Pesaro, Italia. Storia di una impossibile “assimilazione”.

Uno degli incontri ascoltati al Meeting di Rimini è stato quello sull’immigrazione. Il professore americano della New York University Weiler Joseph H.H.  è stato illuminante per me. Ha spiegato la differenza fra la parola (ambigua e un po’ falsa) “integrazione” con la parola più concreta e corretta di “assimilazione”. Per far questo ha spiegato il motivo per cui negli Stati Uniti gli immigrati si assimilano tutti. Chi entra negli Usa ne chiede la cittadinanza, vuole diventare a tutti gli effetti americani. Si assimilano alla cultura americana, alla lingua americana, imparano la costituzione, le leggi, la storia e ne abbracciano la bandiera. Combattono per il paese che li accoglie e li assimila. Possono diventare perfino presidenti della Nazione.

Noi “ospitiamo” gli immigrati, NON LI ASSIMILIAMO, pensando e sperando che possano rimanere sempre immigrati. Cioè un’altra cosa da noi. Non vogliamo assimilarli. Non gli chiediamo di essere italiani. Così loro credono di potere frustare in tranquillità e impunemente i loro figli che si sentono italiani pensando di essere nei loro paesi di origine. Disprezzano i loro compatrioti che si sono assimilati alla nazione che li accoglie. Il risultato è che da una parte noi li ghettizziamo dall’altra loro ci disprezzano a casa nostra. Al massimo li tolleriamo nei nostri condomini, nelle nostre fabbriche, nei nostri campi, ma guai se si sentono italiani, si vestono da italiani, amano la nazione che li ha accolti. Così loro possono rimanere “loro” per sempre (facendo felici la lega e la sinistra che li coccola come cosa diversa da noi, gli organizza i balli etnici e li applaude in quanto diversi da noi come ai nani del circo). Non gli chiediamo di abbracciare la bandiera italiana, la cultura italiana, la lingua italiana, la tradizione e la storia italiana, la nostra cucina, la nostra mentalità. Loro ci odiano a tal punto che se una loro figlia sembra troppo italiana, mette una t-shirt, parla con coetanei italiani, la frustano a sangue e la segregano in casa.

La lista è lunghissima. Oggi è successo a Pesaro.:

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Pesaro 31 agosto 2011Amal (nome di fantasia che significa “speranza”) è una adolescente di 17 anni marocchina che oramai da un decennio abita in Italia insieme  con la sua famiglia in un paesino della provincia di Pesaro. Come tutte le adolescenti della sua età iniziano i primi amori e le prime mode. E allora già da qualche anno comincia ad indossare abiti “occidentali” attirando su di sé i primi rimbrotti di mamma e papà. Circa 2 anni fa conosce un ragazzo connazionale con il quale nasce una tenera relazione sentimentale.

Papà e mamma sempre più severi, dapprima le impediscono di vederlo e poi le vietano di uscire di casa in alcuni orari. Da quel momento inizia un vero e proprio calvario per Amal che subisce continue prevaricazioni ed umiliazioni da parte dei genitori. Poi quando la mamma viene a sapere che la figlia aveva avuto un rapporto sessuale con il giovane scattano le prime violenze del padre.

Chiusa sovente nella camera del fratellino veniva colpita violentemente con schiaffi, pugni ed un filo elettrico che fungeva da frusta. Quest’ultimo oggetto, rinvenuto e sequestrato dai Carabinieri della Compagnia di Pesaro che hanno seguito il caso, era il vero incubo della ragazza. Il padre lo ha usato su di lei anche quando un giorno aveva scoperto che la figlia marinava la scuola. Dopo il solito rituale del filo elettrico e saputo della rapporto avuto con quel ragazzo il papà decideva di mettere Amal nella soffitta della casa. Una sorta di segregazione. Infatti veniva rinchiusa a chiave numerose volte quando i genitori uscivano.

L’arresto dell’uomo è scattato venerdì scorso al termine di una escalation di violenze che poteva avere un più tragico e triste epilogo. Il padre, tornato a casa, vede Amal con una maglietta a maniche corte e dopo averla afferrata per i capelli la sbatte verso una parete. La ragazza riesce però a scappare fuori dall’abitazione per le vie del paese. Rincorsa dal padre a piedi e poi in auto, ritorna a casa approfittando del fatto che il padre è andato fuori per lavoro (fa l’operaio). E qui subentra la mamma che dopo aver assistito a tutta la scena, incomincia ad insultare la figlia minacciandola ripetutamente di sbatterla fuori di casa. Il padre nel frattempo rientra a casa e Amal si rinchiude nella sua soffitta. Il padre sfonda la porta e con in mano la sua “solita” frusta cerca di colpire la ragazza che si vede costretta a scappare dalla finestra.

Una volta fuori grida al padre di volersi buttare. Le grida vengono percepite da alcuni vicini che avvisano il Maresciallo della vicina Stazione Carabinieri che accorso subito sul posto insieme all’aiuto prezioso di alcuni conoscenti della famiglia riesce in pochi minuti a far desistere la ragazza dai suoi intenti suicidi e il padre a farlo rientrare a casa, non prima però, quest’ultimo, di nascondere la frusta tra i vestiti della camera da letto. I militari, dopo una minuziosa attività di riscontro, acquisivano tutti gli elementi necessari per arrestare il 52 enne e denunciare in concorso anche la mamma per maltrattamenti in famiglia. Adesso la ragazza si trova presso una comunità e il padre, dopo tre giorni in carcere a Villa Fastiggi, si trova ai domiciliari.

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