Zuccopy-cat non ci vuole stare.

 Scrive Vittorio Zucconi, dopo aver ascoltato la relazione del generale David Petreaus, che la speranza di una presa d’atto del fallimento della strategia americana in Iraq è stata dissolta in un “fumo di statistiche, retorica, grafici, burocratese militare e politico”. Dunque per l’editorialista della Repubblica il fatto che i sunniti si siano schierati con le truppe americane, la pacificazione di intere aree irachene prima in mano ai terroristi, la riduzione del numero dei morti civili e militari, sono solo inutili statistiche e banale retorica. Capisco che Zucconi sia ormai abituato a scrivere sempre lo stesso articolo che parla solo di fallimento, continue stragi, macroscopici errori e così via, ma non sarebbe male, per un giornalista della sua stazza, ammettere che forse una speranza s’è aperta, che probabilmente Petreaus è stata una giusta scelta di Bush, che i progressi sul campo, dopo il cambio di strategia, sono stati più rapidi del previsto, come scrive persino il New York Times. Ma forse è chiedere troppo a chi in testa ha un solo pensiero: la fine dell’era Bush, e al diavolo il destino dei poveri iracheni. Zuccopy-cat non ci vuole stare.

n.b.: Zuccopoy-cat è il soprannome affibbiato a Zucconi  in un memorabile articolo su Repubblica.

Annunci

4 risposte a “Zuccopy-cat non ci vuole stare.

  1. New York. L’ambasciatore Ryan Crocker era contrario alla guerra in Iraq e aveva previsto le difficoltà dell’operazione, anche perché era ben consapevole dei danni causati alla società irachena dai 35 anni di feroce dittatura saddamita. Ecco perché il suo cauto e moderato ottimismo espresso lunedì e martedì nelle aule del Congresso di Washington è apparso più credibile rispetto a valutazioni precedenti di altri esponenti dell’Amministrazione Bush e ha lasciato spiazzato gli oppositori di George W. Bush. Quando, nel 2002, l’allora segretario di stato Colin Powell gli chiese di preparare un memorandum segreto per esaminare i rischi di un’eventuale invasione, Crocker scrisse sei pagine intitolate “La tempesta perfetta”, nelle quali prevedeva che destituire Saddam Hussein avrebbe potuto scatenare le tensioni etniche e settarie a lungo represse dal dittatore, ma anche che la minoranza sunnita non avrebbe facilmente abbandonato il potere e che le potenze regionali come l’Iran, la Siria e l’Arabia Saudita avrebbero fatto un passo avanti e cercato di influenzare gli eventi iracheni. Crocker aveva inoltre avvertito che l’America si sarebbe dovuta impegnare a ricostruire da zero il sistema politico ed economico, perché Saddam aveva ridotto a brandelli le infrastrutture irachene.
    Nato cinquantasette anni fa nello stato di Washington da una famiglia di militari, da ragazzo Crocker ha vissuto in Marocco, Canada e Turchia. Si è laureato in letteratura inglese e parla persiano e arabo. Il suo primo incarico è stato in Iran, prima della rivoluzione khomeinista, poi tutte le sue tappe professionali, fino a essere nominato “ambasciatore di carriera” da Bush, non si sono mai discostate dal mondo islamico: Qatar, Tunisia, Iraq, Turchia, Libano, Egitto e dopo l’11 settembre primo rappresentante americano nel nuovo Afghanistan post talebano, consigliere in Iraq e ambasciatore in Pakistan.
    A Washington, Crocker ha sempre seguito dossier arabi, da vice direttore dell’ufficio degli affari arabo-israeliani del Dipartimento di stato (anni di Ronald Reagan) e da direttore della task force sull’Iraq costituita subito dopo l’invasione saddamita del Kuwait. “E’ uno dei nostri migliori diplomatici”, ha detto Powell di Crocker, alimentando le aspettative degli oppositori della guerra in Iraq. Nei giorni precedenti l’audizione di Crocker e di Petraeus, infatti, quando si è capito che il generale avrebbe dipinto una situazione irachena più rosea del previsto, i grandi giornali liberal si sono concentrati su Crocker e sulle notizie negative che certamente un diplomatico pragmatico e preparato come lui avrebbe riportato al Congresso. Sicché sulla prima pagina del Washington Post e negli editoriali del New York Times e di Time si è letto che, malgrado i riflettori fossero su Petraeus, il vero uomo da ascoltare sarebbe stato Crocker.
    Timido, maratoneta, tifoso dei Red Sox e fan degli Iron Maiden e dei Black Crows, Crocker è scampato per un pelo al primo attentato terrorista islamico contro gli Stati Uniti. Nel 1983 si trovava all’ambasciata di Beirut, quando Hezbollah con un’autobomba fece saltare il quartier generale americano, uccidendo 63 persone. L’esplosione lo scaraventò contro il muro e rimase ferito. Crocker e sua moglie, una funzionaria d’ambasciata conosciuta in Libano, sono abituati al pericolo e alle situazioni estreme. Nel 1998, durante il bombardamento clintoniano sull’Iraq, la sua residenza di ambasciatore a Damasco è stata attaccata da estremisti siriani e Christine Crocker è stata costretta a rifugiarsi dentro una stanza blindata, mentre i siriani saccheggiavano la casa. Quando, la settimana scorsa, l’inviato di Time Joe Klein gli ha chiesto “e ora che facciamo?”, lui, ridendo, ha risposto: “Be’, come dico sempre, ‘Quando superano il filo spinato… non facciamoci prendere dal panico”. Klein assicura che Crocker è “l’antitesi agli ideologhi che hanno fornito le motivazioni intellettuali alla guerra in Iraq, anzi è l’esempio classico di quelli che i neoconservatori in modo sprezzante definiscono un ‘arabista’. Parla farsi e arabo e ha una vera affinità per la cultura della regione”. La domanda da porgli, ha scritto Klein alla vigilia dell’audizione di Crocker al Senato, è se gli Stati Uniti sono in grado di imporre una democrazia, una costituzione, un esercito nazionale a un non paese diviso in tribù, sette e dinastie familiari. La risposta di Crocker è stata questa: “Un Iraq sicuro, stabile e democratico è raggiungibile”.
    Christian Rocca

  2. Ner post sostieni che Zucconi doverebbe ammettere che “forse una speranza s’è aperta”. Questo significa che tutti i vostri trionfalisimi di un paio di anni anni fa, i vari proclami di vittoria o di missione compiuta, le esultanze per la cattura di Saddam o per il voto agli Iracheni erano oggettivamente sproporzionate rispetto alla situazione?
    4 anni fa parlavate di guerra lampo, di pallata aun regime morente e di Iracheni festosi all’arrivo delle truppe americane…
    3 anni fa dopo il voto e la cattura di Saddam parlavate di vittoria, di democraziache trionfa, di male assoluto che viene sconfitto…
    2 anni fa ci dite che bisogna mettere in conto i morti, ma che l’obiettivo verrà raggiunto e che vinceremo affinchè la libertà trionfi…
    1 anno fa dopo la legnata elettorale pro-democratica, sostenete che le cose non cambieranno e che l’impegno deve essere costante perchè l’obiettivo di un Iraq libero e sovrano è comunque raggiungibile nonostante le centinaia di vittime…
    Oggi m i dici che forse una speranza si è aperta…
    Se tutto va come da logica e se avrete il coraggio intellettuale e morale di farlo tra un anno dovrete dire: “Scusate, ci siamo sbagliati! Abbiamo fatto la più grossa cazzata del milennio, ci prendiamo tutte le responsabiltà del caso”

  3. Zucconi di tutto il mondo informatevi :

    http://www.mcclatchydc.com/homepage/story/19610.html

    Traduco alcuni brani interessanti :

    “Un grafico presentato dal generale dell’esercito David Petraeus, che avrebbe dovuto mostrare la diminuzione della violenza confessionale a Baghdad fra dicembre e agosto non faceva alcun tentativo per far vedere che il carattere confessionale di molti dei quartieri è cambiato in quello stesso periodo da quartieri a maggioranza sunnita o mista a quartieri a maggioranza sciita.”

    “Né Petraeus né l’ambasciatore Usa Ryan Crocker hanno parlato del fatto che, da quando è iniziata la “surge” [la nuova strategia Usa in Iraq basata sull’aumento delle truppe NdT] il ritmo al quale gli iracheni stanno abbandonando le loro abitazioni in cerca di sicurezza è aumentato. Non hanno citato il fatto che, secondo l’International Organization for Migration, l’86 % degli iracheni che sono fuggiti dalle loro case ha detto di essere stato preso di mira a causa della propria confessione.”

    “E, anche se entrambi i funzionari hanno detto che le forze di sicurezza irachene stanno migliorando, nessuno dei due ha parlato di come queste forze siano state infiltrate dalle milizie, anche se Petraeus ha ammesso che nel corso del 2006 una parte delle forze di sicurezza irachene aveva preso parte alla violenza confessionale.”

    “Petraeus ha ammesso che il successo non si è esteso alla provincia di Ninive, dove i progressi “hanno avuto molti più alti e bassi”. Ma non ha detto che molti ritengono che lì i numeri di al Qaida sono aumentati solo dopo l’inizio della surge. Ninive è il posto dove sono avvenuti alcuni dei più maggiori attentati dell’anno, compreso l’attacco contro i Yazidi, che ha ucciso più di 300 persone.”

    “Petraeus ha presentato una serie di mappe per mostrare come la violenza confessionale sia diminuita a Baghdad dal dicembre 2006 all’agosto 2007. Ma in tutte le mappe i quartieri sunniti, sciiti, e misti erano segnati con lo stesso colore, anche se la composizione confessionale di molti quartieri è cambiata in modo impressionante rispetto all’anno precedente. Funzionari delle forze armate Usa dicono che Baghdad una volta era al 65 % sunnita, e adesso è al 75 % sciita.”

    “Nella migliore delle ipotesi, quello che c’è è lo status quo di maggio o giugno 2006 – dice Kirk Johnson , che ha prestato servizio per 13 mesi come il principale esperto di statistica di Crocker, e che dice di appoggiare l’attuale strategia in Iraq.”

  4. Non capisco. Dopo 4 anni a dire che l’iraq è un posto bellissimo, che i bimbi vivono felici, che gli americani hanno salvato gli iracheni e che i morti sono solo propaganda comunista ORA dopo decine di migliaia di morti, mi vieni a dire che “FORSE una SPERANZA si è aperta”?
    Beh, almeno abbiamo scoperto che avete cacciato balle per 4 anni, che fino a ieri l’iraq era senza speranza e che ora forse ce n’è una. Sempre meglio di niente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...