L’Italia capovolta.

Dopo la richiesta avanzata, in forme che fanno tanto discutere, dal giudice Clementina Forleo al Parlamento perché ammetta l’utilizzo delle intercettazioni subite da alcuni deputati e senatori, il circuito mediatico-giudiziario si è rimesso rapidamente in moto, però gira al contrario. L’associazione nazionale dei magistrati, per la prima volta a memoria d’uomo, invece di esprimere la solita solidarietà al giudice, la cui autonomia è minacciata dai politici ecc. ecc., comincia a sindacare sulla sua attività. Non si fa sentire neanche il Csm, costituzionalmente garante di quell’autonomia. Contro il ministro della Giustizia che chiede gli atti per verificare se inviare un’ispezione a Milano non arriva la solita gragnuola di proteste, anche perché analoga richiesta è partita dal procuratore generale della Cassazione. Da ultimo, ma primo fra tutti per l’autorità, Giorgio Napolitano ammonisce che negli atti non bisogna scrivere pregiudizi, e (quasi) tutti i giornali applaudono. L’eccezione è rappresentata dalla Stampa, che nelle parole pronunciate dal presidente vede se non l’esistenza, almeno una parvenza di parzialità a favore del suo partito di origine.
Ognuno di questi inusitati comportamenti può avere una spiegazione diversa. L’atteggiamento della magistratura associata potrebbe essere il segnale che la campagna contro “i politici”, ripresa in grande stile per condizionare l’iter della legge sull’ordinamento giudiziario, adesso che questa è passata al Senato secondo i desideri della corporazione, può cessare, anche se la Forleo forse non se n’è accorta. Certo, nel comportamento del procuratore generale della Cassazione si potrebbe anche intravedere il riflesso di una rivincita generale degli alti magistrati: da un lato hanno vinto la battaglia per la nomina del presidente, dall’altro hanno sconfitto Magistratura democratica che si opponeva a Vincenzo Carbone. Anche l’atteggiamento balbettante delle grandi testate che, dopo aver contribuito a lanciare la campagna su Unipol-Bnl, avevano forse pensato di aver già ottenuto l’esclusione di D’Alema e Fassino dalla corsa nel Pd, si spiegherebbe con l’opportunità di non infierire su avversari sconfitti. Tuttavia è lecito sperare, a chi ha sempre creduto nel garantismo, che non ci sia solo una serie di coincidenze, e di convenienze, alla base del capovolgimento di posizioni del circuito mediatico-giudiziario, ma anche un pizzico di vera riflessione autocritica, seppure un po’ a senso unico.

(EDITORIALE DE IL FOGLIO del 25/07/2007)

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