A Vicenza l’America misura Prodi

Romano Prodi è in imbarazzo per la decisione che gli spetta sull’ampliamento della base americana di Vicenza. Sa bene che i rapporti con l’America attraversano una fase assai critica, e che le sue repliche all’attacco di Silvio Berlusconi non avranno alcun peso a Washington se, al momento di dire di sì o di no all’applicazione di un annoso trattato, sceglierà in modo diverso da come hanno fatto tutti i suoi predecessori. In politica estera, infatti, si possono usare tutti gli artifici retorici del mondo, ma viene poi un momento in cui bisogna scegliere con chiarezza. Probabilmente la questione della base veneta non avrebbe assunto tutto il valore simbolico e politico che ha ora se le relazioni transatlantiche dell’Italia non fossero diventate tanto turbolente. L’insistenza dell’Amministrazione americana ad avere una risposta urgente nasce proprio da qui, dalla volontà di sondare fin dove arriva l’influenza dell’ideologia antiamericana nel governo italiano.
Anche Massimo D’Alema deve essersi accorto che la sua ultima provocazione, quella contro l’intervento dell’aviazione americana, su richiesta del governo legittimo, contro le milizie integraliste in Somalia, aveva passato i limiti. Ora spiega che si tratta di un dissenso “circoscritto”, ma per essere convincente dovrebbe citare qualche caso significativo in cui prevale il consenso sull’azione del governo americano. In un’ottica provinciale sembra forse più rilevante l’esigenza di non scontentare i pacifisti a senso unico che fanno parte della maggioranza e del governo di quella di non guastare in modo irrimediabile le relazioni con la più grande potenza e il più importante alleato. Ma l’America non è tanto lontana come sembra e presenta il conto a Vicenza, il che fa saltare tutti gli equilibrismi verbali. A Washington il modo un po’ astruso di ragionare dei politici italiani è sempre parso incomprensibile, almeno secondo Kissinger, già ai tempi di Moro e Fanfani. Però l’Italia era apprezzata perché, sia pure con fumisterie e verbosità, ha sempre tenuto fede con scrupolo ai trattati. Su questo punto non si può giocare su alcuna differenza tra repubblicani e democratici e tanto meno si possono dare lezioncine come quella impartita dal nostro presidente del Consiglio a Bush: “Dovrebbe ascoltare il rapporto Baker”. Ascolti invece Prodi il consiglio di un suo ministro, Giuliano Amato, che sull’ampliamento della base di Vicenza ha detto: “L’Italia farebbe bene a dire di sì perché c’è stato un orientamento già espresso dal precedente governo in tal senso”.

Editoriale de IL FOGLIO del 16/01/2007

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...