La solita America, per fortuna

Al dunque, quando serve davvero l’arrivo della Cavalleria, c’è solo l’impresentabile, ignorante e arrogante cowboy texano George W. Bush a difendere gli indifesi, ad aiutare i derelitti, a sostenere la democrazia e la libertà ovunque siano in pericolo. Gli altri chiacchierano, cincischiano, si interrogano se, signora mia, sia meglio andare in gita a Pechino oppure no e si atteggiano a pensosi seguaci di dottrine di Realpolitik che non conoscono e che usano soltanto per mascherare la loro cronica incapacità di schierarsi dalla parte giusta della storia.
Sì, una parte giusta della storia esiste, c’è sempre, in particolare quando di mezzo c’è la libertà di espressione, religiosa e di movimento. E si tratti di abbattere le dittature nel mondo, di finanziare i programmi anti Aids in Africa, di denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina, di impegnarsi per la libertà di culto in Asia, di sfamare pachistani ed egiziani, di proteggere Israele dalle minacce apocalittiche nucleari, di ricostruire questa o quella regione e di aiutare le giovani democrazie ex sovietiche a non farsi fagocitare dal bonapartismo di Vladimir Putin, l’unica voce che non stona mai è quella del presidente americano Bush.
Di certo non si sente la voce dei cosiddetti pacifisti, sempre pronti a fare da scudo umano per i despoti del mondo con le loro sempre coloratissime e allegrissime e buonissime manifestazioni contro l’America tutte le volte che si impegna, con hard o soft power (non importa), ad abbattere un dittatore, ma che sono altrettanto costantemente incapaci di criticare un regime autoritario che prima sobilla e poi bombarda uno stato libero, sovrano e bene intenzionato ad affrancarsi dalle catene del neozarismo del Cremlino.
Ieri, al Giardino delle Rose della Casa Bianca, Bush ha detto nel modo più chiaro possibile che la Russia deve porre fine a questa crisi, esattamente come la settimana scorsa aveva detto ai leader cinesi di rispettare i diritti dell’uomo e come durante il suo tanto contestato doppio mandato alla Casa Bianca ha sempre chiesto ai mullah iraniani di liberare il loro popolo e agli iracheni, ai libanesi, ai georgiani, agli ucraini e ai dissidenti di tutto il mondo di tenere duro perché prima o poi, statene certi, un qualche tipo di cavalleria arriverà. A breve il Settimo Cavalleggeri non sarà più guidato da Bush, ma da uno tra John McCain e Barack Obama. Ma sono americani anche loro.

Da Il Foglio, 13 agosto 2008

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