Petraeus sta vincendo in Iraq. Avvisate la sinistra catastrofista, please!

 

New York. Il generale David Petraeus, capo delle forze americane in Iraq, e l’ambasciatore Ryan Crocker, rappresentante diplomatico a Baghdad, hanno testimoniato ieri davanti alle commissioni Forze armate ed Esteri della Camera bassa del Congresso di Washington, nella più attesa e importante audizione politico-militare dai tempi del Vietnam. Le notizie sono due, ma quella più importante non riguarda la situazione in Iraq, il numero di brigate che saranno ritirate, le inefficienze del governo al Maliki, la nuova alleanza con le tribù sunnite, i tempi e le modalità della presenza militare e l’influenza nefasta degli ayatollah iraniani negli affari iracheni. Tutto ciò si conosceva già dalle anticipazioni dei giornali che sostanzialmente segnalavano una situazione ancora parecchio complessa, ma con sostanziali progressi militari, miglioramenti politici (in particolare nella provincia di Anbar un tempo guidata da al Qaida e dai saddamiti) e troppi ritardi del governo centrale di Baghdad.
Sulla base di questa valutazione, “gran parte degli obiettivi sono stati raggiunti”, Petraeus ha suggerito una riduzione di 4 mila soldati prima di Natale, una continuazione della strategia fino al suo compimento previsto per agosto 2008, quando il numero delle truppe tornerà alla quota pre-surge di 130 mila uomini e, infine, una sospensione fino a marzo o aprile del giudizio sulla presenza americana in Iraq oltre l’estate del 2008. Andare via dall’Iraq avrebbe conseguenze devastanti, hanno detto sia Petraeus sia Crocker, quest’ultimo un diplomatico che nel 2003 era contrario all’invasione militare.
La notizia del giorno però è stata un’altra: la campagna dei democratici e della sinistra radicale di cancellare le buone notizie provenienti dal fronte per forzare la Casa Bianca a ritirare le truppe. Prima ancora che Petraeus e Crocker potessero cominciare a raccontare ai deputati e al pubblico americano i contorni della situazione, i leader democratici hanno cercato di liquidare le loro testimonianze come pura propaganda della Casa Bianca. “Se ci dirà che ci sono progressi, non ci crederemo”, ha detto il deputato Tom Lantos e così ha fatto intendere anche il presidente della commissione Ike Skelton. Entrambi hanno espresso dubbi sull’affidabilità di Petraeus e Crocker, gli stessi elaborati nell’ultima settimana da vari editorialisti liberal. Il capogruppo repubblicano Duncan Hunter, candidato alla Casa Bianca, ha chiesto ai due colleghi di rimangiarsi ogni sospetto avanzato sull’onore e la rispettabilità di Petraeus e Crocker, in aula contestati da sei o sette militanti pacifisti. Con imbarazzo, il presidente Skelton ha dovuto ribadire che considera Petraeus e Crocker il meglio della classe dirigente militare e civile del paese, ma a quel punto l’atteggiamento pregiudiziale dei democratici era chiaro ed è diventato spettacolarmente palese, anche se involontariamente, quando un malfunzionamento dei microfoni ha impedito a Petraeus e Crocker di parlare per dieci minuti.

Una pagina sul New York Times
Il punto è che i leader del Congresso erano andati in vacanza ad agosto convinti che a settembre, una volta che anche l’ultima strategia bushiana in Iraq fosse giunta a fallimento, sarebbero riusciti a conquistare il necessario voto dei repubblicani per porre fine alla guerra. E’ accaduto il contrario, come hanno scritto ieri sul Wall Street Journal il repubblicano John McCain e il collega democratico Joe Lieberman, sostenitori dell’aumento delle truppe in Iraq ben prima di Bush: “Così come il presidente, sebbene in ritardo, ha avuto il coraggio di cambiare la sua strategia fallimentare – hanno scritto i due senatori – speriamo che dopo aver ascoltato il generale Petraeus gli oppositori della guerra facciano la stessa cosa”. Una speranza vana, malgrado qualche singolo deputato abbia deciso di cambiare posizione. E’ prevalsa, invece, l’ala più arrabbiata del partito, quella che non vuole vincere in Iraq, ma che si aspetta soltanto la sconfitta di Bush e dei suoi alleati. The Politico aveva riportato la frase di un anonimo senatore democratico, secondo il quale il partito non si sarebbe potuto permettere di dare del bugiardo a Petraeus in diretta tv, così “l’aspettativa è che lo faccia qualche gruppo esterno”. Ieri mattina, sul New York Times, è comparsa un’intera pagina pubblicitaria del gruppo MoveOn.org che senza mezzi termini, e prima di ascoltare il generale, accusava Petraeus di aver tradito l’America per aver mentito o, forse, per aver concesso un’altra chance a Bush. Al Congresso i democratici non hanno i numeri per far prevalere la loro linea ed è probabile che l’agitazione di ieri sia stata una mossa eclatante da poter dare in pasto ai gruppi radicali che ormai controllano il partito. Oggi Petraeus e Crocker andranno al Senato, poi domani terranno una conferenza stampa. Giovedì, Bush parlerà al paese e il giorno dopo presenterà al Congresso le sue proposte per la continuazione della guerra.
da IL FOGLIO del 11/09/2007

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11 risposte a “Petraeus sta vincendo in Iraq. Avvisate la sinistra catastrofista, please!

  1. credo di sapere perchè Petraeus starebbe vincendo , dopo aver letto questo : http://www.iraqbodycount.org/analysis/beyond/reality-checks/

    Prima spiegazione : di questo passo in Iraq non rimarrà anima viva.

    Seconda spiegazione : Petraeus non cambia pusher

    Ambedue le spiegazioni sono plausibili

  2. Gnaf = Fang
    Riconoscibile dalla vena depresso/catastrofica/antidemocratica/filo-alqaida.
    Gnaf sta perdendo la scomessa di un’America sconfitta. Abbiate comprensione per lui….
    I fascisti islamici suoi amici soccombono e lui soffre disperato.
    Sorvy

  3. Sarà la decima volta che ci dicono che in Iraq le cose vanno bene e che ci sono dei miglioramenti, se andiamo però a vedere i numeri (e quelli non possono mentire…), ci troviamo di fronte a una situazione disastrosa.
    I morti civili in Iraq sono più di 70.000 secondo le stime, ma mi metto nella condizione di ritenere queste stime potenzialmente eccessive e quindi dimmezziamole per difetto… 30.ooo innocenti morti! L’equivalente di 10 World Trade Center…
    I soldati americani morti nel conflitto sono quasi 4.000, i feriti più di 10.000… Facendo una stima tristemente generosa siamo all’ equivalente di due World Trade Center…
    Se vediamo queste considerazione alla luce del fatto che, ormai quasi 4 anni fa, Bush si è presentato su una portaerei con un discorso trionfante e una gigantografia alle spalle recante la scritta : “Mission Accomplished”, capirete che qualche ragionevole dubbio lo si possa avere a prescindere dalle accuse di “vena depresso/catastrofica/antidemocratica/filo-alqaida.”
    Il terrorismo isalmico è come quel mostro mitologico chiamato Hydra; ogni volta che gli si tagliava la testa gliene crescevano altre due… Bush sta tagliando teste da sei anni e i risultati si vedono! L’ “Hydra isalamica” è divenata mastodontica… Ercole, secondo la leggenda, sconfisse l’Hydra, ma per farlo non usò la forza bensì l’astuzia; facciamo anche noi così e vedrete che la jiahd sarà solo un brutto ricordo sui libri di storia…

    NEVER FORGET…
    NYFD…

  4. E vuoi vedere che quando parlavi di astuzia ti riferivi a te? …Furrrboooo!
    E poi che senso ha fare i paragoni con il numero dei morti delle torri gemelle? E’ una guerra, mica una rappresaglia! E agli iracheni, ormai quasi a tutti ( sunniti compresi) è chiaro che è una guerra contro i quaidisti e le nazioni sostenitrici.
    E vabbè come tutte le cose storiche ci vorrà del tempo. Sono lieto che almeno è dissolta la bufala della guerra per il petrolio.
    E ve lo dice uno che non condivide questo intervento
    Sancho

  5. E’ una guerra fatta con lo spirito di rappresaglia, il Congresso non avrebbe mai e poi mai bevuto la bufala colossale delle armi di distruzione di massa, se non sullo slancio emotivo dell 11 settembre. Il tuo :”E vabbè come tutte le cose storiche ci vorrà del tempo…” è francamente disarmante. Prima di tutto vorrei capire cosa intendi con :”tutte le cose storiche”, la trova una definizione di una superficialità agghiacciante nel contesto dei 30.000 morti suddetti. In merito al petrolio ho una domanda: perchè siamo andati a cercare arsenali pericolosi in Iraq, quando Saddam e ispettori O.N.U., ne negavano l’esistenza e non siamo ancora intervenuti con Ahmadinejad e Kim Il Song, i quali ne sbandierano bellamente la proliferazione? Forse perchè in Iran c’è meno petrolio che in Iraq e perchè le automobili non funzionano con il riso?
    Per quel che riguarda i tuoi sedicenti “QUAIDISTI” (sic!), ti avviso che le 4 (….e sottolineo QUATTRO!) etnie irachene (Sunniti, Sciiti, Wahabiti e Curdi) sono da secoli in lotta e come obbiettivo hanno indipendenza e prevaricazione reciproca. Pensare che siano contenti di essere devastati per il sospetto che da loro ci siano i seguaci di un Pakistano miliardario e folle, molto probabilmente rifugiato da anni in Afghanistan, è veramente una presa in giro e un’insulto all’intelligenza umana.

  6. Caro Andrea, mi piace quello che scrivi e come lo scrivi.

    Quanto a Sancho, ha la sindrome del “FOGLIO-PETRAEUS”, una grave malattia genetica che viene a tutti coloro che parlano della relazione del grande generale (nonchè delle altre relazioni, dichiarazioni ed eventi MADE IN U.S.A.)attraverso la ricostruzione che ne fa il Foglio.
    Gli effetti tipici della patologia ci sono tutti:
    1) crede di conoscere, a differenza degli altri, il generale Petraeus;
    2) crede di sapere quale sia la vera situazione in Irak, anche se (magari) non sa nemmeno indicare sulla cartina geografica dove sia situata tale nazione;
    3) crede che siamo in guerra, anche se non ha mai sentito uno sparo di fucile e si spaventa al suono degli spari pirotecnici;
    4) crede che la guerra la stiamo vincendo;
    5) crede, soprattutto, che la guerra in Irak sia giusta, ANCHE SE NON LA CONDIVIDE.

    Greg

  7. E’ un peccato che il filo-occidentale difensore della democrazia e della razionalità abbia rimosso il mio intervento , e molto probabilmente non abbia letto l’articolo di Raimondo che (oltre a far vedere che razza di cacciaballe sia Petraeus) aiuta a capire a cosa la lobby al potere in USA sta puntando per far piacere ad Israele : la guerra all’Iran.
    Stavolta cito questo articolo (ma siete proprio filo-americani ? Parteggiare per l’attuale amministrazione che li governa vuol dire odiarli a morte)

    http://www.commondreams.org/archive/2007/09/02/3564/

    Dice tra l’altro Ray McGovern, ex analista della CIA (non propriamente un “comunista” o un fondamentalista islamico) :

    « Il deterioramento della posizione USA in Iraq, il bisogno di un capro espiatorio, la continua deferenza mostrata per le presunte preoccupazioni di Israele per la propria sicurezza, e il fatto che il tempo per Bush e Cheney per bruciare il programma nucleare iraniano sia agli sgoccioli, compongono una miscela esplosiva».

  8. ‘presunte preoccupazioni di israele per la propria sicurezza’ somiglia tanto a sedicenti terroristi…
    Ok! ci sono cascato e sono intervenuto su questo argomento così urticante per le vostre anime belle.
    Non fosse per quella cazzo di testardaggine della realtà avreste perfino ragione.
    Ma a quella crediamo solo noi sempliciotti del Foglio.
    Sancho
    P.S. Sniff! Sniff! ‘ Mi piace quello che scrivi e come lo scrivi’ ; invece di Greg come N.N potrei suggerirti chessò : Liala, Jane Austin, Lina Sotis… ma potrebbe andare bene anche Casini

  9. ‘… crede che siamo in guerra, anche se non ha mai sentito uno sparo di fucile e si spaventa al suono degli spari pirotecnici.’

    tutto vero Greg!
    Però tiro di quei scorreggioni che sembrano cannonate.
    Valgono ?
    Sancho

  10. Certo che si … basta che non ti cachi addosso.

    Greg

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