Buon compleanno governo Prodi…

Il Governo Prodi oggi compie un anno. Ma la sinistra ha veramente troppo poco da festeggiare.

la più bella battuta che ho sentito sullo stato di salute del governo Prodi è di ieri.

Mentre in tutto il mondo si diffondeva la notizia che Gheddafi era in coma, giunge una telefonata dello stesso Gheddafi, fra tanti, proprio al nostro Presidente del Consiglio Romano Prodi:

“Hello, Mr. Prodi? …m’è giunta voce che sei moribondo”.

Un articolo di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera di oggi dipinge un quadro molto meno comico ma molto più “strappalacrime”, tanto è triste,  di questo governo allo sbando:

Compleanno senza brindisi

di Pierluigi Battista 

«Cara Unione, così non va», è il titolo dell’Unità all’indomani della sconfitta delle elezioni siciliane. Perché «l’Unione e il suo governo sono in difficoltà» e perché, come spiega il direttore Antonio Padellaro, «adesso occorre una spinta in più». Adesso, cioè a un anno esatto dalla nascita del governo Prodi. Adesso, ossia quando la maggioranza di centro-sinistra sembra scricchiolare una volta ancora: vulnerabile, esposta a infinite tensioni, preda di una sindrome ossessiva del litigio e della ripicca, depressa e sfiduciata. Evidentemente quel «così non va» non è solo lo sfogo di un giornale-sismografo intelligente e sensibile degli umori e malumori che attraversano la sinistra.Si tratta di un brutto segno, proprio nei giorni in cui si celebra (senza brindisi) il primo compleanno del governo. E se è vero che il governo Prodi è passato indenne attraverso le più fosche profezie che regolarmente ne hanno pronosticato il collasso (sull’indulto, sul primo rifinanziamento della missione in Afghanistan, sulla Finanziaria), è altrettanto vero che tante e multiformi voci di «così non va» si erano addensate anche alla vigilia del trauma di una non dimenticata disfatta in Senato, nel febbraio scorso. Quel colpo dagli effetti micidiali procurò nell’Unione un sussulto di orgoglio, o almeno il ridestarsi di un sopito istinto di sopravvivenza. Si stilarono in fretta «dodecaloghi», si decretò con imperio che il governo comunicasse con una sola voce, si ascoltarono promesse di concordia perpetua, si siglarono patti che sancissero la difesa della stabilità come prima missione della maggioranza.

E invece, dopo pochi giorni, e incassato il voto salvifico sull’Afghanistan, tutto è ricominciato come prima. Se non peggio di prima. Se si scorre l’elenco delle controversie che hanno tempestato il percorso della maggioranza in questi mesi, se ne ricava l’impressione di una guerriglia logorante e infinita. Si comincia con lo psicodramma dei Dico, che esplode e si placa per poi riesplodere con più fragore. Si prosegue con le defatiganti dispute sull’uso del «tesoretto». Con i contrasti sulla riduzione dell’Ici (addirittura interpretati da Europa, l’organo della Margherita, come il sintomo di uno scontro tra «due diverse idee dell’Italia»). Con le tensioni sulla legge elettorale e sul referendum. Con il palesarsi di visioni contrapposte («due diverse idee dell’Italia» anche qui?)sul rapporto tra Stato e mercato nei dossier economico- finanziari. Con le accuse della sinistra massimalista alla linea del ministro dell’Economia sulla riforma delle pensioni. Con le divisioni sulla Rai. Con il divaricarsi sempre più accentuato sulla frontiera della nuova legge sul conflitto di interessi. Con il deflagrare della questione cattolica. Una lunga e debordante lista di querelles da cui, e non è un paradosso, resta fuori il tema della politica estera, proprio quello su cui la maggioranza si era dissolta.

Litigi e scontri destinati a non sfociare automaticamente in una crisi catastrofica della coalizione. Ma non è detto che questa certezza — il vero punto di forza di un governo che non conosce alternative che non siano il suicidio dell’intera maggioranza — non possa trasformarsi alla lunga in un handicap paralizzante e nella premessa di una stagione di immobilismo rissoso. Se poi i risultati delle prossime elezioni amministrative dovessero risultare severi per la maggioranza, i lamenti sul «così non va» potrebbero moltiplicarsi a dismisura.

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5 risposte a “Buon compleanno governo Prodi…

  1. Un anno senza Berlusconi tra le palle!!!

    Minchia che bello.

    Greg

  2. PER GREG (ma non solo…):
    c’è una bellissima battuta sulla Stampa di oggi a firma Jiena (alias Riccardo Barenghi ex Manifesto):
    “trovato finalmente un entusiasta del governo Prodi: Romano Prodi”.
    Mi sa che Barenghi si è sbagliato. In Italia sono due gli entusiasti del Governo Prodi.
    Greg, indovina chi è il secondo…

  3. Si buon compleanno. Prodi sei stato bravo, incisivo, deciso, risolutore, spavaldo, duro, concreto. Ci hai cambiato la vita, hai cambiato l’Italia. Hai promesso e mantenuto. Un applauso. Ma adesso per favore, vedi di lasciare il posto

  4. Ho ascoltato il discorso di Prodi e mi è piaciuto moltissimo, specialmente quando ha parlato della necessità di investire nelle NANOTECONOLOGIE (ovvero nelle tecniche per fare fuori il – sempre più malandato – nano cavaliere).

    Buon fine settimana a tutti.

    Greg

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