Benvenuto George. We love you!

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4 risposte a “Benvenuto George. We love you!

  1. Che l`Italia ritorni ad essere alleata con gli Stati Uniti, diano il benvenuto al nuovo presidente eletto a Novembre chiunque egli sia. Grazie.
    Liliana USA

  2. Per tutti quelli che ritengono le battute di Berlusconi le migliori eccone alcune di Bush :

    «Avete dei negri anche voi?»
    (al presidente brasiliano Fernando Cardoso, 8 novembre 2001).

    «E’ nell’interesse del nostro paese trovare quelli che vogliono farci danno, e metterli fuori pericolo».
    (Washington, 28 aprile 2005).

    «Vedete, la mia linea di lavoro è: continua a ripetere le cose, continua e continua, finchè la verità affonda».
    (New York, 24 maggio 2005).

    «Sapete, una delle parti più difficili del mio lavoro è collegare l’Iraq alla guerra al terrore» (alla CBS News, 6 settembre 2006).

    «Io ho fiducia che Dio parla attraverso di me. Senza questo, non potrei fare il mio lavoro».
    (Ad un gruppo di Amish, 9 luglio 2004).

    «Se dovessimo rifarlo, dovremo considerare le conseguenze di un successo catastrofico, aver successo così rapidamente che il nemico che doveva arrendersi o essere liquidato è fuggito e vive per combattere ancora un giorno»
    (Al Time Magazine, per spiegare come mai aveva sottovalutato la resistenza irachena, 29 agosto 2004).

    «Abbiamo avuto una bella riunione di gabinetto, parlato di un sacco di argomenti. Il Segretario di Stato e della Difesa ci hanno aggiornati sul nostro desiderio di diffondere la libertà e la pace nel mondo»
    (Washington, 1 agosto 2003).

    «Tutto è stata spazzato via totalmente…E’ devastante, e dev’essere il doppio più devastante al suolo»
    (osservando dall’Air Force One i danni dell’uragano Katrina, 31 agosto 2005).

    «Se questa fosse una dittatura, tutto sarebbe un sacco più facile, sempre che fossi io il dittatore».
    (Washington,19 dicembre 2000).

    «Non sono un esperto di come la pensa il popolo iracheno, perché io vivo in America, dov’è più simpatico, sicuro e assicurato».
    (Washington, 23 settembre 2004),

    «Le nostre importazioni provengono in sempre maggiore quantità dall’estero».
    (Beaverton, Oregon, 25 settembre 2005).

    «Io dò un’occhiata ai titoli giusto per avere un senso di ciò che avviene. Di rado leggo gli articoli. Ricevo un briefing da persone che probabilmente hanno letto gli articoli essi stessi».
    (Washington, 21 settembre 2003).

    «Non sono molto analitico. Sa, io non passo un sacco di tempo a pensare a me stesso, a perché faccio certe cose».
    (Sull’Air Force One, intervista, 4 giugno 2003).

    «Per ogni sparatoria con esito mortale, ce ne sono state circa tre con esito non mortale. E questo, ragazzi, in America è inaccettabile. Inaccettabile. E noi faremo qualcosa per questo».
    (A proposito della violenza in Usa, Philadelphia, 14 maggio 2001).

    «Secondo me la guerra è un posto pericoloso».
    (Washington, 7 maggio 2003).

    «Non mi rallegra affatto che Hamas ha rifiutato di annunciare il suo desiderio di distruggere Israele»
    (Washington, 4 maggio 2006).

    «C’è sfiducia a Washington. Sono francamente sorpreso di quanta sfiducia esiste in questa città. Me ne dispiace, e io lavorerò duro per cercare di elevarla».
    (Alla National Public Radio, 29 gennaio 2007).

    «Se gli iraniani dovessero avere un’arma nucleare, potrebbero proliferare».
    (Washington, 21 marzo 2006).

    «Anzitutto, lasciatemi dire molto chiaramente, i poveri non sono necessariamente assassini. Solo perché ti capita di non essere ricco, ciò non significa che tu voglia uccidere».
    (Washington, 19 maggio 2003).

    «Io sono il comandante – vedete, non ho bisogno di spiegare – non devo spiegare perché dico le cose. Questa è la cosa interessante dell’essere presidente».
    (Citato da Bob Woodward sul Washington Post, 20 novembre 2002).

    «Secondo il mio giudizio, quando gli Stati dichiarano che ci saranno gravi conseguenze, e poi non ci sono gravi conseguenze, ciò crea conseguenze avverse».
    (Per difendere la sua decisione di invadere l’Iraq, 8 febbraio 2004).

    «Abbiamo discusso su come progredire in Iraq, discusso l’importanza di una democrazia nel grande Medio Oriente per lasciarci alle spalle un domani di pace!
    (Tbilisi, Georgia, 10 maggio 2005)

    «Voglio ringraziarvi per aver preso tempo alla vostra giornata per venire qui e assistere al mio appendimento».
    (Austin, Texas, 4 gennaio 2002, alla cerimonia di dedica di un suo ritratto. Egli ringrazia la gente »to come here to witness my hanging», che significa »assistere alla mia impiccagione»).

    P.S. : credo che quest’ultima abbia azzeccato gli umori degli americani :-))

  3. Mi e` piaciuto il Dabliu` :-))
    Liliana USA

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