Escuse me … what’s italian foreign politic?

Non avere una politica estera non è mai una bella cosa, non averla per poter tenere in piedi la maggioranza di governo è peggio, non solo per il paese che ne è sprovvisto ma anche per il presidente del Consiglio che se ne fa portatore. Il discorso di Romano Prodi, martedì notte, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato emblematico sia della debolezza esterna del nostro paese sia degli scricchiolii interni della maggioranza di centrosinistra. Anziché affrontare i temi all’ordine del giorno – in un’aula che poche ore prima aveva ascoltato George W. Bush parlare di democrazia e libertà e accusare la giunta militare birmana, poi Nicolas Sarkozy avvertire il mondo dei pericoli del nucleare iraniano e infine Mahmoud Ahmadinejad delirare contro le forze sioniste e imperialiste – il nostro premier ha svolto un compito formale sul tema delle Nazioni Unite, sulla pena di morte, sull’ambiente, sullo sviluppo dell’Africa, arricchendolo di un paio di frasi di circostanza sulla presenza in Libano e puntando sull’unica vera questione che interessa la nostra diplomazia: l’antica battaglia contro l’allargamento del Consiglio di sicurezza alla Germania. Prodi, per dire, non ha mai pronunciato la parola “Iran”, non ha mai detto “nucleare”, non ha fatto conoscere la posizione italiana sulle sanzioni, non ha mai citato l’Iraq, non ha mai affrontato il tema Afghanistan, non ha nemmeno sfiorato la crisi birmana. Insomma, nel burocratico discorso prodiano sulle virtù del multilateralismo, sono mancati i contenuti dell’azione multilaterale, era completamente assente un’idea di politica estera e non c’era l’interpretazione italiana delle crisi globali della nostra epoca. L’unica cosa degna di nota del suo discorso, cioè la nobile idea di far approvare una moratoria universale della pena di morte, è apparsa velleitaria e ancora molto lontana dall’ipotesi di successo. Soprattutto è sembrata una battaglia estemporanea, una posizione facile e senza alcun rischio politico sul piano interno, certamente non un tassello di una più ampia dottrina politica a favore dei diritti, della libertà e della democrazia nel mondo.
Soltanto un anno fa, Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema erano andati all’Onu con l’idea di poter contribuire a far uscire il mondo dalle secche in cui l’aveva costretto la politica unilaterale americana. Il premier aveva incontrato Ahmadinejad, il ministro era convinto di poter dire la sua nella trattativa sul nucleare con gli ayatollah. Entrambi avevano puntato sulla crisi americana e sulla leadership francese. Un anno dopo, la Francia sta con Washington, più di quanto ci stava l’Italia ai tempi di Silvio Berlusconi. E, per sopravvivere, Prodi è costretto a parlare d’altro.

Christian Rocca

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Una risposta a “Escuse me … what’s italian foreign politic?

  1. Surely something you cannot understand given your thorough lack of understanding of both Italian and, I dare to say, English language.

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