Andrea, il re del Sorvegliato, ci manda un post.

 

Con E.B.(insegnante) e A.G. (padre di Andrea) durante una riunione dei genitori del gruppo forlivese dei “senza voce” per decidere cosa fare in merito alla riduzione di posti di insegnanti di sostegno.Il Governo Prodi ha infatti tagliato i fondi per gli insegnanti di sostegno nelle scuole italiane. Così migliaia di portatori di handicap rimarranno a casa, considerati evidentemente un peso per lo Stato. Alla faccia della solidarietà e delle parolone dei trombini al governo sulle persone svantaggiate. Oggi a Napoli il Ministro della scuola Fioroni è stato giustamente contestato da una grande folla di portatori di handicap 

Il Gruppo dei “senza voce” è costituito da alcuni ragazzi di Forlì con gravi handicap, che gli impedisce di parlare e di muoversi, ma che con l’aiuto di insegnanti di sostegno riescono a comunicare con gli altri e -vero miracolo – fra loro, grazie all’aiuto di apparecchiature informatiche e sistemi audio-video piuttosto complessi. Andrea è un mio amico, un ragazzo di sedici anni con gravissimi problemi fisici. Costretto su una sedia a rotelle, non può parlare e non può muovere gli arti. Riesce a guidare la mano del suo insegnante che ha un pennino speciale che batte su una tastiera simile a quello di un computer. Lui non potrebbe tenere in mano neanche una penna. Ma in due riescono a scrivere battendo sui tasti. E’ l’unico modo che ha di comunicare con gli adulti. Senza questi sistemi resterbbero isolati dentro il loro mutismo ed il loro immobilismo quasi assoluto. Andrea, perfino quando deve comunicare con suo padre, sua madre o con i suoi fratelli, ha bisogno di insegnanti “speciali”che nè il governo nè il Comune (de sinistra, of course) vuol più pagare. Troppo oneroso per lo Stato contribuire almeno parzialmente (basterebbero poche ore al giorno) al diritto di un ragazzo di vivere dignotosamente comunicando col mondo esterno. Servono fondi per le notti bianche  e le notti rosa, urge finanzare i centri culturali Islamici piuttosto che cineforum gay-transgender e qualcuno bisogna pur sacrificare… i portatori di handicap appunto…. e fra questi il mio grande amico, re del blog del Sorvegliato Speciale, Andrea G. 

 EB: Andrea, vuoi dire qualcosa? ANDREA: Tutti, è notevole il bisogno di tutti avere il proprio nome e cognome scritto nei cieli e non ho felicità da regalare se non quella della fede.Un accenno io do con queste mie parole a quello che occorre al nostro gruppo: fede in Dio e non negli uomini; nessun uomo è perfetto e capace di realizzare qualcosa di bene e di giusto, anche se animato da buone intenzioni, quindi chiediamo il giusto per noi ma non aspettiamoci giustizia su questa terra, e così vivremo meno arrabbiati e più leggere saranno le nostre menti. Un chiedere per noi, sì, ma anche un agire tra di noi da amici, da gruppo, da fraternità, e questo ci darà fiducia nella vita e nell’aldilà. Così faremo da lievito in questa città: se ci vorremo bene gli uni gli altri nella buona e difficile sorte che ci è capitata a gruppo di famiglie riunite per un preciso motivo: i figli, un po’ deboli e un po’ diversi, questi figli caratterizzano strada difficile e faticosa ma anche grande esperienza di vita se cristianamente vissuta. Io credo non dobbiamo dimenticarcelo e fare, si, lotte, riunioni, ma soprattutto trovarci e gioire assieme: feste meglio di riunioni. E.B.: hai finito? ANDREA: si, grazie salute a tutti: io sono onorato di partecipare alle riunioni per sentire ciò che bolle in pentola e riderci su perché le faccende intricate mi fanno divertire. Bisogna riderci su di più su quanto avviene: è meglio.A.G.: vuoi vivere in campagna o abitare in centro, in mezzo alla gente? (è tanto che in famiglia si parla di questo ipotetico trasferimento ed il babbo chiede un parere ad Andrea) ANDREA: per me l’importante è vivere con la mia famiglia. Centro o campagna poco importa, se qualcuno vuole essere mio amico mi viene a cercare dovunque e comunque. L’importante mio desiderio è stare fino alla fine dei miei giorni terreni con la mia famiglia. Non mettetemi mai in nessun centro anche se specializzato e bellissimo e straordinario nelle cure: poca importa a me cura e società se non ci siete voi con me ed io con voi. So che i miei fatidici fratelli e sorella non staranno sempre con voi ed è giusto così ma io è giusto invece stare, cioè, che io stia sempre con voi. Spero che a voi non dispiaccia e che qualcuno non se ne vada dal nido sia uno speciale dono che il Signore vi ha fatto, anche se non facile da capire. Mi rendo conto che forse ho detto una cosa troppo grande e non voglio essere frainteso ma non sono io a ritenermi un dono. Non lo dico per superbia l’ho sentito dire ed ammetto mi piace molto, non mi fa sentire un peso e mi aiuta a trovare lo scopo, la vocazione della mia fragile vita. Grazie baci ed abbracci Andrea che vi ama tantissimo.

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