste, ma questo è la parte finale del fondo del Guardian di oggi, di cui condivido persino le virgole:

    The departure of the disastrous Mr Rumsfeld has come at least three years too late. But it shows that Mr Bush has finally been forced to face the reality of the Iraq disaster for which his defence secretary bears so much responsibility. As the smoke rose over the Pentagon on 9/11, Mr Rumsfeld was already writing a memo that wrongly pointed the finger at Saddam Hussein. He more than anyone beat the drum for the long-held neoconservative obsession with invading Iraq. It was he who insisted, over the advice of all his senior generals, that the invasion required only a third of the forces that the military said they needed. He more than anyone else is the architect of America’s humiliations in Iraq. It was truly an outrage that he remained in office for so long.

    But at least the passing of Mr Rumsfeld shows that someone in the White House now recognises that things cannot go on as before. Business as usual will not do, either in general or over Iraq. Mr Bush’s remarks last night showed that on Iraq he has now put himself in the hands of the Iraq Study Group, chaired by his father’s consigliere James Baker, one of whose members, Robert Gates, an ex-CIA chief, was last night appointed to succeed the unlamented Mr Rumsfeld. Maybe the more pragmatic Republican old guard can come to the rescue of this disastrous presidency in its most catastrophic adventure. But it has been the American voters who have at last made this possible. For that alone the entire world owes them its deep gratitude today.

    Coraggio, Sorvy, esci dalla foresta, non fare il giapponese, la guerra è finita e il tuo commander in chief ti ha lasciato all alone..
    Io sarei l’illuso? Se è così, mi conforta essere in ottima e numerosa compagnia…

  7. Se l’america non cambia mai vuol dire che è morta.

    Se l’america non cambiasse nemmeno con un democratico alla presidenza significherebbe che la democrazia è morta.
    Per fortuna, se gli americani vorranno, cambieranno l’america. Cazzoni permettendo.

  8. Emanuele se pensi che i democratici vogliano degli USA modello Europa mi sa che sei proprio fuori strada.
    Visto che ti piace leggere il Foglio (e fai bene) ti consiglio di leggere anche quando dice che i democratici per vincere queste elezioni si sono dovuti spostare a destra come mai prima d’ora.
    Questo è un dato di fatto da cui non si può proprio prescindere.
    Ciao

    PS: Sorvy ‘sto post mi ha fatto godere!
    Ciaooooo

  9. ma k., appunto; e’ questo che non digeriscono. se avessero letto la right nation (il libro 😉 lo capirebbero.. se non ti piace e’ brutto, capisco, ma e’ cosi’.

  10. Per Kagliostro: mai detto (nè pensato) che i dem vogliano il modello Europa: mi basta che desiderino il modello Clinton.
    Quanto al Foglio, lo leggo (anche se condivido lo 0,001% di quello che c’scritto sopra, quindi un po’ di più dello stesso Ferrara)..Il mio consiglio – non richeisto – è cmq di non cercare di capire l’America dai pezzi di Rocca, che cerca 24 H al giorno su google e drudgereport fino a quando trova qualche disadattato che condivide quello che ha intenzione di dire…è un modo di fare giornalismo un po’ cialtrone, sarebbe intellettualmente più onesto esporsi in prima persona ..ma si sa, dagli juventini non ci si può aspettare niente di più

  11. Sorvegliato Speciale, newsflash: RUMSFELD SI E’ DIMESSO. Per me, e’ gia’ un cambiamento non da poco.

  12. …..l’America non cambierà mai;
    ….. i democratici sulla guerra in Irak non la pensano molto diversamente dai repubblicani;
    …. la Clinton, addirittura, criticherebbe Bush perchè troppo morbido con l’IRAN!
    Quindi, secondo la vostra corrente di pensiero, il popolo americano sarebbe diviso unicamente sulle strategie militari (sbagliate quelle dell’IRAK …. e grazie al cazzo! Sbagliate quelle con l’IRAN …… troppo accondiscendenti).

    Se questi sono i risultati, occorre urgentemente cambiare i libri di testo, perchè quelli che leggete dicono boitate.
    Un consiglio, caro Sorvy, non leggere “America Alone”; puo’ solo aggravare la tua situazione; e anche con il Foglio, datti una calmata, perchè chi cerca la provocazione sempre e a tutti i costi non può essere considerato un giornalista attendibile al 100% (e nemmeno al 50%).

    Greg. con affetto, dalla terra dei ricchioni.

  13. certo che affermare di capire l’America, gli americani e la politica Usa per aver letto Zucconi e similia è un gran atto di coraggio, una intemerata da imbecilli.
    Citare il Guardian, il quotidiano più fazioso d’Europa, è tutto dire.
    Sembra strano ma gli Usa non erano tutti maledettamente a destra fino a pochi mesi fa? guerrafondai e imperialisti. Ora sono in maggioranza nientemeno che i democratici liberal, i clintoniani duri e puri, Kerry è il loro paladino!! cioè la somma dei fallimenti passati, vero emanuele?.
    La lettura della realtà politica Usa è talmente avulsa per noi europei che ad ogni sospiro ci costruiamo i castelli dove ci piacerebbe vivere: castelli in aria dove gli asinelli volano alto così come i nostri sciocchi desideri di fare della realtà lo specchio delle mediocrità che ci portiamo addosso. Questo è quello che vanno facendo i nostri analisti e giornalisti di cose internazionali, questo è quello che ci hanno detti Prodi e Dalema, facendosi ridere dietro da mezzo mondo.
    Ottimo post Sorvy

  14. Grazie Fausto. Grazie a tutti i commentatori, Emanuele compreso. Riguardo a Greg (quello della terra dei ricchioni, visto che “gender bender” è assolutamente intraducibile in altro modo in barese), vorrei ricordargli che esprimere dissenso per dei libri o delle qualsiasi endorsement del Sorvegliato Speciale è operazione fin troppo facile. Quello che ti è veramente difficile, caro Greg, è esprimere tuoi “endorsement”, citare tue letture “favorevoli”, dire da che parte stai e non solamente “contro quale parte stai”. Non si può dire: sono contro Berlusconi perchè ha tolto il latte ai bambini, contro Bush perchè fa la guerra ai bambini, contro Mark Steyn perchè … non ho ancora capito. Devi pur dire quali letture e personaggi sono confacenti con la tua linea di pensiero. Se ce n’è una.
    Temo che non hai un pensiero positivo che sia uno. Ti accontenti di demolire quelli altrui senza sostuirle con idee propositive, soluzioni, adesioni, parteggiamenti, ma solo pregiudizio unidirezionale (sempre e solo della stessa parte politica of course! ma guai a darti del KOMUNISTA GENDER BENDER FRIENDLY).
    Sorvy

  15. Scusate il cut and paste dall’Ansa (noto covo di agit-prop antiamericani) di oggi:

    Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, che hanno visto la vittoria dei democratici all’opposizione e la sconfitta dei repubblicani al potere, hanno reso politicamente più imperativa la definizione di una exit-strategy dall’Iraq, ma non l’hanno di per sé avvicinata e facilitata. Il presidente George W. Bush ha fatto dichiarazioni di apertura alla collaborazione con i democratici che erano scontate e inevitabili: Bush deve governare due anni ancora e non può farlo contro il Congresso, che tiene i cordoni della borsa. Il presidente ha subito offerto la testa del segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, al Moloch dei risultati elettorali: Rumsfeld, capro espiatorio designato, ma anche l’uomo responsabile di gravi errori di tattica e di valutazione in Iraq, era ormai apertamente sfiduciato dall’apparato militare, oltre che da larga parte dello schieramento politico.

    Maggioritari anche al Senato, oltre che alla Camera, i democratici hanno ora acquisito responsabilità di politica estera: da gennaio, le commissioni Esteri e della Difesa della Camera saranno presiedute da due critici della guerra in Iraq, i senatori Joe Biden e Carl Levin, che avranno, adesso, il compito di fare proposte, oltre che di denunciare gli errori e l’inazione dell’Amministrazione Bush. C’é molta attesa, e c’era già prima del voto, per le conclusioni del Gruppo di Studio sull’Iraq, presieduto da James Baker, ex segretario di Stato all’epoca della presidenza di Bush padre e della Guerra del Golfo, e da Lee Hamilton e da cui Bush ha prelevato Robert Gates, il successore di Rumsfeld.

    Al Gruppo di Studio sono già state attribuite diverse proposte, spesso contraddittorie l’una con l’altra o respinte dall’Amministrazione ancor prima di essere presentate, come l’idea di una spartizione dell’Iraq in tre, tra Sciiti, Sunniti e Curdi. Con il passare dei giorni, l’acuirsi della violenza ad ottobre, l’allungarsi della lista delle perdite, e adesso la sconfitta dei repubblicani nelle elezioni, Baker e il suo Gruppo sono stati investiti “di una autorità quasi mistica – scrive sul Financial Times, Philip Stephens -, nonostante lo stesso Baker abbia detto che non ci sono pallottole d’argento, elisir di lunga vita o arnesi del genere per riscattare dalla sconfitta la vittoria”. E’ probabile che il Gruppo proponga un pacchetto di misure che vadano da un ultimo sforzo per conciliare Sciiti e Sunniti, a una serie di scadenze indicative per il disimpegno degli americani.

    Baker ha recentemente detto che gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a parlare con i nemici, e non solo con gli amici, e potrebbe suggerire contatti diretti con l’Iran e con la Siria per cercare la collaborazione di questi due scomodi vicini dell’Iraq. Un pacchetto di proposte del genere sarà, probabilmente, accolto dai democratici in modo positivo. Il loro obiettivo politico per i prossimi due anni – nota ancora Stephens – è di dimostrare, agendo con responsabilità, che la colpa del disastro iracheno resti repubblicana. Per Bush, invece, accettare le proposte del Gruppo di Studio potrebbe essere più difficile, perché esse comportano un cambiamento di rotta forse più netto di quanto egli e la sua Amministrazione non siano disposti a fare. In attesa di capire che ruolo giocherà Gates, il successore di Rumsfeld che Bush ha definito oggi un “agente di cambiamento”, l’ostacolo maggiore resta il vice-presidente Dick Cheney, che, alla vigilia del voto, diceva che, quale ne fosse l’esito, l’Amministrazione avrebbe continuato sulla sua rotta in Iraq “a pieno vapore”.

    PS Grazie Sorvy, è possibile discutere civilmente anche da posizioni diametralmente opposte
    PPS Fausto continua pure a leggere Christian “Fonzie” Rocca per cercare di capire gli USA …anch’io da piccolo credevo che il sole ci girasse intorno..
    PPPS Mai discutere con un imbecille: la gente potrebbe non notare la differenza (e io ci tengo moltissimo, a questa differenza !!!)

  16. Sono d’accordo con il post : la politica degli stati uniti , democratici o repubblicani , non cambia . Questa infatti è la caratteristica di una dittatura perfetta. Cambiare tutto perchè non cambi nulla. E perchè comandi sempre la solita lobby prona ai diktat di israele.

    OgM

  17. si sa, gli Stati Uniti sono una dittatura. Come Israele del resto. Speriamo che tutti i paesi “democratici” komunisti e islamici (Cina, Cuba, Iran, Siria etc. etc) esportino con la diplomazia e con la pace la liberta ai poveri americani/israeliani così duramente oppressi dai loro governi!
    Grazie di esistere, Fang.
    :-))))))) Sorvy

  18. Anche le dittature si evolvono. Se tu sei fermo ai sistemi autoritari del passato e prendi come esempio le ultime larve rimaste (tra l’altro alcune come Cuba decisamente sulla via del tramonto) non so che dirti.
    Aggiornati amico mio, aggiornati. I lager del futuro sono a cielo aperto, tollerati e giustificati dall’opinione pubblica internazionale. Un esempio all’avanguardia ? E’ Gaza.
    Solo il Papa e qualche altro vescovo se ne ricorda e ne parla, prontamente “interpretato e tradotto” da qualche catto-calvinista nostrano.

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