Vedi Napoli e poi l’Italia.

CERCASI UN ALTRO PAESE DISPERATAMENTE. 

Un topo di appartamento che nottetempo si arrampica su per le condutture di un condominio. Un trafficante internazionale di droga che si riempie lo stomaco di ovuli di cocaina. Uno svaligiatore di banche, un killer della ‘ndrangheta, un estorsore della camorra, un mafioso. A suo modo anche un delinquente è una persona seria. Svolge una “professione”, rischia, vede la galera. Non sono persone serie invece quelli che si radunano in branco per pestarne uno (per esempio il padre di un soldato italiano caduto a Nassiriya). Non sono persone serie quelli che stanno al governo e marciano contro il governo (per esempio i sottosegretari che hanno sfilato contro se stessi). Non sono persone serie quelli che sguazzano in un sud allo sbando, dove da dieci anni non si fa altro che professare regole, spettacoli e manifestazioni per rimpinguare le casse dei professionisti della legalità, e poi non sono nemmeno capaci di ripulire le loro regioni e città dai milioni di tonnellate di rifiuti in cui sguazzano in attesa di un messia (per esempio la Campania e le amministrazioni rosse della coppia Bassolino-Iervolino). Non sono persone serie i professori (per esempio l’esimio TPS) che sostengono che il problema «non sono i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici», ma siamo noi cittadini – e soprattutto del nord – che siamo presi da «intossicazione» e «conati di secessione», noi che siamo egoisti e siamo evasori. Non sono persone serie gli sfaccendati che non hanno altro mestiere che quello di marciare sotto le bandiere rosse, gialle e a pallini arcobaleno, pretendere il posto fisso, la pensione baby, la sicurezza che domani non gli cadrà una tegola sulle testoline vuote. Non sono persone serie quelle che già spendono il 95 per cento delle risorse scolastiche in stipendi per dipendenti statali e che di dipendenti statali nella scuola adesso ne assumeranno per legge Finanziaria altri centocinquantamila (tanto per confermare che come vedi adesso Napoli, presto vedrai anche il resto dell’Italia).

editoriale di TEMPI

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7 risposte a “Vedi Napoli e poi l’Italia.

  1. Io ho avuto l’avventura/sventura di essere in un duro collegio napoletano anni 54-58. Già allora si cantava:” vedi Napule e poi mori per la puzza e per gli odori “. Che c’è di nuovo ? Una cosa estremamente interessante e grave però, che dimostra come il deterioramento sia avanzato: la delinquenza c’era, ma non droga ed i genitori mai si sarebbero serviti dei minori per delinquere, come usa oggi. I figli erano veramente “piezze e core” ed il delinquente aveva ben altra dignità propria.

    Triario

  2. Domenicotis

    Sinceramente, Triario, dubito che a Napoli la delinquenza abbia mai avuto una dignità propria, si tratta solo di un tentativo da parte nostra di non vedere che le organizzazioni criminali hanno sempre avuto un peso notevole nell’economia della città e che venta’anni di dominazione della sinistra non ha potuto (o voluto) risolvere.

  3. Forse non mi sono spiegato. Allora la delinquenza non giungeva all’abiezione odierna, qualcosa si salvava. Dal fondo si è andati più in basso.

    Triario

  4. Si va sempre più in basso.
    Ma in questi giorni si sente troppo spesso parlare di sensibilizzazione del problema, e quasi mai di educazione (che mi pare invece sia l’emergenza più grande).

    ciao!

  5. Arco, mi sa che noi due ci conosciamo… senza sapere di conoscersi. Forlì è piccola. E – a quanto pare dal blog (senza dubbio alcuno)- le frequentazioni sono comuni.
    Il Sorvegliato Speciale

  6. Arca. Arco…. fatti individurare…

  7. Domenicotis

    No, Triario, la “cultura” che distingue tra la delinquenza di ieri da quella di oggi è la stessa che ne ha permesso nel tempo prima l’affermazione e poi l’esplosione che vediamo oggi. Il problema droga è identico in tutta l’Italia ma è solo al sud che ci sono organizzazioni criminali ben delineate come la camorra, la ‘ndragheta e così via, che negli anni hanno accumulato capitali con altri metodi (racket, contrabbando di sigarette, speculazione edilizia) per reinvestirli poi quando il traffico di stupefacenti è diventato un grande business.
    Il problema non è il grado di abiezione della delinquenza (che cambia a seconda della posta in gioco e non del tempo, per farti un esempio la Chicago degli anni trenta era sicuramente più violenta rispetto alla Napoli del ’60 ) ma è la cultura che la sostiene. In parte sono d’accordo con Arca, tuttavia è ben difficile che l’educazione da sola sortisca alla lunga effetti positivi se non è accompagnata da una ripresa economica che stenta ad arrivare con questa sinistra al potere ormai da vent’anni e che non riesce a mettersi d’accordo sul futuro di Bagnoli, una zona importantissima per lo sviluppo turistico di Napoli.
    Ho tanta voglia di destra.

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